venerdì 10 febbraio 2012

Ti piace Hitchcock? (aka: Do you like Hitchcock?)

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2005, 2007, Dario Argento.

Sono sempre stato un grande appassionato studioso e cultore dei film di "Alfred Hitchcock, "e posso dire di essere ormai abbastanza vecchio da avere visto ""Psycho" al cinema, quando ero ragazzino. Immediatamente fu un film che si potè apprezzare come capolavoro, e subito dopo e per tutti gli anni del liceo potei rivedere e riscoprire i suoi classici, e anche al cinema, da "Marnie" ('64), in poi.

"Hitchcock "è stato uno degli autori principali ad avere introdotto in me la malattia del cinema, la quale mi avrebbe poi tanto traviato. Da allora, e nei decenni, sono sempre stato irresisistibilmente attratto e ossessionato, da ogni cosa ed aspetto che riguardasse l'opera del grandissimo regista inglese. Così, quando Argento ha intitolato ""Ti piace Hitchcock?", lo sfortunato pilot di una serie che avrebbe dovuto essere realizzata per la RAI e tra l'altro realizzata da un autore che la pubblicistica dagli anni '70 ha sempre veicolato come "Hitckcock italiano", non ero dunque solo impaziente di vederlo, ma anche e soprattutto interrogativo su quanto e come Argento sarebbe dunque riuscito anche stavolta a deludere, o se si trattasse semplicemente di una delle solite boutade recenti argentiane, di film che poi non verrano mai realizzati. Bisognerebbe scrivere almeno quattro pagine su quanto Argento sia sempre stato fortemente ispirato e deferente, oltre che studioso appassionato, e fin dai tempi in cui era critico a Paese Sera, del cinema ma anche dell'uomo Alfred Hitchcock.

Dovendo scrivere sul film in questione, e ciò che ne è venuto fuori, ricorderò che si tratta di un film per la RAI, e pieno di talmente tanti omaggi al cinema di "Hitchcock "da risultare persino stucchevoli, il quale doveva essere realizzato per la televisione italiana, non certo così libera da lacci e laccioli di tipo censorio, in termini di violenza, sangue e sesso, come l'americana "ShowTime" , per la quale Argento ha realizzato sempre nel 2005/'06 gli episodi di un'ora ciascuno, di ""Jenifer" "e "Pelts", per le due serie dei "Masters of Horror" pilot nel quale avrebbero dovuto appunto riecheggiare rimandi e citazioni di alcuni dei film hitchcockiani più celebri.

"Ti piace hitchcock?", è la storiella di un giovin studente di cinema di nome Giulio (interpretato dal giovin per eccellenza del filone cine-adolescenziale italico, Elio Germano), che in quel di Torino -città argentiana d'elezione degli anni 00, grazie anche alle munifiche e agevolate condizioni offerte dalla Piemonte Film Commission e dagli studi cinematografici della città piemontese- si trova a dover sospettare un omicidio in un appartamento di fronte al suo, nel complesso di abitazioni in cui vive (come "James Stewart "in ""La Finestra sul cortile[Rear Window]"['54]). Situazione che egli stesso si accorge quanto sia così legata al film di Hitchcock, e che sembra anche essere il suo regista preferito. Giulio è un voyeur ed è sempre alla ricerca di notizie sui suoi vicini (sempre La Finestra sul cortile docet) ed è stato sempre a spiare e a guardare la gente da quando era un bambino, come dimostra l'inizio del film. Quando assiste all'omicidio, si ritrova in seguito a cercare di risolvere il crimine, sospettando che l'assassino del film di Hitchcock sia molto simile a quello vero. Egli pensa che l'assassino stia utilizzando i film di "Hitchcock come ispirazione per gli omicidi che commette, nei quali si ritrova ben presto si trova invischiato come in una ragnatela di sventure, che lo fa sprofondare sempre più nel mistero...

