mercoledì 26 aprile 2006

La guerra di Mario

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2005, Antonio Capuano.

Quanto è bello questo film? Tantissimo!
Registro una bella rinascita del cinema italiano. Ne sono proprio felice e chiudo qui la parentesi "tecnica".

Mario è figlio di Napoli; figlio del quartiere Ponticelli; figlio di una...; figlio della camorra e di un camorrista assassinato.
La madre è viva ma non lo può accudire, allora un'insegnante d'arte, donna amorevole e paziente quanto istruita ed intelligente, lo prende in affido nella speranza di dare a Mario una vita serena dopo l'incubo della sua infanzia (sentirete che storie!) e anche a lei un figlio da amare. Tutta qua la trama.

Ma questa trama è svolta con una regia da neorealisti efficace e semplice. Il bambino che interpreta Mario è straordinario, bravo, anzi bravissimo! I dialoghi, i fatti raccontati, i personaggi, tutto è talmente ben fatto da sembrare vero.
Valeria Golino merita menzione perché:
a) E' d'una bellezza da sturbo, in questo film più che mai. Semplice, con piccole imperfezioni estetiche, emana un calore, una morbidezza e una sensualità uniche.
b) Non recita. Ci crede in questo film, è evidente, e la sua recitazione rispecchia il suo trasporto per questa storia commovente e drammatica.

E' un film molto pesante per i contenuti. Talmente duro nel rappresentare il "caso Mario" che certe volte esaspera, però non è colpa di Mario o del film se le storie come la sua sono così. E anche il finale non è giudicabile come "bello" o "brutto" o "lieto" o "triste": è il finale di quelle storie, di bambini per certi aspetti troppo cresciuti e per altri, forse, non cresceranno più perché la loro prima infanzia è una ferita da cauterizzare.

Troppo difficile recuperare i tanti Mario che ci sono in Italia? Nessuna risposta dal film.
Io una speranza ce l'ho e la voglio avere.

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