domenica 2 gennaio 2011

Night of the Living Dead - La notte dei Morti Viventi

16
1968, George Andrew Romero.

Eccomi finalmente, dopo i primi 3 capostipiti del zombesco ("White Zombie", "I Walked with a Zombie" e "The Plague of the zombies") all'indiscusso Capolavoro del genere, che è anche una rivoluzione dello stesso. Gli zombie di Romero han perso la natura di "automi a comando" dei precedenti, sono fuori dal governo degli uomini, non sono frutto di stregonerie. La stessa parola "zombie" nel film non viene mai pronunciata.

2 righe sul plot, tanto il film è arcinoto: siamo negli stati uniti, zona di campagne immense. 2 ragazzi in visita ad un cimitero vengono assaliti da un essere che si muove come frankenstein, il ragazzo viene ucciso mentre lei in fuga si rifugia in una casa isolata, dove si ritroveranno in diversi, tutti asserragliati ché fuori il numero di quegli esseri è diventato un esercito. Si nutrono di carne umana, lo dice anche la radio e poi pure la televisione che riusciranno a mettere in funzione e le vittime stesse, se ne rimane qualcosa, diventano zombie e loro volta: un'epidemia su scala nazionale. Solo modo per ucciderli, si scoprirà, distruggergli la testa o staccargliela, meglio poi dare fuoco ai resti. Fuori si mobiliteranno, ma dentro la casa sarà un incubo ed anche per i soccorritori pensare che lì dentro si possa essere salvato qualcuno è impossibile a credersi...

Su questo film, d'importanza storica, si sono scritti fiumi di parole, se le merita tutte, basti leggere l'ottima, per sintesi anche se non brevissima, pagina wiki dedicata. Leggetela, non mi metto certo a fare copia-incolla di tutta quella roba. Parliamo di un horror a basso costo che fu sconvolgente, l'impatto emotivo ancora oggi è notevolissimo, alcune scene per violenza hanno fatto scuola (cannibalismo esplicito) nonostante il budget per gli effetti speciali fosse quasi inesistente, con protagonista eroico principale un afroamericano senza che una sola volta venisse pronunciata la parola "negro", nell'America in piena fase Vietnam già calante e "assediata" dalle proteste giovanili come il resto del mondo, anche la musica dei tempi è emblematica, lo stesso argomento delle radiazioni (che hanno dato vita ai morti) con la guerra fredda in essere: era il 1968, l'anno più conosciuto storicamente di altri del secondo dopoguerra.
Insomma, ce n'erano di ragioni per dare al film una gran messe di significati, anche se per la verità quando uscì non ricevette, almeno a livello di critica, tutte le gratificazioni che ora gli sono riconosciute.

L'interpretazione testuale, che mai dev'essere ignorata, è semplice. Come detto, anzitutto un film horror fuori dagli schemi e a parte le notevoli (per l'epoca) crudeltà mostrate l'angoscia, che si vive in quella casa, è quanto più stordisce. Fuori hai un nemico lento, prevedibile nei movimenti, apparentemente battibile nella realtà invincibile, non è umano, non teme di morire e poi sono tantissimi, una massa critica in grado di distruggere una casa con la sola forza delle mani. Una trappola senza uscita è la condizione peggiore e nel gruppo all'interno si manifesteranno fenomeni umani, sia in senso alto che basso del termine, estremi. Anche solo come visione horror è imperdibile! Ci sono state diverse revisioni della pellicola, anche a colori. Io ho visto quella in bianco e nero, non è solo una questione di fedeltà all'originale, è che sono i "colori" che amo particolarmente.

Sulle interpretazioni esegetiche c'è di che sbizzarrirsi, io ho provato per tutto il film 2 sentimenti contrastanti sui quali mi concentro, ne parlo alla cieca senza confrontarmi con quanto c'è in giro. E' incredibile questa cosa, non m'è mai capitato prima: non sapevo per chi tifare! Un continuo passare tra lo sperare che gli zombie compissero un massacro apocalittico si opponeva al tifo per l'eroica difesa degli occupanti della casa. Non mi sono invece mai piaciuti i gruppi armati che davano la caccia agli zombie, questo mentre scrivo ancora non so spiegarmelo. Zombie che rappresentano i peggio aspetti della società del potere, che si nutre della carne degli uomini dimenticando ogni senso di solidale fratellanza, anteponendo il bisogno egoista a tutto, un bisogno talmente forte da accecare completamente ogni traccia di umanità; oppure zombie che, pur frutto di un potere degenere, ad esso si ribellano anche se non lo fanno con piena coscienza, la situazione li ha portati a rinascere e fin a moltiplicarsi, diventando una variabile impazzita. La seconda visione (sicuramente sbagliata...) mi affascina, è come se l'umanità, zombizzata da un uso del potere e dei media diabolico, si ritorce contro chi l'ha ridotta in quelle condizioni. Sarebbe fantastico che chi detiene il potere pensasse che l'elevamento intellettivo e culturale della popolazione non fosse una minaccia per il controllo del potere bensì una ricchezza.
Si dovrebbe poi parlare delle reazioni all'interno della casa, dei giovani più disposti a sacrificarsi degli adulti, del padre che compie gesti vergognosi illuso così di tutelare al meglio la figlia che poi lo divorerà, dell'eroe nero e della fine che farà. Si dovrebbe parlare della paura ancestrale dei morti, magnificamente rappresentata da questo come anche da altri generi di film, qua come zombie ed altrove come spiriti, fantasmi, sempre e comunque rappresentanti torti, sensi di colpa non reprimibili. Le squadre antizombie piene di civili armati in modo esagerato, come detto prima, mi urtavano, toccavano corde intime, forse mi han fatto venire alla mente la violenza incontrollata che si genera dalla paura che tutto giustifica? Probabile, la paura è uno dei capisaldi per la gestione del potere. Questo film è un'overdose di messaggi, diretti e non, ma mi fermo qua, troppo lunga ed illeggibile poi la recensione.

