giovedì 9 dicembre 2010

White Zombie - L'isola degli zombies

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1932, Victor Halperin.

Sono in fase propedeutica. Prima di affrontare Romero e successori, Fulci compreso, volevo vedere le origini del Genere Zombie. Questo, secondo la critica cinematografica ufficiale, è il primo film a parlare di zombie.

66 minuti, con sonoro. Una giovane coppia si reca ad Haiti per sposarsi, ospiti di un ricco signore, il quale però ha delle mire sulla sposina, la insidia, cerca di portarla a sé e vedendo che lei non accetta decide di rivolgersi ad un sinistro stregone, una specie di creatore ed ammaestratore di morti viventi, gli zombie appunto come li chiamano anche gli indigeni. La ragazza, vittima della stregoneria voodoo, morirà per poi riapparire viva e "disanimata" nel castello dello stregone, sito su una montagna che nessuno va a visitare per comprensibili motivi e solo un prete coraggioso, amico dello sposino, accompagnerà quest'ultimo alla ricerca dell'amata...

Il cinema ha sempre attinto alla letteratura per i suoi personaggi, ma gli zombie sono un'eccezione: rifacendosi a tradizioni molteplici, presenti in molte religioni, e soprattutto alla stregoneria ed al voodoo in particolare, sono fondamentalmente una "creazione" dal punto di vista culturale ed artistico proprio del cinema. Non saprei dire se il termine stesso fosse già presente nella cultura haitiana, probabile che sì. Sicuramente invece quello dei morti che risorgono in qualche modo, i casi di morte apparente e via discorrendo non sono una prerogativa caraibica, oltretutto Haiti ha assorbito e miscelato credenze, culture e religioni provenienti dal vecchio continente e dall'Africa (chi non ha letto almeno un romanzo che ne parla?).

Anche se ancora devo vedere Romero conosco il "tipo" di zombie da lui ritratto per sommi capi. E' stata una sua felice reinterpretazione, in questo film siamo invece più vicini a quella stregonesca: uomini e donne vittime di morte apparente pilotata da qualcuno che ne possiede i poteri. Questi zombie non sono antropofagi, sono semplicemente dei servi, schiavi dello stregone capace di dominarli, lavorano al suo servizio. Sguardo nel vuoto, anima svuotata, automi, corpo morto anche se animato insensibile al dolore: questi i primi connotati essenziali.
Oggi zombie è sostantivo ed aggettivo sulla bocca di tutti, vetta di un modo di intendere un personaggio ingovernabile, lento ma inarrestabile e quasi imbattibile, un vero incubo. Personaggi simili agli zombie sono quelli posseduti, o gli schizofrenici, o anche gli ipnotizzati, i sonnambuli. Un film che consiglio a riguardo, e torniamo al muto, grande opera espressionista, è il famosissimo "Il gabinetto del dottor Caligari", con delle scenografie che sfidano la prospettiva classica.

Importante storicamente, visione obbligatoria per cinefili e tutto sommato piacevole per chiunque, m'è parso un po' di "maniera" nonostante l'innovativo argomento (potrei sbagliarmi). Ha certamente il grande fascino del cinema di una volta, nel quale mi piace tuffarmi ogni tanto.

forse il primo frame di zombie della storia del cinema

gli zombie sono operai instancabili al servizio dello stregone


Bela Lugosi, attore che con poco trucco assume sguardi terribili

è bellissimo questo frame, l'ho mirato con cura, quella postura delle mani della ragazza che sta per morire vittima della stregoneria mi piace troppo, c'è ancora l'arte del cinema muto in questi primi film sonori, la cura del gesto, la scuola dei mimi.


eh, il cimitero, fornitore primo di zombie, non poteva mancare

il fascino della scenografia di studio

un momento drammatico, ma gli zombie qua non sono assassini, solo automi in mano di altri

Metto qua in calce una curiosità che nulla c'entra col valore del film: il titolo italiano contiene un refuso molto comune anche ai nostri giorni. I sostantivi inglesi per il plurale richiedono la "s" finale o "ies", a seconda di come termina la parola al singolare, non sono un esperto ma più o meno è così. Quando però si usano in una frase italiana non vanno mai al plurale, non si applica la regola di una frase interamente in inglese, così a me è stato insegnato. Il titolo quindi sarebbe dovuto essere "L'isola degli zombie" e non "zombies", la preposizione articolata a dare da sola il senso del plurale. In Italia guardiamo "i film", non "i films", giusto?

24 commenti:

  1. visto un po' di tempo fa' a "fuori orario" di quell'altro zombie vivente che è Enrico Ghezzi. affascinante come sa esserlo il cinema hollywoodiano degli anni trenta, come le scenografie ricostruite in studio.
    a proposito, in lingua fiorentina volgare il plurale di film è "filmi". ;oP
    Cit. "Tu vedessi quanti filmi e c'erano ai cine !"

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  2. ahahah! i filmi... ma voi toscani non eravate quelli che parlano l'itaLLiano perfetto? :D
    dici bene, il grande Ghezzi è proprio uno zombie da noi...

