domenica 26 agosto 2012

Dune

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1984, David Lynch.

Film da molti considerato minore diretto da David Lynch, ma i motivi sono molteplici, per la prima volta lui non ha carta bianca per girare l’opera, e il tutto è deciso dalla produttrice, il che ha di fatto reso la pellicola piuttosto complessa, per diversi aspetti, e vari tagli, comunquesia ecco il mio parere personale, si lo so, ci sono varie critice piuttosto negative a questo film, e non lo metto in dubbio che in parte hanno ragione, in un film si deve fare una critica dettagliata dell’opera in esame, nonostante i difetti è uno dei miei cult movies di sempre, non è un opera molto conosciuta, anche perché forse secondo me è uscito in tempi in cui la gente si aspettava un altro guerre stellari, invece Lynch accetta il progetto Dune tratto dal romanzo di Frank Herbert per farne una trilogia, ma il film non ha lo stesso impatto che ha avuto Guerre Stellari di George Lucas, Lynch dirà, la gente si aspettava un altro Guerre Stellari e in parte è stata delusa, rimane dunque un progetto che in prima linea doveva essere diretto da Jodorowsky, poi rinuncia, e a dirigerlo è Lynch.


La pellicola risultò al pubblico nelle sale piuttosto incomprensibile, ma guardandolo ho scontrato una profondità di contenuti che mi ha colpito profondamente e per dirlo io che solitamente massacro film a grandi budget vuol dire che è la verità.

Dune, per me è uno dei migliori film di fantascienza mai girati, all’epoca che uscì è stato incompreso dal grande pubblico, come spesso accade con il cult movies, è stato un progetto titanico e sfortunato in cui lo stesso Lynch non ha avuto la possibilità di esprimere tutto il suo talento in un film a lui non congeniale, si è trattato inoltre di scendere a compromessi con la produzione, che di fatti ha penalizzato il film, sottolineiamo che in questo film hanno collaborato anche l’italiano Carlo Rambaldi, recentemente scomparso da pochi giorni, per la creazione dei vermi giganti, e anche in un piccolo ruolo si ricorda la nostra attrice Silvana Mangano.

La trama dell’opera vede Paul Atreides – esordio cinematografico dell’attore Kyle Mcklachlan, che diverrà un vero e proprio attore feticcio di Lynch in numerose sue pellicole, fino a Twin Peaks – e del suo viaggio sul pianeta Arrakis, conosciuto anche come Dune, lui è il prescelto, che dovrà salvare la popolazione del pianeta, ma la sorellanza Benegesserit, un segreto piano di mescolanza genetico per ottenere il Kwisazt Haderach l’essere supremo, la nascita di Paul non prevista ha spezzato la catena e i piani della sorellanza per scoprire se è lui l’eletto che salverà il popolo lo sottopone a delle prove dolorose che Paul supererà con successo, lì si innamorerà di Chani la figlia del capo dei Fremen, popolo che vive nel deserto e lotta per la libertà nascondendo milioni di litri d’acqua sotto terra.

La cosa che colpisce in Dune sono oltre la profondità dei temi narrati, la spiritualità legata ai personaggi. Non è certo un film di grandi e spettacolari riprese. Si può dire che è un film narrativo, meditativo. Non vedremo mai in Dune grandi scene di inseguimenti, ma di battaglie si. Sono i personaggi ad essere al centro della trama, con i loro sentimenti, i loro dilemmi, e i loro dubbi, Lynch nonostante i limiti, riesce ad esprimere emozioni attraverso i personaggi, che riesce a creare una specie di immedesimazione con il pubblico, cosa che in un film di fantascienza è limitativo e che ha rallentato l’azione e forse per questo che il film all’inizio non è stato compreso, e ha rallentato il ritmo dilatandolo invece che inserire scene al cardiopalma, ma questa particolare attenzione ai personaggi resta un punto che allora nei film di fantascienza non veniva toccato sempre, per questo il film merita particolare attenzione .Di particolare importanza è la colonna sonora, curata da Brian Eno e dal gruppo dei Toto, in voga negli anni ottanta, che riesce a creare un rock sinfonico, che si addice alla trama del film, oltre a Eno e i Toto ha lavorato anche Daniel Lanois insomma, un bel team musicale. per quello che doveva essere sulla carta un colossal di fantascienza, ma che nonostante le pretese è stato un progetto sfortunato al cinema, ma si è rifatto con il mercato dei video, dove ha acquistato più successo che nelle sale.

