venerdì 24 agosto 2012

Porzus

19
1997, Renzo Martinelli.

Il film è liberamente ispirato ad una storia realmente accaduta agli inizi del 1945 nei boschi e nelle montagne del Friuli ad un passo dalla Slovenia. I partigiani si contrapponevano alle forze nazi-fasciste e non solo. In quelle zone la resistenza era formata dai gappisti delle brigate Ardito e Giotto comandate da Mario Toffanin, detto Giacca (Geko nel film, interpretato da Lorenzo Crespi e Gastone Moschin) e dalla brigata Osoppo formata da partigiani cattolici, azionisti e monarchici, tutti uniti non solo dal sentimento anti-fascista, ma anche da un convinto unionismo, si opponevano in questo senso alle aspirazioni dei partigiani sloveni del IX corpus, i quali rivendicavano le terre friulane. Davano quindi fastidio tanto ai fedeli di Tito quanto agli stalinisti dei Gap. Nel comando della Osoppo si rifugerà Elda Turchetti (Ada Zambon nel film, interpretata da Giulia Boschi) accusata ingiustamente di essere una spia dei tedeschi, ne è prova il fatto che, invece di chiedere la protezione dei fascisti della X Mas, operante in zona, chiese asilo proprio ai partigiani.

Molto probabilmente su ordine dei partigiani titini, col beneplacito del PCI friulano, Giacca ricevette l'ordine di processare sommariamente e uccidere i partigiani della Osoppo. Diciotto morti in tutto contando anche Elda Turchetti. Si salverà solo Aldo Bricco detto Centina (Storno nel film, interpretato da Lorenzo Flaherty e Gabriele Ferzetti). Tra i morti, fucilati a tre per volta dentro le loro fosse, anche lo zio omonimo del cantautore Francesco De Gregori e il fratello di Pier Paolo Pasolini, Guido Pasolini detto Ermes. Il calvario dura undici giorni, dal 8 al 19 febbraio. Verranno risparmiate due persone, che "scelgono" di unirsi ai Gap.



L'interpretazione di Moschin e Ferzetti dei due comandanti partigiani da vecchi, pone rimedio all'inadeguatezza dei pessimi Crespi e Flaherty; non a caso ai due modelli vengono riservate poche battute. Purtroppo anche buoni registi come Renzo Martinelli devono piegarsi ai compromessi, specialmente se sono al loro secondo film e vengono da una carriera fatta di spot pubblicitari. Inoltre la scelta della storia non è stata delle più comode. Il regista ce l'ha messa tutta per non lasciare che il film venisse usato come becero strumento politico; il personaggio di Geko agisce da solo ed è biasimato dal suo commissario politico; il suo compagno più carismatico, (Spaccaossi, splendidamente interpretato da Gianni Cavina) entra nella fossa assieme ai condannati per essere fucilato, proprio in nome dei valori comunisti; i personaggi che interpretano i partigiani della Osoppo non nascondono il loro anti-comunismo; la storia di Geko è quella di una vittima torturata per tre giorni dai nazisti a seguito delle delazioni di una spia. Senza contare che la scena finale dell'eccidio è totalmente priva di patos, giusto l'interpretazione di Cavina la salva in parte.

Martinelli deve aver trascurato il fatto che in Italia i giornalisti non hanno bisogno di vedere un film prima di criticarlo o di strumentalizzarlo. Oppure trattasi di un regista scaltro, che venendo dalla pubblicità sa come piazzare al meglio un prodotto che non può certo dirsi un capolavoro, anche se meglio di certa immondizia alla quale la fiction televisiva ci ha tristemente abituati. Questa però non è televisione, ma cinema.



