venerdì 24 febbraio 2012

Roma

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1972, Federico Fellini.

Diretto da Federico Fellini e co-scritto con Bernardino Zapponi,Roma” racconta due storie basate sulla vita di Fellini. Il primo racconto riguarda la vita di Fellini da giovane negli anni '40 e il suo primo arrivo nella città che avrebbe così in meglio cambiato la sua vita, mentre il secondo racconto parla di un regista cioè Fellini maturo ed affermato, che sta cercando di realizzare un film sulla sua amata città.
Con le apparizioni di Peter Gonzalez come il giovane Fellini, insieme a suoi compagni di lunga data come Anna Magnani, Gore Vidal, Feodor Chaliapin (che da queste parti abbiamo già conosciuto almeno come Architetto Varelli di “Inferno” di Dario Argento), e Fellini come se stesso.
Roma” è un film incantevole, un grande capolavoro e una deliziosa e al contempo delirante, lettera d'amore alla città nella quale Fellini è riuscito a costruirsi il nome che sarebbe divenuto talmente famoso e celebrato in tutto il mondo.



E' circa il 1930 quando ad un gruppo di ragazzini delle scuole elementari di Rimini vengono insegnate le vicende del mondo di Roma e la sua ricca storia. Per un ragazzo di nome Federico, la scoperta del mondo di Roma, sarebbe avvenuta soprattutto attraverso il medium del cinema. La vita del ragazzo viene cambiata davvero nell'anno dell'entrata in guerra dell'Italia mussoliniana il 1940, quando egli giunge a Roma dove può vedere e scoprire la città in tutte le sue meraviglie. Va a vivere con una grande ed eterogenea famiglia in un appartamento-pensione, vede la cultura di Roma, la quale è, Roma. Con un balzo temporale ci ritroviamo subito dopo nel 1971, mentre Roma è molto cambiata, ma non per il meglio. Il vero Federico Fellini mette in scena un memorabile apocalittico ingorgo autostradale romano, nella celebre strabiliante sequenza del raccordo anulare, dove la troupe del suo film riesce a catturare surrealmente la città piovosa, la coesistenza delle antiche rovine con luoghi moderni prodigiosamente ripresi dall'occhio di Fellini come anch'essi prossimi alla rovina.



Fellini si chiede ora al riguardo del suo approccio per realizzare il proprio film su Roma, se ritenere o meno di dover mostrare al mondo i sempre più negativi lati della città, contribuendo a indurre un'immagine e un messaggio quindi fortemente negativo, della città e dei suoi abitanti, Eppure, ci sono anche quelli che si sentono ben stanchi dell'aspetto commerciale della città, come i tempi che stanno cambiando così tumultuosamente. E anche se Fellini ci ricorda la sua esperienza in un teatrino d'avanspettacolo che egli frequentava nei suoi primi anni romani, una delle parti più memorabili e strepitose dell'intero film. I suoi ricordi della guerra, per l'irrompere improvviso e drammatico dei bombardamenti nel quartiere di San Giovanni, mentre egli giovanotto sta vedendo le prestazioni grottesche e divertentissime dei guitti sul palco, tra cui un ragazzo in frac e cilindro di nome Alvaro (Alvaro Vitali nella terza delle sue partecipazioni ai film di Fellini, dopo “Il Satyricon” , e prima di “Amarcord”) che sta eseguendo tra mille volgarissimi sfottò, un balletto di tip-tap in omaggio a Fred Astaire. Eppure, nonostante gli irresistibili lazzi e frizzi di alcuni impareggiabili coattoni indisciplinatissimi, lo spettacolo seppur fra i mille sfottò e ferocissimi triviali sberleffi (come lanciare un gatto morto -vero- a Vitali/Fred Astaire mentre balla: -”A Fred Astèr, tiè beccate stà pelliccia!”), è sempre condotto fino alla fine. Purtroppo, c'è appunto la guerra e Fellini come gli altri incredibili avventori sono costretti a nascondersi nelle gallerie della appena costruita metropolitana, durante il famoso bombardamento aereo sul quartiere di San Basilio. Quando è finita, tutti credono che il peggio sia passato, ma purtroppo, le sirene si sentono risuonare ancora una volta, così come il giovane Federico è costretto a vedere da lontano l'orrore delle ambulanze che trasportano i feriti tra la gente disperata..



