domenica 4 marzo 2012

Terra Madre

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2009, Ermanno Olmi, Franco Piavoli.

Anzitutto segnatevi a fuoco questo sito: http://www.terramadre.org/ .
Terra Madre
Rete delle comunità del cibo
Terra Madre riunisce tutti coloro che fanno parte della filiera alimentare e vogliono difendere l'agricoltura, la pesca e l'allevamento sostenibili, per preservare il gusto e la biodiversità del cibo.

Terra Madre quindi, prima che un film, è una splendida realtà mondiale e l'Italia, per merito di alcuni personaggi da portare agli altari, è in prima linea in questa iniziativa. Citiamo chi ha voluto questo film come da titoli di testa: Carlo Petrini, presidente di Slow Food Internazionale, e Luciana Castellina, ex deputata del PCI, giornalista e scrittrice, intellettuale ad ampio spettro. Carlo si espone come da ruolo. Luciana lavora dietro le quinte. Entrambi hanno in mente un grande compito. Una volta tanto, qualcosa di cui andar fieri e non per spirito nazionalistico, che peraltro mi è indifferente, ma per la capacità di aggregare e mettere insieme tante realtà mondiali su un tema importantissimo: il cibo.
Grande il merito di Ermanno Olmi di aver fatto del Cinema Etico di altissima qualità con cui valorizzare e diffondere il messaggio di Terra Madre. Normalmente non accreditato, io ho messo anche il nome del mio amatissimo Franco Piavoli che ha dato un contributo essenziale all'opera, poi spiego perché. Olimpo ovviamente, e non si discute. Dall'incontro fondante di Torino 2004, poi ancora Torino 2006 e Torino 2008, questi quelli che si vedranno raccontati. C'è già stato Torino 2010, quest'anno ci sarà Torino 2012 dove andrò senz'ombra di dubbio.

Dal sito:
Terra Madre è un progetto concepito da Slow Food, frutto del suo percorso di crescita e che oggi ha il suo fulcro nella convinzione che “mangiare è un atto agricolo e produrre è un atto gastronomico”. Da sempre Slow Food si è schierato per i piaceri della tavola e il buon cibo e ha difeso le culture locali di fronte alla crescente omogeneizzazione imposta dalle logiche cosiddette moderne di produzione, distribuzione ed economia di scala. Ed è proprio seguendo fino in fondo queste logiche che Slow Food si è reso conto di quanto fosse necessario proteggere e sostenere i piccoli produttori, ma anche cambiare il sistema che li danneggia, mettendo insieme gli attori che hanno potere decisionale: consumatori, istituti di formazione, chef e cuochi, enti di ricerca agricola, organizzazioni non governative... Divenne evidente che si poteva avere un impatto significativo solo moltiplicando e cumulando azioni locali che seguissero una visione-guida globale.
Così è nata Terra Madre: per dare voce e visibilità ai contadini, pescatori e allevatori che popolano il nostro mondo. Per aumentare, nelle comunità dei produttori e nell’opinione pubblica, la consapevolezza di quanto è prezioso il loro lavoro. Per dare ai produttori qualche arma in più per continuare a lavorare in condizioni migliori, per il bene di tutti noi e del pianeta. Per queste ragioni, costruire una rete mondiale – che disponesse di strumenti di condivisione delle informazioni e che offrisse la possibilità di imparare dalle esperienze altrui e di collaborare con gli altri – è sembrato fondamentale. Il nostro obiettivo è continuare ad avere terre fertili, dove germoglino e crescano piante e animali adatti a quei particolari ambienti, piuttosto che dopati con sostanze chimiche che li fanno fruttare o ingrassare artificialmente. Il nostro obiettivo è continuare ad avere persone che custodiscono terre, saperi e cibi che hanno il gusto della nostra infanzia.

