giovedì 29 marzo 2012

Kanal - I dannati di Varsavia

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1957, Andrzej Wajda.

Varsavia, durante la seconda guerra, fu teatro di due rivolte, entrambe contro i tedeschi. Una, della quale parleremo appena trovo un film che la narra, è la "Rivolta del ghetto di Varsavia", tra aprile e maggio del 1943. L'altra, che è oggetto di questo film, è nota semplicemente come "Rivolta di Varsavia". Entrambi eventi che videro i polacchi soccombere tragicamente in un bagno di sangue.

L'1 agosto 1944 i russi erano alle porte della città, i tedeschi ormai soccombenti su tutti i fronti, e la popolazione insorse, nell'intento di partecipare attivamente alla liberazione. I resistenti erano composti in buona parte da ciò che restava dell'esercito. Molti soldati si erano infatti arruolati nelle forze alleate e combattevano in diverse parti dell'europa (sotto il comando di inglesi e americani), mentre quasi tutti gli ufficiali furono fatti massacrare da stalin nel 1940 quando ancora era alleato con hitler, il c.d. "Massacro di Katyn" sul quale lo stesso Andrzej Wajda ci ha fatto un ottimo film: "Katyn". Altri resistenti arrivavano dalla popolazione civile che dopo l'inizio della rivolta aveva una scelta quasi obbligata: unirsi agli insorti o perire nei rastrellamenti.

L'aiuto dai russi non arrivò. Cito da wiki: "Il tragico fallimento dell'insurrezione, spietatamente schiacciata dalle forze tedesche dopo due mesi di battaglia cittadina, e soprattutto le cause di questo fallimento, principalmente ricondotte da alcune correnti storiografiche al mancato soccorso dei rivoltosi da parte dell'Armata Rossa, sono tuttora materia di vivaci diatribe storico-politiche. [...] Lo sperato soccorso sovietico non vi fu, in primo luogo per le difficoltà dell'Armata Rossa sulla riva destra della Vistola (sobborgo varsaviano di Praga), dopo la dura sconfitta subita delle unità corazzate sovietiche, contrattaccate di sorpresa da alcune Panzerdivisionen tedesche (Battaglie di Radzymin e Wolomin del 1-10 agosto 1944); e inoltre anche per la volontà politica di Stalin di non aiutare la rivolta nazionalista a vantaggio di un successivo insediamento di strutture politico-militari polacche filosovietiche organizzate nel cosiddetto "Comitato di Lublino" e nell'Armia Ludowa."
Personalmente propendo per la scelta politica del dittatore sovietico.

Era doveroso citare queste notizie storiche, anche perché il film in questi termini non ne parla o quasi, una chiara scelta di sceneggiatura comprensibile, dobbiamo anche considerare l'anno di produzione del film, che il regista stesso è polacco e in quale regime si trovava la Polonia. Ciononostante, proprio per questa "mancanza", non posso mettere quest'opera nell'Olimpo, ma nel Partenone ci alloggia con lode non foss'altro per i meriti puramente cinematografici.

Gli insorti, ridotti a poche decine ed accerchiati, a un certo punto non hanno altra via di fuga che per le fogne e buona parte del film si svolge appunto in quel disperato e claustrofobico tentativo di mettersi in salvo. Si riveleranno una trappola per topi, con gente che si perde nei labirinti, altri vittime delle granate e dei gas che i tedeschi, al corrente della cosa, vi buttavano, altri ancora vittime delle stesse esalazioni, alcuni si suicidarono. Veramente angosciante, la peggiore delle trappole. Chi non perì lì sotto, appena metteva il naso fuori da un tombino trovava raffiche ad accoglierlo, o tedeschi a farlo prigioniero per poi fucilarlo. Non se ne salvò nemmeno uno.

Repressa la rivolta i tedeschi rasero al suolo, con cannonate ed esplosivi, ogni singolo edificio di Varsavia. Cose che mettono i brividi. Non parliamo di un villaggio, si tratta di una capitale, e i tedeschi, pure ormai consci della sconfitta che li attendeva, ancora procedevano con quella determinazione distruttiva. Anche questo ci verrà mostrato.

E' un film che, se anche non poté denunciare appieno tutte le ragioni storiche dell'accaduto, mostra con un notevolissimo realismo quella che fu l'esperienza di quei disperati. Le scene in esterni, che probabilmente hanno potuto godere (si fa per dire) dei molti luoghi ancora da ricostruire, trasmettono tutta la sensazione di apocalittico che quei giorni contenevano. Sopravvivere a vicende del genere può persino diventare una colpa, e il finale è un vero colpo al cuore. In questo senso la locandina originale, con quell'uomo che si "scioglie", una figura che ancora in piedi già si decompone, è tragicamente bella. Non inganni la pur ricca locandina giapponese che ho trovato e m'è piaciuto proporre: il film è in bianco e nero, estremamente nero.

Premio Speciale della Giuria al Festival di Cannes 1957.
Il grande regista Andrzej Wajda nel 2000 fu premiato con un Oscar alla carriera.
Visione imprescindibile.
Robydick



















12 commenti:

  1. Film stupendo, una prova da brividi di Wajda, tecnicamente e per potenza emotiva.

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  2. "We Take Care of Our Own"..Lift Me Up.

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  3. Un film che non conoscevo, ma che va assolutamente, per i motivi da te espressi, valorizzato.

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  4. da recuperare...gli anfratti della storia dicono di più di quanto non si studi a scuola, e soprattutto fanno venire più dubbi...

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    1. vero unwise, ma penso ci vogliano entrambe le cose, mettere insieme anfratti e grandi eventi, si "motivano" a vicenda

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  5. autentica perla! Questo regista mi colpisce sempre profondamente: legata particolarmente all'Uomo di ferro e all'Uomo di marmo.. anche Katyn però merita! Tratta sempre la memoria in maniera così attuale e moderna.. ;) *

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