venerdì 9 settembre 2011

Hotaru no haka - Una tomba per le lucciole

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1988, Isao Takahata.

L'incipit della pagina wiki questo capolavoro se lo merita tutto:
"(film) tratto dall'omonimo romanzo semi-autobiografico di Akiyuki Nosaka.
Sceneggiato e diretto da Isao Takahata, il co-fondatore meno noto di Hayao Miyazaki dello Studio Ghibli, presenta una visione straziante ed intensamente neorealista delle vicende personali di un ragazzo e una bambina indifesi nei confronti dell'orrore della guerra.
Il film venne presentato in contemporanea con "Tonari no Totoro" di Miyazaki. Per la crudezza delle sue immagini, "Una tomba per le lucciole" divenne un film molto controverso e poco pubblicizzato, ma ebbe grande successo in Giappone. In Italia venne distribuito solo nel circuito home-video.
"

Dunque abbiamo introdotto il grande regista, resta ancora da menzionare l'autore del romanzo e qua dobbiamo ricercarlo nel wiki inglese:
"Akiyuki Nosaka (born October 10, 1930) is a Japanese novelist, singer, lyricist, and former member of the House of Councillors. As a broadcasting writer he uses the name Yukio Aki and his alias as a chanson singer is Claude Nosaka.
Nosaka was born in 1930 in Kamakura, Kanagawa, the son of Sukeyuki Nosaka, who was a sub-governor of Niigata. Together with his sisters he grew up as an adopted child of Harimaya in Nada, Kobe, Hyōgo. One of his sisters died as the result of a sickness, and his adoptive father died during the 1945 bombing of Kobe in World War II. Another sister died of malnutrition in Fukui. Nosaka would later base his Grave of the Fireflies on these experiences. He is well known for children's stories about war.
"

La vicenda personale di Nosaka è, purtroppo, la trama sostanziale della drammatica vicenda narrata.
Il film parte col ragazzo Seita che afferma, guardandoci: "la sera del 21 settembre 1945 io morii". Poi vedremo dove la cosa avvenne, in una stazione a Kobe, dove risiedeva, coperto di cenci e smunto, disprezzato dai passanti preoccupati di far "bella figura" con gli americani in arrivo; tranne una donna, che gli lascerà del riso da mangiare, bel gesto ma ormai inutile. Morto come molti altri bambini in quel luogo, poi ripulito dagli addetti alle pulizie. Sarà la scena che ripetuta pocom prima del finale chiuderà il cerchio, perché subito andremo al 5 giugno 1945, pochi mesi prima, quando a Kobe ci fu un devastante bombardamento americano che la rase al suolo. Con quasi tutte le case costruite in legno, l'attacco effettuato con una pioggia di bombe incendiarie non diede scampo, la città arse in un attimo, si accese come un fiammifero e ne seguì una pioggia di cenere affatto salutare. Scena terribile a vedersi.
Dopo il bombardamento Seita si ritroverà solo con la sorellina Setsuko. La madre morì causa ferite gravissime e impossibilità di fornire medicine e cure, mentre il padre era operativo nella marina imperiale. Si recheranno da una zia, inizialmente disponibile e via via sempre meno, fino a costringerli di fatto ad allontanarsi. Andranno a vivere da soli in una caverna naturale adibita a rifugio fino a prima dell'armistizio, ma la vita è durissima, lavoro non se ne trova, mangiare ancora meno, si dovrà cominciare a rubare e i bombardamenti con le case abbandonate saranno opportunità, poi a guerra finita altrove...

Ometto di spoilerare ma la realtà fu quella che fu, astenersi talebani del lieto-fine, non è roba per voi e poi l'affermazione di Seita all'inizio non dà scampo, pronti via il film ti fa precipitare nell'orrore della guerra senza paracadute. Attenzione all'urto.