Ci sono colpi di genio a volte che nascono semplicemente come film di genere e poi finiscono per diventare simboli d'una generazione. Le metafore nascono e crescono durante le riprese stesse e le successive visioni. Ho la sensazione che siamo in uno di questi casi, e il mio non è affatto uno sminuire: i messaggi più belli e veri sono questi, un po' come le fotografie a soggetto sono molto più belle se il soggetto stesso conduce la sua vita quotidiana quando il fotografo lo riprende, mentre col soggetto in posa si perde moltissimo.

Eccezionale opera prima, Olimpo ovviamente. Sono molto curioso di vedere cosa Romero è poi riuscito a fare dopo un simile ed impegnativo esordio.

16 commenti:

  1. Grande anno il 1968...
    e questo film....
    Epocale, storico, ci fece conoscere il cinema horror. Vederlo all'epoca vi assicuro era decisamente uno shock !
    Poi Romero si è un pò perso...
    tutto sommato ha continuato a girare lo stesso film. Si è migliorato, ma ha perso la verve...

    RispondiElimina
  2. magar, un piccolo sospetto del regista "monotematico" m'è venuto vedendo la filmografia, è il pericolo che corre chi esordisce in modo così folgorante, come in qualche modo ho scritto, ma ne guarderò sicuramente altri.

    ciao Anto! benTornato :)

    RispondiElimina
  3. grande bel commento, il tuo roby :)
    cosa aggiungere? beh, alla fine niente, film come questi si può solo vederli e rivederli, incollarseli nella memoria.

    su Romero: effettivamente la sua opera è uno "svisceramento" del tema zombesco, sotto diversi punti di vista: tante variazioni sullo stesso tema. a dire la verità, tranne un solo episodio (il penultimo, cronologicamente) li ho trovati tutti interessanti e, a loro modo, belli.

    RispondiElimina
  4. grazie einzige. ho cercato d'essere più breve ma meno di così non ce l'ho fatta. :P

    RispondiElimina
  5. Ii cult dei cult. Vorrei tanto rivederlo.

    RispondiElimina
  6. Il genere non mi dispiace. Colgo l'occasione per augurarti un buon 2011!

    RispondiElimina
  7. ciao alli!

    tizyana, auguri e abbracci :)

    RispondiElimina
  8. bel filmone politico, dove l'horror è un pretesto o perlomeno è l'idea che mi ha dato.

    RispondiElimina
  9. Ciao Robydick...Complimenti per la compendiale recensione di questo film, uno dei più celebri, importanti, significativi, copiati e imitati dell'intera storia del cinema, non certo facile da affrontare, visto che è stato ed è in assoluto uno di quelli su cui sono stati scritti in ogni lingua veri e propri fiumi d'inchiostro, ma l'"accusa" rivolta a Romero, già negli anni settanta dopo il capolavoro assoluto "Zombi", di rifare sempre lo stesso film, e ora, dopo l'imponente -in ogni senso- esalogia dei Morti Viventi, di aver per tutta la carriera rifatto lo stesso film e argomentato sempre e solo le stesse tematiche, mi fa davvero sorridere... A parte che, ma qualcuno perchè non ha ricordato o non ha proprio visto nessuno da queste parti, capolavori come "La Città verra distrutta all'alba"(The Crazies/Code Name:Trixie)('73)non ha bisogno di presentazioni così seminale che ne è stato persino realizzato un remake di buon successo l'anno scorso, "Wampyr"(1978)(Martin nella diversa edizione originale),uno dei più belli e originali rivisitazioni-aggiornamenti del vampirismo "mitico" nella sua declinazione concretamente sociopatica, o "Knightriders"(1981), che fu un bagno di sangue commerciale di epiche proporzioni, così come epico in questa summa dell'idealismo radicale e anacronisticamente anarcoide di Romero e anti-moderno all'elevatissimo fascino, era tutto, e che per il suo fallimento, lo costrinse a tornare all'horror con "Creepshow" e Stephen King, nel 1982. Altro capolavoro ormai riconosciuto e cme tale storicizzato. E nessuno di questi è comunque un film di Zombi.
    Ma poi, come giustamente scrisse in questo caso persino Kezich, in occasione della recensione di "Zombi" all'epoca dell'uscita italiana, settembre 1978, se uno come Morandi, che ha ritratto nature morte e bottiglie praticamente per tutta la vita, ma che era unanimemente e universalmente considerato il più grande pittore, in questo, può essere accusato e/o detratto nella sua carriera per essere il più bravo, comunque...? Lo stesso è Romero, semplicemente il più grande di tutti insieme a Carpenter e Cronenberg e pochi altri, e "Diary of the Dead"(Le Cronache dei morti viventi nel titolo italiano) (2008), il penultimo dell'esalogia che qualcuno non ha ancora compreso, è il migliore esperimento di film girato a ripresa unicamente "soggettiva" con l'"occhio" fisso onnipresente della/e telecamera/e, tra tutti i vari esempi recenti di film di genere realizzati con l'estetica mossa del "Mockumentary" digitale e mosso, altro che "Cloverfield", "The Last Exorcism", "The Blair Witch Project",ecc., e compagnia bella...L'unico al suo livello è "Rec"(2007) di Jaimè Balaguero e Paco Plaza, con il suo degno sequel all'altezza, "Rec2"(2008).