In conclusione Dune è un autentico cult movie, se vi piace il cinema di fantascienza più profondo, meno fracassone allora è il film che fa per voi.


Curiosità:

Esisterebbe una extended version del film misconosciuta da David Lynch stesso, di oltre sei ore e firmata Alan Smithee, pseudonimo dietro al quale si celano i registi che non vogliono comparire come autori dell’opera, ma di questa versione non si sa se esiste veramente.


Da Wikipedia: Differenze tra film e romanzo


Nel film gli Atreides hanno creato un'arma sonica segreta chiamata modulo estraniante, e questo sembra avere un peso determinante nello spostamento degli equilibri del Landsraad
e della conseguente invasione di Arrakis. Il modulo estraniante è un elemento aggiunto nella sceneggiatura del film. Nel romanzo l'imperatore teme gli Atreides solo per la loro crescente popolarità in seno al Landsraad, per la loro giovane età e per il loro stile liberale.

Nel film l'imperatore è rappresentato come una pedina della Gilda spaziale, che addirittura gli ordina l'uccisione di Paul. Nel libro la dipendenza dell'imperatore per i trasporti della Gilda appare più che altro una coincidenza d'interessi.

Nel film i navigatori mutati della Gilda utilizzano la Spezia per potersi spostare per telecinesi, mentre nel romanzo la droga permette il calcolo delle rotte interstellari.

Il pianeta Ix citato nel film (sede del Bene Tleilax) non è espressamente il luogo dove vengono addestrati i mentat in genere, come Hawat, bensì solo i degenerati, votati all'intrigo ed il complotto, come Piter De Vries.

Nel film è assente la figura spietata, secondaria ma non irrilevante, del Conte Fenring, intimo amico e consigliere dell'Imperatore, anch'egli facente parte del programma genetico delle Bene Gesserit cui appartiene sua moglie Margot.

Nel film si presume che Paul e sua madre non scoprano le ragioni del tradimento di Yueh ("Possa morire un milione di volte"). Nel romanzo essi ricevono una sua confessione scritta.

Hawat e Gurney ritengono il tradimento ordito da Jessica. Gurney nel romanzo tenterà di ucciderla. Hawat, cui è ordinato di uccidere Paul, opta per il suicidio.

Nel film non si menziona la discendenza Harkonnen di Jessica e Paul Atreides giacché il Barone è suo malgrado padre di Jessica, essendo stato sedotto da una Bene Gesserit che la concepì, per continuare il lavoro di manipolazione genetica delle casate. I lettori del romanzo potrebbero trovare una motivazione vendicativa nell'atto del Barone di sputare ad un'inerme Jessica sebbene nessuna fonte citi la conoscenza della sua paternità.

Il Barone è caratterizzato nel film in modo grottesco: sporco, sciatto nonché folle e crudele, ha segni che gli deturpano il viso simili a sifilomi. Nel romanzo si accenna ad una sua avvenenza giovanile scemata dalla crescente obesità, ed ha un temperamento lucido per quanto spietato.

L'omosessualità del Barone è allusa in alcune scene - lo smalto sui piedi, la violenza su uno schiavo effeminato e l'ammirazione verso suo nipote Feyd - mentre nel libro è esplicitata dal desiderio di fare Paul suo schiavo e dal modo in cui parla di uno schiavo recentemente acquistato. Successivamente, il despota scampa ad un assassinio ordito da Feyd, tramite lo stesso od un altro servitore. "Conosci benissimo i miei gusti" gli dice il Barone perdonandolo, in cambio di un pesante tributo. "Mi ricorderò di questa e di altre notti" pensa con rabbia il giovane.