Trasportati negli anni '70, con una sola magnifica sequenza Fellini ci mostra tutto il disprezzo per la cosiddetta generazione hippie, da parte dei numerosi romani più reazionari della cosìddetta “maggioranza silenziosa”, i quali inneggiano e appaludono ad un immotivato e completamente gratuito, brutale sgombero con la forza, da parte della P.S., di un gruppo di “capelloni” intenti a cantare e suonare le chitarre, a Campo dè Fiori. Ancora, ritornando indietro ai propri ricordi degli anni '40, la scoperta del “libero amore” contro l'amore a pagamento, immancabilmente conosciuto nei bordelli, come “formazione” della sua generazione. Fellini ce lo ricorda nel segmento forse in assoluto più strabiliante del film, descrivendo nei suoi modi visionari e carnascialeschi il mondo sotterraneo dei bordelli, da quelli di lusso e costosi per i veri “signori” e per i notabili “in visita privata” come il podestà, a quelli per soldati in libera uscita, con le “prostitute-operaie” del sesso, quando non delle donne obese e vecchie, o precocemente invecchiate, distrutte e completamente impazzite dalla “vita” condotta per tanti anni, che caratterizzavano la stessa “vita” anche dei semi-attraenti bordelli eleganti con le prostitute più belle e giovani, frequentati da Federico ragazzo con un amico (il quale è tra l'altro interpretato da Francesco "Franco" Di Giacomo dei Banco del Mutuo Soccorso) . Il mondo che Fellini ci ricorda non è molto diverso o destinato ben diversamente da quello che la sua troupe ha visto e catturato, quando sono andati nell'enorme galleria in escavazione della metropolitana, laddove insieme ad alcuni studiosi e archeologi scopriranno una casa patrizia romana di 2000 anni prima, sepolta sotto la città con i suoi dipinti murali, i quali subito cominciano a svanire al contatto dell'aria penetrata nella catacomba. Di nuovo negli anni '40, Fellini frequenta una cerimonia con una vecchia principessa che diventa questa presentazione fantastica di moda ecclesiastica riguardante l'attenzione del Papa, mentre torna ancora indietro nel tempo per vedere come la città è cambiata attraverso le diverse epoche.



Anche se il film non ha molto di unitario, è comunque una lettera d'amore alla città di Roma. Mentre molte delle scene di flashback del film si basano sulla vita di Fellini, il film ci parla di Roma attraverso i suoi giorni quando era un impero, ai primi anni del 20 ° secolo, laddove era una città di promesse. Quando la pellicola si sposta attraverso gli anni '70, era già una città molto diversa, nella quale i turisti da tutto il mondo arrivano per vedere le sue meraviglie ma non certo la realtà (irresistibile in tal senso, la sequenza nella quale le vecchie tardone tedesche scese dal pullman vengono irretite a Villa Borghese da alcuni strepitosi coattoni marchettari). Anche se circonfonde i suoi hippies attraverso l'idealismo, l'idea di ciò che è l'essenza vera dell'essere e sentirsi romani sembra ben perdersi con i tempi che cambiano, come il modernismo attraverso la tecnologia, e tutti i cambiamenti in arrivo che ne comporta. Mentre il film poteva già essere un po' in ritardo nel '72 rispetto alle problematiche politiche e sociologiche di allora, Fellini rende comunque Roma al meglio attraverso il suo occhio che brandisce la propria personalissima e inimitabile visione, presentandoci la Roma dei vecchi tempi con la inarrivabile capacità felliniana di evocare e costruire immagini di inusitata ricchezza scenografica e fascino visivo. “Roma” infatti termina con quello che è anche uno dei migliori finali mai realizzati, coinvolgente i monumenti storici e le vestigia miliari della stessa antica Roma. La celeberrima “corsa” notturna finale dei centauri motociclisti, per il centro della città illuminando con la luce dei loro fari e sommergendo completamente tutto con il rombare dei motori, i moumenti più significativi di Roma, fino a imboccare il raccordo anulare e ad andare simbolicamente non si sa bene dove.




