lunedì 27 febbraio 2006

Le invasioni barbariche

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2002, Denys Arcand.

Be', non è un film particolarmente dinamico ed eccitante. Siamo su quelli lenti e meditativi, non per le scenografie ma per le situazioni e i dialoghi.
In Canada un ex professore universitario, dopo aver condotto una vita all'insegna del libertinismo laico e della passione per il socialismo, si ritrova in un ospedale, malato terminale. Il figlio, ricco manager in GB, lo raggiunge e provvede a far sì che la sua morte sia il più possibile priva di sofferenze e che i suoi ultimi giorni di vita siano i più piacevoli possibili.

Un bel film, col quale ripercorrere anni di storia e di evoluzione culturale grazie al simpatico e profondo professore, con tutti i personaggi che ruoteranno intorno a lui, ognuno rappresentando una delle debolezze della società moderna, più concreta forse di quella degli anni '60 e '70 quanto più debole perché priva di ideali e di passioni, eccessivamente disincantata, e questa è l'invasione paventata nel titolo, l'imbarbarimento che ci porta ad accettare quasi ogni cosa a patto che non tocchi la nostra piccola sfera sociale.

Anche il professore, comunque, non sfugge all'impossibilità di rispondere alla domanda "qual'è il senso della vita? cosa lasciamo a chi ci sopravvive?", e l'eutanasia alla quale passivamente si sottopone non lo aiuta a sciogliere alcun dubbio, né a lui né allo spettatore del film. Film che, giustamente, non risponde ad alcuna domanda.

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