martedì 25 ottobre 2005

Freaks

4

1932, Tod Browning.

Arrivo tardi, ma non troppo, a conoscenza di un film sicuramente capolavoro. Tod Browning ha messo insieme un serraglio di deformi e non-normali di ogni genere e categoria per produrre una storia, tratta dal libro di Clarence Aaron 'Tod' Robbins, di intensità drammatica notevole.

Ho più volte affrontato il tema della non-normalità nel mio sito personale, ma le esperienze che mi riguardano distano anni luce da quelle delle persone che si incontrano in Freaks. Focomelici, uomini scheletro, gemelle siamesi, nani, gobbi, uomini verme, esseri metà uomo e metà donna longitudinalmente, altri che non saprei come definire e già mi arrampico sui vetri. Ricordo descrizioni simili quando da bambino qualcuno mi parlò del Cottolengo di Torino, che raccoglieva questo tipo di persone. Ebbi non pochi incubi ai tempi, per un certo periodo e purtroppo quella iniezione di insana cultura riguardo ai disabili mi ha influenzato a lungo.

Occorre una solida esperienza umana per non inorridire e spaventarsi durante la visione, o meglio immagino che sia così perché a me non è successo. Ho provato da subito ammirazione per tutte quelle espressioni della vita umana così particolari. Non solo per le mie esperienze recenti, ma soprattutto per gli anni giovanili passati, anche, a far volontariato coi disabili mentali, ho poi costruito con l'azione concreta e con la vicinanza a quelle persone splendide una cultura assolutamente opposta. Non ho fatto chissà quali cose, solo dedicato loro parte del tanto tempo libero di cui disponevo. Veramente poco, eppure è bastato a instillare nel mio testone il principio guida della Pari Dignità di Ogni Singola Forma Di Vita Umana. Poi, come accade a tutti, uno è convinto di sapere tutto di una cosa, vedendola fuori di sé, e quando la deve vivere sulla propria pelle ha la sensazione di ricominciare da capo, anche se non è così. Sto divagando però, scusatemi, sono persino ancora un po' commosso dalla visione appena terminata.

La storia è giustamente ambientata in un circo e forse non poteva essere altrimenti. Ai tempi spesso la destinazione dei deformi era quella: fenomeni da baraccone. Nella storia, pensate, sono persino esistite persone che deformavano di proposito corpi e visi dei bambini per destinarli a quest'uso. Se volete documentarvi cercate chi erano i Comprachicos, veri artigiani del genere con tanto di scuole e manuali a seconda dell'effetto che si voleva ottenere. Io ne ho letto in un meraviglioso romanzo di Victor Hugo, "L'uomo che ride", che anch'esso ruota intorno a un carrozzone di "diversi" anche se il contesto è molto diverso da quello del film.

Il perno su cui ruota la trama è sempre la barriera sostanzialmente invalicabile tra NormaloMorfi e DiversoMorfi, condensata dall'amore falsamente corrisposto da una diva del circo e un dolcissimo e innamorato nano. Nano che stupido però, proprio fino in fondo, non lo è affatto, e che può contare su tanti e solidali amici, non solo tra i deformi. Il finale è assolutamente degno.

E' un film al quale non si può assegnare un voto. DEVE essere visto.

4 commenti:

  1. come giustamente scrive il Morandini, è un inno alla "mostruosità innocente contro la normalità colpevole". La pietas con cui l'autore guarda ai protagonsiti (Browning aveva un passato circense, quindi descrive un mondo che ben conosceva)è efficace e commovente. Unico, imperdibile.

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  2. non sapevo del passato di Browning. grazie :)

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  3. Uno dei più grandi film della storia del cinema ai tempi portò alla fine della carriera di Browning infatti questo è il suo ultimo film ma la qualità artistica lo ha reso immortale.

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  4. grazie arwen a nome di Browning, veramente un film storico

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