La sceneggiatura di "Ti piace Hitchcock?" in origine forse non era neanche così malaccio. Ci sono tanti elementi dai seguenti film di Hitchcock: "La Finestra sul cortile", "Delitto per delitto (L'altro uomo)" ('51), "Il Delitto perfetto" (Dial M for Murder) ('54), e anche un po' di "Psycho", "La Donna che visse due volte" (Vertigo) ('58), e "Nodo alla gola" (Rope) ('48), come gettati nel mix. Ci sono anche riferimenti a molti altri film di Hitchcock di cui è intessuto tutto il film. Lo script come tale è rimasto ha però ancora un paio di cose qua e là che possono confondere i telespettatori e, a volte sembra essere pieno di buchi. Ma il suo motore principale è quello dei riferimenti Hitchcock, così che tutto il resto viene gettato nel bidè, come ad esempio lo sviluppo dei personaggi, e soprattutto il dialogo, inascoltabile e sovente da far rizzare i capelli. Le troppe citazioni stuccano, Germano come detto pare impacciato, la co-protagonista Elisabetta Rocchetti, che dovrebbe essere la bella topa dall'aspetto un po' tossico per intenderci alla Asia, è soventemente imbarazzante, i dialoghi se non sono inutili sono peggio, non parliamo poi di come hanno ravvisato in molti di quelli con er videotecaro, che danno una mazzata tremenda alle intere scene. Anche qui c'è qua e là un'aria alla Harry Potter che lascia basiti. Ogni tanto qualche buona e ingegnosa soggettiva Argento la butta ancora lì, ma il complesso del film, antefatto compreso, è abbastanza inutile. Doveva come detto essere per Argento l'occasione di un nuovo successo in televisione, quasi vent'anni dopo l'esperienza di "Giallo" con Enzo Tortora, e ad oltre trenta di distanza dal grosso successo dei quattro episodi de "La Porta sul buio". Ma qui anche il doppiaggio, che di solito è sempre stato uno degli aspetti più letali dell'ultimo Argento, sostituito dai dialoghi in presa diretta, dato il livello completamente inadeguato degli attori, diviene ancora più letale.

Non più sorretto da un sistema produttivo in Italia praticamente inesistente, per un certo tipo di cinema, oltretutto con le idee che latitano, a cosa deve aver pensato Argento: un'idea semplice, un trito, velleitario e inutile minestrone, di "Delitto per Delitto" e de "La Finestra sul cortile", ne è venuto fuori questo inconcludente filmetto, con dialoghi come detto recitati da attori che biascicano e neanche doppiati, quasi tutti mediocri, tra i quali anche il buon giovine Germano, che assicurano un risultato abbastanza sconfortante, dalla tensione come quasi sempre per l'Argento degli anni 00, inesistente, mentre le scene violente non sono neppure cariche come in "Jenifer" e "Pelts", non sapendo quindi di nulla; la migliore sequenza rimane quella della insistita aggressione nella vasca da bagno. L'unica cosa sulla quale Argento cerca un po' di innalzare il livello è il sesso, e anche questa non è una novità per l'ultimo Argento, ultima cartuccia con la quale cercare di portare qualcosa di "perturbante" nell'immoto panorama dei prodotti televisivi della RAI. Ma è proprio l'intero progetto a risultare alquanto debole, scontato, e come spesso nei suoi ultimi film, Argento si auto-cita addosso troppo insistentemente, e in carenza di nuove invenzioni, prende oltretutto più di uno spunto da De Palma, come il ragazzo protagonista Germano, che è evidentemente ispirato al Keith Gordon di Vestito per uccidere"(Dressed to Kill) ('80).

