martedì 7 dicembre 2010

Yukoku (Patriottismo) - Rito d'Amore e di Morte

25
1966, Yukio Mishima.

Abbiamo fallito insieme
per un ideale, un sogno
e per qualche ragione
non sono coinvolto.

Voi condannati a morte
ed io alla vergogna:
il re mi ha imposto
d'essere il boia.

Quella mia condanna
la respingo alla sorte
il mio onore, intransigente
non può accettarla.

Mi darò la morte
con sofferenza rituale
la vita non è il corpo
c'era prima e ci sarà dopo.

La più grande sofferenza
non sarà la lama
ma chi lascerei
l'amata moglie.

Per questo verrà con me
mi seguirà nell'eterno
ultimo atto d'amore
nozze di sangue.

Nessuna parola
solo silente intesa
due ma non due
un afflato e l'universo.

Prima di dilaniarli
uniremo i nostri umori
un amplesso in altare
eterna adorazione.

Sul mondo illusorio
della vita terrena
lasceremo memoria di gloria
a noi e al nostro paese.

Vi torneremo, un giorno
fieri del nostro gesto
onorati dai predecessori
devoti dell'Amore e della Morte.


Ci ho voluto scrivere 2 versi, hobby spurio che di solito sfogo su Fanfare, ma la visione di questo breve ed intensissimo corto è stata troppo emozionante, dovevo immortalarla qua. Mi raccomando però: non usateli per interpretare il film, è solo una mia personale dedica all'opera.

Poco meno di 30 min, Muto, Epico, Gotico di rara potenza, immagini di bellezza indescrivibile, accompagnato dal Tristano e Isotta di Wagner per tutto il tempo. Interpretato, scritto e diretto dallo stesso Mishima con interprete femminile sua moglie Reiko, bellissima.  Il dramma di un ufficiale che in seguito a fatti che vengono perfettamente illustrati nelle didascalie non ha alternative se non infliggersi un Seppuku, un rituale che sarà agevolato dalla stessa moglie che lo seguirà nella morte suicidandosi. La storia è tratta da una sua novella, omonima, ed è un inno alla tradizione culturale antica giapponese, della quale Mishima era un cultore.
La musica di Wagner è perfetta (io poi l'adoro da sempre), sembra scritta apposta, indispensabile integrazione delle immagini a creare il pathos, e fa pensare perché la cultura dell'estremo oriente, a noi così lontana da apparire certe volte quasi aliena, accompagnata dalla musica di un cultore degli antichi miti occidentali ci viene incontro, come dire, appare più vicina, porta quest'opera che più giapponese non potrebbe essere su un piano assoluto, meno legato ai confini.

Grandissimo scrittore (ricordo con piacere la lettura di "Confessioni di una maschera", ormai di tanto tempo fa), Yukio Mishima è un personaggio ancora oggi estremamente difficile da interpretare. Questo fu il suo primo ed unico film. 4 anni dopo, in diretta televisiva, si suicidò proprio come l'ufficiale della novella e fu un'azione talmente pianificata da far apparire questa novella e film come un'agghiacciante prefazione. Consiglio di leggere la pagina wiki linkata, mettermi io a parlare di lui mi pare inutile.

Solo un'ultima considerazione storica la voglio fare, prima di commentare qualche frame. Parlai a suo tempo, recensendo "United Red Army", della situazione politica del Giappone tra il 1960 e in primi 70. Leggete lì cosa succedeva e provate ad immaginare l'orgogliosissimo ed ultranazionalista Mishima, in quei giorni, come potesse sentirsi, quali sentimenti provava. Indipendentemente da giudizi politici sul personaggio che in questa sede non m'interessa approfondire, il nazionalismo di Mishima era anzitutto culturale, smanioso di riportare il Giappone, tra le altre cose, ad una radicale riscoperta dei valori che portarono alla leggenda i samurai. Detto così, in poche righe, tutto si sminuisce, ma il romanzo è di chiarezza assoluta e durante il film le didascalie che raccontano i fatti sono appunto brani dello stesso. Lo scrittore ha voluto andare oltre, lasciare una sorta di testamento, producendo il suo unico film proprio su questo soggetto.

Olimpo da seduta plenaria degli dei.
Chiudo con una serie di Quadri, una Galleria d'Arte.




Numerose le inquadrature di dettagli, alcuni quasi in macro. C'è una ragione: stiamo assistendo ad un rituale contaminato da un grandioso atto d'amore, ogni particolare è al servizio di ciò, anela la perfezione dell'immagine e del gesto, perfezione che è forma di rispetto, condizione essenziale della solennità.


