martedì 30 agosto 2011

Day of the Dead - Il giorno degli zombi

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1985, George Andrew Romero.

Robydick: oggi c'è La Prima di (spero) numerose recensioni che l'amica Lucia pubblicherà qui da noi con cadenza mensile, e questa è anche l'ultima volta che m'intrometto nei suoi lavori, ma ho il dovere di fare gli onori di casa, come si dice. Ve la presento facilmente: ha un blog di Cinema da me molto apprezzato che s'intitola, ma tu guarda il caso!, "ilgiornodeglizombi", scritto proprio così, tuttattaccato.
Sono felicissimo di ospitarla e le lascio subito la parola.


Quando Romero decise di concludere la sua trilogia sui morti viventi, aveva in mente un'altra storia, che sarebbe poi diventata la bozza della sceneggiatura di Land of The Dead. Lo script del terzo capitolo era già in fase di preparazione nel 1978, ma dovranno passare quasi sette anni prima che Day Of The Dead veda la luce.

L'idea originaria vedeva un mondo del tutto invaso dagli zombi, in cui i pochi esseri umani sopravvissuti si erano rifugiati dietro spesse mura, quasi fortini medievali, in perenne guerra tra di loro. Appariva anche un esercito di zombi addomesticati e semi-raziocinanti. Purtroppo, questo copione non sarà mai realizzato. L'uscita di Zombi 2 di Fulci blocca per qualche tempo il proseguimento del discorso romeriamo sui morti che camminano. Nel frattempo Romero gira Knightriders e i due Creepshow e, quando finalmente decide di tornare a occuparsi dei suoi cadaveri ambulanti, lo fa con un budget molto ristretto, in cambio di totale libertà creativa e di avere l'ultima parola sul montaggio definitivo. Per motivi economici, la sceneggiatura viene rimaneggiata. L'ambientazione è sempre quella di una terra in cui i morti hanno preso il sopravvento sui vivi, ma l'azione si sposta in una base militare sotterranea, dove un gruppo di scienziati impegnati nella ricerca di una cura deve sostenere una difficile convivenza con dei soldati stanchi, sull'orlo del crollo nervoso e resi feroci dall'isolamento e dal crollo delle consuetudini del vivere civile.

Se nei primi due film della trilogia, il sottotesto politico rimaneva ancora in disparte e i morti viventi avevano una valenza simbolica, ma non apertamente sociale, in questo Day of The Dead Romero costruisce quasi un film a tesi, che potrebbe essere letto in maniera speculare rispetto a un altro capolavoro che mette al centro della trama il conflitto tra scienziati e militari: The Thing from Another World (1951) di Christian Nyby (anzi, di Howard Hawks). In entrambe le opere, si crea una forte dicotomia sui metodi con cui affrontare la minaccia. Ma mentre l'entità aliena viene sconfitta dai soldati, con la forza bruta contrapposta in maniera positiva alla volontà di capire degli scienziati, vista invece in maniera del tutto negativa, gli zombi di Romero non possono essere sconfitti, né con la violenza, né con i tentativi di addomesticarli del dottor Logan. Sebbene la simpatia del regista vada chiaramente al gruppo di civili, qualsiasi tentativo di uscire vittoriosi è inutile. Il mondo è finito e non ci è dato neanche di comprenderne i motivi. Non c'è cura, non c'è rimedio, non c'è nessuna speranza, o forse sì, ma è talmente piccola, assomiglia più a un'ottusa ostinazione, quella di continuare a segnare i giorni su un calendario, di continuare a voler parlare, di continuare ad appellarsi a una compassione che non ha più senso di esistere. Questo flebile anelito di speranza poggia quasi del tutto sulle spalle di Sarah, indimenticabile personaggio femminile, interpretato da una Lori Cardille destinata poi a sparire nel nulla, ma in grado di regalare un'intensità straordinaria a una scienziata, unica donna in un universo maschile, unica fonte di luce in un'oscurità che avvolge ogni cosa, determinata a non perdere la sua umanità neanche di fronte all'atroce comportamento dei suoi compagni di sventura.


