giovedì 24 maggio 2012

The Plumber - L'Uomo di stagno

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1979, Peter Weir.

Trama: Jill Cowper (Judy Morris) è un antropologa culturale e suo marito Brian un docente di medicina, iinsieme si sono recentemente trasferiti in un appartamento universitario di Adelaide, South Australia. Jill viene interrotta nelle sue attività casalinghe e nei suoi studi dall'arrivo di Max, idraulico del condominio che gli dice di essere venuto per fissare i tubi in bagno, nonostante ella non abbia riportato in loro nulla di difettoso. Max inizialmente afferma che si tratterà soltanto di una mezz'ora di lavoro, che invece si trasforma presto in giorni e giorni, con Max che devasta il bagno per trasformarlo in un labirinto di tubature. Jill trova anche qualcosa di sinistramente minaccioso nelle crescenti libertà che Max si prende, compreso il farsi delle docce e suonare la chitarra cantando le sue canzoni di musicista in cerca di fortuna,nel bagno, e le sue pretese di essere stato in prigione. Ma quando ella esprime questi timori alle persone che ha intorno, la liquidano come se fossero solamente delle sue fantasie.

The Plumber” (L'Uomo di stagno) è stato uno dei primi film del regista australiano Peter Weir, ad uscire anche all'estero dopo il grande successo di “Picnic ad Hanging Rock”. Peter Weir è naturalmente il regista dei successivi film realizzati internazionalmente e negli Stati Uniti quali “Un anno vissuto pericolosamente” (1983), “Witness” (1984), “L'Attimo fuggente” (Dead Poets Society) (1989), “Green Card” (1990), “The Truman Show” (1998) e “Master and Commander: Sfida ai confini del mare” (2003). Peter Weir è ovviamente impossibile non affrontarlo occupandosi di cinema australiano e realizzato in Australia, come già feci con il suo primo lungometraggio “Le Macchine che distrussero Parigi” (The Cars that Ate Paris) (1974), e Robydick con “L'Ultima onda” (The Last Wave) (1977), i quali sono molto più eccentrici e stravaganti che la maggior parte di quelli del suo successivo percorso mainstream.

Il primo che ho citato è molto strano e narra di una cittadina che sopravvive provocando incidenti sulle strade nelle vicinanze e cannibalizzando le auto rottamate e quello che di riciclabile e di valore vi è all'interno. Mentre l'acclamatissimo “Picnic ad Hanging Rock” (1975) narra dell'inspiegabile scomparsa di un gruppo di studentesse, e “The Last Wave” in modi e cadenze estremamente affascinanti, di un'apocalittica profezia aborigena, destinata ad avverarsi.

Durante questo intensissimo periodo della sua affermazione internazionale, Weir trovò anche il tempo di realizzare per Channel 9 della televisione australiana questo “The Plumber”, uscito in molti paesi nel mondo nelle sale cinematografiche, ma non in Italia dove venne soltanto programmato dalle tv private a partire dai primi anni '80, e intitolato “L'Uomo di stagno”.

Dopo questi quattro film, Weir avrebbe colto la definitiva consacrazione internazionale con il capolavoro “Gli Anni spezzati” (Gallipoli) (1981).

Uno dei temi ricorrenti dell'opera di Peter Weir è sempre stato l'incontro tra culture diverse - l'intrusione della cultura aborigena e del passato primitivo dell'Australia nel presente, sia in “Picnic ad Hanging Rock” che ne “L'Ultima onda”, l'incontro tra il poliziotto della città e la comunità Amish nello splendido “Witness -Il Testimone” (1984) il suo primo film interamente americano, o Harrison Ford ancora alla ricerca di sopravvivere nella giungla amazzonica in “Mosquito Coast (1986) - o storie di personaggi che per un improvviso risveglio concettuale sul mondo intorno a loro -gli scolari trasformati dalla figura ispiratrice del maestro Robin Williams ne L'Attimo fuggente”, o Jeff Bridges risvegliatosi alla vita dopo essere sopravvissuto a un incidente aereo nel sottovalutato FearlessSenza paura” (1993), Jim Carrey dalla crescente consapevolezza che tutta la sua propria vita è stata allestita come un evento di un reality tv in The Truman Show”.

In molti dei primi film australiani di Weir c'è il senso inquietante del passato primitivo che aleggia sopra il mondo moderno come qualcosa che gli è completamente estraneo – qui nella scena di apertura, l'antropologa Judy Morris, una delle attrici più rappresentative della “First Wave” cinematografica australiana, racconta con frenesia la storia di quando riuscì ad entrare entrare in una tenda di abitanti nativi, quando era nell'isola di Bougainvillea e di come dovette rimanere perfettamente immobile, la quale diventa a sua volta l'eco dell'incontro fra le (urbane) culture aliene che sovrasta tutto il resto diThe Plumber”.

