domenica 3 settembre 2006

Il Ferroviere

0

1955, Pietro Germi.

E' un neorealismo un po' particolare quello di Pietro Germi. A quanto ho letto è il film che ama di più, che ha voluto interpretare perché narra della gente in cui lui si riconosce.

Andrea è un macchinista delle ferrovie, col gomito che si alza spesso sui mezzi litri di bianco. 30anni di lavoro, una famiglia faticosamente portata avanti, poi... una disgrazia, e anche un errore, e il suo lavoro viene messo in discussione, si sente solo, nemmeno i sindacalisti provano ad aiutarlo. Farà un certo "gesto" e si inimicherà anche i colleghi coi quali lavorava, condivideva serate all'osteria e per buona parte erano anche vicini di casa.
Nel momento più buio per lui e la sua famiglia, Sandrino, il figlio più piccolo, saprà ridargli coraggio e buon umore e il finale... è da guardare.

C'è un po' di retorica, ma il film è splendido ugualmente e giustamente famoso. Io poi amo queste storie, ben definite, di tipicità, fra le persone comuni. La vita di un ferroviere dei tempi è descritta molto bene.

0 commenti:

Posta un commento