Prima ancora che il film venisse presentato alla Mostra di Venezia il Corriere della Sera e Panorama si scatenano usando la pellicola in funzione anti-comunista, trasmettendo il messaggio che in fondo partigiani e fascisti erano tutti uguali; purtroppo a sinistra il genio scarseggia altrettanto, infatti sulle colonne di Liberazione e l'Unità si risponde – a priori – attribuendo gli argomenti dei colleghi avversari al film di Martinelli. L'unico ad averlo visto appena dopo il montaggio è Gian Paolo Pansa. Così scrive su l'Espresso il 5 agosto del '97: «Quello di Martinelli è un grande film sulla Resistenza. E anche un film contro il fanatismo e sulla pietà umana». L'allora ministro dei beni culturali Walter Veltroni rivela su Panorama di aver ricevuto pressioni affinché il film non venisse presentato a Venezia né tanto meno fosse presentato nelle scuole. Oggi sappiamo che gli autori di tali pressioni furono Nilde Iotti, già presidente della Camera e l'allora presidente dell'Anpi Arrigo Boldrini. Entrambe le loro pretese rimasero inascoltate; non di meno dopo l'acquisto del film da parte della Rai, dovremo aspettare 15 anni prima di vedere il film trasmesso in Tv, su Rai Movie. Roba da far impallidire – negativamente si intende – colossi dell'informazione e della divulgazione come HBO, BBC o History Channel.

Forse il film ha ispirato Spike Lee per il suo “Miracolo a Sant'Anna”, infatti tanto i flash forward con Geko e Storno che si rivedono, quanto l'inizio della pellicola di Lee hanno la stessa idea di fondo. Il film, per come è stato realizzato, avrebbe reso meglio se montato in chiave documentaristica, magari con interviste ai testimoni dell'epoca, del resto lo stesso Mario Toffanin, allora 85enne residente a Capodistria con passaporto jugoslavo, rilasciò una intervista alimentando ancora di più le polemiche attorno alla pellicola. Questo ci ricorda un altro fatto intollerabile: il PCI subito dopo la guerra ebbe una propria rat-line che allo stesso modo di quella usata dai nazisti in fuga nel Sud America, assicurava ai compagni macchiatisi di gravi crimini, rifugio nei paesi del blocco sovietico. Del resto l'amnistia emessa verso i fascisti non fu accolta da grandi polemiche, la giustizia infatti non dovrebbe conoscere né vincitori né vinti, a meno che non la si ostacoli.
Giovanni Pili
(facebook)








p.s. da Robydick
Questa è la prima rece (un inizio col botto direi) di una collaborazione fattiva dell'amico Giovanni Pili col nostro blog. E' una delle mie più vecchie conoscenze da quando giro l'area blogger, conosciuto grazie al suo blog, da me stimatissimo, "Anarchy in the UK". Noi forniamo recensioni ad una web-zine da lui curata, "Il Petardo". Adesso ci ricambia la cortesia, diciamo così, e ne sono molto contento. Si occuperà prevalentemente di recensioni c.d. "scomode" per i contenuti, essendo lui esperto ed appassionato di attualità, storia e politica. Un gran bell'acquisto.

19 commenti:

  1. Mi trovo perfettamente d'accordo con chi scrive. Anni fa, cercando di approfondire un po' la mia conoscenza della resistenza, ero incappato in questo film che avevo guardato con tante aspettative. La storia, di per sè, sarebbe anche bella. Ma gli attori sono inguardabili e il ritmo ne risente. In generale, però, l'ho trovato anche un po' retorico, e non è la prima volta che succede con Martinelli, nemmeno con le opere successive.

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  2. No Martinelli no, forse il peggiore e più prezzolato in assoluto regista italiano in attività, Peccato che sia riuscito persino a coinvolgere Sergio Flamigni, che ho sempre stimato moltissimo, nello sgangherato, cialtrone, visivamente orrido come uno spot tv per la Lancia K, "Piazza delle Cinque Lune". Come farà adesso per ottenere finanziamenti miliardari con soldi pubblici e dalla RAI, adesso che Belsito e Bossi sono in "disgrazia", per i suoi "kolossal" padani ad uso soltanto di far passare belle serate a Calderoli, Boso, la Rosy e bella compagnia. Gli unici che andavano a vederli.
    Martinelli, NO, NO MàS. Questo "Porzus" pure orrendo, la storia non e' una partita di calcio, in cui si da la rivincita a chi ha già perso una volta, per poter permettere a chi come Pansa e Violante ha strumentalizzato partendo da pretese di superamento/i storici/o". Un film su "Porzus" al limite poteva farlo P.P.P., che li' vi perse il fratello partigiano bianco. E nella sua vita non supero' mai il tragico fatto. Non certo il politicamente, storicamente inadeguato e nullo, professionalmente venduto e incompetente Martinelli.

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  3. Scusate, da quando Martinelli è un "buon regista" come si legge nella rece?