The Plumber” è stato apparentemente basato su di un incidente reale che era accaduto nella vita ad alcuni amici di Weir, a Londra. In molti aspetti, “L'Idraulico”, nella traduzione letterale italiana, è un film sui confini delle classi sociali. Il quale ci mostra con dovizia di annotazioni su come le persone possano essere troppo educate per dire di no e poi prima che se ne possano accorgere, imbattersi in qualcuno che non riconosce gli stessi confini che essi hanno calato nelle loro vite borghesi, conformiste ed “organizzate”, e che va oltre i limiti tra la cortesia e l'invadenza. In alcuni libri e saggi, “The Plumber” è stato recensito come un film thriller, ma più che altro ci si sente come nei continui scarti surreali di una delle commedie dell'assurdo di Eugene Ionesco. Certo, il personaggio dell'idraulico interpretato dal sempre bravo Ivor Kants, il Jack Nicholson aussie di quegli anni (Bruno Lawrence era quello del cinema kiwi) non è molto lontano dal sentore inquietante sulla tipologia dei locali di “Cani di paglia” (Straw Dogs) (1971) di Sam Peckinpah o del anche qui ben conosciuto David Hess dalla seminale opera di Wes Craven “L'Ultima casa a sinistra” (The Last House on the Left) (1972), dove in entrambi i casi un gruppo di persone rozze invade e trasforma mettendo sottosopra la casa e la sicurezza di una famiglia borghese. Tuttavia, l'interesse di Weir sta nel mostrare il conflitto tra Judy Morris e Ivor Kants come fra culture completamente diverse. Il contrasto viene mostrato tra i due mondi contrapposti - Judy Morris e suo marito Robert Coleby e il loro mondo accademico gentile e raffinato, ma anche vanesio e noioso; contro Ivor Kants, il quale è inizialmente raffigurato come accomodante, indulgente, e con un evidente carisma sessuale che la attrae. Lei si corregge istintivamente la sua pronuncia snob e poi si scusa per averlo fatto, mentre è beffarda parlando della sua educazione accademica e dell'elegante collegio che ha frequentato. C'è anche il contrasto fra il populismo popolare di Ivor Kants e Judy Morris, che si riascolta le noiose registrazioni delle sue lezioni accademiche.

L'Uomo di stagno” è anche fortemente un film su come le due classi percepiscono l'un l'altra, con Judy Morris che si preoccupa per il passato da detenuto di Kants, e la cui reazione automatica è allora quella di nascondere il costoso orologio che il marito le ha regalato.

Essendo lei una persona già fondamentalmente nevrotica, diventa in breve tempo sempre più insicura rispetto alla fondatezza dei suoi sospetti, e di aver forse immaginato l'intrusione dell'idraulico in casa, come pare adesso la vedano anche i suoi amici e lo stesso marito.

D'altra parte Weir non si ritrae esattamente dal farci percepire Kants come meritevole dei sospetti di Judy Morris, anzi ci viene fatto vedere come una sinistra minaccia, volutamente in attesa nel parcheggio che il marito vada via al lavoro alla mattina, ammettendo di aver spiato la Morris alla sua festa, e mostrandolo mentre forzosamente entra nell'appartamento dal terrazzo dopo che lei ignora il suo bussare alla porta. Il film sceglie deliberatamente di situarsi nell' ambiguità, mettendo i due uno contro l'altro attraverso la divisione di classe, ma con la regia di Weir che non traccia mai una linea di demarcazione netta tra il bianco o il nero. La risoluzione a cui perviene il film, mentre forse non è del tutto soddisfacente per questo tipo di storia alla Ionesco, coinvolge Judy Morris la quale scavalcando i confini sociali (e di comprovare dei suoi sospetti) fabbrica una prova falsa che porterà all'arresto di Kants.

Il film è stato presentato al Festival di Sydney, il 19 giugno 1979 e poi la notte seguente è stato trasmesso in televisione in tutta l'Australia.

Le riprese di questo film sono durate tre settimane.

Peter Weir ha basato il film su di un incidente che è accaduto a due suoi amici circa un idraulico chiacchierone, incompetente e misterioso, che ha fatto un certo numero di interventi per la coppia nella loro casa di Londra.

Peter Weir ha avuto in gestazione questa storia di vita reale per più di sei anni prima che fosse realizzata.

Questo film tv è stato realizzato come parte di un accordo quadro per tre film da parte della South Australian Film Corporation (SAFC) con la rete televisiva australiana Channel 9 . Gli altri film sono stati “Harvest of Hate” e “The Sound of Love”

Questo film è uscito in DVD in Australia come double-feature con il primo lungometraggio di Weir, “Le Macchine che distrussero Parigi”

E' il terzo film che Weir ha realizzato con la South Australian Film Corporation (SAFC). Il primo è stato “Picnic ad Hanging Rock” e il secondo fu “L'Ultima onda”. La SAFC si tirò poi indietro per le successive opere di Weir “Gli Anni spezzati (Gallipoli)” e “Un Anno vissuto pericolosamente”.