C'è una sensualità che solo la censura (preventiva) ha impedito di esprimersi oltre. In ogni caso si assiste ad una serie di immagini molto carnali, per i tempi coraggiose, ne ricordo poche di paragonabili.

Lunghissima, scandita e dettagliata la scena dello sventramento. Ho letto che anche nella novella questo momento è descritto a lungo e doviziosamente. Nel film è esattamente uguale, ho voluto risparmiare ad eventuali lettori i frame con le budella che sporgono, ma il Seppuku è esattamente così, un'apertura dolorosissima della pancia da parte a parte, prima di piantarsi la katana in gola, gesto finale che solo i più forti riuscivano a compiere. Quest'ultimo atto, il colpo di grazia, richiedeva la presenza di una persona ad agevolarlo, e per l'ufficiale ci sarà la moglie che assisterà a tutta la cerimonia, in silenzio. Una scena di dolore sbalorditiva.

Questo e i frame successivi per dare l'idea del senso estetico altissimo di Mishima. La donna si truccherà persino prima di attuare il suo suicidio.




25 commenti:

  1. Mi fido troppo di te per dubitare che il film, in sé, sia una chicca, una perla, un capolavoro. Ma cose come patria-onore-valori-tradizioni mi fanno, lo sai, a dir poco vomitare, non solo il contenuto dello stomaco, ma proprio vomitare l'anima, il cazzo e le ginocchia. Gretta, stolida, nefasta arretratezza tribale mascherata da epica. Lo contrappongo allo splendido personaggio di Einstein appena visto su sky (ripeto, parlo dei personaggi e delle loro idee, non dei film in sé e per sé): le posizioni di Albert e del suo collega e amico inglese dimostrano che per una mente superiore concetti bestiali come scannare e farsi scannare in nome di una cagna patriA e di una nazionalità casualmente appiccicataci addosso sono talmente assurdi che loro non è che li rifiutino: non li prendono nemmeno in considerazione!

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  2. capisco Zio, ti sei spiegato benissimo :)
    di patria nel film non se ne parla, è un racconto puro di seppuku e guarda, io pure col seppuku non mi ci ritrovo molto sai? ahah!

    sulla patria sono d'accordo, anzi di più e non occorre aggiungere altro a quel che dici, poi anche te sai come la penso io.

    su onore, valore, tradizioni, ecco, qua non penso tuttavia sia tutto da buttare, qualche distinguo lo farei. nel caso specifico il gesto è nobilissimo: non posso uccidere degli amici allora mi uccido. il suicidio della moglie ha basi fideistiche ma non meno "nobili". gesti estremi, ma pur senza raggiungere questi limiti, una persona che crede, magari più modernamente, in quei valori, può essere un corruttore, un ladro, un disonesto in generale? se i politici italiani avessero un centesimo del senso dell'onore di questo ufficiale quante katana dovremmo importare? ce ne vorrebbe un bastimento.

    ad ogni modo, insisto nel proportelo: è di bellezza assoluta e non richiede di condividerne i "valori" per essere apprezzato. mi piacerebbe molto sentire il tuo parere dopo la visione. :)

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  3. Sui "valori" come spesso faccio generalizzavo, e intendevo in senso negativo quelli imposti a tutti da una visione bigotta, bieca e conformista (il fatto è che certa gentaglia ci ha rubato le parole e le ha violentate, guarda cos'hanno fatto in italia con "Libertà", e lo stesso è accaduto con "Valori"). Chiaro che io l'avevo messa sul piano generale delle idee senza conoscere la trama: uccidersi per non dover uccidere degli amici è ovviamente un gesto di una purezza e una nobiltà angelica e assoluta, nel nome di uno dei più grandi fra i Veri Valori: l'Amicizia appunto.
    Sull'onore, insisto nel dire che anche se persone oneste e pensanti possono intenderlo in maniera davvero nobile (nel senso di onestà, sincerità, incorruttibilità ecc) il concetto di per sé è strettamente e inevitabilmente legato a quello di conformismo, e quindi non può che essere per me una parola brutta e negativa (non a caso si definisce "Uomo d'onore" un mafioso di merda). Proprio per rimanere al Giappone, non so se oggi sia ancora così, ma ricordo che ancora negli anni 80 e 90 le automobili erano tutte bianche, e al giornalista americano che lo intervistava su questa cosa curiosa in un documentario, un giapponese spiegava: "A me potrebbe anche piacere una macchina di un altro colore, ma se tutti hanno la macchina bianca e io la compro gialla, perdo il mio onore". Ecco, in questo senso penso che l'onore valga meno della merda. Ed è purtroppo in tal senso, o in altri molto simili, che quella parola viene pronunciata dalla gran maggioranza delle persone.

