lunedì 27 marzo 2023

La proprietà non è più un furto

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Importante introduzione da Wiki: "L'opera, che ha per protagonisti Flavio Bucci e Ugo Tognazzi, da alcuni critici viene considerata la conclusione della cosiddetta trilogia della nevrosi: un trittico cinematografico composto da Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (nevrosi del potere) e La classe operaia va in paradiso (nevrosi del lavoro), che si completa con un'analisi della nevrosi del denaro e la distruzione dell'essere per l'avere. Per altri la trilogia sarebbe in realtà una tetralogia sulle schizofrenie, comprendendo nel computo anche Todo modo del 1976 che riguarderebbe la deviazione mentale degli uomini della Democrazia Cristiana.".

Trilogia o Tetralogia che sia, ho concluso con questo film il "ciclo" di un regista che adoro e da tempo non vedevo: Elio Petri. Uno che non ha mai fatto mistero delle sue idee politiche e che è stato capace di tradurle in messaggi artistici anche curiosi, bizzarri, grotteschi come questo film, ma sempre alla portata di tutti. I suoi film hanno il pregio di innalzare il popolare al culturale. Con questo in particolare diventiamo tutti Erich Fromm: il suo "Avere o essere?" viene reso concreto (libro che ho letto molti anni fa; non ne ho un ricordo di lettura ostica, anzi, ma indubbiamente già il nome dell'autore può intimorire).


La copertina della colonna sonora è una bella sfilata del cast del film. Dall'alto in basso: Flavio Bucci, Salvo Randone, Gigi Proietti, Ugo Tognazzi, Orazio Orlando. In primo piano una conturbante Daria Nicolodi, protagonista di scene che hanno causato all'uscita un sequestro (poi revocato) per "oscenità e offesa al pudore". Da citare assolutamente anche Mario Scaccia.

La vicenda è surreale. Total (Flavio Bucci) è impiegato in una banca e soffre di una particolare allergia al denaro: solo vederlo gli causa insopportabili pruriti. Insopportabile gli è anche il Macellaio (Ugo Tognazzi), che entra in banca come un padrone e tratta ogni cosa, compresa la concubina, come un oggetto a sua disposizione. Nasce in Total un desiderio di ribellione e si trasforma in un ladro seriale che non ruba soldi ovviamente, per evitare di grattarsi, ma ruba parti di vita, proprietà, e la sua attenzione, fino a diventare accanimento, è tutta rivolta al Macellaio...
Il Macellaio è un concentrato di quanto Total vede di negativo e sbagliato nella proprietà privata che assurge a furto legalizzato. Total per lui diventa una specie di coscienza nera che il Macellaio deve mondare. E' lo stesso Macellaio ad ammettere che le sue enormi ricchezze non sono, e non potrebbero, essere frutto di una vita onesta.

Siamo davanti nemmeno a concetti di Estrema Sinistra, sarebbe riduttivo, ma di Sinistra Estrema. Cambia l'ordine dei fattori e cambia il senso. Questa non è matematica ma ideologia pura portata ai limiti, fino a mostrarne le contraddizioni. Ma... sono contraddizioni dell'ideologia o della società?
Il poliziotto (Orazio Orlando) si interroga sul fatto che, difendendo la proprietà privata dai ladri, si occupa soprattutto di difendere persone agiate, che sono tali perché ladri a loro volta. Il collega (Gigi Proietti) del ladro morto in un inseguimento della polizia tiene un discorso al funerale che è razionalità pura: afferma il ruolo sociale dei ladri (d'appartamento, negozi, questo tipo di ladri) senza i quali polizia, giudici, carceri, avvocati, ecc..., un'infinità di ruoli non avrebbero ragion d'essere e si fermerebbe l'economia! Il padre di Total (Salvo Randone) è un'idealista convinto, tranne quando affonda il cucchiaino nel caviale rubato dal figlio.

Anche se la locandina onora Ugo Tognazzi (fecero passare il film come commedia per aiutarlo al botteghino), Flavio Bucci è il vero matto-mattatore del film, formidabile.
All'inizio del film Total ci dice: «La proprietà più che un furto è una malattia…essere o avere… Io vorrei essere… e avere, ma so che è impossibile…è questa la malattia» .
Poi il film ce lo spiega, che la malattia non è solo sua.
Da vedere ma capisco che non può piacere proprio a tutti.

Robydick



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