Letto all'inizio? Grande successo in Giappone mentre in italiA solo mercato home e scarsa pubblicità. Cosa contiene di così terribile da vedere questo film? Possiamo fare qualche ipotesi sui momenti "incriminabili" (cit. Ovidio: daMenti deMenti) e così ve lo racconto un po'...
- Il bombardamento già descritto è veramente infernale, virato a rosso ma non per effetto scenico bensì perché quello era il colore da usare, reale. I paesaggi desertici sotto la pioggia di cenere tirano sul grigio, e anche qua il Sommo Poeta ci si sarebbe ritrovato.
- La morte della madre nell'ospedale improvvisato è tutto fuorché edulcorata. Fasciata "a mummia" mentre che è ancora in vita perde copiosamente sangue. Il medico a Seita dirà poche e dirette parole seguite da un di fatto "buona fortuna, non posso far nulla". Tremendo quando la vedrà ormai morta, piena di vermi e altri insetti che ne hanno invaso le membra.
- La zia già citata non dispensa certo bontà di waltdisneyana memoria, men che meno il fattore che trova Seita a rubar patate pretendone l'arresto, per non parlare di altri. Ci sono tracce qua e là di umanità tenace, come la donna nella stazione che dicevo, o il poliziotto che dopo averlo preso in carico dal fattore lo libera, per il resto è rappresentazione dello stadio animale dell'esistenza che pensa a sopravvivere coi cassetti dell'empatia e della compassione chiusi a doppia mandata nell'armadio e la chiave buttata a mare.

Ce ne sarebbero altre da citare, ma penso di averne già elencate abbastanza di "colpe". Bisognerebbe poi parlare del poetico, commovente, motivo del titolo, che molto ha a che fare con la bambina e regala a un drammone senza sconti quel tocco di fiaba che una storia di bambini merita, ma anche questo lo lascio alla visione. E' bello che a un pubblico di piccini possano restare della memoria le brillanti lucciole, mentre agli adulti non mancherà di restare impresso come le "lucciole" che piovevano dagli aerei portavano ben altri effetti.

Diciamolo ora, s'è intuito ma ho tagliato ad arte qualche parola per dirlo poi: questo è un film di animazione. Non so bene indicare le tecniche usate per chi è interessato, ho cercato aiuto nel web senza trovarne. Direi ad occhio che fondamentalmente siamo al "classico", animazione a tavole disegnate con, forse, qualche aiuto elettronico in pochissimi frangenti, lo si percepisce su alcuni effetti di luce come fiamme, luci che si sovrappongono...
Fondamentalmente è una magnifica sequenza di disegni che ti lasciano a bocca aperta, talmente ben fatti che presto, causa anche pregna vicenda, ti dimentichi che stai guardando cartoni animati. Non ci sono gli effetti che stupiscono, la macchina da presa si muove come si muovono quelle sui set in "carne, ossa e ciak", ed è per questo che uso la stessa terminologia, comprendendo zoomate, carrellate, movimenti a cerchio su campo aperto, tutto però fatto come farebbe un regista con attori veri, o meglio un regista giapponese tradizionale tanto che negli interni si sente la lezione del grande maestro nippo, Yasujiro Ozu, non esagero (tipiche ad esempio le riprese con macchina sul pavimento e leggermente orientata in alto verso i soggetti).

Bellissime le musiche di stampo sinfonico non invadenti, storia meravigliosa, messaggi chiari e puliti. E' un film per tutti di livello eccelso. Fatelo vedere ai bambini senza indugi: prima hanno chiaro lo schifo della guerra, meglio è.

Visione obbligatoria, ma armatevi di fazzoletti. Olimpo personale.

p.s.:
Se interessa c'è un romanzo italiano, capolavoro del 1946 (e anch'esso pochissimo noto) "Il cielo è rosso", opera prima di Giuseppe Berto che divenne più avanti celebre per "Il male oscuro" ed altro. Liberamente ispirato al tragico bombardamento americano del quartiere San Lorenzo a Roma, ha diverse analogie con questo film, ovviamente in contesti completamente diversi ma sempre di bambini, guerra e effetti di bombardamenti si parla.
Ci hanno fatto anche un film nel 1950, titolo omonimo e regia di Claudio Gora, co-sceneggiatore insieme a Cesare Zavattini. E' introvabile. Chi ne avesse notizie è pregato, anzi supplicato, d'informarmi.

