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venerdì 4 gennaio 2013

Import/Export

7
2007, Ulrich Seidl.

Forse il miglior film del decennio, ancor più grande di Canicola. Un capolavoro collocato in una zona nebulosa oltre il cinema, le cui immagini simmetriche, freddamente pulite, hanekianamente stranianti, lo trasfondono in un oggetto al di là di sé e delle proprie premesse. L'opera di Ulrich Seidl è qualcosa che ti resta dentro, ma non subito, appena terminata la visione, piuttosto un poco alla volta, frammento dopo frammento, goccia per goccia. Ti mangia e ti corrode, offuscandoti gli occhi di lacrime, graffiandoti l'anima con le sue unghie incrostate. Quando lo riguardi, il processo di necrosi acuisce l'intensità altrimenti edulcorata, e il veleno che ti ha iniettato nel sangue scorre fino ai polmoni, inondandoti il petto con le sue plumbee zavorre, rendendo sudicio e gravoso ogni tuo respiro.

lunedì 26 novembre 2012

Tierische Liebe – Animal Love

3
1996, Ulrich Seidl.

Per Ulrich Seidl il reportage è questione di gusto, anzi di sguardo, e quello del regista viennese è talmente impietoso da sfiorare la bulimia, e tanto ingombrante da cadere (volutamente) nel capriccioso; merito di un'estetica da cinéma vérité, che affonda il bisturi della disamina sociale nelle più ascose angolature domestiche, e il coltello della dialettica nelle screpolature del quotidiano; colpa allora di un piacere eccentrico, e forse anche un po' vanitoso, che in questo Tierische Liebe raggiunge la sua compiutezza formale, assestando un colpo all'eleganza di modi ma adulando al contempo la rifinitura di stile. L'acutezza di Seidl sarà pure manierata, eppure è proprio questa caratteristica, che coniuga le brutture declinandone le sfumature, a rendere il suo lavoro, come il suo cinema, un esempio di incredibile e coraggiosa modernità. A farne le spese è l'ismo eccellente (e per eccellenza) della società contemporanea, ancor più eccessivo ed eccessivamente stravagante dell'occhio che ne riprende le storture, ovvero l'animalismo: un concetto totemico piuttosto che una presa di posizione, impagliato ed innalzato nel teatro anatomico degli spazi televisivi, laddove l'opinione da tassidermista ne esalta le virtù a prescindere da ogni considerazione oggettiva. Gli animali sono belli perché fedeli, educati, pudibondi. Ci accompagnano nei dispiaceri come nelle gioie, addolcendo i primi e intarsiando le seconde con la loro gentile presenza.

lunedì 19 novembre 2012

Jesus, Du weisst – Jesus, You Know

6
2003, Ulrich Seidl.

Il cinema di Ulrich Seidl è un oggetto magmatico, che pur affusolando le proprie dimensioni, facendosi più duttile in alcuni tratti, eccessivamente (e volutamente) ingombrante in altri, riesce sempre a mantenere una conformazione coerente con la fisicità che ne sta alla base. Cambiano gli addendi, mutano i diagrammi terminologici, che si smussano nelle asperità e si inaspriscono nelle sagomature, eppure l'essenza resta invariata.

venerdì 2 novembre 2012

Der Busenfreund (aka: The Bosom Friend)

4
1997, Ulrich Seidl.

Mentre l'italica cialtronaggine gozzoviglia tra puntate all'amatriciana de I Cesaroni e incursioni nelle soap in uniforme, gli austriaci, un po' come a loro tempo avevano fatto i danesi con Lars von Trier e il suo "Il Regno" (1994-1997), producono capolavori di cinema per il piccolo (si fa per dire) schermo, scegliendo nella rosa degli aventi diritto un mostro sacro (da noi misconosciuto, ça va sans dire) della loro produzione cinematografica, ovvero Ulrich Seidl.