Ad una domanda specifica di un giornalista straniero, su quale significato vi fosse se ce n'era, o potesse simboleggiare questo famoso criptico finale, chiedendo appunto a Fellini, dove secondo lui andasse nella notte questa moltitudine di centauri motorizzati, egli rispose:- "Màh, dove vuole che se ne vadano, al massimo, fino ad Ostia"-.

Il Direttore della fotografia Giuseppe Rotunno conferisce un aspetto dallo sguardo meravigliosamente naturalistico, all'inizio del film, per l'illuminazione stravagante di Roma in alcune sequenze, in particolare gli interni e le inquadrature della città stessa. La cinepresa di Rotunno cattura benissimo la bellezza e anche l'aspetto decadente di Roma, con i suoi splendidi esterni. Lo scenografo Danilo Donati e il set decorator Andrea Fantacci compiono un lavoro meraviglioso, creando e accumulando per il film un look unico e inimitabile, dalle scenografie dello spettacolo di varietà nel teatrino dell'avanspettacolo, alla sfilata di moda ecclesiastica a cui assiste il giovane Fellini, e sempre più caricatamente verso la fine del film, che colma realmente lo spettatore di stupore. Donati ovviamente crea anche i costumi del film, che sono altrettanto ricchi ed esotici come lo stile e la personalità fantasiosa dello stesso Fellini. Il montatore Ruggero Mastroianni realizza un lavoro eccellente, soprattutto nel trasferimento delle sequenze per veicolare la struttura non convenzionale del film. Il missatore del suono Renato Cadueri compie anch'egli un lavoro mirabile per trasmettere nelle sequenze l'atmosfera del film, in particolare per le sirene antiaerei in una sequenza alla fine del film.




Il collaboratore di lunga data di Fellini, e che non necessita assolutamente di alcuna presentazione Nino Rota, porta al film una varietà di musica che va da quella tradizionale alla musica popolare italiana, alle sonorità swing e jazz big-band anni '40 dell'arrivo degli americani, nonché alcune del suo lavoro di compositore orchestrale. L'apporto al film di Rota è densissimo di magia ed eleganza, trasmettendo superbamente il romanticismo di Roma, nelle sequenze iniziali del film, e per la perdita di innocenza che attraversa la sua (la mia) amatissima città, nelle sequenze degli anni '70. E sono questi alcuni dei momenti più sottili del film e delle intere carriere del grande compositore e del grande regista, anche se potrebbe apparire un lavoro minore rispetto agli altri del lungo sodalizio con Fellini.

Il cast del film è in gran parte un ensemble con pochi personaggi più preminenti di altri. Gli unici attori che risaltano maggiormente sono Peter Gonzales, scelto benissimo come diciottenne Fellini, e Stefano Mayore, Fellini ragazzo. Tali prestazioni sono molto memorabili e al contempo fellinianamente gioiose nel sottolineare l'innocenza di Fellini dalla giovinezza all'età adulta. Altre sequenze includono Pia De Doses come una principessa cariatide della nobiltà vaticana romana, e Renato Giovannoli, come un cardinale nella scena della sfilata di moda ecclesiastica, e sono memorabili; cosi' come il cameo dello scrittore Gore Vidal nella mitica, lunga sequenza “trimalcionesca” ripresa alla “Festa dè No'artri” a Trastevere, o quello di Anna Magnani (poco tempo prima di morire di tumore) che rientra nel portone di casa sua a Trastevere (“A federì, propìo nùn me fido delle tue domande..., ma và a dormì và...”, e a chiudere la sua inimitabile risata, inimitabile, se non da Gastone Pescucci), Alvaro Vitali come portentoso imitatore di Fred Astaire, Feodor Chaliapin, e nella raramente vista, (la versione dell'anteprima al mitico Cinema Barberini e poi contenuta solamente nella prima rara edizione in vhs della Durium), sequenza con Alberto Sordi e Marcello Mastroianni, che ripresi da Fellini sempre alla “Festa dè No'artri”, irritati e non sapendo di finire nel film, danno abbastanza un'immagine antipatica di sé, soprattutto il primo. Il film comprende anche cammei degli allora abbastanza sconosciuti americani Dennis Christopher e Cassandra "Elvira" Peterson, come hippies a Trastevere.



