mercoledì 19 settembre 2012

Star Trek: The Motion Picture

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Con la consulenza esecutiva di Gene Roddenberry, leggendario autore della serie e quella scientifica di Isaak Asimov parte il primo di una lunga serie di film dell'universo narrativo di Star Trek. Finite le prime tre stagioni della serie classica (ricordiamo anche la serie animata) si doveva continuare con Star Trek Phase II, poi il progetto è stato cestinato. Così come americani e sovietici si sfidarono nella corsa allo spazio, Roddenberry e George Lucas si misurarono al cinema; l'uscita dell'episodio IV di Star Wars pose – di fatto – fine alla serie classica spingendo i produttori verso il grande schermo. Si trovano nel web stagioni apocrife, B-Movie come l'omonima Phase II, disponibile anche su Youtube. Da non perdere.

Di The Motion Picture esistono versioni con tagli e montaggi differenti, noi ci basiamo sulla Director's edition, che rispetta il montaggio voluto dal regista. Il lavoro dei direttori della fotografia e degli effetti speciali, (rispettivamente Richard H. Kline e Alex Weldon), rappresenta un salto di qualità enorme rispetto alla serie televisiva. Del resto i viaggi dell'Enterprise, vera protagonista principale, usano lo spazio come veicolo per andare sul serio “dove nessuno era mai stato prima”, esplorando lo spirito dell'umanità, sono tanti i temi filosofici e scientifici esplorati dall'equipaggio di questa leggendaria astronave, già nella serie classica, noi ci limiteremo a descrivere quelli che si presentano nel film, tenendo conto che, essendo questo universo narrativo estremamente vasto non è possibile trattare un solo film o episodio seriale senza tenere conto di temi precedenti ad esso. L'Ammiraglio (Capitano nella serie classica) James T. Kirk [Jim] (William Shatner) torna dopo tanti anni a bordo dell'Enterprise; la trova notevolmente cambiata dopo i lavori di ammodernamento, lo accompagna nell'astroporto il direttore della sala macchine Ing. Montgomery Scott [Scotty] (James Doohan) a bordo di uno shuttle di servizio, ed è già questa una delle più belle scene del cinema, in questi cinque minuti Kirk torna a vedere la sua nave ed è visibilmente commosso. Per lo spettatore l'emozione è puramente visiva, da l'idea delle reali dimensioni della nave; il trekista sentirà la pelle d'oca.


A bordo Kirk trova i vecchi compagni di avventure – abbastanza invecchiati, come lui – l'ufficiale addetto alle comunicazioni Uhura, (Nichelle Nichols) e gli ormai comandanti Hikary Sulu e Pavel Chekov, (rispettivamente George Takei e Walter Koenig). Questi personaggi hanno una importanza quasi storica; compaiono da subito nella serie – ad eccezione di Chekov, che non si vede nelle prime puntate) e sono ognuno un pugno nello stomaco alla visione xenofoba e sessista dell'America anni '60. La Nichols è una attrice di colore, amica del Reverendo Martin Luter King e nella serie il suo personaggio darà il primo bacio interrazziale del cinema, senza contare ch'è un ufficiale donna. Sulu è cinese, Chekov addirittura russo, non cerca minimamente di nascondere il suo accento, questo perché nella loro epoca americani e sovietici non hanno più ragione di combattersi, la Terra si è unita per poter sostenere la competizione con le razze aliene, persino il sistema monetario è un ostacolo e non esiste più. Gli uomini lavorano per realizzare sé stessi, alcuni anche per acquisire potere, intendiamoci, non è il paradiso. Per quanto idilliaca possa sembrarci, se ci riflettiamo in Star Trek le decisioni importanti vengono prese dagli ufficiali della flotta stellare. Ma questo è un particolare di cui parleremo in una prossima recensione trekista. Manca all'appello l'ufficiale medico Dr. Leonard McCoy [Bones], (il compiando DeForest Kelley) che sarà quasi costretto a salire a bordo poco prima della partenza. Qualunque trekista a questo punto si chiederebbe “quando arriva Spock?” (Leonard Nimoy). L'attesa non tarda ad essere soddisfatta. L'ufficiale scientifico, figlio di un ambasciatore vulcaniano e di una terrestre, si fa teletrasportare a sorpresa dal pianeta natio Vulcan. A seguito di una pratica meditativa del suo popolo è riuscito apparentemente a sopprimere le emozioni, ma la sua metà umana lo tradisce sempre, del resto il fatto stesso che si trovi nell'Enterprise contraddice la sua vocazione alla pura logica.