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  4. e perché non l'ha fatto allora PPP? eh, era un essere umano anche lui... comprensibile. allora ci "accontentiamo" di Martinelli, che ancora, ai tempi, non s'era barbarossizzato, ed ERA un buon regista. a me è piaciuto anche Vajont, è solo per un caso che ancora non c'è nel blog, pensavo persino di averla scritta la rece. provvederò appena possibile.
    Le persone cambiano, per scelta od opportunità. Ai tempi questo film riuscì a scontentare quasi tutti e basta questa Qualità per renderlo meritevole d'attenzione. Perché, in pieno bossberlusconismo non è mai uscito? Perché è stato occultato a destra come a sinistra?

    Giovanni le prossime che farà saranno sue iniziative, mi ha dato titoli che manco conoscevo. Questo film invece l'ha fatto su mia richiesta, lo ringrazio ancora. Tra l'altro condivido ogni riga che ha scritto.

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    1. Anche a me Vajont è piaciuto (credo sia il suo migliore, anche se non ho visto Barbarossa).

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  5. Anna, chiediti da quando ha smesso Martinelli, ammesso che abbia smesso, di essere un buon regista, non da quando ha cominciato.

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  6. vorrei con l'occasione dire anche questo:
    Qua non si ostracizza mai nessuno, è una battaglia personale. Si giudica l'opera non le persone (anche se a volte qualche battuta sfugge).

    A me questo film è piaciuto persino più che a Giovanni. Retorica e attorucoli a parte (tranne alcuni nomi importanti), è ben fatto, e a mio parere anche corretto nello sviluppo degli eventi, almeno nei punti principali.

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  7. Quando questo film venne distribuito c'era al Governo l'Ulivo e già quasi D'alema, ecco forse perchè non venne distribuito, per rispondere alla tua domanda. Che poi non è vero ebbe la sua risonanza e visibilità eccome, al solito in Italia una polemichetta non si fa mancare mai, anche se originata -ripeto- da cotanta ambigua pelosità e vaghezza ideologica, oltre che leccata e nient'altro, pochezza artistica. Venne poi subito distribuito in vhs da Panorama, chissà perchè, c'è da chiederselo? Nessuno ha da ridire nulla su Pili ci mancherebbe lo conosco ed è bravo, è proprio e solamente l'opportunità del film in discussione -e basta- comunque va bene ho capito(scherzo), mi ritirerò disciplinatamente.

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  8. non c'è da chiederselo, certo, riguardo a panorama, e nemmeno riguardo al velista baffomunito... i restanti anni rimangono un mistero, forse uno scambio di favori?

    la "pochezza artistica" che dici è già un parere sul film, e quello è l'argomento in discussione.
    "ambigua pelosità" non so cosa voglia dire.
    "vaghezza ideologica" lo capisco ancora meno ma m'interessa di più. se puoi essere più chiaro poi replico anche. così, ad intuito, rischio di dire anche più cazzate di quante ne sparo di solito