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  3. aspetto il tuo conbtributo su romero..gli zombie come paura del diverso..attuale no?

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  4. visione incredibile, soprattutto per l'atmosfera che crea. il periodo pre-codice di Hollywood è un'autentica miniera d'oro, ci si trovano veramente trattati i temi più strani.
    ah, se fossero disponibili in dvd...

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  5. non l'ho visto (non è proprio il mio genere), ma ti posso confermare la nota grammaticale...i plurali inglesi ci sono solo in inglese! in italiano li mette la gente come Giletti, e altri sfigati simili, che credono di far bella figura...:)

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  6. ho visto questo film un paio di volte, devo dire che il bianco e nero sembra sposarsi alla perfezione con questo genere. I colori e gli effetti speciali negli anni hanno sottratto quel cupo e quel senso di angoscia che solo le vecchie pellicole sanno trasmettere.

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  7. arriva brazzz, tu però mi fai delle anticipazioni succose... non dirmi il finale eh! :)

    eh einzige, hai ragione, dvd nada, però si trova in dvx molto ben fatto, segno che di appassionati ce ne sono ;-)

    grazie unwise, il tuo intervento sulla grammatica è autorevole imprimatur :D

    ciao socio. sul bianco e nero sfondi una porta spalancata

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  8. Non vedo l'ora di gustarmi le tue recensioni sul genere. Sono sicuro che li guarderai tutti. Comincerò a mettere questa recensione ne "i vicini di casa". Buon lavoro Roby:)

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  9. e sei sicuro giusto vito'! :D
    mi raccomando, conto sulla tua consulenza sanguinosamente appassionata...

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  10. Grande Roby, stai facendo scelte davvero importanti, pilastri misconosciuti, se mi passi il paradosso.
    Il film in questione ha sì debolezze, ma mi prese proprio per il contesto storico in cui fu proposto il tema.
    A questo punto ti consiglio "La lunga notte dell'orrore", produzione Hammer e via di mezzo fra gli zombi romeriani e quelli di White, anche se l'idea è molto più vicina agli ultimi...

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  11. l'ho visto poco tempo fa anch'io. più che altro per la presenza di Lugosi che nobilita ogni cosa... tuttavia proprio non m'è piaciuto. mi è sembrato solo un sfruttamento dell'imagine gotica di Lugosi, e basta.
    molto più interessante invece "ho camminato con uno zombi" del sempre bravo Tourneur

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  12. @occhio: "La lunga notte dell'orrore" parla di zombi? ce l'ho sulla pila di film da guardare da una vita ma non ne ho mai trovato la voglia (è quello belga giusto?). lo consigli?

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  13. ciao occhio! segno il film che consigli, ma vado con ordine, prima c'è appunto quello che cita lake (ciao anche a te!) che però sta tardando ad arrivare, al limite lo guardo dopo il primo di Romero, pazienza... :)

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  14. Certo Roby, io ti consiglio ciò che mi viene in mente per "lista", ma i tempi poi sono giustamente a piacere; oltretutto, il film consigliato da Lake va visto prima, proprio per dare un senso graduale.

    @Lakehurst: no, forse c'è un'omonimia, il film non è belga ma britannico (produzione Hammer); è del 1966, per la regia di John Gilling, titolo originale "The Plague of the Zombies".
    Lo consiglio per importanza, dato che potrebbe essere visto come l'anello fra lo zombi classico haitiano e quello manipolato da Romero. Non un capolavoro, ma pervaso da quell'atmosfera british tipica dei film Hammer, con un tema che non è il solito di vampiri e altri classici.

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  15. eh ma cavolo, non avevo indagato, ma allora devo vederlo prima... occhio, un grazie supremo! :D
    corro, il giovedì è la mia sera al cine. ciao!

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  16. Non tralasciare "Non si deve profanare il sonno dei morti"(Da dove vieni?tit.riediz.ita., Massacre at Manchester Morgue tit.per il mercato internaz., anglofono)(Italia/Spagna'74) del bravissimo Jorge Grau di "Le Vergini cavalcano la morte"...Con Ray Lovelock Arthur Kennedy e la bellissima spagnola rossa Christina Galbo...Bellissimo film zombesco.."La Lunga notte dell'orrore", è, un capolovoro, e come tale oggi riconosciuto e storicizzato, basta solo la proprietà creativa ed inventiva di ambientazione e atmosfere,la cava, la miniera, gli zombi nuovi schiavi-forza lavoro... Gilling era ed è ancora oggi un grande un pò (non)riscoperto,ma se ti vedi anche altri titoli come "Madra, il terrore di Londra"..., fuori o dentro le produzioni Hammer...L'unico,ad aver in un certo modo precorso il tipo di trucco e di movimento-andatura dolente e schiacciato sotto un evidente dolore/emarginazione, dello zombie romeriano, insieme al mitico "L'Ultimo uomo sulla terra"('63) di Ubaldo Ragona "e Sidney Salkow"...

