martedì 17 gennaio 2012

Ring of Death

8
2008, Bradford May.

Questo film fa rimpiangere le serate di tanti anni fa quando Italia uno ci deliziava di pellicole truci, feroci e un po' fanciullesche dove omoni muscolosi se la davano di santa ragione.

Si era tutti un po' più giovani, i capelli erano attaccati alla testa e non al pettine, ci piaceva tanto una spaccata di Van Damme quanto le tettone di Pamela Anderson senza bisogno di ma, di perché o sedute dallo psicologo.
Questo Ring of death, prodotto americano per la tv, approdato chissà come e chissà perchè anche nel nostro Belpaese diretto in dvd, è assolutamente trascurabile, girato non con la mano, ma col piede sinistro, interpretato da cani che ringhiano al posto di recitare, eppure assolutamente delizioso.

Bradford May, uno che nella vita un film davvero bello non l'ha mai fatto, non ha idea di che differenza passi tra una scena confusa e una ben coreografata, usa flash e fuoco/fuorifuoco manco fossimo in un thriller alla David Fincher, non ci regala mai un solo momento che tu non possa pensare “Dov'è l'oki per il mal di testa?”. Siamo in quella dimensione sublime dove il buon cinema dev'essere lasciato da parte, dove possiamo goderci "Gigi er bullo" senza problemi dell'occhio della madre, la carrozzina o il montaggio geniale. Si risponde fieri come spartani con un bel rutto seguito da scoregge e risate da commilitoni. E' cinema tagliato con l'accetta che potrebbe essere fatto meglio, ma ci va bene così: se Van Damme è un ristorante, questa è una trattoria ma non è detto non si mangi bene e alla fine non ci si alzi sazi, paciosi e contenti.

In questo mondo di crisi, di lavoro mal pagato o altro che non c'è, di donne matarazziane, di figli perduti, di un bel vaffanculo che nasce spontaneo, una serata svacco è sacrosanta: banditi perciò i buoni sentimenti che non siano pacche sulle spalle fraterne o un rapporto padre e figlio alla Over the top, c'è spazio solo per il sangue. E su questo Ring of death non lesina, i combattimenti sono feroci con la variante di pestaggi con armi pesanti e filo spinato, lo sfondo della prigione è suggestivo quanto basta per pregare Dio con un brivido di non capitarci mai, il tasso di violenza va a pari passo con una sceneggiatura che non si vergogna di proporci clichè su clichè con una cretineria di scelte narrative imperdonabili anche per un B-movie.

E' la sagra dell'inverosomiglianza, dell'idea che se lo sto raccontando devi crederci con l'accumulo ridondante di snuff-movie e belle donne per farci perdere di vista la consapevolezza della cazzata. Gli attori si distinguono tra cani e cagne, senza possibilità di appello, e dispiace un po' sia stato buttato in mezzo al gruppo, forse per i suoi trascorsi in Prison break, uno Stacy Keach (grande interprete altrove) in versione tremendamente gigionesca e fuori parte.


Ring of death lo si vede con piacere e lo si dimentica altrettanto con piacere, non fa parte di quelle pellicole che ci porteremo con noi in un ipotetico viaggio su Marte, ma non di solo Kubrick l'uomo deve nutrirsi. Perfetto nella sua imperfezione: e ci va bene così!
Keoma


8 commenti:

  1. Sinceramente non ho di questi rimpianti, anche se ripetto i gusti degli altri... :)

    O.T. per Roby:
    ieri sono riuscito a vedere "Gorbaciof": un Servillo davvero strepitoso, grazie per il consiglio!

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  2. Zio scriba "sui ceci, sui ceci!" [cit.] :)

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  3. Bisogna "tenere" un cuore vandammiano grande come una casa per amare anche i fratelli più cretini, ma rispetto lo spettacolo popolare se resta sincero e scacciapensieri come la cultura pulp dovrebbe essere.

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  4. Come disse un vecchio strambo a un mio amico "A me piace il bello. Il bello e basta"

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  5. il bello deve piacere, prima regola essenziale per essere bello. A me piacciono pure gli spaghetti alla scoreggiona.

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    1. Eh, e vero, io si che li rimpiango. Anche perché stavo molto meglio, quella di adesso, neppure vita, e', come direbbe Franco Franchi. Erano le serate di Italia 1 con titoli come "Senza possibilità di fuga"(Midnight Ride)('90) di Bob Bralver - Ovidio Assonitis, "Il Giustiziere della notte 4" ('87) di Jack Lee Thompson, "Killing Streets" ('91) di Sheldon Lettich, con Nichael Pare' e l'immancabile Lorenzo Lamas, solo per citare i primi che mi affiorano alla mente di quelle miriadi di titoli programmati soprattutto in estate, nelle oramai lontane, calde, serate estive del '92, '93, '94...Quanti film con Michael Pare', e quanti ancora con Michael Dudikoff...Bei tempi, perfettamente d'accordo, "comunque, non di solo Kubrick puo' vivere almeno il cinefilo, se non l'uomo"...Il lavoro che non c'e o e' sottopagato e' pero' purtroppo empre e solo per i soliti, non so per chi speach/less...

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  6. Stacy Keach da sempre uno dei miei attori americani preferiti, come si sara' credo evinto anche da mie precedenti rece di film in cui era coinvolto, da protagonista negli anni '70, dei quali fu uno degli esponenti Spiace che negli ultimi anni sia stato praticamente dimenticato dal cinema, se non dal grandissimo Carpenter per il fantastico ruolo del Col. datogli nello strepitoso "Escape From L.A."('96), e in "American History X"('98).

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