Robydick

Tantissimi i frame, talmente belli non ho potuto astenermi dall'esagerare, e ve li lascio come immagini, io ne ho appena messo uno nel mio desktop come sfondo.









































22 commenti:

  1. Un'opera straordinaria, vista e rivista negli anni e da sempre riuscita ad emozionarmi e commuovermi.
    Visione consigliatissima, ottimo recupero, Roby.

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  2. daccordissimo con te mrford, rivedibile a iosa.

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  3. non sapevo che l'avessero presentato in contemporanea a Totoro, di cui è praticamente l'antitesi. Dolore e angoscia da una parte, leggerezza e delicatezza dall'altra. Anche se forse Totoro potrebbe essere la risposta metaforica alla richiesta, non soddisfatta, di un lieto fine per questo film. Se andate in Giappone fate una visita allo studio Ghibli, o meglio al museo Ghibli che ne ricostruisce l'ambiente con fedeltà assoluta: è una lezione di animazione, ovvero di disegno e di cinema. Bellissimo pezzo Roby, film stracult, sacrosanto l'accostamento a Ozu.

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  4. grazie roby, e mi hai dato uno degli appuntamenti immancabili per una eventuale visita in giappone che prima o poi farò.
    Totoro dovrò vederlo a questo punto. ;-)

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  5. film di una crudezza inverosimile, di un realismo duro che non fa sconti a nessuno. ma la cosa che più mi colpisce è il fatto che tutto questo realismo è dato da.. beh, disegni. già qualcun'altro c'aveva provato (mi vengono in mente persepolis e valzer con bashir) ma, per quanto ben fatti e tutto il resto, avevano sempre quella componente 'caricaturale' che contraddistingue animazione/disegno/fumetto. l'opera di takhata invece non risparmia nessuno e ti forza alla visione di un frammento di vita dei più drammatici che io conosca, e lo fa con una sorta di 'passivismo' (si dice?) che ti lascia vuoto e freddo dentro. ed è questa secondo me la grandezza di questa pellicola: dei fazzoletti non ne ho avuto bisogno, commozione zero, sentimenti zero, sono stato svuotato di tutto e reso piccolo e indifeso, per qualche minuto dopo il film ero come un guscio di pelle senza sentimenti, risucchiati a forza da quelle immagini così forti di questo grandissimo film.

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  6. grazie per il commentone caro doktor. condivido tutto del tuo giudizio ovviamente.

    cazzo sei veramente un duro! O_o
    a me di lacrime me ne son calate parecchie e in diversi momenti... ma sono un tenerone, lo confesso :)

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  7. Cacchio Roby, che hai ritirato fuori. Un capolavoro poco conosciuto che andrebbe proiettato nelle scuole.
    A me questo film, la prima volta che lo vidi, sconvolse così tanto che non riuscii neanche a piangere.
    Almeno il pianto è uno sfogo di qualche tipo. E invece niente: catatonica davanti allo schermo, alle tre del mattino (lo davano in tardissima serata sulla vecchia tele+).
    Visto raramente un film più crudo.
    Bellissimo articolo.

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  8. cara lucia, ma nun piagni manco te? :D
    scherzo... grazie per l'esperienza e i sempre apprezzati complimenti

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  9. Io mi commuovo per un niente, di solito. Ma questo film mi ha pietrificata, la prima volta. Rivedendolo, certo che ho pianto. Ma lo shock assoluto di quella visione è stato ancora più violento dei pianti più disperati.

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  10. Profuma di Capolavoro lontano mille miglia!!
    E adesso dirò la mia (prevedibile?) cattiveria: "distribuito in italiA solo nel circuito home-video" è quasi sempre sinonimo, già di per sé, di Superiore Qualità...

