lunedì 2 aprile 2012

Ustica, Una spina nel cuore

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2001, Romano Scavolini.

“Ustica, Una spina nel cuore”, è un “film-inchiesta” che Scavolini diresse nel 2001, allorquando grazie all'eco dei clamori della già ventennale vicenda, fu presentato alla stampa nel luglio dello stesso anno in un'isolata anteprima romana. A seguire ho allegato un articolo di economia de Il Corriere della Sera, pubblicato nel 2003 e che illustra bene alcuni illuminanti retroscena dietro questo alquanto sfortunato, ma anche sciagurato progetto, nel quale è meglio non sapere come e perchè il buon Romano sia stato coinvolto.

Mai distribuito in alcuna forma e completamente invisibile per la motivazione presente nel suddetto articolo, fino all'uscita in dvd del 2009 per la Stormovie, mentre a detta dello stesso Scavolini e del suo sito ufficiale per una quanto mai visionaria forma di boicottaggio, data la madornale inadeguatezza e il velleitarismo inconsistente dell'intero progetto. Girato perdipiù in un orrendo digitale dalla resa amatorialmente elettronica, con delle telecamere e non con delle cineprese, e affonadto dagli interpreti assolutamente improbabili e inadeguati in ruoli ancor più inesistenti, (tra i quali la veste di vedette la “nota” sicula supertopa d'assalto Loredana Cannata dello “scandaloso” “La Donna lupo” ('99) di Aurelio Grimaldi, nel quale faceva sfoggio di un frettoloso e maldestro atto spompinatorio), raccolti dato il bassissimo budget tra semi-professionisti locali o poco più, della zona in cui venne girato il film. E un protagonista-scrittore/giornalista tal Leandro Amato, buono come aspirante tronista della De Filippi, il quale entrerà in contatto con un improbabilissimo agente anziano dei servizi segreti “pentito” (Edmondo Tieghi/”Mr.Kappa” [!]), il quale gli farà da “Gola profonda”, svelandogli tutte le inconfessabili verità su quanto successe allora.

Peccato, perchè Scavolini è evidentemente documentatissimo sulla tragedia dell'abbattimento del DC9 Itavia e dei suoi successivi depistaggi nelle varie inchieste partenti dal recupero della scatola nera di un caccia americano casualmente individuato, e precipitato anni prima nel mare dinanzi a Gaeta in contemporanea con la notte di Ustica, così rifacendosi anche ai diversi e famosi libri come fatti, riguardanti i tanti e trentennali misteri della tragedia; ma qui restituendoceli come le molteplici verità possibili sulla vicenda, in modi talmente goffi e maldestri da screditare completamente l'intera operazione e i suoi a questo punto insignificanti intenti. Doppiamente un peccato, vista solitamente la competenza tecnica e di assemblaggio di materiali anche in forma documentaristica, di Scavolini, che dimostrerà ancora così bene e con successo al Festival di Berlino e a Venezia nel successivo, riuscitissimo, “Le Ultime ore del Che in Bolivia” ('05), in questo caso prodotto seriamente dall'Istituto Luce.

Unica nota positiva le musiche elettroniche dell'inglese Paul Freeman, sodale di Scavolini anche come Web Master del suo sito.

