domenica 4 dicembre 2011

Liberi armati pericolosi

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1976, Romolo Guerrieri.

Atipico poliziottesco diretto da Romolo Girolami Guerrieri, fratello di Marino e zio di Enzo G. Castellari, su sceneggiatura di Fernando Di Leo e Nico Ducci. Atipico perchè lontano dalla formula "commissario di ferro contro il crimine", o meglio, il commissario interpretato da Tomas Milian rimane una figura sì importante nell'economia del racconto, ma a latere rispetto all'impianto action, essendo, i protagonisti principali, tre ragazzi della Milano borghese che rapinano e uccidono senza porsi nessun quesito sulla moralità delle loro azioni.

Tre personaggi caratterialmente diversi, il Biondo (Stefano Patrizi), Luis (Max Delys) e Giò (Benjamin Lev), che attraversano la Milano settantesca con armi in pugno e nessuno scrupolo nell'eliminare il prossimo, che siano vittime innocenti o complici, vedi la sparatoria durante la rapina al supermercato, con gli altri membri della banda massacrati dai tre senza pietà (c'è anche un giovanissimo e sbarbato Diego Abatantuono, nel ruolo di Lucio, un destrorso con la mania delle armi automatiche).


Film non particolarmente amato, ma da non disprezzare o sottovalutare a priori, non solo per la sicura regia di Girolami/Guerrieri ma anche per la sceneggiatura dell'amato Di Leo che è implacabile nel rimarcare, per tutto il metraggio, l'inerzia e la totale incompetenza della polizia, che proprio non ce la fa a fermare il trio, nonostante più volte abbia la possibilità di arrestare i ragazzi. Anzi, fin dall'inizio il commissario è al corrente di tutta quanta la situazione, grazie alla soffiata di Lea (Eleonora Giorgi), fidanzata di Luis, che verrà poi coinvolta nella fuga dal gruppo. Certo, si capisce subito come andrà a finire, essendo la pellicola una lenta discesa verso la morte dei tre, non particolarmente simpatici o carismatici, al contrario,( forse il personaggio più "forte" e consapevole è proprio la Giorgi), che, lasciatisi alle spalle una carneficina assurda, non possono che crepare, non per mano della polizia, fine auspicabile in questo tipo di produzioni, ma suicidandosi e finendo sbranati da un cane sfuggito all'unità cinofila.



Puro cinismo targato Di Leo, che strutturò la sceneggiatura sul racconto "Bravi Ragazzi Bang Bang" di Scerbanenco, tratto da "Milano Calibro 9" in origine materiale per un film intitolato"Spara, ragazzo, spara", portato sullo schermo dal buon Romolo Guerrieri che è regista che chi scrive apprezza non poco nel mucchio selvaggio di cinematografari attivi nei sixties, seventies, eighties, in particolare "Un Detective" (1969), l'ottimo spaghetti-western "10.000 dollari per un Massacro" (1967) con Gianni Garko e Claudio Camaso, per non parlare de "Un Uomo, Una Città" (1974) con l'accoppiata Enrico Maria Salerno/Luciano Salce, consigliatissimo, e pure questo "Liberi Armati Pericolosi" merita una visione, vuoi per l'approccio inusuale con cui si affronta il genere, che comunque offre sparatorie e inseguimenti automobilistici ottimamente girati, vuoi per l'atmosfera mortifera che si respira fino al finale, con Luis che si lancia con la macchina dal ponte, uccidendo di fatto il Biondo e uccidendosi, mettendo fine ad un rapporto di amore/odio/morte dai risvolti, forse, omosessuali, come suggerito da Lea, la prima a capire realmente come vanno le cose. Grande l'espressione sgomenta e sconfitta di Milian che osserva, impotente, da lontano, l'incidente automobilistico, come del resto, impotente e spettatore dell'escalation di violenze, lo è stato per tutto il film.



Prova dignitosa da parte del cast di giovani protagonisti (Stefano "il Biondo" Patrizi, fu pure lo stupratore nel lenziano "Roma A Mano Armata", 1976, molto attivo durante la decade in questione), la Giorgi notevole, che ve lo dico a fare, non rinuncia ad una scena di pura sexploitation, quando si spoglia, non integralmente, attenzione, durante la scena dell'elicottero. Score di Gianfranco Plenizio ed Enrico Pieranunzi, che rinuncia a groove settanteschi per una partitura più intimista e atipica rispetto a produzioni coeve. La Milano da bere protagonista assoluta, splendidamente fotografata dal grande Enrico Menczer, che volete di più. Ah, ci sono pure Maria Rosaria Riuzzi da "Sorbole che Romagnola" di Alfredo Rizzo e la splendida Gloria "Baila Guapa" Piedimonte che partecipò a "John Travolto...Da un insolito Destino" (1979) di Neri Parenti. Consigliato. Nel senso del film di Guerrieri, ma recuperate pure quell'altro.
Buona visione.