I cittadini sotto l'egida degli Harkonnen sono rappresentati come provvisti di placca cranica metallica e valvola cardiaca cutanea, imposti dalla casta governante. Il Barone infatti uccide uno schiavo rimuovendogli quest'ultima. Nel romanzo non si accenna a tali costrizioni.

I guerrieri Sardaukar nel film sono provvisti di scafandro come se provenissero da un pianeta con atmosfera diversa. Duncan Idaho ne uccide infatti uno rompendogli il casco. Nel romanzo i Sardaukar sono comuni esseri umani. Parte del piano imperiale è l'invio di alcune legioni che indossano uniformi di Harkonnen. Paul si imbatte in alcuni infiltrati tra i contrabbandieri.

Benché Chani si dichiari "figlia di Liet", non viene specificato che egli sia il dott. Keynes, ecologo imperiale nonché guida segreta del popolo di Dune.

Il finale del film è privo della forte chiave politica presente invece nel libro di Herbert.

Nel film viene omesso il problema dell'assuefazione al Melange (è solo accennato il fatto che i Mentat devono bere il "succo di Sapho" che macchia loro le labbra).

Nel film ricorre un liquido nero cui il Barone si bagna prima di uccidere lo schiavo, e i cui fumi respira insieme a Feyd e Nefud cadendo in un'estasi euforica. Il romanzo parla di una droga chiamata semuta cui Nefud è dipendente ed il cui effetto è coadiuvato da un continuo suono stridulo simile a miagolio, chiamato musica da semuta.
ArwenLynch


14 commenti:

  1. C'è c'è la versione lunga 3hr.che Lynch disconobbe,e De Laurentiis montò per alcuni passaggi televisivi negli anni '80, la prima volta sulla CBC, il broadcast nazionale canadese. E' stata pure sottotit. in ita. e pubblicata su un doppio dvd a packaging cartonato, bello, uscito dalla MDC/Medusa nel settembre 2002. Da molto tempo fuori catalogo. Piuttosto si favoleggia da sempre di una versione "rough cut" o "workprint",proiettata in anteprima per il pubblico a Città del Messico-il film venne girato parecchio anche nei Churubusco's Studios,come nel progetto originario di Jodorowsky- nel 1984.Qui qualcuno smentisce o no ricorda, ma Lynch ha confermato che si trattasse di una versione di ca. 4hr., perciò un'ora più lunga di quella firmata come solitamente quando un regista disconosce la paternità della propria opera, Allan Smithee.

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  2. Splendida creazione rambaldiana, i vermoni del deserto. Dal romanzo di Frank Herbert vi è purtroppo anche una lunga versione televisiva di co-produzione internazionale, diretta dal carneade dell' anonimità John Harrison, nel 2002. Cast eterogeneo tra i quali ovviamente il noto mignottone Giancarlo Giannini, è come detto un lungo,incerto, tediosissimo, banalizzante e banalizzato polpettone televisivo distribuito in italia previamente in dvd, dalla Columbia Tristar in quell'anno lì. Nel lungo Making -Of incredibilmente se non comprensibile, ma anche disonestamente, nessuno da Harrison in giù cita mai il modello impossibile con cui confrontarsi, del capolavoro lynchiano, come se non esistesse e nessuno avesse mai realizzato prima una medesima, e d'altronde così nota, trasposizione. Manco Brett Ratner che per diktat di De Laurentiis nella promozione del film "Red Dragon" non potè mai citare l'originale capolavoro "Manhunter", se non una volta nel Making-Of sul dvd.E De Laurentiis stesso aveva prodotto anche "Manhunter".

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    1. Napoleone sei grande, lo devo dire, ogni volta che intervieni è una lezione in più, grazie per le chicche ^_^

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  3. grazie per questa rece, anche a napoleone per i suoi "soliti" commenti a compendio.
    io non cosa farci, ci ho riprovato a guardarlo, ma dopo meno di mezzora cado in trance soporifera...