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  11. è perfetto,doveva per forza avere qualcosa di personale da raccontare,si piange, e tanto anche

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  12. zio, hai buon fiuto... e grazie per la maiuscola finale, piace usarla anche a me :)

    sì trita, il fatto che fosse una vicenda personale di takahata ha reso le cose ancora più realiste

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  13. Barefoot Gen"('83) e "Barefoot Gen II"('87), sul bombardamento atomico di Hiroshima, prima, durante,immediatamente dopo e negli anni successivi, è pienamente al livello del più famoso -ma solo in Italia- "Una Tomba per le lucciole", tant'è che "Barefoot Gen" fu comprato e distribuito per gli Stati Uniti da Francis Coppola. Egualmente crudo e tragicamente per le situazioni quasi insostenibile, grandissima animazione e inventiva immaginifica, il lungo momento dell'esplosione della bomba su Hiroshima è stato giustamente ri-citato, plagiato, utilizzato innumerevoli volte da allora, per mostrare l'inmostrabile, del momento in cui si produsse "L'Ombra di mille soli".
    La tecnica utilizzata, qui come nei "Barefoot Gen", è la classica, vecchia,dei disegni sui rodovetri. Con i movimenti di macchina aggiunti post. Bozzetto anche, ne è stato un grande maestro.

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  14. grazie napoleone, mi chiedevo in effetti - possibile che non c'è un cartone jap su hiroshima o nagasaki? - e infatti... Barefoot lo considero di visione tassativa, arriverà...

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  15. Quando lo vidi per la prima volta, i vicini di casa credevano che piovesse, invece ero io. Ancora oggi trovo difficile scrivere su questo film senza commuovermi, anzi guarda, smetto subito.
    Fatto vedere ai miei figli in età scolar-elementare; rimasti basiti, non li avevo mai visti così silenziosi; l'unico commento del piccolo, all'epoca aveva sei anni fu: "tutti morti".

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  16. tuo figlio ha un futuro come critico harmo, credimi! :)
    grazie per l'esperienza raccontata.

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  17. stupendo. disegnato con una precisione maniacale (credo che, letteralmente, ogni chicco di riso sia stato disegnato) e un sentimentalismo semplice e non stucchevole alla Miyazaki.
    E poi la scena del bombardamento mi colpito in maniera impressionante, e dire che sapevo che stava per esserci, eppure...

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  18. eh sì, caro lake, che scena... è proprio a partire da quella che secondo me si scatena quel realismo che ti fa dimenticare che è un cartone.

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  19. beh che dire, anch'io l'avevo recensito a suo tempo, credo sia il più bel film d'animazione mai fatto. bellissimo nel disegno, inarrivabile per coinvolgimento, commovente come pochi film, non può lasciare indifferente nessuno spettatore. Fra l'altro credo che il regista Takahata stia attualmente lavorando ad un nuovo film da regista dopo anni. Non vedo l'ora...

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  20. ciao alessandro! vedremo sicuramente anche l'ultimo lavoro :)

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  21. Un film che mi ha straziato l'anima talmente da farmi dimenticare che era d'animazione. Dopo giorni non c'è molto da aggiungere... solo che è stato un grande piacere leggere la recensione superlativa che ne hai fatto. Io sono fra quelli che ho pianto, e pure tanto.
    Del resto dallo studio Ghibli escono quasi sempre grandi capolavori: tecniche tradizionali, quindi decine di migliaia di disegni fatti a mano su vetro e computer solo per il montaggio finale e le rifiniture. Io adoro il socio e grande amico di Takahata, Miyazaki di cui ho visto tutto il vedibile, su Wiki c'è un'esauriente biografia, se non non l'hai già letta. Naturalmente ti consiglio anch'io "Il mio vicino Totoro", pensa che è del 1988 ed è arrivato solo recentemente da queste parti, come pure "Porco Rosso", storia di un mitico aviatore con la faccia di maiale (ma, come lui stesso dice: "meglio porco che fascista"...), ambientata in una magnifica Venezia durante la seconda guerra mondiale.
    Lo sapevi che la serie televisiva Heidi è di Takahata?

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  22. ero sicuro conoscevi questo film. dei "grandi" non te ne manca uno. no, di heidi non sapevo proprio! grazia, arriveranno tutti i miyazaki, col tempo... ;-)

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