mercoledì 2 novembre 2011

Intérieur d'un Couvente - Interno di un convento

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1978, Walerian Borowczyk.

Già il titolo dice tutto. Se poi aggiungiamo il nome del regista, potete fare da voi i vostri conti. Anche qui siamo in campo minato.Si fa per dire, ma Boro o lo si ama o lo si odia. Io lo amo e, pur non essendo il suo film migliore, "Intérieur d'un Couvente" restituisce visioni settantesche capaci di irretire l'appassionato cinema "altro".

In un convento umbro la badessa Flavia Orsini (Gabriella Giacobbe, la strega di "Keoma", nel senso del film) gestisce le giovani suorine, quasi tutte notevoli, con mano di ferro, tanto da apparire alle giovani più come l'anticristo che come esempio di rettitudine; il dialogo tra le due parti sembra impossibile già dai primi minuti di girato, con le ragazze che suonano, danzano e amoreggiano amabilmente nella navata della chiesa, interrotte "selvaggiamente" dalla badessa che distrugge il violino nella sua foga repressiva. Se la musica è demoniaca, non parliamo proprio del sesso. La sessualità repressa delle novizie, segregate in convento dalle ricche famiglie in giovane età, deflagra come una granata nel fragile equilibrio del luogo sacro e Boro si può scatenare in un delirio di nudi, auterotismo e maschi arrapati, nientemeno che Alex(ssandro) Partexano e Howard Ross/Renato Rossini che con quella faccia può fare e ha fatto qualunque cosa in ambito bis.

Il rosso delle rose e del sangue si contrappone al bianco virginale (ma non troppo) delle vestali sacre, vestali che le giovani protagoniste sembrano non apprezzare proprio, vista la disinvoltura con la quale se ne sbarazzano, mostrando senza vergogna alcuna le proprie grazie (leggete nudi integrali irsutamente notevoli) alla cinepresa di Boro che è inarrestabile nel condannare i danni della segregazione coatta in convento. Talmente inarrestabile da piazzare pure un bel cimento hardistico con dildo di legno in una sequenza autoerotica inequivocabile che aumenta il gradiente esploitativo della pellicola. Siamo comunque in un film di Borowczyc e l'andamento ondivago, onirico del suo inconfodibile tocco fa la differenza rispetto ad altri esempi del genere conventuale; un "tempo filmico" sospeso, inafferrabile, dove tutte le protagoniste si annullano e diventano "corpo unico", la liberazione sessuale contrapposta alla rigida disciplina della madre badessa, madre che necessariamente dovrà essere eliminata perchè la libido possa trovare sfogo. Non andrà così. Anzi. La clausura verrà infranta e un vento gelido spazzerà i corridoi del convento, in preda ad un delirio che porterà alla morte di due novizie e al coinvolgimento degli alti prelati della chiesa, che ovviamente si adopereranno per fare in modo che tutta quanto la vicenda venga taciuta. Nel nome del Signore, naturalmente.

Boro guarda in "alto" ma tende inesorabilmente verso il "basso". Chi apprezza il suo cinema sa che i singoli momenti sono a volte più importanti della somma delle parti. Film obliquo, non facile, che sfugge in mille direzioni, dal ritmo sostanzialmente lento che si impenna nel concitato finale con le suorine in delirio, "Interno di un Convento" è un distillato del Borowczyc touch che gli amanti del regista polacco hanno amato e ameranno incondizionatamente. Gli altri meno. Comunque, chi apprezza il cinema delle monachine, troverà materiale da far tremare i polsi, con Ligia Branice (Clara), la stupenda Marina Pierro (sodale di Boro, che fu pure "La Morte Vivante" per Jean Rollin), Loredana Martinez e altre giovani novizie dai sensi irrequieti. Uscito in Italia il 26 gennaio 1978, il film conobbe numerosi problemi censori, come da copione, tanto da girare mutilato in diversi edizioni monche dalla durata di 84 minuti.

Il Dvd Cult Epics del 2010 offre i seguenti crediti:
  • NTSC All Region
  • Interview with Luciano Tovoli
  • Featurette Behind Convent Walls
  • Lobbycard Gallery and Trailer.
  • Uncut Anamorphic Widescreen
  • English, French and Italian Audio Options
  • English Subtitles
Da avere.