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  4. d'accordissimo! il fatto è che certa gentaglia ci ha rubato le parole e le ha violentate, guarda cos'hanno fatto in italia con "Libertà", e lo stesso è accaduto con "Valori" quanto è vera questa cosa, io codificherei il reato di abuso della parola e vilipendio della lingua.

    non sapevo quella storia delle macchine bianche, assurda, ahah! sono davvero un popolo quasi alieno...

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  5. Son d'accordo con lo Zio, in parte… a dir la verità ero d'accordo con lui fino a che ho cominciato leggere Mishima, uno dei miei grandi amori in letteratura dell'EST e ho cominciato a fare i distinguo di cui parli tu, Roby. Il primo è proprio culturale: inutile dire che Mishima ha sempre avuto un rapporto conflittuale con l'occidente e il suo mondo e le sue tradizioni così diverse, così lontane. Non so, sarò forse molto presa dalla sua scrittura e dal suo trattare il disagio e la rivolta della propria carne e del proprio sangue all'attuale società che non riesco a non vedere in lui, nel suo suicidio (estremo e non ultimo atto di ribellione) anche la mia liberazione! Si sa sono fortemente ammirata dagli scrittori suicidi e lui, come altri poeti orientali, sanno far affiorare anche nell'apparente piattezza, attraverso un meccanismo di 'contrasto' il vero messaggio: sembra che esaltino l'irragionevole legame con la tradizione e la società che ci vuole tutti uguali e invece ne contraddicono i valori e anelano l'individualità.

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  6. Bella e terribile questa trama, ad ogni modo non condivido le scelte dei protagonisti e poi mi sale pure una riflessione, ma come si fa a pensare ad un amplesso sapendo di dover perpetrare da lì a poco una simile tragedia?

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  7. Quello che dice petrolio sulla fascinazione del suicidio degli scrittori è verissimo, a me ad esempio è successo con Stig Dagermann. Forse perché ho sempre sentito di avere il suicidio nel dna (anche se spero di farlo non da giovane per disperazione, ma da vecchissimo per Eutanasia...) :D

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  8. Chiaro ZioNick… prima ci si incontra tutti e poi ognuno per la sua strada, per il suo 'suicidio'… :PPP A chi servisse: ho una vasta collezione di coltelli da seppuku! :)

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  9. la società giapponese (ma un pò tutte quelle non-occidentali in generale) hanno un forte senso della comunità, nel senso che prima viene il collettivo e poi l'individuo. ecco, per me, Mishima, pur adorando (quasi letteralmente) il suo paese, i suoi valori e le sue tradizioni, si è sempre trovato 'imbrigliato', quasi chiuso in un vicolo cieco da questo tipo di mentalità, come mi pare qualcuno ha già detto sopra. leggendo i suoi testi, mi sono fatto l'idea che in tutte le sue opere aleggi la Morte, unica soluzione all'odio\amore per la sua terra, come se fosse una scelta 'obbligata', alla quale era impossibile sottrarsi, scritta nel suo destino. questo lo rende in qualche modo simile ai grandi romantici (di una volta e di oggi, se mai ce ne fossero rimasti), pronti a togliersi la vita se le loro grandi aspirazioni vengono disattese.
    questa visione della vita (e, quindi, della morte) lo ha reso, però, una grande esteta: immagini strepitose come quelle di Yukoku e, più in generale, di parte dell'intera cinematografia asiatica, non credo possano essere mai replicate nel panorama occidentale: è poesia pura.

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  10. caspita che interventi di spessore! :D
    Mishima ne sarebbe soddisfatto a prescindere dai pareri, forse...

    petrolio, tu già mi fai paura per come scrivi, mo' pure la collezione di coltelli! senti, se mai ci si dovesse incontrare, prima sarai sottoposta al metal-detector, ahah!

    tyziana, devo dire che la cosa che trovi sconcertante a me è sembrata la più bella, forse quella che tutti possiamo condividere: sai di dover morire e decidi di far l'amore come ultimo atto terreno. lo trovo bello, romantico, poetico. va be', son punti di vista ;-)

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  11. figurati se li uso 'contro' di voi! al massimo se qualcuno me ne facesse espressa richiesta li usereste voi 'per' voi!