E' raro trovare delle figure di donna così complesse e sfaccettate nella filmografia di genere, ma Romero più che un virtuoso della macchina da presa, è sempre stato un narratore, un cantastorie, ed è proprio sui personaggi, sulle loro reazioni all'apocalisse e sui reciproci rapporti che si instaurano in una situazione di assedio, che la trilogia originale dei morti viventi ha sempre avuto il suo punto di forza. Romero imbastisce un gruppo di caratteri che non hanno scelto di stare insieme, che sono obbligati a convivere e che invece di collaborare, decidono di farsi la guerra. In questa situazione, l'invasione degli zombi è quasi accidentale. Per quanto possa essere seria e devastante la minaccia, non sarà mai paragonabile all'inferno in cui, giorno dopo giorno, si trasforma la base militare: è l'uomo il problema, lo zombi non è altro che un suo prolungamento la cui unica funzione è quella di deambulare e mangiare. In un discorso estremamente coerente, quasi programmatico, iniziato nel '68 e terminato nel 1985, Romero fornisce i suoi morti viventi di alcuni rudimentali processi mnemonici, a sottolineare la loro appartenenza alla nostra stessa specie. In Dawn of The Dead, l'impulso ad aggirarsi per il centro commerciale e a consumare rappresentava un fantasma di ricordo di una vita precedente, ne Il Giorno degli Zombi, la situazione si evolve e si sviluppa fino alla nascita del personaggio di Bub, il morto in grado di apprendere e che pronuncia addirittura una linea di dialogo. Non è il Big Daddy del capitolo successivo. Per questo è bene sottolineare che il discorso si interrompe nel 1985. Da questo momento in poi, con la lodevole eccezione di Diary of The Dead, Romero passa a fare altro, un qualcosa che è ancora difficile da definire e che ha dato risultati discontinui. I morti de Il Giorno degli Zombi restano ancora massa indifferenziata e divorante. Bub è un caso unico e raro, non rappresenta un'evoluzione globale dello zombi in sé, non si pone a capo degli altri zombi e non guida una rivolta degli straccioni. Forse l'unico film recente in grado di riprendere e sintetizzare l'essenza di una figura come Bub è Fido, intelligente horror comedy del 2006 diretta da Andrew Currie. Lo zombi come animale da compagnia, come scimmietta ammaestrata, ennesima vittima, priva dell'orgoglio e della consapevolezza dei morti di Land of the Dead. Bub ascolta la musica e impara a usare la pistola, ma non si ribella al suo creatore, soffre della sua morte e necessita di cospicui premi in carne umana, se risponde in maniera corretta agli stimoli del professor Logan. Bub è solo, non si unisce ai suoi simili quando invadono la base e non viene accettato dagli esseri umani. E' una figura straziante perché è l'unico della sua specie. Come lo è l'altro personaggio positivo del film, Sarah. Entrambi condannati a una solitudine esistenziale assoluta e definitiva, mentre il mondo se ne va allegramente a rotoli: branchi di morti viventi all'esterno, branchi di iene all'interno.


Romero si prende gioco della scienza e dei suoi patetici tentativi tramite il dottor Logan, mentre indirizza le sue bordate antimilitariste nei confronti del capitano Rhodes. Nulla viene risparmiato dalla satira al vetriolo del regista che celebra con una risata sardonica la morte della pietà. Eccovi le vostre "magnifiche sorti e progressive": cadaveri privati di organi che ancora si dibattono e cercano cibo, corpi smembrati e divorati mentre urlano, gente freddata con un colpo di pistola solo per dimostrare chi è il più forte. Ma sì, tanto vale farli entrare, quei morti che camminano e che si prendano ciò che resta di questa umanità che non merita di essere salvata.

