giovedì 24 novembre 2011

La Cina è vicina

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1967, Marco Bellocchio.

Con il romanzo omonimo di Enrico Emanuelli condivide solo il titolo. Questo secondo lungometraggio di Marco Bellocchio (dopo quel capolavoro di opera prima che è "I pugni in tasca") è un suo soggetto. Alla sceneggiatura ha collaborato anche Elda Tattoli. Un gran film a mio parere, che ho messo nei Cult solo perché appena un filo sotto l'Olimpo.

La trama, scarna e distaccata, me la risparmio e la prendo da wiki:
"Vittorio Gordini Malvezzi, professore di scuola media superiore ed uomo politico trasformista, si appresta a diventare assessore ed assume come factotum Carlo, giovane ragioniere militante del Partito Socialista Unificato, il partito con cui Vittorio intende schierarsi.
Avendo l'opportunità di frequentare quell'importante famiglia (i Gordini Malvezzi sono di nobili discendenze), Carlo entra in intimità con la sorella di Vittorio, Elena, e ne diventa l'amante pur essendo già fidanzato con la sua segretaria Giovanna. Quando lo scopre, Giovanna decide di vendicarsi e si mette insieme proprio con Vittorio. Elena nel frattempo resta incinta e cerca di abortire ma Giovanna glielo impedisce, così come Carlo: i due ex fidanzati infatti si alleano e ne approfittano per migliorare la loro condizione sociale. Fanno intrecciare una serie di intrighi che si concludono solo con un doppio e forzato matrimonio: Carlo ed Elena, Giovanna e Vittorio.
Il film finisce con il maoista Camillo che aizza una muta di cani e gatti contro il fratello Vittorio proprio nel palco ove il docente sta svolgendo il suo comizio."


Queste le vicende in breve, ma il film, quello che ti lascia, è ben diverso, e bisogna tenere in considerazione il fatto che parliamo di un'opera del 1967. Palmiro Togliatti è morto da 3 anni e il P.C.I. comincia a manifestare al suo interno i primi dissensi, che sfociano all'esterno dove il cordone ombelicale con l'Est s'incrina, tanto che nel 1968 condannerà l'invasione della Cecoslovacchia da parte dell'Unione Sovietica. Fu una presa di posizione d'importanza storica per il Partito Comunista Italiano (che poi occhetto getterà alle ortiche nel 1991 alla Bolognina, parere personale).

Difetti del film? Togliamoci subito il sassolino, proprio piccolo: a tratti manifesta discontinuità tra un evento e l'altro. Per me non ce ne sono altri.
I maoisti hanno tratti grotteschi? Ritengo la cosa in parte voluta, in parte coerente con una realtà che, anche se non conosciuta di persona ma molto spesso raccontata da conoscenti stimati, vedeva manifestazioni d'eccesso ideologico nei più giovani. C'era una volontà di ribelle contrappasso. Non a caso Camillo (Pierluigi Aprà) frequenta un collegio cattolico e si toglierà persino lo "sfizio" di comunicare da lì la presenza di una bomba che coi suoi amici hanno messo presso la sede del partito. Quello che oggi ci sembra grottesco allora non lo era in certi ambienti, e grande onore ancora a Bellocchio di averlo ritratto. Le "libertà" sessuali erano una realtà, i giovani di oggi se le sognano secondo me. Così come si sognano, e anche questo è un punto a sfavore, tanta passione politica che, per quanto sfociasse in cose assurde come le "copule antiborghesi", aveva dalla sua una ferma volontà di non subire passivamente l'altrui volontà. I maoisti, tra i quali spicca anche un giovanissimo Alessandro Haber, daranno anche occasione a più di una risata, è soprattutto grazie a loro che questo film merita il tag di "commedia".
A dare il tono "drammatico" è la, moralmente, tristissima vicenda dei due giovani fidanzati Carlo (Paolo Graziosi) e Giovanna (Daniela Surina), che daranno via ogni dignità, ed anche il loro amore, per opportunismo nei confronti dei fratelli Gordini Malvezzi, Vittorio (Glauco Mauri) ed Elena (Elda Tattoli). Una vicenda talmente penosa nel suo squallore da dar disgusto, eppure sono convinto che sia una delle cose più "comuni" possibile, credo che ci siano ancora oggi tante persone che non esitano, in favore di facili agi e ricchezze, a sputtanarsi completamente, a non aver vergogna di nulla. Difficilissimo vivere coerenti con le ideologie, piantano paletti alle vite personali da non fare invidia alle religioni.