    Giusto, Roby, far l'amore e la rivoluzione insieme, come testimonia lo stato mio su face di oggi! :))))

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  12. ti sottoscrivo einzige.
    forse in europa solo i tedeschi, anche se molto attenuato ultimamente, hanno avuto storicamente un "senso di comunità" paragonabile fondato su valori condivisi e credo non sia un caso se tra i loro intellettuali (scrittori, filosofi, parlo da fine '700 a metà '900 che sono quelli che un po' ho letto) ci sono i più grandi ammiratori occidentali della cultura orientale.

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  13. Salve...Non si può però ridurre il quadriumvirato patria-onore-valori-tradizione giapponese al vomito personale, perchè comunque vissute e interpretabili e interpretate da milioni di uomini giapponesi periti durante la WWII in maniera e per "ideali" (censurabili quanto si vuole) ma ben diversi e distanti da quelli degli "uomini d'onore"...Ma di quali "uomini d'onore" s'intende parlare poi, perchè comunque quelli affermatisi e avvenuti dopo Bontade e Buscetta, i corleonesi di Riina, Bagarella e Provenzano, sono cosa ben diversa e "deviata"deteriormente dal traffico dell'eroina , dei precedenti...Comunque, senza "deviare" anch'io troppo, Mishima era un genio e uno dei più grandi scrittori non solo del dopoguerra ma sicuramente dell'intero '900, e Pasolini stesso, a cui per molte fascinazioni tematiche e di vita vissuta può essere "occidentalmente"-e lo è stato e continua ad esserlo-accostato,restituiva molte volte delle sfaccettature personali di "reazionarismo" antimodernista e occidentale quasi roussoniano seppur in lui intinto in una solida "formazione"(ah già, "frequentazione"!) marxista..

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  14. bellissimo il tuo commento napoleone..totalmente condivisibile..ciao..

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  15. straordinarie le note di Wilson... su Pasolini devo approfondire, tra l'altro sto guardando Porcile, molto criptico, e mi stanno facendo pensare.
    grazie

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  16. Magari sì, poter fare ma davvero la "rivoluzione e l'amore"insieme, il problema di oggi è che non c'è appunto possibilità nè di fare l'una nè tantomeno l'altra...Se ne parla solo tanto e anche troppo, di entrambe, ma poi per il resto ce n'era molto di più (della seconda) e almeno ci si "preparava" con tanta convinzione e speranza incrollabile della sua "inevitabilità"(per la prima), nell'Italia del '51(Rossellini docet)...Tanto per fare appunto quasi sessant'anni fa...M'è piaciuto il tuo "inevitabile" accostamento tra i popoli (per quanto riguarda l'occidente) germanico e nipponico, che in effetti, hanno molteplici tratti di "volks" affine, almeno certo, quelli di sessant'anni fa, oggi la standardizzazione consumistico-americana ha livellato e sdilinquito un pò tutte le vere radici e identità nazionali. Ciò proprio contro cui si scagliava Mishima nella società giapponese degli anni '60, che si stava sempre più conformando al colonialismo culturale capitalista dopo che politico e militare, finanche nel patrimonio dei "sogni", da parte degli americani, in una nazione come il Giappone, dalla antichissima identità (in Europa pari forse solo alla Gran Bretagna, la Spagna, e la Francia)da un 'enorme patrimonio di ricchezza culturale e di tradizioni, oltre che etnicamente non "contaminata"(brutto ma inevitabile termine capisco) da nessun altro popolo, nemmeno asiatico, nei secoli dei secoli...Un pò quello che già appunto aveva mirabilmente e con enorme lungimiranza visto PPP, stava accadendo in Italia negli stessi anni...Come Mishima.
    Bellissimo ed anche in taluni punti entusiasmante, "United Red Army"('06) di Wakamatsu (grande regista anche degli Yakuzageigen anni'70), ma non perderti "Mishima-A Life in 12 Chapters" (Usa'85) di Paul Schrader prodotto da Coppola e Lucas, o.s.t. fra le sue addirittura più belle e in senso assoluto, realizzate, da Philip Glass...C-A-P-O-L-A-V-O-R-O.
    Troppo "occidentale" per essere pienamente appreso e apprezzatp dai nipponici, troppo "orientale" rispetto a qualunque altro film culturale"di finzione" americano precedentemente realizzato...