Al di là dei sottotesti politici e sociali, Day of The Dead è un film dell'orrore perfettamente in grado di reggersi sulle proprie gambe, anche senza scomodare il metaforone ogni due inquadrature. Anzi, è il film horror perfetto, adulto, privo delle contaminazioni con l'action che avrebbero minato il sottogenere zombesco in futuro, lucido e disperato fino al nichilismo, nonché perfetto da un punto di vista strettamente tecnico. La regia di Romero, come sempre, non abbonda in movimenti di macchina esasperati. E' lenta, fa un uso metodico e costante della macchina fissa, si avvale del campo lungo anche in spazi ristretti, aiutata in questo dal montaggio perfetto di Pasquale Buba, già visto all'opera di Creepshow e Knightrider. Non c'è un solo minuto superfluo, ogni cosa è incastrata alla perfezione e mai si perde di vista l'obiettivo fondamentale, che è quello di raccontare una storia di paura che rimanga impressa. Menzione speciale per il make up di Savini e di un giovanissimo Nicotero (anche attore, nel ruolo del soldato Johnson): Day of the Dead è il capitolo più splatter dell'intera trilogia originale. L'abbuffata degli ultimi quindici minuti è un qualcosa destinato a restare negli annali di tutta la cinematografia horror mondiale, per precisione chirurgica degli effetti (eravamo nell'85, niente CGI, grazie) e per come il dolore viene rappresentato. Sembra quasi di sentire la carne che si strappa e i morsi degli zombi che ci fanno lentamente, ma inesorabilmente a pezzi.

Uscito negli Stati Uniti nel giugno del 1985, Il Giorno degli Zombi fu un fiasco al botteghino, l'episodio della saga dei morti viventi romeriani a incassare meno. Forse troppo politicizzato, o troppo riflessivo, per un'epoca che al cinema horror chiedeva cose diverse rispetto al decennio precedente, terrà lontano il Maestro dai suoi zombi fino al 2005, quando il sottovalutato Land of the Dead inaugurerà una nuova trilogia, destinata a prendere una diversa direzione. Il Giorno degli Zombi resta forse il miglior film di Romero, di sicuro il suo più sentito e personale, l'opera che più di ogni altra rappresenta il suo sguardo disilluso e, allo stesso tempo, pieno di compassione sul mondo.

Lucia

Robydick:
Le immagini nella rece sono scelte e fornite dalla stessa Lucia. Io ne aggiungo una serie qui in calce.


























20 commenti:

  1. Complimenti a Lucia di cui si nota tutta la passione (e la competenza) che ha riversato in questo post. Una cosa indovinata è la visione del personaggio di Sarah: se ci fate caso, in Romero la donna è il personaggio che dimostra tutta l'empatia per la situazione, la sua umanità.

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  2. Ottimo pezzo e grande recupero di una pellicola sempre troppo poco nota, ma tra le più incisive e caustiche di Romero, forse mai politico come in questo caso.

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  3. Approfitto dello spazio dedicato ai commenti per ringraziare tutti per l' accoglienza calorosa! :D
    E grazie anche ai due commentatori.
    Per me è davvero un onore essere ospite su queste pagine.

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  4. Pezzone, bravissima Lucia! Scrivere qualcos'altro su questo film sarà impossibile, d'ora in poi, davvero.
    L'ho visto soltanto una volta eppure, stranamente vista la mia memoria inutile, lo ricordo perfettamente. Mi aveva proprio colpito allo stomaco...
    Non ho visto Fido. Recupero.

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  5. Complimenti per la splendida e appassionata rece, e al nostro grande roby per il fiuto nella scelta dei collaboratori, e, in questo caso, collaboratrici. Benvenuta anche da parte mia! :D

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  6. Ottima recensione Lucia!Ho rivisto "Il giorno degli zombi" una settimana fa ed è realmente uno di quei pochi film che invecchiano bene,mantenendo intatta tutta la loro forza.Le sequenze splatter mi hanno di nuovo colpito come la prima volta che lo vidi.

