mercoledì 1 maggio 2013

Reds

9

1981, Warren Beatty.

Parte come una commedia, senza mai perderne certi tratti; si sviluppa come un dramma e finisce in tragedia. È la storia di John Reed ( Warren Beatty) il reporter americano che scrisse “I dieci giorni che sconvolsero il mondo”, (cfr. anche la rece dell'omonimo film di Ejzenstejn) il bestseller che racconta la Rivoluzione di Ottobre. Ma è anche la storia di sua moglie, Louise Bryant (Diane Keaton).

Riadattamento del celebre libro di Reed, la sceneggiatura di Beatty, scritta assieme a Trevor Griffiths, aggiunge anche una prima parte – che la Keaton contribuisce sensibilmente a rendere godibile e divertente – dove la storia d'amore dei protagonisti si sviluppa e facciamo la conoscenza degli ambienti socialisti americani a New York nel mitico Greenwich Village, patria degli intellettuali maledetti. Facciamo quindi la conoscenza di altre grandi figure della sinistra radicale americana, come l'anarchica Emma Goldman (interpretata da Maureen Stapleton) e il drammaturgo Eugene Gladstone O'Neil (interpretato da Jack Nicholson). Degna di mensione anche l'interpretazione di Gene Hackman, che interpreta il direttore di una testata riformista, Pete Van Wherry.

I dieci giorni che sconvolsero il mondo, ma soprattutto la Russia dell'epoca, vengono rappresentate meravigliosamente, con quella scena centrale del popolo che arresta il passaggio di un tram, con stacco sul macchinista, visibilmente sconvolto; perfetta allegoria di quanto stava accadendo in quei giorni a San Pietroburgo.


Le vicende che portarono alla nascita di un partito comunista americano ci mostrano una America sconosciuta, fatta di intellettuali disillusi, che difendono l'amore libero e poi si sposano; pensano di poter ripetere l'esperienza sovietica, avendo a disposizione una classe lavoratrice – che certamente necessita sindacati più forti – ma allo stesso tempo ha una mentalità diversa, sostanzialmente fatta di lavoratori che aspirano al riscatto sociale, in nome del non meglio precisato “sogno americano”.

Ottimo il montaggio e la scelta di inquadrare ad una certa distanza le comparse di Lenin e Trotsky, che così ci appaiono praticamente identici. Grigory Zinoviev invece viene ben interpretato da Jerzy Kosinski. Al film si aggiunge anche una componente documentaristica; la pellicola è intercalata da interviste ad anziani testimoni oculari delle vicende di Reed e la Bryant ai tempi del Greenwich Village.

Un film che ci riporta ad entusiasmi forti e irripetibili; quando i lavoratori furono sul serio protagonisti della storia, da vincitori, per la prima volta nella storia.

Voto: 5 stelle.


Giovanni Pili


9 commenti:

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    1. Figo! Aggiorno il post ed inserisco il link.

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  2. Bellissimo film, uno dei pochissimi film americani e per giunta mainstream piegato alla grandezza indefessa del progetto di Beatty (bravissimo e personale vero autore, basti vedere come ha precorso il cinema dei fumetti con un film unico come "Dick Tracy"), incentrato su un comunista, forse il più grande "rosso" americano, d'iniziativa e d'azione oltre che di grande indiscutibile, penna. Certamente, l'unico seppellito sotto le mura del Cremlino. Bello anche l'escamotage del finto/vero documentario nella finzione, con le interviste ad alcuni protagonisti dell'epoca, sopravvissuti. Enorme come sempre Maureen Stapleton/Emma Goldman, e splendida anche la breve partecipazione di Jack Nicholson nei panni del drammaturgo O'Neil.Da vedere anche il coevo "I Dieci giorni che sconvolsero il mondo"('82) di Sergeij Bondarciuk, con Franco Nero nei panni di Reds (ce ne è anche un altro sempre di Bondarciuk con Reds interpretato da Nero, e incentrato unicamente sulla rivoluzione messicana, "Que viva Mexico!"), enormemente inferiore e pomposo come ogni monumentale ed elefantiaco nella narrazione e nel ritmo, lavoro di Bondarciuk, ma interessante come sorta di "risposta" sovietica, alla visibilità e al successo internazionale di "Reds". Se il comunismo attecchiva davvero negli Stati Uniti, con l'organizzazione e l'efficienza della sua classe operaia e una società industriale oramai pienamente sviluppata nelle contraddizioni e negli orrori dello sfruttamento così fisiologici di ogni civiltà capitalistica...E non in un paese di ubriaconi perenni come gli slavi, e ancora fermi alla servitù della gleba, come era la Russia zarista dell'epoca, i quali settant'anni dopo si sono svenduti anche il culo per i vibratori e le Mercedes sinonimi del benessere consumistico, adesso tutto il mondo, sarebbe comunista.

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  3. Scusate la curiosità, ma il tag commedia(?), che c'entra? C'è in pratica solo un momento amaramente divertente, quando Reds gravemente ammalato di nefrite e prossimo alla prematura fine va a pisciare, e visto da un compagno,che profferisce :-"Ehi, accidenti, questo piscia anche, di rosso!"

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    1. No, assolutamente. Riguardalo. E' pieno di scene tipiche della commedia, specialmente nella prima ora di pellicola.

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  4. Si vabbe' , mica tanto assolutamente" scusa, come mi pare si evinca fin dell'immagine del manifesto, rubricarlo "anche" nelle commedie fa un po' a pugni con il film stesso. E non e' perche' c'e Diane Keaton a riverberare con la sua presenza di lievita' e situazioni(lievita' autoironiche, non umoristiche) le gravosità della vita nella prima ora. Con questo presupposto potremmo inserire "anche" nel genere "commedia" almeno il 60% dei film. Difatti nessuno a quanto mi consta, ve lo ha mai inserito.

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    1. Se mi limitassi a vedere la prima ora del film, penserei ad una commedia. Ma tu dici di togliere il tag? considerarlo nel complesso insomma. Adesso lo tolgo.

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  5. Volendo ci puoi aggiungere biografico ecco,"John Reed", ovviamente..

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