lunedì 16 gennaio 2012

Three the Hard Way - Dinamite, Agguato, Pistola

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1974, Gordon Parks Jr.

Arriviamo adesso ad uno dei titoli culmine dell'era blaxploitation, “Three the Hard Way”, “Dinamite, Agguato, Pistola”, secondo il titolo abbastanza assurdo della sua uscita cinematografica italiana, mai uscito in home video fino al 2010 in R1, è uno piu “lucidi” esempi, riusciti di film di quel particolare filone.

Con tre delle più grandi stelle dell'epoca, Jim Brown, Fred Williamson e il famoso marzialista nero Jim Kelly, Williams di “Enter the Dragon” (I Tre dell'Operazione Drago) ('73) di Robert Clouse. L'assurdo spunto iniziale è già di per sé impagabile, narrando di come un gruppo di fanatici della supremazia bianca stia pianificando di attuare un genocidio su scala nazionale degli afroamericani, versando dell'acqua nella rete idrica degli acquedotti di tre grandi città con una tossina in grado di colpire solo le minoranze. Simile a un'epidemia di colera, la morte sopraggiunge dopo soli tre giorni di tempo. Da ora in poi nel film sarà tutto un continuo riferimento al numero tre.

Il film è stato diretto da Gordon Parks Jr., che già aveva diretto “SuperFly” ('72), uno dei film cardine e di più grande successo del filone, figlio di Gordon Parks regista di “Shaft” il film che portò il cinema blaxploitation al pubblico mainstream. Parks aveva continuamente espresso risentimento verso la monetizzazione del genere fino alla sua morte in un tragico incidente aereo anni più tardi. Il suo più grande successo in questo film è la fede che ha avuto nel carisma che il trio di attori avrebbe apportato. I bianchi cattivi (un nemico costante nel genere) sono così comicamente malvagi, che sono ancora più bassamente destrorsi e fascisti  nemmeno fossero personaggi dei cartoni animati. Ciò potrebbe anche essere usato per accrescere il livello di violenza, per essere sicuri che ci siano molte scene d'azione (la maggior parte sono splendidamente girate e fotografate, oltre che coreografate, basti su tutte la splendida sequenza dell'inseguimento a piedi di Williamson e Brown per le strade di Chicago, e sulla celebre sopraelevata della metropolitana, o la magnifica, essenziale sequenza di Kelly che stende a colpi di karate un nugolo di poliziotti, in una strada di Manhattan battuta da un fortissimo vento; girata con uno stile fatto di estetizzanti rallenti e soprattutto, otturatore accellerato, che lascia basiti ancora oggi, è forse la prima volta che venne girata una sequenza con questo stile, ben ventiquattro anni prima che Spielberg realizzasse così il celebre inizio dello sbarco su Omaha e Utah Beach, in “Save the Private Ryan” (Salvate il Soldato Ryan) ['98], facendo scuola) e persone che vengono spazzate via dalle belle esplosioni presenti nel film, ma non vi è quasi sangue e poco gore, e niente di eccessivo.

La scellerata sceneggiatura è talmente esilarante nella sua gravità che il film diventa quasi "troppo", quando i protagonisti sono invitati a mostrare altro che la loro cooliness e rabbia. Una delle grandi gioie di un film come “Three the Hard Way” è nel suo continuo testimoniare l'assurdità dell'assunto. Prendere ad esempio la scena in cui gli eroi vogliono ottenere delle informazioni da uno dei razzisti catturato. Cosa fanno? Bene, chiamano tre splendide dominatrici ognuna di una diversa etnia,  motocicliste Kawasaki in tuta e casco integrale, ognuna di un colore diverso, e tutte e tre lo tortureranno rigorosamente in topless e belle sudate. E' una trovata così esageratamente pulp che è sorprendente Tarantino non l'abbia ancora rubata.

Anche se la trama è sottile come la carta l'azione come detto è molto ispirata, i tre protagonisti maschili sono molto bravi e simpatici. Questo film d'azione blax realizzato comunque a low-budget, aveva d'altronde come il precedente "SuperFly", major come la Warner per la sua distribuzione. Fred "The Hammer" Williamson, Jim Brown, Jim Kelly ... tutti sullo schermo e allo stesso tempo. Si può pretendere niente di meglio, per ogni amante della Blaxploitation? Probabilmente no, non si può ottenere niente di meglio, ed è anche uno dei motivi principali per cui non si può, se si è veri appassionati del filone e del cinema d'azione americano anni '70, non adorare un titolo come questo. Il merito del film, che è riuscito a mettere insieme queste tre travolgenti personalità è del regista Gordon Parks Jr. e "Three the Hard Way" è proprio il tipo di film per cui è stata inventata la parola "classico".

La maggior parte delle versioni a causa di dispute sui diritti rimuove almeno una delle canzoni di Curtis Mayfield. Il DVD Warner Home Video R1 del 2010 pubblicato per la prima volta e contenente anche "Black Samson", le ha ancora rimosse.
Napoleone Wilson



3 commenti:

  1. siamo in tre (qui ci starebbe bene la canzone di modugno..."siamo rimasti in tre....") ahahah

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