martedì 24 gennaio 2012

Dawn of the dead - Zombi

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1978, George Andrew Romero.

Cos'è un'opera definitiva? Quella che, appunto, definisce, pone le regole per un genere intero. Regole con cui sarà obbligato a confrontarsi chiunque voglia approcciare una determinata tipologia di film. E non solo le semplice regole di base, ma anche i topos, tutti quegli elementi destinati, in futuro, a tramutarsi in stereotipi.

In questo senso, non esiste pellicola più definitiva di Zombi (Dawn of The Dead). In misura anche maggiore rispetto al suo predecessore, quel La Notte dei Morti Viventi che cambiò per sempre la rappresentazione del ritornante al cinema, Zombi è a fondamento, a pilastro e a modello per tutto ciò che è arrivato dopo. Se qualche novità c'è stata, l'ha introdotta Romero stesso, insieme forse a O'Bannon, che comunque paga a Romero tutti i dovuti debiti. E no, lo zombi velocista non è una novità di rilievo, non a livello contenutistico, non a livello estetico, ché il far correre il morto vivente non è altro che un pietoso escamotage per veicolare lo spavento facile, attraverso il riflesso condizionato del balzo sulla sedia.


Questo per dire che dove è arrivato Romero, con questo film, il genere dell'apocalisse zombi si è fermato e non ha potuto fare altro se non copiare, o ispirarsi a. Nulla di male in questo. Ottimi film di zombi sono arrivati dopo Dawn of The Dead, ma tutti definiti dall'opera del 1978. L'originalità non è un valore in sé, non è un difetto essere derivativi, ma va comunque premiata, o almeno, ricordata. Ed è giusto ricordare che ogni cosa che siamo abituati a vedere quando assistiamo a un film di zombi, sta lì perché Romero l'ha pensata, scritta e girata nel 1978.


Se ne La Notte dei Morti Viventi l'apocalisse poteva ancora sembrare un evento circoscritto, e la minaccia sconfitta dopo la terribile nottata del titolo, in Zombi, ci viene raccontata la fine della civiltà come noi la intendiamo. A partire dal crollo dei mezzi di comunicazione (il film comincia in uno studio televisivo), fino ad arrivare all'abbandono e alla devastazione delle grandi città. Lo stadio dello sfascio del mondo è ancora quello iniziale, in cui predominano l'incredulità e il continuare, in maniera ottusa, a far finta che le cose non siano cambiate. Eppure, il processo è già irreversibile. E la sequenza che ci informa di come non sia più possibile tornare indietro è quella dell'irruzione nel palazzo dove si nasconde il gruppo di portoricani. La visione di quei cadaveri che si agitano come lombrichi, avvolti nei loro sudari, basta e avanza per farci capire che la società è morta e con lei qualsiasi forma di umana pietà, nonostante quello che si ostinano a raccontarci i partecipanti ai dibattiti televisivi e nonostante la battuta del prete, entrata di prepotenza nella storia del cinema: "quando i morti camminano, bisogna smettere di uccidere, signori, altrimenti si perde la guerra". E la guerra è persa in partenza, dato che di smettere di uccidere non se ne parla.


Se per molti registi di cinema dell'orrore il mezzo principale per atterrire lo spettatore è lo spavento (non la paura, che è cosa più sottile), Romero utilizza invece l'angoscia. Angoscia che corrode le speranze dei vivi e fuoriesce dai lamenti e dalle movenze meccaniche dei morti, che investe le luci colorate e la musichetta di sottofondo del centro commerciale, evidente anche nei tentativi di simulare una vita normale del manipolo sparuto di sopravvissuti, che proprio nel centro commerciale trova un momentaneo e illusorio rifugio. E ricordiamo che non saranno gli zombi la vera minaccia, destinata a infrangere le pareti di quel paradiso artificiale, ma un gruppo di vivi. Elemento che nel remake del 2004 non si è avuto il coraggio di riproporre, affidandosi al caos action della fuga a bordo dei furgoni, e ai simpatici cagnolini che stanno lì a rassicurare su come la fine del mondo non sia poi questa brutta cosa, basta avere buona compagnia. Invece Romero vuole lasciare lo spettatore da solo di fronte alla desolazione di un mondo che non è più, affidandosi ai volti e agli sguardi dei suoi quattro protagonisti, e molto poco ai dialoghi e alle spiegazioni.