La storia prende spunto da un episodio della serie classica. Una intelligenza artificiale, V'ger, è alla ricerca del suo creatore ed attira l'Enterprise in una trappola. In mezzo a tutto questo non potevano mancare i Klingon, da sempre acerrimi nemici della Federazione Stellare. Ecco quindi che abbiamo il primo grande tema della serie: l'intelligenza artificiale. Non a caso hanno dovuto scomodare Asimov. Questa intelligenza si rivelerà essere una sonda, che a furia di raccogliere dati è finita per assumere coscienza propria. Ma è davvero possibile che intelligenza e coscienza di sé vadano a braccetto? Gli scienziati si dividono tra chi sostiene la teoria della scatola cinese (supponiamo che ci sia un omino in una scatola che raccoglie dati e li elabora secondo regole a lui assegnate, noi capiamo il senso dell'elaborazione ma l'omino chiuso la dentro cosa ha appreso? Un operaio alla catena di montaggio non è implicito che ne conosca il suo funzionamento, eccetera) e quelli come Asimov e Alan Turing (uno dei padri del computer e dell'omonimo test che misura l'intelligenza artificiale) per i quali è solo questione di tempo: il nostro cervello è un insieme di miliardi di neuroni in interazione, i quali infine danno origine ad una coscienza. Potremmo dire in sostanza, che tanto più un sistema di elaborazione dati è complesso, maggiore sarà la probabilità che assuma una coscienza propria.

Abbiamo accennato all'uso del teletrasporto. Prima di partire avviene una tragedia; alcuni membri dell'equipaggio muoiono durante il trasferimento, facendo una fine orribile; si intuisce che siano stati ricomposti in maniera errata. Spock ne fa uso, McCoy, Kirk e Scotty invece usano uno shuttle di servizio. Non è ben chiaro per quale motivo c'è chi sale nell'Enterprise in un modo, chi nell'altro, certamente è un mezzo che costa energia, ma è anche vero che per realizzare la scena di Kirk che rivede la sua nave occorreva un mezzo più tradizionale. Un po' come Gesù e gli apostoli seduti in un solo lato del tavolo per esser meglio dipinti da Leonardo. L'idea del teletrasporto, nata banalmente per esigenze di budget, si rivelerà essere una delle più grandi intuizioni nella storia del cinema fantascientifico. Effettivamente sarebbe stato costoso far atterrare ogni puntata una nave lunga oltre 700 metri negli anni '60. I fisici – molti di questi trekisti, come Stephen Hawking (interpreterà sé stesso in un cameo nella serie “The Next Generation”) – si sono interrogati sulla plausibilità di tale aggeggio. Teoricamente è possibile, occorre un hard disk di miliardi di miliardi di Tera Byte che immagazzini le informazioni spaziali di ogni atomo e la sua condizione e relazione rispetto agli altri. Che cosa dovremmo farci poi del corpo che viene teletrasportato? Molti fisici trekisti come Lawrence M. Krauss, (autore del celebre saggio “La fisica di Star Trek”) fanno due ipotesi: I corpi vengono disintegrati, nel luogo di destinazione i buffer del teletrasporto compongono da zero il corpo, come una stampante fa con le cartucce di inchiostro; oppure gli atomi dei corpi disintegrati vengono trasportati nello spazio e ricomposti nel luogo di destinazione. È vero che nel campo della quantistica il teletrasporto è possibile, ma solo a livello subatomico. Noi non siamo neutrini. Dalla teoria alla pratica c'è un universo incolmabile. Troppe sono le incognite. Non di meno, anche se riuscissimo a realizzare una macchina del genere, quello che arriva a destinazione è la stessa persona che è partita, coi suoi ricordi intatti, o una tabula rasa? Oltre ai problemi etici – che supponiamo essere ovvi a tutti – ci sono anche quelli religiosi per chi ci crede: l'anima esiste? In un episodio di Star Trek il Capitano Kirk a seguito di un bug nella macchina del teletrasporto si sdoppia in due, quindi l'anima non esiste; del resto Spock ha un katra, un'anima che può addirittura trasferire, quindi l'anima esiste. Neppure gli autori della serie riescono a trovare soluzione a questo mistero.