In calce una rece morandiniana, siete avvertiti:
E’ un film che fa rabbia. Come Castellari, Dallamano, Martino, Infascelli, Caiano, Grieco, Massi, Lenzi, Di Leo e tanti altri, Romolo Guerrieri è un regista di cinema d’azione che s’è cimentato più d’una volta nel genere poliziesco, uno dei più sgangherati, efferati e reazionari del cinema italiano di consumo. Non è dei peggiori, e lo dimostra anche qui a livello tecnico: c’è un mestiere innegabile nelle sequenze d’inseguimento, una certa cura nella direzione degli attori e persino un gusto del paesaggio come si può vedere nell’ultima parte del film... Ma la sceneggiatura è di un imbecillità così proterva, di una inverosomiglianza così ostentata, di una ricerca della violenza così esasperata e gratuita da risultare vergognosa nel suo disprezzo per l’intelligenza del pubblico.

Belushi

























10 commenti:

  1. grande la Giorgi! ottime alcune scene, e bravissimo il nostro Belushi che ci arricchisce il blog sui film di genere. :)

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  2. ma, sarà reazionario, ma 'sti film a me son sempre piaciuti, che reazionario non sono. quindi o sono fava io, o i critici hanno la puzza sotto er naso.
    ma gustarsi un film senza tante elucubrazioni politiche no eh, troppo difficile....

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  3. Bellissima rece Belushi, per il minore e più mediocre dei film tratti da Scerbanenco e che anch'esso Di Leo doveva dirigere passando al sempre solido e professionalmente all'"americana" Romolo Guerrieri. Si salva però una gran bella ambientazione primaverile meneghina con degli scorci anche inediti e poco visti o conosciuti al cinema, almeno per i non milanesi, si salva poi come al solito l'incredibile ma esilarante e impagabile pippone moralistico su come dovrebbero essere cresciuti ed educati i figli del Commissario Milian (è sempre troppo bravo, qualsiasi cosa li metti in bocca e li dai, anche la più improbabile) al padre ricco Venantino Venantini. Milian purtroppo in questo film in ruolo solo di supporto e molto defilato, dentro per esigenze di contratti e di richiamo come nome in cartellone. Gran topa la giovane Giorgi. Insopportabile da sparargli subito Max Delys, infatti e meno male che Guerrieri lo fa addirittura morire con la gola squarciata da un pastore tedesco. Irritante Stefano Patrizi, ma questo era il suo personaggio e i suoi ruoli di belluina feroce stupidità, a quel tempo. Adesso è uno stimato regista RAI della "Storia Siamo Noi-RAI Educational" di Minoli, ed è sempre praticamente uguale, a parte i capelli color polenta un pò diventati di colior biada, sembra il fratello più giovane di Mario Marenco(IL GRANDE). Peccato che questo film ha il pesante fardello di responasabilità nei confronti del cinema di aver fatto esordire un'allora pressochè irriconoscibile Diego Abantatuono.

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  4. Napoleone, mi pare non sei un grande estimatore di Abatantuono, ahah!

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  5. E' Benjamin Lev che fa Luis, l'inconfondibile sempre insopportabile Max Delys fa Gio', il piu' schizzato inaffidabile, e imprevedibile dei tre.

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  6. film grandissimo e mitico belushi... mi ha nominato anche "un detective" che io adoro!!!

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  7. Ah ah nun sei fava Harmò,anzi.

    Ah ah Napoleone me metti il dubbio, però Delys me sembra proprio che faccia Luis, me lo ricordo pure nei fotoromanzi Lancio, ahò me pare... concordo al 100% su Milian, che in quel periodo si era ritagliato un ruolo minore pure nel film di Sergio Martino "La Polizia Accusa: Il Servizio Segreto Uccide", sempre grande, cazzo.

    A'Frank, me piace molto "Un Detective", Keoma m'ha dato il dvd Cecchi Gori, l'ho rivisto con sommo piacere.

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  8. mi hai fatto venir una voglia di mettere il dvd cecchi gori nel lettore ;)

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