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  17. vado completamente off topic...però mi ricollego direttamente al film. ho una sola domanda. come l'hai trovato?! da quello che so è un film perduto fino a qualche anno fa e mi chiedevo, l'hai visto in dvx o è uscito in dvd? oppure ad un festival?

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  18. non sei OT Lake, e piacere di conoscere un altro blogger di cinema. ti linko subito...
    cercalo col muletto, con queste parole chiave "yukoku mishima" ;-)

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  19. wilson, io e brazzz ci chiamiamo affettuosamente minatori, ma tu sei una miniera! Mishima l'ho trovato, e non vedo l'ora di vederlo!
    che gli dei ti donino lunga vita wilson...

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  20. vado subito a dare un'occhiata. grazie

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  21. Sì l'ho visto anch'io così questo bellissimo, indescrivibilmente suggestivo corto di Mishima, rippato da dvd giapponese in origine...Era uscito in un cofanolo contenente anche dei famosi film sceneggiati da Mishima negli anni'60..."Lunga vita", eh ti ringrazio Roby ma sapessi quanto mi sono già rotto i c.dell'esistenza "alla Travis Bickle" che è l'ultima cosa che mi puoi augurare conoscendomi, Roby...Anche se, come dice un saggio e vecchio detto irlandese, -"Sai, sei ormai troppo vecchio, per morire giovane"-...Meno male che per Mishima non è stato così, visto che, come chiosa inimitabilmente l'epigrafe finale di "Easy Rider" dopo la morte dei due leggendari protagonisti, -"La morte di un uomo secondo i modi in cui avviene,determina la reputazione di quell'uomo. E la serra per sempre".-Questo più o meno, nella traduzione letterale dall'inglese. Non è sempre vero. Non può esserlo. Ma per Mishima, come anche per il Che o per PPP non poteva, -col senno di poi- esserci morte migliore, per la determinazione perpetuamente infinita del loro mito indissolubile.
    Certo, poi, come ebbe ben a dire Moravia al suo funerale(una delle poche figure lucidamente,intellettuali e letterarie all'altezza di PPP nel panorama italiano dell'epoca, oggi non c'è assolutamente più nessuno con le loro capacità culturali e di analisi libera e senza zavorre"da servi di partito/i",della realtà),è sempre "una tragedia quando si perde una figura di vero poeta, di intellettuale così, perchè i poeti come lui non nascono nemmeno uno ogni generazione, una tragedia il suo vuoto, che lascerà a un paese disgraziato come il nostro e che nessuno sara più in grado di riempire."-...
    Novembre 1975.Terribilmente profetico.

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  22. Per parlare di Mishima dovremmo solo riunirci per ore e ore, davvero complesso come personaggio.
    Semplificando, dico solo che mi spiace sia stato "rubato" da frange che fanno dell'ignoranza e dell'incoerenza la loro bandiera, come al solito si è fiutata una presunta similitudine di vedute e ci si è arrogati il diritto di "usarlo".
    Per quanto mi riguarda, vero è che su alcuni punti, seppur profondissimi, proprio non riusciremmo ad avere visione simili, però ripeto che il tutto va studiato a dovere.
    Il corto è fantastico, è una poesia visiva condensata in quella durata, tocca corde dell'animo.
    Unica nota: il personaggio fa harakiri ma non un seppuku. I dati che spiegano le tipologie non sono sempre chiarissimi, ma il seppuku dovrebbe comprendere anche la figura retrostante che va poi a tagliare la testa del suicida, proprio come ha perpetrato Mishima dal vero, cosa che nel cortometraggio invece non avviene.

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  23. adesso non sono espertissimo, però si parla esplicitamente di seppuku a riguardo del corto.

    è vero quello che dici riguardo alla decapitazione, ma penso che si tratti nel corto di una scelta estetica, un corpo decapitato avrebbe impedito il finale. la moglie partecipa attivamente al rito ed alla fine è lei che gli pianta in gola la katana, senza staccargli la testa ma con lo stesso "effetto di": chiudere definitivamente la sofferenza e quindi il rito.

    harakiri è invece un atto individuale che non prevede l'aiuto di alcuno. il tipo di taglio inferto allo stomaco è sostanzialmente identico, manca la persona che compie l'atto finale.

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  24. Sì, comunque leggevo che dovrebbe trattarsi comunque di seppuku. Probabilmente hai ragione tu, è stato rappresentato in modo diverso, ma c'è comunque la funzione dell'altra persona di accompagnamento, quindi è come se fosse tale. O forse esiste davvero anche questa variante.

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