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    1. Ambigua pelosità nel senso che all'epoca Martinelli non si era dichiarato come solamente in seguito, quando ha avuto i suoi enormi vantaggi personali, organico alla allora CdL e alla Lega. Vaghezza ideologica in quanto nel 1997 si accreditava come un "provocatore", un battitore libero di scomode verità nascoste, magari sedicente dell'area di sinistra, cosa che non è certamente mai stato, neppure nei '70 in quanto era un ciellino -che saranno tutto fuorchè di sinistra- e difatti ha fatto carriera. Ma poi come nel caso di Violante, Pansa, e altri "revisionisti" in perfetto tempismo storico, anche se si affrontano fatti storici certamente accaduti come questo, è comunque un'operazione di discutibilissimo valore e opportunità, l'atto veicolare certi argomenti e tesi, in un periodo storico oscuro come proprio in questi ultimi anni nei quali la Resistenza (e in questo caso si vuole colpire proprio guarda caso la sua componente rossa) è stata ridotta ad una accozzaglia di pendagli da forca, violentatori, predoni assassini, che hanno solamente vinto una guerra tra bande più o meno criminali.Risultato strumentale e di tutte queste operazioni come quelle di Martinelli, volute o meno dai suoi autori -ma nel suo caso è più che sospetto, acclarato, visto come detto la reazionarietà, la xenofobia e il revanscismo dello squallido personaggio, anche da numerose interviste- è questo pericolosissimo e falsissimo falso storico, oramai fatto passare e veicolato anche da alte cariche istituzionali, che invece dovrebbero difendere, proteggere il significato, l'enorme sacrificio, importanza,e le conquiste irrinunciabili della Guerra di Liberazione e della lotta Partigiana in Italia, in tutte le sue parti, bianche, del P d'A come quella del Partito Comunista. che comunque ne fu la più importante e direttiva. "Pochezza artistica" in quanto non scherziamo, ma davvero vogliamo dire che Martinelli è un bravo regista tecnioco? Nella ricostruzione in falso Super8 e nelle immagini fotografiche ricostruite in b/n dell'operazione di Via Fani in "Piazza delle Cinque Lune", ha perfino -e come sia stato possibile è un mistero- errato completamente la disposizione e la distanza dei veicoli della scorta di Moro e dei cadaveri. Riportato -persino!- da Cinefex.Non basta scimmiottare pateticamente l'altissimo cinema digitale di Michael Mann, per saperlo neppure approcciare. Poi qualcuno negli speciali Mediaset che produce i suoi film, come la Praderio (che qualcuno purtroppo mi ha pure fatto tornare alla mente)e nelle interviste allo splendido formigoniano Martinelli potrà pure citare, ma solo nell'italietta che non ha alcun sentore e vergogna del ridicolo e delle millanterie, come questa odierna, non verranno sommerse/i dai lazzi e dagli sghignazzi, a ricoprirli si spera, definitivamente.

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  9. Io di martineli salvo proprio questo Porzus, potente sul piano visivo con morphing e una struttura temporale non banale, e Piazza delle 5 lune, sempre sul piano registico e la capacità di rendere interessante un argomento già visto centinaia di altre volte. certo è un modo di fare ciema suoerficiale, attento alla spettacolarità, col rischio di perdee di vista la storicità, ma rimpango questo Martinelli quando mi trovo a subire cose immonde come Il mercante di pietre o Barbarossa. Con l'entrata nella lega Martinelli ha smesso pure di saper girare, sembra quas un ultracorpo un po' alla Dario Argento.

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  10. Se Martinelli è MAI stato bravo in un solo frame qualche film, allora lo è pure lo "scult" per eccellenza Stefano Calvagna. I loro film sono uguali. Solo che forse il secondo essendo apertamente un fascistello con le mani calde di botte date e di sangue dei grugni dei tifosi avversari, date la domenica in Curva Sud, è un pò meno presentabile per i capo struttura dei piani alti di Via Mazzini.

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  11. grazie Napoleone, dico davvero, per la copiosa e motivata spiegazione. sono motivi in più, non in meno, per aver recensito questo film. i commenti come quello diventano compendio. chi mai ci leggerà troverà molti spunti su cui riflettere. è quello che mi auguro sempre in ogni rece di film di questo genere, che si riesca ad illustrare tutti i punti di vista.

    scusa se rispondo ancora, ma hai toccato quell che secondo me è il tasto dolente:
    io non voglio certo difendere Martinelli, figuriamoci! difendo il diritto di vedere il film e di farsene giudizio. dicevamo che PPP non lo fece questo film, come esempio. sarebbe stato il migliore, ma il coivolgimento personale... come lui, nessuno della miglior intelligenza di sinistra, diciamo quella vera e certificabile, lo fece. eppure l'eccidio di Porzus non era certo fatto sconosciuto. per ragioni comprensibili ma non condivisibili (almeno, non da me), c'è sempre stato questo atteggiamento del "lassamo perde, dimenticamose tutto", lasciando quindi dei vuoti irrisolti storicamente e chi ha avuto il fegato, o l'opportunismo, di riempire quei vuoti lo ha fatto. per rendere idea: quanti film ci sono sui massacri delle foibe? va già bene che si riesce a leggere qualche libro, cosa che io ho fatto senza vergognarmi delle mie idee politiche. cosa c'entra essere di sinistra con quei delitti?

    opinioni a parte, questa "giustificazione" se e quando sia opportuno fare un film, veramente... mi sembra di sentire qualche personaggio noto commentare, sempre e invariabilmente, la puntualità degli avvisi di garanzia che riceveva (e continua a ricevere), il loro tempismo, con altri eventi importanti. in buona sostanza: non era MAI il momento adatto per mandargli l'avviso. così come non è MAI il momento adatto per parlare di certi argomenti. no, non l'accetto proprio questo discorso. per me è SEMPRE il momento adatto per fare un film, paradossalmente il momento che gli altri ritengono MENO adatto lo è invece di PIU'.