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  17. segnato tutto Wilson, ma proprio tutto... anche te cominci ad introdurmi argomenti "sociali" sugli zombie, come il collega brazzz. ed avete ragione, io in questa rece li ho moderati, ma questo film già presenta gli aspetti che dite, me li sono voluti tenere per i prossimi film e non vedo l'ora di parlarne, gli zombie mi sono diventati da subito molto "simpatici" ;-)

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  18. Beh, ma se si dovesse fare una lista di zombeschi rilevanti e poco noti non arriveremmo più, a me è venuto in mente "La lunga notte..." proprio perché pre romeriano, con zombi vicino a lui come a quelli vecchio stampo di "White..." Lo descrive bene Wilson, e mi aggiungo al coro di elogio per "Non si deve profanare...", che rimane uno dei miei preferiti, nonché uno di quelli che mi trasmise anche un filo di inquietudine.
    Anch'io sono un sostenitore della visione "politica" sugli zombi, al di là di chi dice che si veda un messaggio inesistente (non tu Roby, come sai è una discussione che va avanti da un pezzo).

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  19. guarda occhio, io vedo politica quasi dappertutto, per cui... scherzo :)
    sì, ne ho letto (poco) e me ne hanno parlato. non sono andato finora troppo a fondo sulla cosa, ché come dicevo a commento sulla rece di oggi vorrei tenermi una dose di "sana ignoranza" da colmare vedendo i film e non prima, per evitare pre-giudizi. chiaro che sono intrigatissimo a riguardo.

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  20. Comunque,come anche scritto un pò ovunque,la migliore cosa "zombesca" come potenza efficacia,e anche perchè no certo, "poetica", degli ultimi dieci anni, nonostante il certamente epocale e magistrale ritorno di Romero dopo un ventennio da "Day of the Dead" per "La Terra dei morti viventi"(Land of the Dead)('05), non l'ha realizzata lui sommo maestro (anche se gli si è ispirata molto, alle sue tematiche sociali e di approfondimento psicologico, e delle interazioni umane, metafora potente sulla sofferenza, il dolore , il rimorso), bensì ed è un ribadirsi, il sempre eccellente Frank Darabont con la prima serie tv della AMC "The Walking Dead", appena terminata al sesto episodio anche in Italia la programmazione sui canali Sky.
    L'episodio finale della prima serie è di una tale forza toccante, meravigliosa, che conchiude degnamente un vero capolavoro sotto tutti gli aspetti, in attesa fidelizzata dall'entusiasmo, dell'imminente seconda serie...D'altronde, dato già il capolavoro di Graphic Novel da cui è stata fedelmente trasposta, e che già aveva ispirato moltissimo il film che veramente ha ridato nuovo seguito e spinta, consistente e risolutamente, al rinnovamento del filone, "28 Days Later"(28 Giorni dopo)('03) di Danny Boyle..

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  21. addirittura una serie zombesca, e tu Wilson riesci a vedere pure quelle... Boyle à già sul dorso del mulo :)

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  22. C'è,
    un'altra serie televisiva zombesca,inglese, che se pur non al livello
    di opera "masterpiece" di "The Walking Dead" è comunque molto bella. E
    geniale è lo spunto di partenza: i partecipanti al "The Big Brother"
    britannico,(il Grande fratello)si ritrovano bloccati nella "casa" mentre
    fuori è esplosa l'epidemia, isolati e bloccati dall'esterno ma con le
    telecamere che continuano a mostrare ogni loro movimento perchè parte di
    un sistema autonomamente computerizzato, mentre fuori dalla "casa" e
    dagli studi tv si"ammassano" sempre più i vecchi fan ormai"zombizzati"
    ,perchè parafrasando proprio l'ipermercato di Romero per"Dawn of the
    Dead"..."Era pur sempre il loro programma televisivo preferito, quando
    erano vivi..". E il tutto in riuscitissima chiave apocalittica,
    tremendista e gorissima, oltre che con evidenti espliciti, soprattutto
    nel bellissimo episodio finale, agli smembramenti e sbudellamenti di
    enorme violenza splatter e shock visivo del capolavoro più opprimente e
    angosciante di Romero, "Day of the Dead"('85)...Riuscita anche sotto
    l'importante aspetto del trucco e delle preotesi, e non era impresa da
    poco, soprattutto senza gli fx di Greg Nicotero & Howard Berger...

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  23. ahah! be', la battuta sorge spontanea: si può definire tale serie di horror/fantascienza? secondo me che gli spettatori dei reality siano degli zombie è di grande realismo! :D

    p.s.: oggi ho "I walked with..", vado per gradi, ma ho una scimmia di vedere Romero che non potete credere...

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  24. "The Walking Dead" ce l'ho in caldo, mentre "Dead Set", causa trama che mi ispirava di più, l'ho iniziato a vedere da un po' e ho provvisoriamente interrotto. Grande idea, davvero strano che nessuno ci abbia pensato prima, è una metafora di grande effetto. Per adesso ho apprezzato, nonostante alcune debolezze che spero siano legate solo all'episodio pilota o poco più; a visione finita ne parlerò di certo sul blog.

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