Romero non è mai stato un virtuoso della macchina da presa. E' un narratore. Più che utilizzare inquadrature sofisticate o movimenti di macchina da slogamento di mascella, preferisce raccontare una storia e rimanere stretto sui personaggi, sulle loro motivazioni e sulle loro paure. Ma resta pur sempre un narratore per immagini e ognuna di queste immagini ha una sua precisa funzione, è messa lì a servizio della storia ed esiste solo per permettere al regista di farci comprendere ciò che sta accadendo e perché stia accadendo. La staticità di Zombi è solo apparente, come del resto la presunta mancanza di azione. Se Romero non perdesse tempo a costruire con metodo e amore il rapporto di amicizia che si instaura tra Peter e Roger, non sarebbe così straziante la scena in cui uno è costretto a uccidere l'altro, anche perché il tutto avviene senza strepiti o melodramma da operetta e, soprattutto, senza ripensamenti o dubbi morali un tanto al chilo. La pratica se sia giusto o sbagliato eliminare i nostri amici una volta trasformati in zombi è già stata archiviata nei minuti iniziali del film e il personaggio interpretato da un immenso Ken Foree è così disilluso, così sfiancato da quell'angoscia che resta attaccata a ogni fotogramma come una seconda pelle, che non ci serve vederlo disperarsi o piangere la morte dell'amico. Ci basta un colpo di pistola. Fuori campo, per giunta.


Anche l'ambientazione, il famoso centro commerciale su cui sono stati versati fiumi di inchiostro a dimostrazione della sua valenza metaforica, non necessita di spiegazioni o di trattati messi in bocca ai personaggi. Tornano qui perché questo posto era importante per loro. Punto. Le interpretazioni, i sottotesti (che pure ci sono, non va negato), i significati sociopolitici attribuiti, sono arrivati dopo. Ma Romero mette in scena, non giustifica. Romero fa cinema: un'operazione che può sembrare anche semplice e schematica, ma che nasconde un lavoro di asciuttezza e rigore impossibile da trovare in pellicole contemporanee. Ed è forse questa la maledizione che si porta dietro un'opera definitiva come Zombi, il destino di essere continuamente plagiata, copiata e riproposta senza essere compresa, ché quasi nessun film di zombi uscito dopo il 1978 è stato in grado di farci percepire la struggente nostalgia di un passato perduto per sempre, e l'ansia profonda per un futuro che non esisterà mai più, utilizzando solo quattro personaggi cristallizzati in un eterno e squallido presente.

Lucia






26 commenti:

  1. Più leggo le recensioni dei film di Romero, più mi convinco che devo iniziare a guardare i suoi film, complimenti a Lucia per la recensione, davvero convincente, di Romero ho qualche film, ma ben presto lo prenderò, ormai mi sono decisa a farlo solo che devo terminare di vedere Pedro prima, poi passo a Kathryn e dopo a George, si spera hahaha, comunque comincierò anche senza rassegna, tanto per battere il ferro finchè è caldo e tastare il polso di quello che è uno dei maggiori esponenti del cinema di genere ^_^

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    1. Arwen, se decidi di fare una rassegna di Romero ti consiglio di leggere anche le altre rece di Lucia ;)

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    2. la farò la rassegna è deciso, comunque si le leggerò è sempre una cultura, l'ho fatto diverse volte e continuo a farlo :)

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  2. "Zombi" e' da sempre il mio film horror preferito in assoluto, e fra i dieci per ogni genere. Ci sarebbe troppo, e troppe cose, da dovere scrivere, ad esempio sulle varie versioni ed edizioni esistenti del film, questo e' un capolavoro assoluto della storia del cinema; il " Via col vento" del New Horror americano anni '70, come ebbe a definirlo un critico inglese alla sua apparizione, il kolossal dello splatter, non c'e mai stato un film horror e non solo di zombi, dal piu' grande respiro e dalle piu' grandi idee. Non fu girato poi con così tanti soldi, e invece sembra ancora oggi più grandioso di film contemporanei che magari costano più di una vera guerra degli americani.

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    1. Napoleone, integra pure con tutte le info che il tempo ti consente di riportare, qua nei commenti. né io né Lucia ci offendiamo, anzi :D

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  3. Grazie a tutti e due per i commenti.
    @Arwen
    Romero va visto, assolutamente, è uno di quei registi che ha proseguito con orgoglio e senza mai cedere di un millimetro un suo percorso personale, al di là dei gusti del pubblico e delle tendenze del cinema commerciale. E' un autore. E' fondamentale!
    @Napoleone
    Sì, ci sarebbero trattati interi da scrivere su questo film. Per quanto riguarda le versioni, le ho visionate entrambe. Sarà per un motivo di affetto personale, ma continuo a preferire, di pochissimo, quella italiana, che è la prima che ho visto e che ha una colonna sonora migliore.

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    1. Lucia, ti ringrazio ancora e ti dico anche qua che siamo contentissimi di ospitarti! e comincia pure a pensare a quella per il prossimo mese
      bacissimi! :***

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    2. @Lucia, infatti mi incuriosisce e molto , di Romero ho visto solo la città verrà distrutta all'alba, presto vedrò gli altri film questo è poco ma sicuro :)

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  4. ottima recensione di una pietra miliare del cinema horror.

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  5. Complimenti per la recensione, dettagliatissima come al solito.
    Il film è bellissimo e definitivamente terrificante. Dico definitivamente perchè a tema, ancora oggi, non ho visto nulla che riuscisse a spaventarmi così tanto.