Judy Morris ricevette il primo nome nei crediti, Ivar Kants ricevette il secondo, e Robert Coleby il terzo.

Questo non fu il primo film tv diretto da Peter Weir, il quale aveva diretto un altro lungometraggio per la tv. “The man on the green bike”, circa un decennio prima.

Il film si basa su una storia vera.

Questo film è dotato di due elementi della storia già presenti nel film diretto precedentemente da Weir, “L'Ultima onda”. Quando la casa dei protagonisti si sta inondando d'acqua, e per la presenza della cultura indigena.

Questo film rappresenta la prima collaborazione in assoluto da coppia sposata tra Peter Weir e la designer Wendy Stites. I due hanno lavorato insieme su una dozzina di film da regista di Weir, Stites (quindi Wendy Weir) ha svolto i ruoli di servizio nei settori della produzione di scenografie, costumi, coordinamento, consulenza e progettazione speciale.

A quanto pare, nella vita reale, il regista Weir avrebbe avuto una volta un idraulico a casa sua a fare un certo lavoro e l'idraulico gli avrebbe detto: "Ho noleggiato quel tuo film, l'altra sera. E' quello che pensi di noi eh?"

Nel libro ''35 mm Dreams”, Penguin, Ringwood, 1984: Conversazioni con Cinque Registi in merito al successo del cinema australiano' 'di Sue Mathews, Weir ha detto di questo film: "The Plumber” risaliva al periodo di "Homesdale” . E' stato realizzato molto rapidamente e senza problemi, e poi è stato trasmesso direttamente in televisione, senza quell'attesa eccitante per un'uscita sul grande schermo, con tutti i suoi alti e bassi. Ha raggiunto il pubblico e ha funzionato bene, ho sempre pensato che è venuto bene, trovo che sia stato grande aver avuto la possibilità di lavorare su un telefilm...Ho un altro soggetto già scritto che, volendo, potrei realizzare in quello stesso stile. “The Plumber” è stato trasmesso così, dall'inizio alla fine, e ha funzionato molto meglio, specie considerando la tensione progressiva e l'ambientazione claustrofobica ... Se potessi, controllerei io stesso il destino dei miei film in televisione. La mia idea sarebbe di accettare un compenso minore e mantenere i diritti televisivi internazionali, in modo da venderli a persone che facciano una sola interruzione pubblicitaria. Ma non so se “The Plumber” fosse una sorta di “transizione” […] L'ho scritto perché avevo bisogno di denaro, che alle volte è un ottimo modo di lavorare. E' una storia vera, anche se questo poi non significa molto per il pubblico. La coppia è ispirata a due miei amici e l'idraulico a un autostoppista cui una volta ho dato un passaggio, ad eccezione delle canzoni in bagno e del finale, è tutto molto simile a come andarono le cose. Nella realtà l'idraulico se ne andò, ma la mia amica mi disse, "la cosa strana è che fece emergere in me qualcosa di contorto, un desiderio di conservare il mio stato mentale, che mi ha portato a considerare delle azioni anche molto drastiche." Lei era un antropologa che si occupava di queste cose, quindi non ho rielaborato niente. Anche la storia sull'incidente in Nuova Guinea, quando il tipo entra nella sua stanza, fa una piccola cerimonia e lei gli versa addosso del latte, proveniva tutto dalla sua tesi. Ho sempre pensato di raccontare quell'incidente in apertura-. per indicare subito che la vicenda si sarebbe ripetuta. E lei si ritrovava a trattare la situazione come un rituale, come il fascino di una tela tessuta da un ragno, o come un serpente che la stava avviluppando -. lei davvero, per la sua propria conoscenza di sé, ha dovuto passare attraverso di essa. Aveva forza e un certo orgoglio, non voleva dover essere costretta a uscire dalla propria casa da questo uomo. E ovviamente con una situazione del genere ha cominciato a oscillare selvaggiamente tra questo e il pensare che stesse impazzendo per l'intera faccenda, non è dunque così semplice come la possono vedere gli altri. "

Scott Hicks, successivamente regista famoso, ha lavorato come assistente alla regia in questo film.

Cameo : Scott Hicks : Il regista (2° aiuto regia in questo film) è un uomo che entra nell'ascensore.

Napoleone Wilson


2 commenti:

  1. preferisco decisamente il Weir "australiano", senza con questo pensar male di quello "americano"... verissima la constatazione del confronto (e scontro) tra le culture come suo tema principe.
    prima o poi questo trumbé devo vederlo

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  2. Grande film, dimostrazione che il mezzo televisivo per alcuni cineasti non è assolutamente un limite, anzi. Io poi sono completamente di parte, amando in maniera sconsiderata i Tv movies dei seventies. A me piacque moltissimo "Fearless", il finale poi con Jeff Bridges che rivive l'incidente aereo è splendido, ahò almeno per me.

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