Durante il viaggio sentiremo spesso parlate di Unità Astronomiche e velocità di curvatura. La prima è una unità di misura reale; 1UA rappresenta la distanza media tra il Sole e la Terrà. La velocità di curvatura è una scorciatoia che permetterebbe di aggirare il limite della velocità della luce. Sappiamo per esempio che l'universo è in espansione ad una velocità superiore ad essa. Lo si deve al fatto che lo spazio-tempo è il mezzo di propagazione delle onde elettromagnetiche. Tirando lo spazio a prua ed espandendolo a poppa l'Enterprise viaggerebbe nello spazio-tempo come un surfista sulla sua tavola. In locale l'astronave è come se non si muovesse, inoltre le forze terribili di distorsione che permetterebbero questo viaggio, sarebbero a distanza di sicurezza ai bordi della porzione di spazio che viaggia. In questo modo nessuna forza di inerzia spingerebbe indietro i passeggeri e si eviterebbe anche il cosiddetto paradosso dei gemelli, formulato da Albert Einstein; (se ci mettiamo a viaggiare a velocità prossime alla luce, quello che per noi è stato un viaggio di qualche giorno, per chi resta a casa sarà durato una decina d'anni). Si tratta di un problema non indifferente per controllare una federazione interstellare. Curvando lo spazio-tempo invece la velocità locale non conta, sarà la porzione di spazio attorno a noi a trasportarci. Si tratterebbe di una tecnologia teoricamente possibile, ma che richiederebbe quantità di energia enormi. Tuttavia solo in questo modo l'equipaggio dell'Enterprise può viaggiare la dove nessuno è mai arrivato prima.

Inoltre curvare lo spazio permette alle navi della flotta stellare di alzare gli scudi per difendersi dai nemici e di creare un campo gravitazionale artificiale a bordo. Nella realtà l'assenza di gravità farebbe risparmiare parecchia energia ma per realizzarla al cinema è il contrario. È incredibile come la pochezza di mezzi stimoli la fantasia. Un'altra cosa interessante in Star Trek è che quando non viene usata la curvatura e si procede con la velocità di impulso, nessuno subisce le conseguenze delle rapide accelerazioni che si vedono nel film, le quali dovrebbero spappolare tutto l'equipaggio. Per rispondere a questo problema gli autori si sono inventati gli ammortizzatori inerziali, che si attivano per bilanciare il rinculo, queste si attiverebbero con un piccolo scarto, che permette di regalarci le scene in cui l'Enterprise viene colpita e tutti vengono sballottati. Esisterebbero anche i compensatori di Heisenberg, in onore del fisico Werner Heisenberg, il quale formulò il principio dei indeterminazione, in base al quale è possibile misurare la velocità di una particella ma non la sua posizione e viceversa. Questo creerebbe problemi notevoli nel teletrasporto, perché velocità e posizione delle particelle devono essere registrate alla perfezione. Qualcuno ha chiesto ad un autore di Star Trek come funzionerebbero questi compensatori, egli rispose: “molto bene”.

Questi ed altri sono i temi scientifici che Star Trek pone al pubblico, sono intrecciati talmente bene che quasi non ce ne accorgiamo; assieme a questi anche temi etici e morali, specialmente la serie classica. Avremo modo di approfondirli nelle prossime recensioni trekiste. E' possibile trovare in rete i manuali tecnici della flotta stellare, corsi di grammatica vulcaniana (da ricovero!) ed esiste un vasto elenco di razze aliene. A proposito di questo, facciamo notare come in Star Trek gli alieni hanno un aspetto molto umano – tranne rare eccezioni – tutti gli extraterrestri sembrano esseri umani affetti da elefantiasi. Roddenberry nel realizzare la serie si ispira soprattutto alla tradizione marinaresca anglosassone, con riferimenti anche a episodi storici e capolavori della letteratura, dove non può mancare, ovviamente, Moby Dick; inoltre si tratta di fantascienza classica che trae palesemente ispirazione dal Ciclo della Fondazione di Asimov; l'autore già affermato biochimico e saggista è stato scoperto letterariamente dal maestro della fantascienza John Campbell, il quale non concepiva proprio gli alieni, questo ha influito anche sull'allievo, che infatti nella Fondazione contempla una colonizzazione umana dell'universo, altrimenti privo di esseri intelligenti. Questo ha influito nell'universo di Star Trek, dove gli autori fanno basare l'origine delle razze aliene ad una sorta di panspermia (ch'è una teoria di tutto rispetto). Ovvero la vita si sarebbe sviluppata nello spazio, si ipotizza nelle comete, che poi l'avrebbero diffusa nella galassia.

