lunedì 13 aprile 2009

La stanza di Cloe

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1996, Rolf De Heer.

Cloe è una bambina che ormai da qualche anno si rifiuta di parlare. E' una sua reazione, una risposta ad una situazione familiare conflittuale dei suoi genitori ed alla impossibilità di comunicare con loro. Riflette molto su si sé, di quando era piccola, sui suoi pesci rossi, del cane che vorrebbe e della campagna, dove vorrebbe andare a vivere. Ancora di più riflette su mamma e papà, su come sono, su come li vorrebbe.
Vive quasi esclusivamente nella sua stanza, pensando e disegnando molto, proprio i disegni sono un mezzo con cui vuole comunicare.

Cloe risponde alla voce dei genitori, semplicemente pensando. Loro parlano e lei risponde a mente. A volte essi sono comprensivi, altre si esasperano allontanando ancora di più la bambina. Riusciranno a farla parlare? O meglio, deciderà Cloe di ricominciare a parlare?

Estremizzazione di quello che spesso rischia di essere il dialogo tra genitori e figli, è un film straordinario, con una strepitosa piccola attrice nella parte di Cloe. "Entrare" nella testa della bambina, nei suoi occhi, con la sua voce narrante, è emozionante.
Una trama importante e significativa ben sviluppata, bravi attori che recitano quanto basta senza prevaricare la trama, studio ed impegno nella preparazione della storia, delle scene.
Il valore aggiunto Vero in un'opera nasce dalle capacità umane ordinarie sapientemente utilizzate, non dalla tecnologia.

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