Anche se questo è stato da alcuni considerato per un certo periodo, come un titolo secondario di Fellini (realizzato appena un biennio prima del suo quarto Oscar come Miglior Film non Americano, con “Amarcord”) in confronto ad alcuni dei suoi altri film precedenti, “Roma” è invece uno dei suoi capolavori maggiori, forse la prova migliore, più compatta e notevole oltre che personale, del periodo della sua maturità. Nonostante la mancanza di una trama, performance attoriali che risaltino più di altre, o problemi di sintonia con alcuni sviluppi e fenomeni politici e sociologici in atto in Italia in quel periodo, è un film visivamente e immaginativamente sensazionale. Anche e non solo per tutti coloro che sono interessati alla città di Roma e di come Fellini l'ha vista e dell'importanza centrale di essa nel suo cinema, oltre che per come ha sempre saputo restituircela, superlativa e quasi inedita ad ogni nuovo sguardo. Questo è veramente un visibilio gioioso per ogni fan del cinema di Fellini che ne voglia godere, ma non da meno per tutti gli altri. Oltretutto, “Roma” è anche il titolo felliniano più “sentito” e denso di riferimenti che riguardano e rimandano ad altri suoi famosissimi film. Alla fine, “Roma” è una splendida lettera d'amore (se non la più splendida) alla città di Roma da parte di uno dei più grandi registi in assoluto, il quale l'ha saputa raffigurare e alfine celebrare come nessun altro.




Nominato per l'anno 1974 al BAFTA Film Award per la Miglior Art Direction aDanilo Donati
Festival di Cannes anno 1974 ha Vinto il Gran Premio Tecnico a Federico Fellini

Sindacato francese dei critici cinematografici Anno 1973 Ha Vinto il Critics Award per il Miglior Film Straniero a Federico Fellini.

Golden Globes, USA Anno 1973 Nominato al Golden Globe per Miglior film straniero in rappresentanza dell'Italia

Sindacato Nazionale dei Giornalisti Cinematografici Italiani Anno 1973 Ha Vinto Il Nastro d'Argento per il Miglior Production Design (Migliore Scenografia)

Originariamente pubblicato in una versione di 128 minuti. Successivamente tagliato a 119 minuti:
  • La versione italiana ha solo alcuni doppiaggi di Federico Fellini per oche decine di minuti, all'inizio di alcune scene. La versione in lingua inglese dispone di un ulteriore narrazione in prima persona attraverso la maggior parte del film, dando maggiori informazioni di base per aiutare gli spettatori non italiani. Questa voce fuori campo inizia immediatamente durante i titoli di testa, informando lo spettatore che il film che sta per vedere non ha una "storia" nel senso tradizionale, con trama e personaggi, ma è un semi-documentario su una città.
  • Le scene con le apparizioni di Marcello Mastroianni, e Alberto Sordi, come se stessi (intervistati durante il segmento "Trastevere") sono state rimosse dalla maggior parte delle versioni non-italiane e dalla versione televisiva italiana. Sono inoltre mancati dal DVD R2 pubblicato in Italia dall'Istituto Luce.

Le due edizioni (da Wiki):