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    1. prego, ma allora non ti è piaciuto ^^ eh beh succede ;)

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    2. non è che "non mi è piaciuto"... non mi è MAI piaciuto, ahah!
      ma che vuoi fare, sono queste robe di fantascienza troppo incasinate che non gli sto dietro

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  4. Secondo me bisogna fare un monumento alla produttrice, trovo che sia l'unico film decente di Lynch. Non mi stancherò mai di vederlo.

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    1. rispetto il tuo parere, ma non lo condivido, Lynch ha fatto grandi opere cinematografiche :) Se non li hai visti vediti Mulholland Drive e Strade Perdute :)

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    2. Guarda Mulholland Drive è godibile, se non altro perché ha un senso. Lynch mi sembra un pittore di arte moderna, di quelli che si divertono a sentire i critici che significato danno al loro squarcio nella tela bianca. Dopo i corti di Rabbits ho deciso di farlo fuori non appena mi capita a tiro. :D

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    3. Come si dice, tutti i gusti sono gusti XD

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  5. Se andasse giudicato dai corti di "Rabbits" come da quasi tutti gli altri che ha realizzato negli anni 2000 oltre che i pochi lungometraggi, non potrei che essere d'accordo con il Pili.Vado sostenendo in ogni ambito quel che lui sintetizza con l'ultimo suo post, da almeno 15 anni, parzialmente manifestatosi già con "Strade perdute/Lost Highway".E quasi interamente per "Mulholland Drive", sul quale anch'io mi espressi e mi esprimerei di nuovo, seppur meno draconianamente,similarmente al Pili.Ma se si presta la dovuta attenzione ad un sorprendente e spiazzante capolavoro da Lynch realizzato già in questo periodo di furbesca derivazione decostruttivistica della narrazione e del significato/nte, cioè "Una Storia vera/The Straight Story"(1999),ma ovviamente, e soprattutto, a tutto quel che è stato capace di ideare, costruire, creare almeno fino al successo massificante e fuorviato di "Cuore selvaggio", ci rendiamo razionalmente conto quanto sia quindi completamente irrazionale e infantile liquidare colui che è stato indiscutibilmente uno dei più grandi e personali autori visionari del cinema americano anni '70 (con "Eraserhead") e '80, con tali espressioni di schematicità,e di radicale durezza.Il Lynch a mio parere senza alcuna più inventiva sincera e genuina creatività che non sia derivativa digitalmente dell'arte concettuale e autoricitazionistica/o, quindi quello attuale, può non piacere e difatti non convince più da tempo neanche me. Il Lynch di "Dune" e di "Velluto Blu", è invece indiscutibilmente stato uno dei massimi geni visuali -ma anche narrativi, un innovatore e devoto rielaboratore dei classici, alla sua potentissima personalità espressiva- del cinema americano degli anni '80.

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  6. Adoro il decostruzionismo - con poche riserve - ma solo se me lo fa Derrida. Che si tratti, tecnicamente, di un eccellente regista non si discute. Solo che i suoi contenuti mi sanno molto di pseudo intellettualismo. Lui gioca molto col sistema cinematografico soprattutto nel prendere in giro i critici, almeno questa è l'idea che mi sono fatto. Ma lo fa anche Von Trier, che invece adoro, per quanto posso capire certe critiche che gli fanno. Ora intellettualismo per intellettualismo, preferisco Von Trier. Ma il cinema è fondamentalmente estetica, Arwen fa bene a sottolineare ch'è una questione di gusti. La bellezza è relativa, non necessita di contenuti. Solo non cerchiamo di metterli dove non esistono.

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  7. A me è piaciuto, ed ho pure visto i vermoni di rambaldi, in mostra qualche secolo fa a san marino.
    ti spammo questa: ho riaperto Call of the west, solo video, niente chiacchiere.

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  8. ciao Harmo! fatto bene a segnalare il sito ;-)

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