martedì 11 ottobre 2005

Good bye Lenin

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2003, Wolfgang Becker.

Dal 1978 al 1990, un periodo storico che vede nel Novembre del 1989 la caduta del muro di Berlino. Proprio a Berlino Est è ambientato il film e lì vive la famiglia protagonista. Un padre fuggito all'ovest quando i bambini erano ancora piccoli, una madre diventata poi convinta sostenitrice della causa socialista che un mese prima della caduta del muro colta da infarto va in coma, per poi risvegliarsi a "cose fatte". Ma il figlio, amorevole ed industrioso, per evitare alla madre il trauma dell'avvento del capitalismo, s'inventa di tutto per illuderla che...

Un film veramente molto bello. Tante, proprio tante, le scene dense di significato e storicamente esplicative, ben scandite anche da immagini di repertorio, e tutto senza mai scadere nella retorica o nella nostalgia.
Bella, commovente e anche a tratti divertente la storia familiare. Bello il modo di raccontare gli avvenimenti storici soprattutto dal Novembre 1989 in poi, dove tutto è importante compresa ovviamente la vittoria della Germania ai mondiali di calcio Italia '90. Il tutto sempre intersecantesi agli avvenimenti familiari.
Garbo ed eleganza nella regia, con una musica di pianoforte spesso in sottofondo di chiaro stile minimalista (Mertens, Nyman, Aubry), che adoro ascoltare e che non poteva sposarsi meglio. Un gran bel film, che lascia molti ricordi.

Spesso devo notare come un film, o anche un romanzo, quando fatto bene, possa insegnare tante cose della storia, molto meglio di quanto possa fare il più bravo giornalista o il miglior libro si storia. E' partecipando alla vita delle persone comuni protagoniste del film che si viene a conoscenza, con le emozioni, di cosa ha significato per gli abitanti di Berlino Est e della ex DDR in generale passare dalla dittatura del comunismo alla dittatura del mercato. Non è tutto putridume all'Est, non è tutt'oro all'Ovest.

Alla fine del film, e senza rovinarne la visione a chi non lo conosce, segnalo come la incredibile messa in scena attuata dal figlio produce un filmato d'un "finto" telegiornale che registro nella memoria come la più bella descrizione di cosa potrebbe essere un Giusto Socialismo. La realtà viene grottescamente sovvertita e non si vede il popolo dell'Est invadere le luminarie dell'Ovest, ma al contrario quest'ultimo assalire i cugini orientali alla ricerca di un mondo non governato da status symbol e dal denaro, bensì dal lavoro comune e dalla solidarietà tra le persone. E' un messaggio che fa riflettere, che rende possibile un'utopia che forse sta a metà fra le due concezioni del mondo sociale.

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