Il film venne presentato in prima nazionale al cinema Barberini di Roma il 18 marzo 1972, con una durata di circa 130 minuti. Il 15 maggio 1972 ebbe la sua vetrina internazionale al Festival di Cannes.
Per la presentazione sul mercato estero Fellini, in collaborazione con il produttore del film e con Bernardino Zapponi, decise di alleggerire il film riducendolo a circa 115 minuti. I tagli, decisi in autonomia e senza interventi da parte della censura cinematografica che aveva già dato il nulla osta al film, con un divieto ai minori di 14 anni, riguardarono alcune sezioni della pellicola, mentre altre vennero lasciate indenni.
Le sezioni del film con modifiche sono le seguenti:
  • L'arrivo a Roma: manca integralmente una sequenza comica all'interno del tram, ripresa da una striscia a fumetti già pubblicata sul Marc'Aurelio (scena 5);
  • L'arrivo a «casa Palletta» è stato accorciato, manca il finale con alcune battute tra la servetta e il giovane Fellini, nella camera di quest'ultimo mentre disfa i bagagli (scena 6), e l'immagine di un cinema all'aperto ripreso dall'alto che il protagonista osserva dalla finestra (scena 7, che manca integralmente);
  • Villa Borghese: il dialogo tra i giovani universitari e Fellini, è stato accorciato e rimontato in maniera differente;
  • Teatrino della Barafonda: manca del tutto l'esibizione del comico che precede sulla scena Alvaro Vitali;
  • I bordelli: alleggerimento di alcune piccole parti relative al bordello economico (scene 4 e 6);
  • Il defilé di moda ecclesiastica: tre tagli, al modello n° 4 Suora Missionaria e in due altri momenti della sfilata dove compaiono in una, dentro due teche, una mano ed una maschera metalliche e nell'altra un modello per vescovo. Manca anche un dialogo tra coloro che assistono alla sfilata. Tagli piuttosto evidenti dal fatto che, nelle immagini mantenute, si nota in lontananza il modello n° 4 sfilare via dalla sala e per dei bruschi salti nella colonna sonora;
  • Festa de' Noantri: eliminati del tutto gli interventi di Marcello Mastroianni ed Alberto Sordi
  • Motociclisti: alleggerita di alcuni dei monumenti filmati.
  • La versione integrale del film, curiosamente, non è diventata la versione ufficiale, in quanto sulla totalità dei supporti in vendita, DVD e VHS, è stata inserita la versione corta approntata per il mercato estero; è anche quella che normalmente viene passata in televisione. L'unica commercializzazione della versione lunga avvenne nel 1989, su una VHS della DeltaVideo, da anni fuori catalogo.
Napoleone Wilson


14 commenti:

  1. alimortè....trotta cavallino....a' fred astereee...capolavoro impeirturo!!

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  2. eeeeeeh grande Fellini, non c'è altro da dire...

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  3. Gran bel film Robi, da rivedere decine di volte e soprattutto, vivendoci, ti trovi a confrontare inevitabilmente quella Roma con questa! Per non parlare della competenza assolutamente inconfutabile con cui Napoleone ce lo ha recensito! Complimenti!

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  4. Grazie nico, come da frame postati da Roby, in quelli riguardante lo spettacolino d'avanspettacolo al triviale teatrino de "La Baraonda", si può ben vedere la checcaccia coatta che tenta d'abbordare mellifluo e viscido il giovinetto Fellini. Come tutti hanno ben notato è molto somigliante a Visconti, in una versione leccata e guitta allo stesso tempo, oltre che sdentata, ma è lui, oltre che ultrafrocio come il medesimo.
    E' ovviamente stato un "simpatico"e immagino quanto gradito dal visconte di Modrone, atto carino, da parte dell'amico-nemico Fellini al "caro" Luchino.

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  5. che film !! iniziamo grazie Napoleone questa monografia a-cronologica che al solo pensiero mi rende felice. superato per me un tabù, quello di Fellini. forse era la sua bravura mostruosa a spaventarmi, chissà...
    vero che è un film strano, anche meta-cinema. l'ho trovato biografico, almeno in quello che ritengo essere il suo pensiero verso Roma, anche nella parte degli anni 70 ad esso coeva. il finale con le moto poi, per me...
    non butto via un fotogramma. dove ho perso la testa è stato nella sfilata per il porporato, che a ripensarla sembra una sfilata dell'orrore del cattolicesimo. chissà chiesa e accoliti cos'avranno pensato ai tempi. cosa significa quell'abito indossato da scheletri secondo loro? e quei vestiti sgargianti con tanto di lucine privi di persona, l'assenza del contenuto? geniale la calata dai cieli, finale, del pontefice in un oro che manco i bizantini, e le persone in adorazione. cosa adoravano se non la messinscena, il pathos artificioso eppure efficace.
    il "viaggio" sul GRA che sembra uno sterrato, sotto la pioggia, è ipnotizzante. parte una musica/suono di clacson in leggero e costante aumento che manco Koyanisquatsi. che ridere poi tra la gente che mangia per strada, il tram che ci passa in mezzo. poi quello che si lava alla fontana per strada, ne ho vista da piccolo di gente così. e quando arriva la benedizione via radio del papa? devono interrompere il pranzo e tutti a inchinasse pe' senti' quattro fregnacce in latino.

    questo film è omaggio a Roma, a Fellini, al Cinema, all'italia...
    GENIO

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    1. Grande sintesi Roby, e te avevi remore necessitose nel rapportarti al Federi'...?