Napoleone Wilson


AFFARI SPERICOLATI Da Miami a Roma, passando per il Nasdaq di New York, un incastro di società e di imbrogli
Il bidone? Non è solo un film
Le società Fave, Ivatt e Bezenet hanno raccolto miliardi di lire in Italia vantando attività mirabolanti, da Internet al cinema, e alleanze con Ivana Trump e Cisco. Migliaia di risparmiatori ci hanno creduto. E hanno perso tutto Per attrarre gli investitori è stata girata una pellicola su Ustica. Mai uscita nelle sale. Tra i protagonisti un sedicente agente del Sismi che ha indagato su Bin Laden: il signor Pizza
Il signor Alberto B. è un facoltoso professionista di una cittadina del centro Italia. Un paio di anni fa un amico gli propose «un investimento sicuro». Uno di quei titoli - gli spiegò - che lo avrebbero messo al riparo dalle declinanti fortune borsistiche della New Economy. Anzi, di più: quelle azioni americane promettevano rialzi a raffica. Si investivano 50 milioni di lire per incassarne 500 tre mesi dopo. Il signor Alberto si fidò di quelle promesse mirabolanti. Puntò buona parte dei suoi risparmi sui titoli della Fifth Avenue Channel Corporation di Miami, in sigla Fave. Gli è andata male. Malissimo. Quei soldi sono spariti nel nulla, inghiottiti in una gigantesca catena di Sant' Antonio che ha coinvolto migliaia di risparmiatori in tutta Italia. Da Trento a Roma, da Ravenna alla provincia piemontese, una folla di investitori creduloni è rimasta abbagliata dallo stesso miraggio: guadagni enormi e in breve tempo scommettendo sulle azioni di un terzetto di società. C' era la fantomatica Fave, trattata su un listino parallelo al Nasdaq di New York. Ma, volendo, si poteva puntare sulle Bezenet di Miami, oppure, tornando in Europa, tentare la fortuna con la londinese Ivatt Industries. Tutto senza le autorizzazioni prescritte dalla legge per la sollecitazione del pubblico risparmio. Un collocamento fuori da ogni regola e controllo. Sempre con lo stesso risultato. I titoli si sono rivelati carta straccia e il denaro raccolto in ogni angolo della Penisola, molte decine di miliardi di vecchie lire, ha preso il volo. Per dove? A questo punto la storia si complica. Spuntano banchieri con base a Montecarlo, sedicenti finanzieri di casa a Wall Street e perfino un paio di personaggi che si presentano come ex agenti dei Servizi segreti italiani. Dopo tanto girovagare, però, si torna a Roma. A un indirizzo che suona poco New Economy: via Chinotto 1. In questa strada del quartiere Prati ha sede l' italianissima Ivatt industries Srl, omonima della società inglese che allo stesso recapito ha stabilito una sede secondaria. Ma la sorpresa vera è un' altra. Dai documenti in possesso del Corriere risulta che la Ivatt si sarebbe data al cinema. E all' esordio ha provato a cimentarsi con un tema a dir poco ostico. «Ustica, una spina nel cuore»: questo il titolo del film che, secondo gli annunci pubblicitari, è stato prodotto nel 2001 dalla Ivatt. Poca cosa davvero: un manipolo di giovani attori, una trama traballante per la regia del quasi sconosciuto Romano Scavolini. Poco importa, a questo punto, stabilire quale sia stato veramente il ruolo della società di via Chinotto. Anche perché la spy story su Ustica, che pure venne presentata alla stampa guadagnandosi l' onore di un paio di recensioni, non arrivò mai nelle sale. Nel luglio del 2001 un certo Achille De Luca, sedicente produttore cinematografico, denunciò il furto di un computer negli uffici della Ivatt. E con il computer era sparito anche il film, registrato su un file digitale. Fine della storia. Se non fosse che nel frattempo un gran numero di risparmiatori era caduto in trappola. Intorno alla Ivatt e alle sue iniziative si era sollevato un gran polverone e alla fine anche la Consob se ne accorse. Nella rete però finirono tre pesci piccoli, piccolissimi. A giugno dell' anno scorso la Commissione di controllo sui mercati sospese per un mese Mario Comelli, Paola Cozzi e Tiziano Fumagalli, promotori finanziari del gruppo Mediolanum. Motivo: aver svolto, recita