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  6. D'accordissimo, anch'io preferisco la versione europea, il cosìddetto "Argento's Cut", perchè più dinamico e superiore nel montaggio, e con la colonna sonora strepitosa dei Goblin, mentre la Theatrical Cut americana possiede una colonna sonora fatta come fu anche per "Night of the Living Dead" soprattutto di musica "da tappeto" composta di brani presi dalle library.Però la versione americana è ben più lunga e mantiene alcune sublimi sequenze come il decalottamento della suora dalle pale dell'elicottero sul tetto del Penney's, o l'incontro a Philadelphia prima della fuga del quartetto, con Joe Pilato nel personaggio di Rhodes che poi ritroveremo in "Day of the Dead",alla testa di un suo gruppetto di razziatori-fuggiaschi, i quali s'imbarcano con delle scorte di tutto, per una via fluviale, sequenza molto importante anche perchè fornisce un filo conduttore di un personaggio che poi ritroveremo protagonista nel film successivo dell'esalogia. La versione migliore è forse -anch'essa contenuta nell'imprescindibile cofanetto a 5 dischi del 2004 della Alan Young- la cosìddetta Extended Cut approntata per l'uscita cinematografica in Gran Bretagna, che in pratica mischia l'"Argento's Cut" con la "Theatrical Cut Usa", mantenendo ovviamente la o.s.t. dei Goblin composta per il mercato europeo e giapponese. Omette alcune scene, ma ne mantiene molte altre della "Theatrical Usa", adesso ribattezzata anche "Director's Cut", perchè comunque montata veramente da Romero.La vera "Director's Cut" fu invece quella presentata in una "Workprint" in anteprima al Marchè di Cannes del 1978, dalla durata di ca. 4 ore, e con il finale nel quale sia Ken Foree che Gaylen Ross morivano suicidi. I tedeschi ne hanno approntata un'altra ancora di edizione , l'ultima, due anni fa per il dvd/Blu-ray, la "Final Cut", che dura ca. 160 min., non contiene purtroppo alcuna sequenza ancora inedita se ne esistono ancora da qualche parte, e che è solo un montaggio di tutte e tre le versioni sopracitate, non perdendo però alcuna sequenza e mantenendo ovviamente la colonna sonora dei Goblin. O.s.t. che è innegabile, da al film un qualcosa che è molto di più. E' un capolavoro anche senza è, garantito, però almeno per chi si è abituato a vederlo con quell'accompagnamento di brani così perfetto,è imprescindibile, forse uno dei migliori connubi tra atmosfera tematica e visiva del film, azione, immagini e montaggio, e atmosfera sonora e musicale.
    P.S.: Napoleone ti scrisse Lucia, ma non lo cacasti...Scherzo...(?)

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  7. Ottimo pezzo per un film storico, uno dei grandi Capolavori del suo genere e non solo.

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  8. @newmoon
    infatti è definitivo anche in quello.Ti lascia dentro un' angoscia insopprimibile. Quello che ogni horror dovrebbe fare.
    @Napoleone.
    Mi scrivesti? Oddio, non ricevetti! spe che controllo se per caso non sei finito nello spam che ogni tanto gmail mi combina questi scherzetti!

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  9. Il primo che ho visto, il migliore dei film sugli zombi. bello anche il remake di Snyder.

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  10. Grazie Frank! Grazie Mr Ford!
    @Gus42
    per me il remake di Snyder è il Male assoluto con la emme maiuscola :D

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  11. Lucia, sei grandiosa, davvero! Accostarsi a un'opera come Zombi e riuscire a trattarla anche in maniera particolare non è cosa da tutti. Complimenti. :D

    Ciao,
    Gianluca

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    1. Ma grazie Gianluca!
      Per me Romero è una specie di intoccabile, è difficile parlarne. MI mette quasi in imbarazzo :D

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  12. Santini, tra l'altro è uno dei film su cui appunto, è stato più scritto in assoluto, in ogni dove e in ogni forma. fiumi d'inchiostro che scorrono continuamente. Molto bello anche l'ultimo manifesto "arty" che hai postato Roby, dove l'hai preso, e se mancava ancora a me, dopo 34 anni dall'uscita...Che peccato un capolavoro del genere debba restare ben al di sotto dei 40 o più di cento commenti dedicati ad una muccinata e una mocciata.

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    1. il manifesto l'ha messo Lucia nel suo blog, nel post dove informa i suoi amici di quello che ha fatto qua, e gliel'ho rubato ;)

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  13. Ottima analisi Lucia,stai scrivendo un vero e proprio dossier su Romero:-)

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  14. Mi congratulo con Lucia, se c'è una recensione che merita di entrare nell'Olimpo è proprio lei.

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    1. Ma grazie Nick. Il film si merita l' Olimpo, che senza di lui mezzo cinema di genere mondiale non sarebbe nato, quindi andava celebrato, in un modo o nell' altro ;)

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  15. Ovviamente ho messo in lista anche questo, da amante del cinema horror in particolare e del cinema di genere in generale è un titolo che non può mancare ;)

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  16. io ho proprio la versione con la musica dei goblin, però l'ho beccata coi sottotitoli, ho notato che la versione standard è censurata, questa è diciamo integrale ancora meglio XDDDDDD

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