mercoledì 16 maggio 2012

I Compagni (aka: The Organizer)

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1963, Mario Monicelli.

Torino periferia industriale, vicino la ferrovia. Una fabbrica tessile col quartiere intorno per le famiglie degli operai che sono uomini e donne, dagli anziani ancora "abili" ai bambini, in un non ben precisato anno della fine '800. Le ultime delle 14 ore di lavoro giornaliero sono le più pericolose, mietono il maggior numero d'incidenti e dopo uno di questi, nel quale un anziano perderà una mano, gli operai decideranno di chiedere migliori condizioni al padrone.

Richieste sconvolgenti: ridurre l'orario a 13 ore... Ma il padrone non ci sente, richiesta respinta. Allora faranno un'azione dimostrativa, disunendosi però al momento cruciale e solo uno di loro pagherà con un provvedimento disciplinare per tutti. Operai contro operai. Da Genova arriva un professore (comunista?), è ricercato dalla polizia, sa che lì ci sono delle lotte. Gli operai ritroveranno la forza, e una guida, per riunirsi. Aumenteranno le loro richieste e attueranno un azione più dura e più concreta: lo sciopero. Muro contro muro, durerà un mese. Perdite per i padroni, fame per gli operai, una sfida a chi cede per primo. Nel mentre una fabbrica a Saluzzo chiude e faranno arrivare quegli operai in treno speciale. Crumiri li chiameranno, ma sono ancora una volta operai contro operai, affamati contro affamati. Botte, una battaglia, e la fabbrica ancora ferma, la fame cresce. Qualcuno pensa di mollare e ancora una volta il professore saprà motivarli. La tensione ormai si è alzata, ci sarà una manifestazione. Si andrà ad occupare? All'ingresso schierati i carabinieri coi fucili, a comandarli ufficiali, a sparare figli di contadini ed operai. Spareranno? Posso anche evitare spoiler, ma la storia insegna.

E' un Capolavoro Popolare, semplice e diretto nelle parole come nelle immagini. La Forma è votata ai contenuti.
L'inizio, con la macchina che riprende da "intrusa" nelle case la sveglia e quel poco che avviene prima di recarsi in fabbrica. Un ragazzo "capofamiglia" (e il padre capisci subito che fine ha fatto) deve spaccare il ghiaccio nella brocca per riempire l'acquaio. Ingresso in massa alla fabbrica, non c'è orario elastico, e i cancelli si chiudono a chiave alle loro spalle. Una brevissima pausa sempre dietro i cancelli per il pranzo, con le mogli casalinghe che portano i bambini piccoli a vedere i padri come in carcere, dietro al cancello chiuso. Lavoro a catena ossessivo senza soste, e verso la fine i primi sfinimenti, pericolosi perché vicino a macchine che non si fermano mai e non sono adatte a corpi umani che ci si dovessero incastrare dentro. E' il ritratto giornaliero eloquente di una vita miserabile.

E' facile unirsi tra forti, difficile tra deboli. C'è sempre qualcuno che non se la sente e la fame non aiuta a decidersi, l'ignoranza ancora meno. Ecco il fondamentale ruolo del professore di Genova, supportato da un solidale insegnante di scuola elementare. Perché lo fa? Alla domanda di un operaio non sa rispondere se non spiegando che una volta venuto a conoscenza che una vita diversa è possibile per tutti, c'è qualcosa che lo spinge a lottare per un bene comune. E' vero, non è uno di loro, ma rischia come loro, e fa la fame, sempre, come loro. Figura straordinaria quella del professor Sinigaglia. Come un travolto da inevitabile destino, poteva far finta di non sapere e condurre una vita piccolo borghese, oppure dedicarsi alle lotte per i diritti dei più deboli. La sua decisione, e determinazione, fanno riflettere.

In questo grande romanzo epico operaio ci sono numerosi altri personaggi, tutti a contribuire al realistico ritratto. C'è un significativo immigrato siciliano, miserabile tra i miserabili; una ragazza figlia di operai, e disconosciuta dal padre, che è riuscita a rivalersi economicamente facendosi una "posizione", ma come prostituta; una caserma dei carabinieri che distribuisce parte del rancio agli scioperanti, prima che un ufficiale se ne accorga; c'è l'amore nascente tra un carabiniere di origini meridionali e contadine con una ragazza delle famiglie scioperanti, sulle quali si troverà a sparare... Poveri contro poveri al servizio dei potenti. Possibile che non ci si accorge mai di questo? E' così da sempre, chissà se mai avverrà un'assunzione di coscienza mondiale di questo. C'è una crisi? La pagano i poveri con tasse, inflazione e disoccupazione. C'è una guerra? Ci vanno i poveri a combatterla sul campo. C'è da sedare una protesta di poveri? Altri poveri andranno a contrastarla. L'ultima immagine del film, quel bambino piccolo che entra in fabbrica per la prima volta, è rabbia e dolore.

Come lo giri e lo volti, questo film è un Capolavoro da tutti i punti di vista.
Un sentito grazie alla Cristaldi, produttrice all'epoca, che ha finanziato un restauro curato da Giuseppe Rotunno, anch'egli nello staff d'origine (alla fotografia ovviamente, che è da superoscar), che ci permette ora di vedere un DVD di qualità eccelsa. Parliamo di un film di Mario Monicelli, che ha sceneggiato con Ade e Scarpelli, della fotografia ho detto, al montaggio Ruggero Mastroianni, la colonna sonora di Carlo Rustichelli, scenografie di Mario Garbuglia e comparto attoriale con Marcello Mastroianni, Renato Salvatori, Folco Lulli, Annie Girardot, Raffaella Carrà, Bernard Blier...

Senza grande successo di pubblico ai tempi, né particolari riconoscimenti ai festival. Ha suscitato in passato, ho letto, critiche discordanti, alcune anche non proprio positive. Consiglio di sbattersene.

Visione obbligatoria.
Robydick
























7 commenti:

  1. Condivido ogni parola . Capolavoro senza se e senza ma. Da far vedere nelle scuole: scommetto che imparerebbero un po' di storia in maniera più proficua che a stare solo sui libri.

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  2. e io condivido il tuo commento Bradipo... ciao

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  3. Di monicelli ho visto solo un borghese piccolo piccolo, con il grande Alberto Sordi, ho l'armata brancaleone e a breve lo vedrò, mi sa che ci aggiungo anche questo hahaha ^^

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  4. Monicelli lo considerava il suo film migliore dell'intera lunghissima carriera, certamente quello a cui era più affezionato e in cui più aveva creduto e veva inserito più motivazioni e convinzioni personali, lui uomo di non esibiti sentimentalismi, forse anche e soprattutto per l'insuccesso di pubblico che ebbe. Eccezionale come sempre Folco Lulli,un volto un ruolo già fatto, che quando è in scena nel film mette un pò in ombra tutti, anche se grandi comprimari.
    Per una volta, è più bello e incisivo il "pragmatico" titolo che gli dettero negli Stati Uniti: "The Organizer". E Mastroianni nel film è proprio questo, fondamentalmente. Quello che sempre fondamentalmente, manca alla frammentatissima sinistra di oggi.

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  5. giustissimo Napoleone, condivido quello che dici.
    quel titolo americano è più bello come dici, anche se perde l'aspetto "di massa" della vicenda. per questo l'ho messo, non sempre sui film italiani metto anche i titoli esteri.

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