giovedì 23 febbraio 2012

A Better Tomorrow

8
1986, John Woo.

A better tomorrow non è il miglior film di John Woo, ma è senza dubbio un film importante, un'opera che, pur con tutti i suoi difetti di apripista al nuovo poliziesco hongkonghese che da lì a poco avrebbe invaso, con la forza di Godzilla sul Giappone, tutto il mondo, è materia pregiatissima.

Certo prima di John Woo e dei suoi antieroi dall'onore simile ai samurai c'erano già stati gli yakuza movie del grande Fukasaku e almeno un'opera potentissima come il The club di Kirk Wong, ma mai come in A better tomorrow si era assistito prima ad una tale eleganza in una messa in scena iperrealista, a sparatorie coreografate come balletti, a colpi, colore, fiamme e redenzione dai caldi pastelli di un Leonardo da Vinci con la mdp in mano.

Con A better tomorrow entra nella leggenda il look di Chow Yun Fat, stuzzicadente in bocca, occhiali scuri, giacca lunga, ma anche immortali scene come la leggendaria sparatoria con le pistole nei vasi. E' l'idea di un saldo noir dalle ambizioni di un Melville deloniano che riesce a contaminare l'Occidente, i vari Desperado di Rodriguez e Banderas, le sparatorie con le pistole puntate che guardano il west di Leone attualizzandolo, il melò che si tinge di sangue. Ai meno sensibili A Better tomorrow resta, più dei suoi seguiti e degli altri John Woo successivi, indigesto soprattutto nella commistione ancora grezza di patetismo e sparatorie, ma è a tutti gli effetti un cult movie non solo del cinema orientale, ma di quello mondiale.

Le battute da imparare a memoria, la potenza delle scene d'azione fatte di coltelli crudeli e rivoltelle fumanti, di corpi crivellati da inaudita ferocia che non si decidono a morire, ma sparano con due pistole come se benedicessero i nemici, le colombe oltre le fiamme, hanno fatto invidiare il cinema di Hong Kong da tutto il mondo e lentamente, per assurdo, ucciso. Ecco che tra polizieschi ottimi oltre John Woo, di action successivi o riscoperti dopo A Better Tommorrow, i City on Fire, i Full Contact, i capolavori di Ringo Lam, di Kirk Wong, magari meno conosciuti dalle masse, ma che, Madonna santa, spaccavano il culo a italiani, americani, francesi, si è arrivati all'eccesso imitativo di tante opere sciacallesche che bastava mettevano in scena sangue e onore per vendere vhs su vhs. Ma se da un lato abbiamo cose immense come Organized crime and triad bureau dall'altra abbiamo pasticci caciaroni con lo stesso Chow Yun Fat in fase parodistica (Tiger on the beat). Si possono accettare ancora le cafonate alla Wong Jing (God of gambler), soprattutto alla luce di uno stile elegate nell'eccesso popolano che andrebbe studiato a parte, ma è stato il proliferarsi di imitazioni in Patria, ma anche estere (Hong Kong 96 di Albert Pyun, Coppia omicida di Claudio Fragasso) a portare questa meravigliosa macchina cinema ad un passo dall'abisso. Senza contare la vergognosa tratta delle bianche dei registi dell'ex colonia inglese negli States: a qualcuno è andata bene (i primi John Woo), altri si sono vandammizzati con originalità diventando Re Mida dell'action, ad altri è spettata la miserabilità di direct in video infimi o scialbi film di guerra con vietcong usciti da farse di Aldo, Giovanni e Giacomo.

E' certo che è servito un certo rigorismo del periodo Johnnie To per intravedere la luce ed evitare l'Armageddon vissuto dai nostri generi italiani. A better tomorrow conta un seguito wooiano meno sbilanciato con una carneficina finale da applauso, un prequel diretto dal produttore Tsui Hark (suo il bellissimo The blade) dai toni melò più marcati, e un proseguo solo nominale con altri personaggi, ma girato dal Carlo Vanzina del cinema di Hong Kong, Wong Jing, non senza una certa abilità e stile. Certo che davanti ad A Better Tomorrow, per citare un immortale autore, Fernando Di Leo, “il cappello ci dobbiamo levare”. D'altronde come potrebbe essere diversamente davanti ad un film che a quasi trent'anni dalla sua nascita riesce ancora ad appassionare e ad essere avanti mille anni anche nei suoi difetti strutturali? Magari ci fosse così perfezione nell'imperfezione in tanti film odierni...

Keoma


8 commenti:

  1. CAPOLAVORO, SEMPLICEMENTE. SENZA SE, SENZA MA. TUTTI E TRE. DA DOVE HA "RUBATO" QUASI TUTTO TARANTINO PER "LE IENE" (E DA "CITY ON FIRE"). FILM E REGISTA TROPPO IMPORTANTE, CI SAREBBE TROPPO DA DIRE PURTROPPO ADESSO NON POSSO, CI TORNIAMO DOPO.

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  2. oooo finalmente un film con le palle, grande John Woo!

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  3. grandissimo cult! non il mio preferito di Woo (che resterà sempre The Killer) ma comunque un cult.

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  4. Dimenticavo nella recensione il remake recente di A better tomorrow, inferiore al suo modello

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  5. Sì Keoma visto anche il remake, bello e professionale sotto ogni aspetto, ma certo non come l'originale. Bello anche il III°, prequel di Tsui Hark.
    Johnnie To, lo considero comunque ancora oggi, uno dei migliori dieci registi in attività, a livello internazionale. Garanzia d'alto livello "esecutivo" quasi manniano, anche con le sue produzioni trgate MilkyWay.

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  6. Ti consiglio Napoleone anche Return to a better tomorrow di Wong Jing con una delle donne orientali più belle degli anni 90, Chingmy Yau, già lesbo killer nel cult Naked Killer.

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  7. L'ho visto, ne avevo la vhs U.K. della RetroCultAsia.

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