Premi: Festival di Venezia 1967: Leone d'argento; Nastro d'Argento al miglior soggetto originale e alla migliore fotografia.

Motivi per metterlo in carnet ce n'è molti.
A parte i contenuti, il film è girato e recitato stupendamente, le immagini sono sempre molto belle sia negli interni che in campo aperto. Marco Bellocchio da subito si rivelò uno bravissimo con la macchina da presa e oggi è ancora tra i nostri migliori registi.

Curiosità:
Ci sono delle scene girate in un poligono di "tiro al piccione", sport ignobile la cui pratica venne vietata nei primi anni '80, grazie all'impegno degli animalisti. Ora si può praticare solo il "tiro al piattello". Me li ricordo bene, manifestavano ai confini del poligono con striscioni, rischiando di beccarsi dei pallini vaganti. Quelli che sparavano non eran gente da farsi troppi scrupoli, era un "ambientino" proprio raccomandabile, certe facce, mica gente che andava a lavorare per guadagnarsi da vivere, e ci siamo capiti. Scommesse da capogiro, mai più ho visto tanti soldi in contanti muoversi brevi mani.
Le scene ritraggono lungamente quello che facevo io per dare robuste arrotondate alla scarna paghetta paterna. Non sparavo, facevo o "il vivo", cioè quello che metteva il piccione "spiumato" nella gabbietta, o "il morto", quello che lo andava a recuperare impallinato. Ai tempi (avevo 14-16 anni) li maledivo questi "comunisti di merda" (questa la locuzione che usavamo tra colleghi e tiratori). Io con quei schifosissimi volatili ci facevo un sacco di grana, ci pagavano bene. Si tornava a casa sporchissimi di sangue, puzzolenti, ma quanti scudi in tasca. Quando facevi il morto spesso ti urlavano "mancia!" per recuperare il piccione solo ferito prima che uscisse dal poligono. A ripensarci oggi, a quel che facevo... facile che finirò all'inferno quando sarà, nel girone degli "Scagazzati dai piccioni", condannato a vivere in un mare di guano.
Le carcasse dei piccioni ufficialmente finivano in discarica, ufficiosamente e anche con una certa probabilità in omogeneizzati, questa una voce che circolava. Mi sa che mezza italia s'è svezzata coi piccioni impallinati.

Robydick























16 commenti:

  1. grandissima stila x Bellocchio, che considero un o dei migliori,e sicuramente fra i più onesti, registi italiani..vidi il film all'epoca,e non so se oggi possa risultare datato,ma non credo..certo, non è "i pugni in tasca",ma resta un film da rivedere di sicuro...

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  2. oggi è un pezzo di valenza storica brazzz, forse ai tempi invece fece discutere e non poco

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  3. Film datato, ma non in senso negativo. Data quei tempi, di grandi slanci e di grandi contraddizioni.

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  4. bravo Alberto, "non in senso negativo"...

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  5. Ci ho ripensato: volevo lasciare un commento unico più sopra, ma poi non potevo non dire quanto io stimi un Regista come Bellocchio!

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  6. grazie Zio, Bellocchio merita uno sforzo e condivido le maiuscole ;-)

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  7. "La Vagina è di Gina" però è secondo me sicuramente meglio. Film a mio modestissimo parere certo, invecchiato tanto, e male, a differenza invece di quasi tutto il cinema ben poco "riconciliato" e "conciliante" degli anni '60/'70 di Marco Bellocchio,regista che in quel periodo e fino agli anni '80 dello sciagurato incontro con la psicoanalisi e il "demiurgo-ciarlatano" Fagioli, ho sempre stimato e seguito, parecchio. Già dal successivo film però, "Nel Nome del Padre"('71),un altro capolavoro.

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  8. è il prossimo che affronterò di Bellocchio quello.
    questo sente gli anni se non ti poni, quando lo guardi, nell'ottica del periodo, a mio parere eh...

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  9. Bella la tua nuova immagine alla Dylan Dog Roby, Purtroppo non ho visto il film, ma lo conosco di fama. Profuma di cult, ma forse Napoleone Wilson la dice giusta. "La vagina di Gina" dal titolo sembra buono.

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  10. grazi Alli! urca, mai avrei pensato a Dylan Dog, che onore :)
    fidati del profumo, da ma trà. sulla vagina non mi pronuncio, proprio non lo conosco, ahah!

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  11. vero Greg! anche il Monviso, per prendere la sacra ampolla celtico-padana, se per questo :D

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  12. questo mi interessa particolarmente! grazie per la dritta ROb!!

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