    sai chi avrei voluto vedere dirigere questo film, e farlo nel primo dopoguerra? Carlo Lizzani, e non occorre spiegare perché, basta pensare ai film che ha fatto. alternativa ancora più suggestiva? Mario Soldati, magari un anno dopo aver fatto Fuga in Francia

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  12. @lambertibocconi
    Per me "mediocri" sono registi di film come quello di "Parentesi tonde" o tutta la "saga" delle vacanze di natale, subito una tacca sopra metto i "buoni registi". Oltre la mia scala di valori prosegue kilometri per approdare al livello dei "Maestri" come Chaplin. A me Martinelli sembra un buon regista, solo che nel mondo del cinema è raro che un regista venga lasciato libero di lavorare. Ma supponiamo che invece avesse avuto il massimo della libertà, in quel caso avresti ragione tu, ma "quien sabe"?

    @Napoleone
    Sì eravamo ai tempi del governo Prodi e di visibilità ce n'è stata, solo che la ha avuta prima che il pubblico potesse andare a vederlo, facendo in modo di tenere a casa il pubblico di sinistra. Del resto io stesso mi guarderei bene di vedere un film se a pubblicizzarmelo è Veltroni... Per carità io sono ben felice di vedere film impegnati e di vederne sempre di più, ma non nelle condizioni che tu stesso hai spiegato bene. Soprattutto, come accenno nella recensione, non è ancora chiaro se Martinelli sia parte di questa macchina - ovvero, sapeva che il tema di per sé avrebbe reso visibilità al film - o se il regista sia una ignara pedina. Ma qui si sfocia nel complottismo così ho preferito non approfondire.

    Preciso meglio, nel caso non fosse chiaro che per me "buon regista" significa "una tacca sopra la mediocrità". Non pensateli come i voti che si danno a scuola.

    Infine grazie a Roberto la cui amicizia è testimoniata dall'avermi definito "esperto". E per la cronaca, il film sul Vajont me lo piglio io, consideratelo come già fatto.

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  13. Al peggio non vi e' mai fine. Stanno traendo un film da uno di quei romanzi "di successo" che il Veltrone nella sua infinita vanagloria si diletta a sbrodolarsi addosso. Diretto immancabilmente da una"compagniuccia"dei salottini-bene della Roma sud. Ex-aiuto della Comencini e di chi senno', tutto e' sempre "in famiglia". Veltrone come da sussiegoso servizietto di Ciak, e' stato a visitare il set, mussolinianamente complimentandosi "per
    l'alto livello tecnico e artistico che le sicure mani delle
    persone coinvolte nella lavorazione, stanno assicurando
    alla trasposizione del suo libro." Sicuramente bellis-s-
    simo.
    Roby, come si mette sullo stesso piano la magistratura che fa il suo dovere inquisendo i ladri, i mafiosi e i
    corrotti e gli avvisi di garanzia, con le strumentalizzazioni
    storiche in un momento, anni di massimo indebolimenro dei valori emocratici che bene o male, sono nati da quella tanto sminuita nella sia importanza e integrità, svillaneggiata Resistenza/Guerra Partigiana. E comunque se un film e' brutto e' brutto. Anche se il fatto storico da cui e' tratto e' degno della massima attenzione del massimo rispetto. Che sia "Katyn" di Vajda dai massacri degli ufficiali dell'esercito polacco parte dell'Armata Rossa di Stalin, alla tragedia genocida dei desaparecidos nell'Argentina di Videla e Massera, da "Immagini"('03) con Banderas.

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  14. Giovanni, grazie a te, sono contentissimo di questa cosa. Ho una super-proposta per un docu-film che sono sicurissimo ti piacerà, ma ne parliamo in privato.

    Certo Napo, se un film è brutto è brutto, questo non si discute.

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  15. dubito ci occuperemo dell'opera veltroniana, a meno di considerarla di valore storico, cosa che non mi sento di fare, ahah!

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  16. ....e come disse Lino Miccichè, 'aridatece Barbara Bouchet !!

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  17. arriva harmo, arriva, ahah! complimenti per la rima, artistica... :)

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