Vedere un episodio o un film della serie classica significa non solo passare momenti di piacevole intrattenimento, ma è anche un viaggio nella letteratura e nella scienza. Vedremo anche come la filosofia vi trovi posto. Il genio di Roddenberry e degli altri autori della serie sta nel saper amalgamare tutto questo in una storia godibile e senza tempo, come dimostra la longevità di questa impresa cinematografica. Ogni episodio è un viaggio che si conclude annunciandone il successivo, anche se James Kirk non ha sempre un'idea precisa di dove andare. Alla fine di questo film gli si chiede la prossima destinazione. Lui risponde: «lì, da quella parte». Noi invece ci leggiamo qui. L'appuntamento è alla prossima recensione trekista.

Lunga vita e prosperità.
Giovanni Pili
















14 commenti:

  1. grande rece Giova'! lo vedrò a breve.

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  2. Grazie Giovanni, da trekkista appassionato quale sono sempre stato io. "The Motion Picture" di Wise ha delle sequenze, comprese l'avvicinamento di Kirk in navicella alla sua cara vecchia Enterprise, e tutto il lento viaggio verso il V'ger che ha provocato un maelstrom spazio-temporale degno di Trumbull e del viaggio lisergico-spaziale di Bowman in "2001: Odissea nello spazio"-come effetti ad opinione di molti il film di Wise fu difatti forse superiore anche al primo "Star Wars"-, che oramai sono di diritto nelle più grandi sequenze della fantascienza cinematografica anni '70. Wise nella fantascienza aveva dato già tanto ("Ultimatum alla terra"['51], "Andromeda"['70]), e per questo alla fine fu scelto tra decine di altri registi, per riuscire in un'operazione mastodontica di dubbiosissima riuscita,la "riesumazione" e affermazione di una franchise trekkista al cinema dopo oltre dieci anni dalla cessazione della serie classica, e in grado di contrastare i successi illimitati della Fox e delle "Guerre Stellari" di Lucas, da parte della Paramount. Da allora fu un enorme successo (in Italia non molto), e a oggi sono stati realizzati ben 11 film dalla serie classica e da TNG, più un "reeboot". Non esiste d'altronde un film della serie cinematografica di Star Trek che non mi sia piaciuto -meno proprio quello di J.J. Abrams del 2009-, peccato perchè "Star Trek:Nemesis"(2003)FU VERAMENTE BELLISSIMO, oltre ad averci fatto conoscere uno dei giovani attori più affermati e bravi delle ultime generazioni, ovvero Tom Hardy/Shinzon. Si poteva e si doveva andare avanti benissimo con un altro film con l'equipaggio formidabile della TNG, anche per vedere l'evoluzione di B4, dopo la morte dello strepitoso "gemello" Data interpretato dal sommo Brent Spiner.Ma purtroppo il bel film del bravo Stuart Baird -grande montatore- fu un insuccesso, anche tra lo "zoccolo duro" dei trekkkies americani, e così...
    P.S.: William Shatner è da sempre tra i miei dieci attori preferiti, in ogni caso.

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    1. Ovviamente straquoto. Faccio mia ogni tua parola.
      L'ultimo diretto da Abrams ha deluso anche me, ma effettivamente c'era da aspettarselo che un reeboot di star trek sarebbe stato solo intrattenimento, abbandonando lo spirito della TOS. La storia d'amore tra Spock e Uhura poi sembra appiccicata con lo sputo. Ora, chi conosce la TOS può anche riconoscere che alcuni indizi di una possibile flirt potevano esserci, Uhura stuzzica diverse volte Spock, sembra che gli interessi. Ma il modo in cui me l'hanno realizzata nel XI non è per niente credibile. Anche il ritmo - troppo veloce - non va bene per niente. Che c'entra poi farmi vedere l'Enterprise in un cantiere a terra? Quel tipo di navi nell'universo narrativo in questione, si fabbricano in orbita, ed anche nella realtà sarebbe più "logico", come direbbe il mio personaggio preferito - assieme a McCoy - Spock.

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  3. Siamo a 11 film compreso il reboot di Abrams, che invece a me è piaciuto. Più che un reboot mi piace pensarlo come le vicende di un universo parallelo, come suggeriscono gli autori. E' diverso forse dai precedenti, ma a me piace.. e poi c'è Leonard Nimoy!

    Quant'è bella la sigla di Star trek ENT? la più bella però rimane quella della serie originale. Mi mette sempre tanta allegria ascoltarla.

    Quoto Giovani che dice che Star Trek può creare dipendenza. Non ho guardato praticamente altro per un anno! Dalla prima stagione della TOS all'ultima stagione della ENT. e tutti i film ovviamente.