Fotografia di Luciano Tovoli, musiche di Sergio Montori. Con Ligia Branice, Marina Pierro, Gabriella Giacobbe, Howard Ross, Loredana Martinez, il grande Mario Maranzana e la Stefania D'Amario de "La Sorella di Ursula". Boro trasse ispirazione da le "Passeggiate romane" ("Promenades dans Rome, 1829) di Stendhal, al secolo Marie-Henri Beyle. Naturlamente l'anno dopo Massaccesi girò "Immagini di un Convento" con la Senatore e i cimenti hard della Marina Hedman Lotar Frajese nazionale. Non ci siamo fatti mai mancare niente.

Buona Visione.
Belushi











9 commenti:

  1. Boro Boro Boro....tifo da stadio e bandierone!
    Viva le sorelle irsute!!

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  2. trovai a suo tempo davvero notevoli La bestia eI racconti immorali.poi,direi,un inesorabile declino...

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  3. viva viva Harmo, ahah!

    brazzz, non so se questo l'hai visto, ma a parte l'eros è veramente un film particolare e a suo modo di pregio, a me almeno è piaciuto. penso che nei programmi di Belushi figurerà anche "La bestia", per lui quasi autobiografico, ahahah!si scherza...

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  4. si si l'ho visto..li ho visti credo quasi tutti,e proprio per questo sostengo che ci sia stato un evidente declino dopo alcune opere davvero notevoli...

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  5. Ma prima o dopo il Concilio di Trento tutto ciò?!?!

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  6. ahah! ernest, forse avvenivano "durante" il concilio :)

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  7. Bellissimo film erotico Belushi, del mio regista erotico in assoluto. Marina Pierro strepitosa,la si basti citare in "Nel profondo del delirio"(Docteur Jekyll et les Femmes"('81), "Tre donne immorali?"('79), "Lulù"('80) almeno fino a "Regina della notte"('87) sempre diretto da lui e con il bravo Matthieu Carrière. Negli anni '80 Kezich, che divento un pò il "nemico n°1" di Tinto Brass (tant'è, che copiando Valerii-Leone de "Il Mio nome è Nessuno", in un'analoga scena in un cimitero,come lì si vedeva il nome Sam Peckinpah e anche quello di Don Siegel su alcune lapidi, quando Miranda/Serena Grandi del film omonimo va a visitare una tomba al cimitero, si vedono chiaramente su alcune tombe i nomi di alcuni dei più noti "soloni" della critica ufficiale dell'epoca, Kezich meglio di tutti) soleva dire a mò di esempio,quanto l'erotismo dei film di Borowczyk "desse la polvere" a quelli di grande successo di Tinto (e in effetti anche quelli di Borowczyk in quegli anni di prime bordeggiature vere o meno delle luci rosse,da "La Bestia" ai "Racconti Immorali",fino allo stesso "Interno [...]" avevano notevole e "scandaloso", travagliato dalle denunce e dai sequestri, ma successo anche di pubblico), ed era verissimo, in questo caso non si poteva certo dare torto a Kezich. Io ho sempre pensato che, ad esempio, da quando lo vidi la prima volta al cinema ad appena vent'anni, e non mi ha fatto mai cambiare idea, neppure a successive re-visioni, che "Il Margine"(Le Marge)('76)con Joe Dallessandro e Sulvia Kristel, e la o.s.t. "ufficiale" nientedimeno che dei Pink Floyd, sia -è molto di più e molto altro certo, ma pur pienamente rientrabile nel "genere"- il miglior film erotico mai realizzato, in assoluto.

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  8. Deduco dalla bellissima recensione e dagli interessanti commenti che è meglio che recupero la filmografia di questo regista in fretta perchè mi son perso bella roba:D

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  9. Ah ah ah, Gajardo te possino... ah ah bestia sicuro, è che mi manca la mitica Sirpa Salo Lane buonanima per le mani... per il resto, come non concordare con Napoleone. Boro, grandissimo cineasta, sottovalutato e di conseguenza considerato un autore prettamenta pornografico, ma avercene così. Io apprezzo pure "Emmanuelle 5", anche se non è completamente farina del suo sacco, da vedere se non altro per la presenza della ottundente Monique Gabrielle, cioè nientemeno che il Giocherello del Mese Pethouse in "Donne Amazzoni sulla Luna". Cinefatti, vai con Boro, nun te ne pentirai, puoi starne certo!

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