venerdì 6 febbraio 2009

Il destino

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1997, Youssef Chahine.

Trama: la vita di Averroé.
Non è semplice farne una sintesi. Il film narra di tutte le vicende in Andalusia.

Abituato come sono ai film biografici della Cavani (che adoro) mi aspettavo un film serio e greve, ricco di simbolismi. A parte la Cavani, spesso i film biografici di simili personaggi, perseguitati per le loro idee in epoche certo poco illuminate, sono appunto così. Se quelli della nominata regista hanno un profondo taglio politico e sociale quindi spiccano, quelli di altri, salvo le importanti eccezioni, sono quasi "documentaristici".

Questo film invece è sconvolgente. La vita di Averroé e delle persone a lui vicine è vissuta intimamente, familiarmente e tutto è fatto senza ignorare il rigore storico. La coesistenza andalusa tra arabi e gitani ha fornito il (corretto) pretesto per infarcire il film di splendidi momenti di allegria, tanto che a tratti sembra di assistere ad un musical con canti corali e danze splendide (le canzoni sono comprensibili grazie ai sottotitoli). Tutto questo mentre il califfato vive il terrore dei fanatici religiosi che stanno emergendo, fino al punto di portare il califfo, amico ed estimatore di Averroé che gli amministrava con saggezza e compassione la giustizia, ad esiliare il grande intellettuale.

E' un uomo, Averroé, che merita d'essere conosciuto. Seppe fondere l'importanza della religione di cui era testimone con un'infinità di studi umanistici e scientifici. Grande fautore dell'istruzione, dello sforzo negli studi, della necessità del dubbio come stimolo per l'approfondimento dell'uomo, fu inevitabilmente odiato da tutti i fanatici i quali, come lui stesso diceva, altro non erano che menti (ignoranti) manovrate non da chi voleva portare il messaggio di dio, ma solo da chi aveva brama di potere. Il film inizia col rogo in Linguadoca, ordinato dall'inquisizione, in cui morì Gérard Breuil, colpevole di aver tradotto in quella regione i libri di Averroé. Stessa sorte toccò ai libri di Averroé in Andalusia prima che venisse esiliato.

Messaggio attualissimo, inutile dirlo. Se vivesse oggi Averroé potrebbe essere di grande aiuto.

Vincitore della 50esima edizione di Cannes.
Anche se mi sono concentrato sulla biografia del protagonista, bisogna prepararsi a vedere delle scene meravigliosamente girate, a restare incantati dalle scenografie fantastiche da kolossal con paesaggi mozzafiato, ad ascoltare delle musiche stupende.
Film eccezionale e importante.

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