    Quanto mi sono emozionato quando ho visto Star Trek: The Motion Picture. Con quel lungo inizio che ti porta tra le stelle e poi.. L'Enterprise!

    Da tempo si vocifera ad una nuova serie televisiva.. io ci spero..
    Il mondo di Star Trek non è il paradiso, è molto meglio!

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    1. Sì, la sigla di ENT è molto bella. La canzone di Stuart è azzeccatissima. Hanno criticato il fatto che nelle immagini si vedessero solo i successi americani nella corsa allo spazio, ignorando i preziosi contributi dei sovietici. Effettivamente sono critiche più che legittime. Sai le mie preferite sono proprio la TOS e la ENT.

      Riguardo il reeboot di Abrams, parliamo certamente di un film di qualità. Bravissimi gli attori, bella colonna sonora, la storia poi è presa da una serie a fumetti. Va benissimo, ma lo spirito della TOS è perduto per sempre. Le nuove generazioni di fan, nate da questo che si prepara ad essere il primo di una trilogia, sapranno apprezzare la TOS? Difficile.

      Si è parlato di una nuova serie animata, probabilmente ripescando le sceneggiature di Phase II; lì c'è ancora speranza. Del resto anche l'ultima serie, Enterprise, rispetta lo spirito originale di Star Trek.

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    2. La serie che più si avvicina allo spirito della TOS per me è la The Next Generation, basta pensare al capitano Picard.. alle puntate incentrate su Data che vuole essere vivo o a quelle sul mitico Q! :)

      Si anch'io avevo letto delle critiche sulla sigla della ENT, e anche secondo me sono critiche legittime. In effetti è proprio lo spirito di Star Trek che viene a mancare!

      @Roby, so che non guardi le serie Tv, ma io ti consiglierei di guardare per lo meno il primo episodio ufficiale "Where No Man Has Gone Before" che per me è anche uno dei più belli di sempre.

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    3. Data tra tutti i personaggi di TNG è quello che preferisco. Anche merito di Brent Spiner, che torna nella ENT in un episodio, interpretando - se la memoria non mi inganna - una sorta di scienziato pazzo.

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  4. Te l'ho detto, il sommo, Brent Spiner, attore bravissimo.Era eccezionale la trovata di B4, peccato non è più stata sviluppata. E sì torna in quel ruolo dello scienziato in una puntata di "Enterprise". La sigla più bella però, è stata votata anche come tale proprio fra i trekkisti, fa un pò specie che nessuno di voi l'abbia proprio nominata è non ci piove, quella di "Star Trek Voyager", con il bellissimo tema di Jerry Goldsmith, e le bellissime immagini di presentazione della nuova astronave.Gus42, "Star Trek" sarà anche il paradiso,ma non "esagerare" lo sarebbe magari immaginandoselo avvinghiati in cabina matrimoniale con Marina Sirtis/Deanna Troi giovane, e Denise Crosby/Tasha Yar di TNG, a produrre sudore e altri fluidi tutti assieme.

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    1. Anche tu sei iscritto al TrekPortal per caso?
      Io sono il Cadetto Hybris.

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  5. Mah per me quella di vojager è una spanna sotto a quella di TOS e di ENT, ti dico mi emoziano a sentirle.
    Quella della TOS poi è fatta con quello strumento strano come si chiama non ricordo.. rithm forse na roba così. Che di per sé sembra già futuristico.

    Ci avete fatto caso proprio qualche settimana fa era l'anniversario e su google c'era il doodle dedicato? Mi piace molto anche la serie The Big Bang Theory in cui le citazioni di Star Trek sono numerose e spesso fanno dei camei gli attori delle varie serie di ST.

    Napoleone e non mi nomini nemmeno Jeri Ryan/Sette di Nove?

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    1. Sì, quel doodle era pure interattivo, ci potevi fare un giochino in flash.

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    2. Se noti e non a caso, ne ho nominate due. Jeri Ryan nel personaggio di Sette di Nove che è una superfica ultra galattica e donna androide, evidentemente vale per quattro. Per le temo che ci vorrebbe il cazzo che rotea e penetra alla velocità ultrasonica, detenuto da Charles Dance nell'indimenticato supercult di Stuart Gordon, "Space Truckers"(1997).

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  6. Scusate ma che figata era il cameo di Hawking nella TNG! Con Newton che accosava Einstein di non saper fare le addizioni. XD

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