la motivazione del provvedimento, «attività promozionale impropria a favore della costituenda Ivatt industries». In altre parole, il terzetto di consulenti, tutti residenti in provincia di Milano, avrebbe tentato di piazzare tra i risparmiatori i titoli della piccola società romana. Quanto basta per meritarsi la sanzione della Consob. L' intervento della Commissione, però, servì a poco. Nei mesi precedenti le squadre dei venditori, sparpagliate in tutta Italia, avevano lavorato a gran ritmo. E praticamente indisturbate. Quando non bastava il cinema, ai risparmiatori venivano offerti altri specchietti per le allodole. Per esempio si amplificavano i rapporti tra la Fave e Ivana Trump, allora moglie del famoso miliardario americano. Quest' ultimo argomento, a dire il vero, aveva già incuriosito anche la Sec. Tanto che nel 1999 la Consob americana aprì un' inchiesta per verificare se davvero la signora Trump si era messa in società con la piccola società di Miami. Quest' ultimo particolare veniva ovviamente taciuto ai risparmiatori. Così come il fatto che nel gennaio del 2001 la Fave era stata cancellata dal listino del Nasdaq. In realtà, molto lontano dalle scintillanti luci di Wall Street, spuntano i nomi di un gruppo di personaggi italiani dalla carriera rocambolesca. Intorno alla Ivatt, per esempio, si è dato molto da fare Massimo Pizza, uomo d' affari dalle mille risorse. Nell' estate del 2002 vestiva i panni di amministratore unico della stessa Ivatt. L' anno prima lo incontriamo nel ruolo di «consulente storico» per il film «Ustica, una spina nel cuore». Ma Pizza, secondo quanto riportato da alcuni giornali, si sarebbe qualificato anche come «ex agente del Sismi», il Servizio segreto militare italiano. Tanto che nel 2001, poche settimane dopo l' attentato delle Torri gemelle di New York, il sedicente 007 avrebbe addirittura fatto parte di una missione dell' Onu in Somalia per verificare eventuali legami tra i signori della guerra locali e Osama Bin Laden. Infine, Pizza ricopre anche l' incarico di vicepresidente dell' Associazione musulmani italiani (Ami), guidata da Abdul Hadi Palazzi. Negli ultimi anni l' Ami si è fatta notare per le sue ripetute dichiarazioni a favore dell' amministrazione americana e di Israele. Una posizione quantomeno originale nel mondo degli attivisti islamici. La Bezenet invece era riconducibile a Sergio Massaglia, un cinquantenne torinese già coinvolto nei primi anni Novanta in alcuni scandali finanziari. Emigrato in Canada, Massaglia si è dato al business immobiliare per poi trasferirsi in Florida, dove ha cavalcato a modo suo il boom di Internet. Nacque così Bezenet: tanti annunci mirabolanti, ma pochi affari concreti. Tra questi si segnala l' acquisto di una partecipazione nella Cisco Italia, una società romana che non aveva nulla a che fare con la multinazionale americana dell' informatica. Ma un simile marchio associato a Bezenet aveva ovviamente un effetto più che rassicurante per molti sprovveduti risparmiatori. Meno sprovveduti sembrano invece gli uomini d' affari che ormai da molti mesi stanno battendo la Penisola nel tentativo di piazzare titoli Bezenet alle banche come garanzia su prestiti. Del resto anche la vendita del Lecco calcio, nell' estate scorsa venne pagata con le azioni della società americana. Un' operazione sfortunata: il Lecco fallì nel giro di poche settimane e sul crac ora indaga la magistratura. Qualcuno però ci sta riprovando. Secondo indiscrezioni, alcuni misteriosi intermediari avrebbero cercato di inserirsi nelle trattative per l' acquisto del Genoa calcio, altra squadra in grave difficoltà, offrendo titoli Bezenet. Nuovo bidone in vista? Vittorio Malagutti
Malagutti Vittorio
Pagina 8
(3 marzo 2003) - Corriere Economia


2 commenti:

  1. dalla descrizione che ne hai fatto metterlo nell'Ade è stato atto dovuto, anche Scavolini non ne avrà di che dire.
    magari di Ustica, come evento, ne parliamo meglio in occasione di qualche altro film :)

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