sabato 7 gennaio 2012

Il cappotto

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1952, Alberto Lattuada.

Secondo molti è il capolavoro di Alberto Lattuada, secondo me sicuramente è un capolavoro di Renato Rascel, che 7 anni prima di "Policarpo" già si ritrovava in un ruolo molto simile: anche qua è impiegato nel pubblico, ancora una volta è uno scrivano deriso e maltrattato al lavoro, persino in comune tra i 2 film la innocente e involontaria scoperta di una corruttela che gli procurerà temporanei favori dal capo.

Liberamente ispirato al racconto omonimo del genio russo Gogol (scrittore amatissimo da chi scrive), rispetto al citato "Policarpo" siamo ora calati in una realtà meno lontana: Pavia, in prima epoca fascista. L'impiegato De Carmine subisce umiliazioni d'ogni genere, ma la cosa che lo fa più soffrire in quell'inverno è la mancanza di un cappotto adeguato. Quello che ha è liso ed è comparso anche un grosso buco sulla schiena. Riuscirà a farsene uno nuovo, bellissimo, proprio prima del rinfresco di fine anno offerto dal capoufficio. Mentre tornerà a casa dopo la serata, sul bellissimo e famoso Ponte Coperto (o Ponte Vecchio) verrà aggredito e derubato del cappotto, senza trovare nessuno disposto ad aiutarlo per recuperarlo, nemmeno le suppliche al sindaco serviranno a nulla. Morirà di crepacuore. Il suo funerale sarà un momento che nessuno a Pavia potrà dimenticare e De Carmine, anche da morto, farà in modo che la memoria non decada... I 107 minuti dell'edizione restaurata ora disponibile contengono qualche momento estremamente esilarante ma anche quelli in un tale contesto di sudditanza al potere che non ce l'ho fatta a dichiarare il film come commedia.


L'abito fa il monaco, anche quando è indispensabile a coprirti. Fa già sorridere, in un'epoca come questa, pensare che un semplice cappotto possa essere oggetto di sofferenze, risparmi, pensieri, però il racconto di Gogol, che nel film conserva intatti i suoi aspetti surreali, è tragicamente calato in una realtà "reale". La spocchia e la boria di sindaco, capoufficio e compagnia superano il sopportabile, anche se forse non a tutti può fare lo stesso effetto visto che negli ultimi anni in italiA abbiamo eletto luridi esseri di simil schiatta, gente che certo non ammira il povero De Carmine ma i suoi despoti. Se tutti i morti che hanno sulle spalle, parlo dei luridi recenti, potessero fare quello che farà De Carmine alla fine, ne godremmo tutti. Forse certe cose si potrebbero fare prima di morire, a pensarci bene.


Sbaglia chi pensa ai "signori" ritratti nel film come rappresentanti del fascismo, sono simbolo di una classe dirigente italiana - fatte le debite eccezioni - che è tuttora piccola di cervello, poverissima di senso civile e "grande" solo nel ricercare privilegi (e mignotte). Sbaglia anche chi giudica De Carmine semplicemente come un pavido destinato all'obbedienza, visto che dimostrerà in più di un'occasione di saper far valere le sue ragioni e diritti, ché son tutti bravi a fare i forti quando si hanno potere e ricchezza, mentre è quando non li si hanno che si dimostra veramente la tempra. La salute lo tradirà, lo spirito gli sopravviverà. Un piccolo eroe.


E' un film meraviglioso, per me da Olimpo. Questo 2012 ho iniziato, e continuerò, scavando nelle nostre origini italiane, di Popolo e di Cinema. Sento questo bisogno anche se non so bene spiegarne il perché. Godetevi i molti dettagli che non vi ho raccontato, ma se lo guarderete, anche se vi sembrerà un film semplice, cercate di non distrarvi, a partire dai titoli di testa. Ve ne dico solo una che mi ha commosso: De Carmine infreddolito si avvia verso l'ufficio e per scaldarsi le mani a un certo punto si ferma vicino ad un calesse e le mette sotto il soffio delle nari del cavallo... A volte è la somma di dettagli che crea il totale di un film. "Il cappotto" ne è pieno, scegliete il vostro.