Non c'è molto da raccontare oltre a questo, nei contenuti che si possono desumere. Un docufilm gradevolissimo che ha i tempi giustamente slow dei quali Olmi è maestro, con colori esaltanti! Ci mostra i congressi, le iniziative all'interno, i suoi personaggi, la splendida sensazione di Unità d'Intenti che si viene a creare grazie ad una sentita sensibilità comune verso la terra e l'ambiente. E' una visione stupenda! Se poi si ama il tipo di persone che partecipano attivamente, non solo ai congressi ma ognuno nei suoi luoghi al grande sogno di una vita armoniosa, più rispettosa del diritto del pianeta a non essere distrutto e del diritto di ognuno di disporre di acqua e cibo, allora è una visione obbligatoria e incoraggiante. Il film alcuni di loro andrà, in giro per il mondo, a trovarli proprio dove loro operano, realizzando così una "concretizzazione" che questa gente, che fa quello che dice e dice quello che fa, merita ampiamente.
Non ci si faccia ingannare da luoghi comuni: questa cultura non è e non deve essere patrimonio di una parte politica e nel film, come nei congressi, la politica entra solo nel merito, in cosa fa o non fa di positivo su questi temi. Il film è questo, una visione multietnica e multiculturale del mondo, che è accomunato nei bisogni e, molto più di quanto si pensi, anche nelle idee per fronteggiarli. C'è gioia ed ottimismo anche se non mancano le storie dure e tragiche che tocca sentire.

Il dramma con cui combattere è sempre lo stesso: l'egoismo avido di pochi che causa miseria e morte a molti. La tristemente nota multinazionale monsanto è l'esempio più alto di ciò, con il suo accaparramento di brevetti sulle sementi che sta riducendo alla fame molti agricoltori. In India ha assunto toni che definire drammatici è poco. Non voglio addentrarmi troppo in questo discorso, penso solo che la monsanto è in realtà il "braccio armato" di qualcosa di peggiore e cioè la cultura nefasta che fa pensare ad alcuni paesi, costantemente, come mettere sotto giogo e dominare gli altri, paesi che vivono nel mito della crescita continua. Prima le colonie, poi guerre, controllo delle materie prime, del petrolio e del gas, e il futuro? Il futuro è il controllo delle risorse vitali per l'uomo, che si chiamano Acqua e Cibo. Non hanno ancora brevettato l'acqua? C'è poco da ridere, qualcuno sono convinto ci sta pensando.

Una straordinaria iniziativa, nata sicuramente anche grazie a Terra Madre, è la "Svalbard Global Seed Vault", realtà di cui non ero a conoscenza. C'è la monsanto, per una piccolissima parte, tra i finanziatori. La solita ipocrisia del ricco che s'ingrassa ma poi si autobeatifica con la beneficenza... ma fa niente, prendiamoci i soldi e teniamoli a bada. La maggior parte dei contributi arriva dalla Norvegia, da altri stati tra cui l'Italia, da associazioni.

Ha dell'incredibile la vita di un uomo del nord-est italiano, scomparso pochi anni fa che per circa 50anni ha vissuto in sostanziale ed autarchico isolamento nel suo piccolo terreno agricolo dove coltivava di tutto. Si nutriva solo ed esclusivamente dei vegetali che produceva, non aveva animali, non disponeva di alcuna fonte esterna né di sostentamento né di energia. Un matto, certo, ma di quelli sani. Intanto però il suo terreno ora è sotto protezione ed oggetto di studio, la sua vita e quello che ha creato come microsistema sono un laboratorio/esperimento unico nel mondo c.d. moderno. Vi lascio scoprire meglio la vicenda col film... "Un uomo senza desideri", così Olmi ha voluto titolare questo pezzo, frutto di una sua iniziativa, ed è un titolo perfetto, significativo.