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    2. caro Maestro... mi sarei perso nei mille retrosignificati com'è mio vizio e forse anche vezzo. vedi la fortuna di esserci vissuto vicino a certi personaggi? per te mantengono una quota umana - leggi vizi, amanti, vita quotidiana - che a me manca e mi paiono come delle divinità. guarda che non è una cazzata questa. intervista a Donald Sutherland, pensa, lo stesso anno di Novecento poi (lui il migliore attore in quel film secondo me), andava alla grande dalle nostre parti.

      se vogliamo questo è un film facile, non pensi? come altri di Federico, non è l'unico. furono le ultime visioni che ai tempi, molto meno "allenato" di ora a vedere film, mi stroncarono appetiti nei suoi confronti. vidi "La voce della luna" quando uscì al cine, e giurai che mai più ne avrei guardati, fu una delusione - ai tempi, oggi non saprei - tremenda.

      va benissimo, sono davvero contento, dovresti vedermi ora in faccia come sono! te l'ho detto, farò I vitelloni e Amarcord sicuramente, per altri vedremo dai, ora non so

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  6. Una monografia dedicata a Fellini? NAPOLEONE SEI GRANDEEEEE!!!! Scusate se l'ho scritto maiuscolo, ma l'ho fatto per sottolineare il mio entusiasmo, dato che sono una grande estimatrice di Fellini, che considero il miglior regista italiano di tutti i tempi, forse esagero ma la poesia presente nei suoi film non l'ho trovata in nessun film italiano tra quelli che ho visto, si tratta di un semplice parere comunque, bene, aspetterò pazientemente il venerdì allora per leggere Napoleone che recensisce il grande Fellini :)

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    1. Arwen, anche per me Fellini e' stato uno dei piu' grandi registI visionari e immaginativi del cinema mondiale, di poco staccato da Kubrick e forse nessun altro. Pensa te che stavo a due portoni da lui, e lo vedevo piu' volte tutti i giorni, dal suo famoso doppio appartamento -erano praticamente separati in casa, lui aveva la Milo, ma pur sempre legatissimi per tutto il resto- con la Masina, in Via Margutta. Ci salutavamo quasi sempre e venne per la Mostra che fece mio padre in Galleria alle vignette e agli schizzi più famosi di Attalo, del Marc'Aurelio, il giornale satirico e vignettistico con il quale Fellini comincio' da disegnatore la sua folgorante carriera romana.

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  7. monografia suFellini?grande e gerazie napoleone robi ecc...Roma lo considerai un capolavoro quando lo vidi ai tempi,ora tendo a vederlo "solo" come un grande film...
    il mio fellini preferito,d'altronde, è IL casanova...poi viene 8emezzo...
    che ne dici napo?

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  8. Mi fa piacere che ci siano ancora tanti che non potrebbero mai "dimenticare'' Fellini, visto che come diceva Carmelo Bene, "In Italia basta voltarsi un attimo e non si e' piu' ricordati, da bessuno'', brazzz, le mie prossime rece saranno proprio concernenti anche "8 e 1/2'' credo, se non lo vorrà fare Roby, e "Il Casanova'', che considero il piu' grande capolavoro -insieme a "Roma"- del Fellini anni'70, ancora piu' di "Amarcord"
    che pure gli porto' il quarto Oscar. "Il Casanova'' , seppur in un registro completamente diverso, non iperrealista ma anzi completamente immaginifico e teatralmente artificioso, e' secondo me il più grande film settecentesco mai portato sullo schermo, insieme al praticamente coevo "Barry Lyndon" kubrickiano. E almeno al successivo "Amadeus" di Forman. Feci una breve intervista a Sutherland "turista in Italia'' durante le riprese, de "Il Casanova'', a Roma nel Museo del
    Risorgimento. Le Teche RAI ne dovrebbero conservare il breve filmato in pellicola B&N.

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  9. Una recensione puntuale e completa per un film che rimarrà nella stora della filmografia italiana e,forse,mondiale.

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