    RispondiElimina
  10. grazie Wilson, i tuoi complimenti sono sempre un gran sprone... un altro commento che conserverò con cura, saranno trattati tutti i film che citi.

    m'ha aperto la testa quell'osservazione che riporti, condividendola, di Kezich, molto istruttiva in tutti i sensi, mi sta facendo pensare molto ad di là di Romero o del cinema, è un Sano Principio, che ho sempre pensato a riguardo di lavori umili ma non a riguardo dell'arte. grazie ancora.

    RispondiElimina
  11. Urka! Non so se c'è stato un fenomeno di telepatia interplanetaria o un'altra associazione mentale subliminale zombesca che mi è sfuggita, ma - accidenti - con tutti migliaia di film della storia del cinema, la sera del 29/12 ho visto proprio questo!

    Che dire... penso che il massimo il film lo dia nella fotografia di un bianco & nero veramente "da paura", con ombre e chiaroscuri usati da gran maestro. Ed è anche chiaro che per i tempi è un film epocale, considerato anche il finale così tragico, che per noi oggi è quasi "telefonato", ma per i tempi doveva essere davvero qualcosa di stravolgente.

    Sul ruolo della metafora dello zombie, vista retrospettivamente è geniale nell'introduzione del suo uso in ambito sociale/politico. Ma è altrettanto vero che ormai lo zombie può essere usato a buon diritto per metaforizzare innumerevoli aspetti della società degli uomini e quindi diventa fin troppo facile, ancorché certi esperimenti (vedi per esempio la miniserie Dead Set) riescono comunque a tirare fuori qualcosa di notevole.

    Come alternativa originale si potrebbero invertire i fattori e usare gli uomini per metaforizzare la società degli zombie! ;)

    RispondiElimina
  12. caro marziano, non ricordo il giorno preciso, l'ho visto tra natale e capodanno, ma ne ho visti così tanti... facciamo un banale e terrestre flic & floc? :D

    sulla idea "alternativa"... ci sono così tanti film derivati e parodie che probabilmente è già stata realizzata da qualcuno, eheh...

    RispondiElimina
  13. Film fantastico. Non aggiungo altro. La recensione mastica cinema da capo a fondo. Direi Olimpo indiscusso.

    RispondiElimina
  14. Mi fa piacere che qualcuno dopo me abbia citato e potuto apprezzare giustamente "Dead Set", sai quella serie zombesca britannica che ti dissi Roby, sui protagonisti del "Big Brother" inglese,assediati nella casa dall'umanità che nel frattempo si è "zombizzata" per una misteriosa epidemia, e dalle cento telecamere accese del programma, che per sistema computerizzato e programmato come in "Virus:La Fine del mondo"(Giappone/Usa'81) di Kinji Fukasaku, continuano a riprenderli e a trasmettere il programma come se nulla fosse accaduto..Mentre fuori dagli studi televisivi della casa si continuano ad accalcare sempre più una massa di migliaia di zombi...Come se qualcosa ancora, misteriosamenterichiamandoli, gli coattasse a "ritornare"...Sarà forse perchè "era comunque il loro programma tv preferito, quando erano vivi..."...Parafrasando il massimo capolavoro Romeriano, "Zombi"(Dawn of the Dead)('78).
    Comunque, ribadisco i concetti già espressi precedentemente, grande serie breve a britannica "Dead Set", che veramente riesce a esporre ed estrapolare qualcosa di nuovo, utilizzando un geniale squallido apporto mediatico decadente fornito dagli anni 0 per una reale potente metafora.

    RispondiElimina