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  7. davvero complimenti x la reensione..sempre amato romero,e concordo sulla visione politica delle sue opere

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  8. mamma mia, che capolavoro... in assoluto, il mio Romero preferito: ottima rece!

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  9. Lucia, ancora un saluto a te e anche ai tuoi amici presente per l'occasione. Ho riletto ancora la tua rece, cosa che avevo già fatto nel preparla in fase di pubblicazione, e la trovo veramente ineccepibile, proprio alla luce della visione per me unica e recentissima del film che ami così tanto.

    una sola donna tra i civili, doveva per forza emergere in qualche modo. ho spesso parlato del possibile ruolo "politicamente" pacifista che potrebbero avere le donne, storicamente non addentro alla macchina del potere quanto gli uomini, e m'è parso che romero un po' questo messaggio l'abbia voluto dare. sarah non è il solo personaggio che mantiene lucidità, ci sono anche i suoi 2 colleghi che vivono nel motorhome in particolare l'afroamericano, ma lei tra loro è quella più positiva e attiva, mentre gli altri meditano solo piani di fuga.
    per quanto pochi, gli uomini rappresentano diverse sfaccettature delle caratteristiche tipicamente maschili e alla fine risulta la donna essere superiore a tutti e persino operare una sintesi degli aspetti positivi dei vari personaggi che la circondano.
    si può pensare quel che si vuole, ma i maschi han dato abbondante prova di tendere facilmente a far la guerra, che altre speranze abbiamo se non quella di affidarci alle donne/madri?

    bub mi ha sconvolto, ho dovuto ripensare alla mia definizione di zombi. hai già detto tutto, è stata una grande trovata, innovativa anche per le nuove porte che ha aperto al genere. lo zombie è un morto che cammina testuale, non un condannato a morte che va verso il patibolo, e valorizzare capacità intese come tipicamente umane a un corpo che pare muoversi solo per riflesso è un messaggio potentemente umanista e materialista, inutile dire che quindi l'ho apprezzato tantissimo. leggendo seriamente, come conviene, questa scelta di romero, bub è portatore veramente di molti significati, comprensibile lo stupore, quasi avessero assistito ad una resurrezione, di sarah e del collega quando vedranno bub ascoltare musica e fare altro.

    capolavoro davvero, anche la tua rece.
    sono molto curioso di conoscere cosa ci proporrai ad ottobre, ma dimmelo in privato ;-)

    ciao e grazie ancora!

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  10. Grandioso avere qualcuno così competente per un regista da sempre tra i miei dieci preferiti, come Romero (e tu lo sai bene credo, Roby), regista che non ha mai deluso con un solo singolo titolo della sua carriera (se non con "Bruiser"), e del quale "Il Giorno degli zombi" è, insieme all'ovvio capolavoro assoluto "Dawn of the Dead", il mio film preferito. Non ebbe successo se non la prima settimana dell'uscita americana, in quanto subito dopo uscì "Return of the Living Dead"('85)di Dan O'Bannon -ottimo film tra l'altro, certo non come l'irraggiungibile e pessimista capolavoro romeriano- il quale sbancò il botteghino americano. Segno evidente che il pubblico aveva preferito una visione molto più ironica, metacinematografica e citazionista (proprio de "La Notte dei morti viventi", ragion per cui ci fu anche una causa contro il film di O'Bannon e la Orion che lo distribuiva, da parte di Romero e Kobritz, ovvero la Laurel Group), quindi in definitiva, più in sintonia con lo spirito degli anni'80, che la grandiosa, ma estremamente cupa e disperata, visione offerta da Romero, in questo che per molti, e sono quasi d'accordo, è per molti aspetti il migliore film dell'intera esalogia zombesca.
    Il personaggio di Rhoades,l'ottuso e spregevole colonnello interpretato dal grande Joe Pilato (veramente indimenticabile e grintoso in questo ruolo), era già apparso in una scena tagliata per l'edizione europea montata e curata da Argento, e presente solo nella versione cinematografica americana, di "Dawn of the Dead"; precisamente prima della fuga in elicottero da Philadelphia dei quattro protagonisti.