Non so quanti come me amano film come "Voci nel tempo", "Al primo soffio di vento" e soprattutto "Il pianeta azzurro". Sono 3 dei 4 lungometraggi, diretti ed autoprodotti da Franco Piavoli, che ho potuto vedere. Piavoli è regista di tempi e luoghi che non usano le parole per raccontarsi, studioso e appassionato di biologia ed etologia ma questa è una mia supposizione. I suoi film sono un'immersione nella natura, ivi compresa quella umana, della quale la macchina da presa si fa semplice osservatore e il microfono sensibilissimo ascoltatore. Ho pensato più volte di recarmi nei luoghi da lui ritratti, ma dubito fortemente che riuscirò a vedere e sentire quello che lui, senza alcun artifizio, mi ha permesso coi suoi film. "Terra Madre" si conclude con un suo corto dal titolo "L'orto di Flora", protagonista Primo Gaburri, un uomo che vive nella Valle dell'Adige in modo simile ma molto meno estremo del personaggio prima citato. Commovente, istruttivo, con una qualità d'immagini e riprese grandiosa. Non c'è altro da dire se non: guardatelo.

Ribadisco: documentario da Olimpo, per qualità e contenuti.
Robydick



















11 commenti:

  1. Dovrò vederlo.
    Su preservare gusto e biodiversità del cibo dico solo: speriamo non sia troppo tardi. (Ma temo che lo sia)

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  2. secondo me non è troppo tardi, caro Nicola. a fine ottobre ci sarà, sempre a Torino, Terra Madre 2012 concomitante con Il Salone del Gusto, appuntamento che non mi perderò assolutamente.

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  3. visto che siamo in tema cito da 'la scommessa della decrescita' di s. latouche: "adottando un modello alternativo [di agricoltura], in Francia, sui mercati ci sarebbero 3600 varietà di mele invece delle 12 attuali".
    fa pensare, eh.
    per 'metodi alternativi' intende una progressiva scomparsa delle agricolture intensive ed altamente meccanizzate a favore di un sistema più 'locale' e sostenibile (concimi naturali, rotazioni del terreno, parla addirittura di un ritorno alla trazione animale).

    ora, uno può essere d'accordo o meno, ma gli svantaggi e le privazioni nelle quali il sistema attuale ci costringe sono, beh, evidenti.

    lo guarderò sicuramente, grazie per la segnalazione.

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  4. prego doktor, e grazie a te per la tua ;)

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  5. Vorrei che finalmente si dicesse meno e si facesse più.. ho un 'pezzo' di terra coltivato a ulivo, e verdure, le viti ho dovuto toglierle. La regione del vino e della vite non sa più nemmeno cosa sia un vitigno autoctono. C'è bisogno di gente volenterosa, ma c'è vitale necessità di gente che abbia potere di legiferare e di amministrare meglio la nostra risorsa principale (secondo me): la terra.

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    1. Milena, questo sforzo di Terra Madre mi sembra appunto un gesto concreto per sensibilizzare la politica. c'era anche Napolitano presente, non ricordo ora a quale edizione. più gente la pensa così, maggiori le possibilità che chi verrà eletto sia sensibile a questi argomenti.

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  6. Ottima rece che sottoscrivo. Io adoro Piavoli, regista purtroppo poco visto, ma che ho recuperato con piccole rassegne dei suoi film (a volte con lui presente al "dibattito" finale, sì, il dibattito). Tra l'altro, io abito non molto lontano alla Valle dell'Adige (ci vado spesso in bici in mezzo a quella campagna), dove è girato il suo mediometraggio in coda a questo magico film. Bravo.

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    1. grazie Alli, e buon per te. mi piacerebbe avere occasione di conoscere Piavoli come puoi immaginare. dibattito è termine bandito come comunismo? mi è nuova questa cosa :)

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  7. Ah, ah, già, bandito il dibattito ;)
    Be', non avevo visto le foto prima della Val d'Adige, luogo piccolo, ma veramente splendido (è la continuazione della più famosa Valpolicella, conosciuta per il vino, ma anche in Val d'Adige come vini non si scherza), e da ragazzo con amici ho marinato la scuola, andando proprio vicino al fiume a lanciare sassi. Ho ancora le foto, sembriamo dei teppisti anni '50 con giubbotti di pelle e l'aria malandrina (Piavoli ne avrebbe fatto un film, invece ha poi fatto questo, veramente magico).

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  8. Franco Piavoli lo conosco per "Il Pianeta azzurro", "Voci dal silenzio", e altro come "Nostos -Il Ritorno".

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