Robydick

























10 commenti:

  1. Concordo sulla piccineria della classe dirigente (anzi, digerente) italiota, gentaglia davanti a cui una parola come "forcaiolo" perde i suoi connotati negativi per diventare una questione di legittima riappropriazione della dignità Civile...
    Il film mi incuriosisce anche per l'ambientazione a Pavia, dove ho fatto il militare.
    (Bella città: la Scheisse-Stadt della mia poesia era ovviamente simbolica, anche se il nostro motto di quei mesi era VIA DA PAVIA...:D)

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  2. molto carina Pavia, concordo con te Zio anche se capisco che come ricordi non siano dei tuoi migliori, ahah! ci vado spesso, ho il mio miglior amico delle moto lì in zona, il Paulposition che non so se te lo ricordi ... ;-)

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  3. cavolo se lo ricordo, il mitico Paul... quando lo vedi salutamelo!! :D

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  4. Bellissimo film, visto appena tre settimane fa dopo decenni che non lo vedevo, nella medesima copia restaurata di cui parli sopra. E' vero, e' considerato ed e' il capolavoro di Lattuada, un film che grazie ad un portentoso Rascel uomo di spettacolo "totale" e insostituibile, della storia del cinema e del teatro italiani, e' semplicemente splendido. Mi e' piaciuta molto la tua recensione e quel che riesce ad esprimere sul solito e immutabile esercizio del potere italiota, da parte di chi ne detenga anche il più' piccolo. Mi e' piaciuto molto anche l'utilizzo di una parola per definire questi individui, cioe' "luridi'', che anch'io magari accompagnata anche da "putridi", utilizzo parecchio. Il comune di Pavia, il sindaco Generale, disumano e irrimediabilmente stupido, corrotto classista e ottuso, e' pienamente riscontrabile tale e quale oggi in almeno due realtà comunali da me pienente e personalmente conoscibili, Luca Lunardini PDL di Viareggio, e l'incredibile, osceno, Marco Filippeschi PD di Pisa.

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  5. E' vero che momento quello dello "scaldamani" al fiato di un cavallo, basta un frame a sintetizzare la leggerezza chapliniana di tocco e ironia di Rascel. E che bella l'ambientazione pavese gelida e innevata. Vi sono molteplici momenti, come la visione d'insieme della città dalla prospettiva degli scavi, in occasione del sopralluogo del sindaco con i suoi lacchè di corruttela e il professore rincoglionito, che essa pare davvero una ricercata San Pietroburgo gogoliana.

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  6. Stupendo film, giustamente da Olimpo, lo aspettavo da tempo ed è arrivato.
    Proposta perfetta per oggi, ora che finalmente tutto il (falso) bailamme delle feste si è concluso e si ritorna alla realtà quotidiana...Capolavoro di Lattuada che tanti grandi film ha fatto, ma questo è sempre stato nel mio cuore. Recensione amara e ispiratissima Roby, "il potere" si trasforma, ma non cambia mai, soprattutto quando deve mantenere i propri privilegi. Forse è vero che "non esistono poteri buoni", come qualcuno che amo molto ha scritto.
    Rascel grandissimo: a volte penso sia ancora troppo sottovalutato come attore.
    Secoli fa ho letto i "racconti di S. Pietroburgo" di Gogol, forse il film non raggiunge i livelli di satira pungente del romanzo, ma questo nulla toglie al suo valore.
    Hai ragione, anche secondo me è tutt'altro che una commedia. Ho voglia di rivederlo!

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  7. P.S.: Se il 2012 inizia con questi propositi ne sono felice. Scava Roby, scava! io i miei perché li conosco invece...

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  8. Napoleone e Grazia, vi ringrazio di cuore per quello che avete scritto, senza retorica. Sottoscrivo ogni vostra sillaba. Non mi esprimo solo sui politici citati da Napoleone, non li conosco ma... mi fido ;-) Azzeccatissimo il paragone a Chaplin.

    C'è molto merito vostro in queste riscoperte. Entrambi in molte occasioni mi avete stuzzicato su questi film. Ho una memoria strana... ormai mi conoscete.

    Riguardo all'adorato Gogol, è vero, nel film si perde il suo - tremendo - sarcasmo. "I racconti di Pietroburgo" sono un passaggio obbligatorio per ogni lettore di libri, ma ancor di più, e se si vuol veramente ridere fino a rischiare un'angina, occorre leggere "Le anime morte" a mio parere. A dispetto del titolo, è un'opera caposaldo della satira moderna. Volevo parlarne anche nella rece ma avrei allungato e deviato il discorso. Chissà se ci han mai fatto un film, vado ad indagare...

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  9. dimenticavo...

    Grazia, poi mi dirai i "perché". io dei miei ho una vaga idea, per quello non mi esprimo, anche se poi un po' l'ho fatto, in rece e commenti

    Napoleone, sai che una volta parlando con un amico gli dissi che "sporco", o "imbrattato", sono parole che lego al mondo del lavoro, mentre "lurido" è una parola che riservo a chi è zozzo dentro e non importa quanto pulito e ben vestito possa apparire fuori. Erano tempi in cui ero pregno delle "Filastrocche in cielo e in terra" di Rodari, molte di esse contengono questo concetto.

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