venerdì 26 dicembre 2008

Il cacciatore di aquiloni

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2007, Marc Foster.

Rappresentazione, tutto sommato fedele, del noto ed anche discusso omonimo romanzo di Khaled Hosseini.

Amir, afgano di Kabul ormai da molti anni americano d'adozione e diventato scrittore affermato, viene chiamato da uno zio ed invitato a tornare in Pakistan prima ed in Afganistan poi per risolvere un "vecchio debito" morale.
Amir ed Hassan, di etnia pastun il primo ed hazara il secondo erano un ricco figlio di famiglia agiata ed un figlio di servitore, nato servitore e servitore sin da bambino, della famiglia stessa di Amir. Nonostante ciò sono molto amici, hanno un legame fortissimo, che per il piccolo hazara arriva ad una fedeltà canina, mentre per Amin, per quanto il padre si sforzi di trasfondergli valori umani importanti, non è proprio così... La loro condizione di vita, per quanto si possano sforzare, non è la stessa, e le cose degraderanno.

L'arrivo dei sovietici e poi dei talebani distruggeranno definitivamente questo legame, anche se Hassan, nonostante i torti subiti, non dimenticherà mai Amir. Lo zio permetterà ad Amir, in realtà, di riscattare il suo debito verso Hassan.

E' una bellissima storia, con lo sfondo di questi meravigliosi aquiloni, le cui battaglie erano uno degli sport/giochi più apprezzati a Kabul. Scene davvero bellissime e ben girate, assolutamente degne delle "immagini" che uno può dipingere nella sua testa leggendo il libro.

Il libro l'ho volutamente letto prima, pochi mesi fa, e l'ho apprezzato.
Curiosamente sia il libro che il film, ho potuto verificare anche tra amici, hanno lasciato perplessi parecchi. Tra le critiche negative persino il fatto che il libro sia stato scritto appositamente per farne un film. E se anche così fosse? Non sta scritto da nessuna parte che un libro non debba pensare immediatamente ad essere rappresentato, ben venga anzi questo tipo di attenzione. Così come non sta scritto che una storia che parla di fatti drammatici debba necessariamente essere greve, pesante e con un tristo fine.

Sarebbe ora che gli "intellettuali" comincino ad apprezzare le opere capaci di portare messaggi importanti anche al pubblico cosiddetto, con massimo rispetto parlando, di massa. E ben venga, anche se è una storia inventata per quanto plausibile, un seppur piccolo messaggio di speranza.
Si vuole la "cultura popolare" disprezzandone le semplici leggi: è una contraddizione idiota.

Non è un capolavoro, ma è un bel film, che mi ha commosso come il libro, adatto a tutti nonostante la durezza di alcune scene.
Al più presto lo proporrò ai miei figli.

4 commenti:

  1. Roby...pspspsps...a me è piaciuto più il libro...è più interiorizzato...rispetto allo schermo. Non so ma la pellicola..manca di quelnonsochè.

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  2. ahah! sei simpaticissima come scrivi Laura! :D
    non hai torto eh, il libro è anche più duro

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  3. E anche qua nessuno commenta...cioè...io non ci credo che nessuno ha letto il libro e poi come me non ha visto il film...ma daaaaaaaaaaaai...alora!

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  4. pazienza... ce vo' pazienza ;-)

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