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  11. napoleone, visto che talento e passione che ha lucia? ricordo bene quel che pensi di romero, e quando scrissi della "notte dei morti viventi"...
    pensaci, ma mi piacerebbe molto che il prossimo romero a comparire qua sia una tue rece, ce la devi proprio, che dici?

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  12. ottimo pezzo Lucia! non lo vedo da parecchio ed ho un ricordo abbastanza confuso, ma mi è venuta una voglia matta di rivederlo.
    quoto alicesu quando dice che scrivere qualcos'altro su questo film è impossibile.

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  13. Bella recensione, davvero. Qualcuno nutre ancora dei dubbi perché Romero non trova finanziamenti per produrre film?
    Questo film vale più di cento discorsi!

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  14. Mamma mia, non mi aspettavo questa accoglienza così calorosa. Ringrazio davvero tutti e non riesco a dire altro che grazie, perché, credeteci, sono davvero emozionata.

    Per quanto riguarda il film, l' analisi di Roby sui personaggi di Sarah e Bub è perfetta. Io mi sono sentita di sottolineare soprattutto la loro solitudine, che li identifica come dei perfetti outsider rispetto ai gruppi contrapposti a cui appartengono.

    @Napoleone: sei un' enciclopedia vivente!
    Il film di O' Bannon è tra i miei preferiti del filone zombesco ma, come dici tu, appartiene al decennio '80 e ci aderisce alla perfezione. Romero invece, nel 1985, porta in sala una scheggia di anni '70 e ne paga le conseguenze, come del resto continua a pagare ancora oggi per essere un regista ancora sul piede di guerra. Basta pensare al suo ultimo Survival of the Dead, che magari non è riuscitissimo, ma ha un finale che molti registi oggi se lo sognano.
    E vabbè, non mi voglio dilungare che ho già sproloquiato abbastanza in sede di recensione.
    Ringrazio ancora tutti per la gentilezza e l' apprezzamento. E' sempre bello trovare persone che condividono le proprie passioni.

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  15. Te meriti tutto l'apprezzamento nostro e pure oltre. Brava, bravissima, ma che te lo dico a fare. Io sono estimatore pure di "Survival of the dead", fai te. Daje, Lucia!

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  16. comunicazione di servizio:
    napoleone ci sorprenderà con un romero inatteso, leggerete...
    survival invece, se permettete, me lo smazzerò personalmente, anche perché da quel poco che ho letto ha affinità col fulciano (e da me adorato) zombie 2 quindi... it's mine! :D

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  17. Eppoi si' , come dici te Lucia e' sempre bello trovare persone che condividono le stesse conoscenze e passioni, ma e' anche bello - e qui non vorrei essere accomunato , come lu fu anche lui erroneamente al machismo, il nostro "(im)moral guidance" di questi giorni, il "sessista" Jacopetti- ma e' anche bello avere una prospettiva studiata e appassionata da parte critica femminile di un regista come Romero, e di un suo film in particolare come "Day of the Dead", che con la sua indimenticabile macelleria d'altissima scuola saviniana, nn e' esattamente roba da Irene Bignardi o Piera Detassis, che magari a Romero, hanno sempre preferito di gran lunga Rohmer.

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  18. La mia passione per il cinema è nata con le pellicole di Romero, Cronenberg, Kubrick e Lynch per cui li porto sempre con me tuttora...e la tua recensione mi ha fatto venire voglia di rivedermi Day of the Dead...complimenti per lo scritto...il vostro blog ormai è un pasto succulento da divorare crudo...

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  19. accidenti zone, che chiusa degna de "Il pasto nudo" nel tuo commento :)
    grazie a nome di tutti.

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  20. l'ho già messo in lista, ora vado a caccia degli altri titoli di romero ^_^

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