giovedì 8 marzo 2012

Cuore

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1973, Romano Scavolini.

Quando Romano Scavolini decise di spostare l'ambientazione del super classico libro deamicisiano per ragazzi di un secolo, negli anni '70 in cui girò il film, ebbe una delle sue solite intuizioni molto buone che all'epoca nel 1973 pochi capirono, e a quanto pare da alcuni commenti recenti qua e là, nemmeno oggi. E senza compiere un adattamento della narrazione lineare e solita del celeberrimo libro per ragazzi di Edmondo De Amicis, scegliendo, invece che seguire le giornate di Enrico Bottini e dei suoi compagni di scuola, di proporci in forma ammodernata, alcuni dei migliori e incisivi e a sé stante racconti del mese pubblicati all'interno del suddetto libro “Cuore”, opera letteraria per eccellenza rivolta a generazioni e generazioni di italiani, con la quale sono cresciuti e che hanno letto a scuola .

Scenograficamente si è scelto di ridurre l'artificio all’osso, anche scenografico, vuoi forse per ristrettezze di budget, mentre è molto interessante l'uso sperimentale del colore elaborato elettronicamente, applicato da Scavolini in alcuni “freeze-frame” che aprono e chiudono ogni singolo episodio, invertendo la gamma cromatica dell'inquadratura con accostamenti di solarizzazione tipicamente anni '70, come di molti altri lavori materiali compiuti da Scavolini direttamente sulla pellicola.

L’episodio più bello e quello per cui più apertamente il film viene fatto rientrare nel celebre filone dei “Lacrima movie” allora di enorme successo, (oltre che per la presenza fra i ragazzini protagonisti del celebre Renato Cestiè, vero e proprio simbolo del filone ma anche del piccolo Duilio Crociani), è quello più ricco di pathos e commozione, come nelle stesse pagine di De Amicis, cioè “L’infermiere di Tata”, sottolineato dalle malinconiche note pianistiche di Carlo Savina autore della colonna sonora, nel quale un bambino mi pare di ricordare napoletano, si prende cura di un uomo gravemente ammalato in un letto di ospedale, interpretato da Chris Avram, credendo che fosse suo padre il quale invece non è, tristissimo e mestissimo finale.

Molto bello però è anche l'episodio tratto dal celeberrimo racconto de “Il Tamburino sardo”, ambientato durante i giorni della Resistenza, che come scelta storica a qualcuno proprio non piacque in quanto secondo egli “un'ulteriore conferma della forte presenza nel suo (di Scavolini) cinema di un impegno politico contestatario che attinge all'armamentario ideologico di sinistra”. Ancora oggi come infatti dicevo in apertura, c'è chi non gradisce affatto la prospettiva politica molto pronunciata “da sinistra”, con la quale Scavolini in pieni anni '70 (il film fu uno di quelli della pasqua '73) inserisce nei racconti e nei piccoli, grandi avvenimenti per eccellenza di formazione e crescita, delle pagine deamicisiane, i partigiani, un'ambientazione durante la 2° guerra mondiale, ragazzini e altri personaggi vestiti con i giubbotti e gli abiti degli anni '70, le pettinature “scarmigliate” addirittura -secondo una critica evidentemente da prospettiva molto reazionaria- “da manifestazione anti-imperialista”. E cosa c'è di strano e di male se qualcuno ha pure i jeans -che per inciso, esistevano eccome anche cent'anni prima-?

Il film è purtroppo ancora oggi molto raro -come è spesse volte per i titoli della filmografia “dei due mondi, Italia e Stati Uniti”, di Scavolini-, pubblicato trenta e più anni fa in edizioni videoarcheologiche in lingua italiana, come ad esempio da una rarissima etichetta canadese di vhs, mentre in Italia dalla Technofilm in una videocassetta oramai valutata il prezzo del platino, su Ebay e nei siti per collezionisti su internet. Circa 23-34 anni fa veniva ancora di rado programmato da qualche emittente locale come Tele Tirreno Nord, in copie prese dalla videocassetta, quindi abbastanza terremotate nell'immagine, se non piene di graffi, sporcizie, salti e spuntinature dai troppi passaggi del master originale nei proiettori cinematografici. Non si trova in file sharing. Da allora non ho purtroppo più avuto la possibilità di vederlo.

Napoleone Wilson


8 commenti:

  1. nemmeno io. credo sia il primo film italiano che metto tra gli Incolti

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  2. Già, e se qualcuno può farmelo avere, gliene sarei infinitamente grato, che vorrei rivederlo da oltre venticinque anni.

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  3. Non si finisce mai di imparare...non lo conoscevo neppure io...

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  4. Romano Scavolini? Quello di "Nightmare in a Damaged Brain"?
    Non c'è più religione...

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  5. quello di A Mosca cieca, uno dei migliori film italiani indipendenti e non, della sua epoca
    Rosco

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