Essendo poi "Ti piace Hitchcock?" un film destinato per l'appunto alla televisione, non ha ancora certo la qualità professionale che Argento ha ormai smarrito da tanto tempo, ma paradossalmente sembra un prodotto molto più cinematografico del precedente "Il Cartaio", e anche del successivo ""La Terza madre". In realtà credo che, guardando il film -che è stato girato in digitale anziché su pellicola- l'aspetto fotografico è quindi sempre molto piatto, ma più "sporco" e meno "fiction", patinato dei suoi citati film per il cinema. I valori di produzione non sono stati niente di eccezionale e i set si notano a malapena scenograficamente rivestiti, come se guardassimo davvero dei luoghi che in realtà siano stati un luogo dove la gente è vissuta, o ha lavorato. Tutto sembra dunque molto "cheap". La recitazione non ne parliamo, anche Elio Germano, che i giovani mi dicono nei film fatti per loro molto bravo, non riesce a dire due parole di seguito che siano comprensibili, impareggiabile nei continui e insensati litigi con la sua ragazza, laddove invece di parlare sembra che sputi. Tant'è che sotto ogni aspetto realizzativo la differenza tra questa produzione televisiva di Argento e quelle americane di poco successive per la serie dei "Masters of Horror" con "Jenifer" e "Pelts" è enorme. Così come proprio il livello della recitazione. Con questo film vedi chiaramente come oramai in tutti i film di Argento, cinematografici o televisivi che siano, il livello della recitazione è pari a quello che si dovrebbe vedere in un film amatoriale o comunque fatto da dilettanti. Gli effetti make-up non sono così male, ma non sono nient'altro di speciale, rispetto al già visto mille volte anche dei precedenti, recenti, film di Argento.

In poche parole, anche questo film è per Argento un'occasione perduta. La qualità della produzione è bassa, influenzando in maniera determianante l'impressione complessiva. La sceneggiatura, anche se in alcuni momenti riesce ad incorporare in maniera abbastanza intelligente alcuni dei film di Hitchcock, e a mantenere un certo alone di mistero sugli omicidi, grazie anche alle ambientazioni invernali torinesi, sarebbe forse anche potuta risultare divertente e meno "alla camomilla", svogliata, se solo fosse stata in grado di rilevare tutte le inquadrature del film che hanno avuto un riferimento a un film di Hitchcock, e contenute nel film. Peccato soprattutto perchè questo pareva essere un progetto maggiormente motivato e personale, per Argento, e per poter apprezzare il quale non occorreva avere comunque almeno una certa conoscenza del cinema di Hitchcock, perché con un film come questo non si ha bisogno di conoscere realmente Hitchcock. Lo si può vedere senza saperne alcunchè, ma anche così non vi perdereste a vederlo, e probabilmente non vi prenderebbe affatto lo stesso.

Molto deludenti e piatte, ma oramai sembra la norma, le musiche di Pino Donaggio.

E' il primo film argentiano in cui l'assassino indossa guanti bianchi piuttosto che neri.

Sulla porta del negozio di video campeggia appeso poco verosimilmente un gigantesco manifesto del precedente film di Argento,""Il Cartaio". Accanto ad esso ce n'é uno ancora più improbabile, il manifesto dell'orrido "Scarlet Diva",  il film scritto, diretto e interpretato (!) dalla figlia Asia, e ovviamente prodotto da Dario con suo fratello Claudio Argento (La videocassetta di ""Scarlet Diva", la si vede anche dietro il bancone!).

Oltre che a "Delitto per Delitto (L'Altro uomo)" (Strangers on a train) ('51) e "Delitto perfetto" (Dial M for Murder) (1954), ci sono diversi altri riferimenti a film di Hitchcock, presenti nel film: il tentativo di omicidio di Giulio sotto la doccia è un riferimento alla famosa scena di"Psycho", mentre la gamba rotta del protagonista e lo spiare i vicini dalla finestra sono un ovvio riferimento a "La Finestra sul cortile", e la scena sul tetto è molto simile al finale de La Donna che visse due volte".

Napoleone Wilson


2 commenti:

  1. un'occasione sprecata. di hitchcock ricordo il bel libro intervista fatto insieme a Francois Truffaut, "Il cinema secondo Hitchcock. il maestro è comunque irraggiungibile.

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