martedì 16 giugno 2009

Ventiquattrosette

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1997, Shane Meadows

Per un inglese bastano quei 2 numeri per indicare qualcosa che non conosce sosta "24 ore su 24 e 7 giorni su 7". Ma noi siamo italiani, a loro basta dire 2 numeri e hai finito.

Nelle "terre di mezzo" inglesi quel 24-7 può essere la spaventosa monotonia che non ti fa distinguere la domenica dal lunedì. Vivi a pochi chilometri dal mare ma non l'hai mai visto. Studi ma non capisci per cosa realizzare. Lavori in fabbrica, in miniera, in un negozio e il massimo divertimento è il pub. Partorisci con dolore per poi devastarti nel corpo e nella mente. Vai in galera con indifferenza poi esci e ricominci a spacciare.

24-7 può anche essere un pensiero costante che in un impeto ribelle allo status, in slancio altruistico, cerca una soluzione aggregante e motivante per i giovani e le loro famiglie, che crea sia una valvola di sfogo alle frustrazioni che esercizio fisico tonificante. La sofferenza diventa sprone, l'apatia diventa empatia.

Darcy sposa la seconda soluzione e capitalizzando la sua esperienza giovanile di boxe, grazie ad uno sponsor, fonda una palestra e una piccola squadra coi giovani che conosce del paese. I soldi dello sponsor sono di dubbia provenienza, ma fa niente. I ragazzi sono indisciplinati, ma non importa. Darcy è felice, convinto, ci crede e... qualcosa otterrà, però davvero non posso rovinarvi il finale.

Un venticinquenne Meadows si presenta a Venezia con questa opera prima e giustamente viene premiato con un premio speciale, perché questo film è una piccola perla, con un Bob Hoskins molto diverso da quello assoldato da Roger Rabbit.
Meadows viene dai documentari e di questi conserva il piacere del realismo, della cronaca a volte impietosa dei fenomeni, ma questo è un Film, Grande Cinema! Poetico, divertente, romantico, drammatico, non manca niente. Con un bianco e nero che a volte ricorda i "cinici" Ciprì e Maresco la semplicissima sceneggiatura diventa un viaggio puro nelle anime dei protagonisti, soprattutto in quella di Darcy.

Quando arriverete a vedere un valzer in una sala disadorna ballato da comunissime persone con una gioia indescrivibile, scusate se vi anticipo solo questa scena, percepirete a metà film la forza immensa che sprigiona la gioia degli uomini puri, semplici. L'ho rivista enne volte, un'emozione da lacrime, una regia immensa!

Ormai sono un ammiratore sfegatato di Meadows. Ho seguito un percorso a ritroso sulle sue opere note, per giungere a questa Perla e ancora continuo a chiedermi: perché Shane ritrae sempre le midlands nei suoi film? Sarebbe bello poterglielo chiedere di persona, probabilmente se mi metto a cercare con google qualcosa trovo, ma preferisco immaginare, sognare, dire anche qualche fesseria come sopra, perché anzitutto è questo che credo Shane voglia provocare nei suoi spettatori: riflettere sul giusto valore delle cose, come oggetti e situazioni, e sul giusto valore delle relazioni umane.

Questo regista è un cric idraulico che si espande lento e silenzioso fra la prima vertebra cervicale e la calotta cranica.

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