lunedì 17 settembre 2012

Six Bullets (aka: 6 Bullets)

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2012, Ernie Barbarash.

Il mercato del sesso è il business più grande del mondo. Una volta ho visto un bambino venduto per sei proiettili... e non ho fatto niente
(Frase prima dei titoli di testa)

Six bullets è la conferma che il cinema d'azione e arti marziali non è morto dopo i budget ridotti all'osso, le location da miserabili, e i cinema sempre più lontani dall'ospitare i nuovi lavori di divi un tempo su piedistallo dei box office.
Il periodo da Europa dell'Est ha giovato a Jean-Claude Van Damme, gli ha rimesso addosso la grinta dei primi lavori, un po' come il Rocky imborghesito degli ultimi capitoli anni 80 che, solo tornando ad essere povero, ritrova “gli occhi della tigre”. Ecco che l'attore belga con questo film mette a segno un'altra interpretazione sofferta e sofferente, ma, a differenza dei precedenti Assassination games e Dragon eyes, dove si limitava ad usare armi da fuoco o essere messo all'ombra di altri interpreti, riesce a soddisfare anche il fan di vecchia data con scene d'azione gagliarde.

Siamo in un territorio diverso dalla violenza iperreale degli action degli esordi, sia un Lionheart che uno Tsui Hark sotto acido: il sangue è più copioso, i pugni rispettano la fisica, sembra di sentire addosso la furia delle ossa che si spezzano e della pelle che viene lacerata. Ernie Barbarash, insieme a John Hyams, sembra il regista più portato a nobilitare le doti marziali o no del buon Jean-Claude: come in Assassination games gli regala un altro ruolo crepuscolare, sporca l'infallibilità del tipico personaggio da action movie con l'onta di un infanticidio, lo fa piangere, disperare, urlare “vaffanculo” al mondo mentre affoga in una bottiglia di vodka. E gli regala la parte più bella degli ultimi anni, capace di far dimenticare il terribile periodo degli straight to video americani, dove Van Damme era diventato un pupazzone bellimbusto scambiabile con uno Steven Seagal qualunque, lui che era sempre stato una spanna sopra tutti i suoi concorrenti, amici, colleghi, facendo film che non erano solo mera esibizione di arti marziali, ma vero cinema con regie e montaggi da applauso.


La prima scena di Six bullets è esemplare per il taglio dell'opera: uno spaesato e invecchiato Van Damme con pizzetto entra, bicchiere alla mano, in una stanza di un night club moldavo, per contrattare un'ora d'amore con un bambino. Naturalmente niente è come sembra: l'uomo è un mercenario pagato dalla famiglia del ragazzino per riportarlo a casa in America. Quello che poteva essere scambiato, dalle location pauperistiche, per l'ennesimo prodotto bulgaro alla One in the chamber, mal girato e senza guizzi, diventa all'improvviso un'orgia di violenza che lascia basiti: il bicchiere, pieno di acido, squaglia la faccia di un malcapitato, Van Damme comincia a colpire con un coltello, usato per tagliare del salame, la gola del padrone del locale, poi calci in faccia, carotidi tagliate, corpi che esplodono in geyser di sangue; quello che sarebbe impensabile in un prodotto mainstream qui non ha paura ad essere mostrato. Ecco che l'action incattivito e impoverito diventa una questione da veri uomini, azzerando anni e anni di botte fumettistiche a favore di un realismo da combat film, con tanto di colori spenti della fotografia. Merito anche della sceneggiatura di Chad Law e Evan Law, finora mestieranti di prodotti usa e getta, che riattualizzano il plot di Hardcore e sbattono ineditamente temi attuali, la tratta delle bianche, la pedopornografia, non proprio solo per essere urlati o fare scandalo.

Anche la durata del film è esemplare, quasi due ore, anche questo non proprio da prodotto usa e getta per essere digerito e dimenticato dal distratto spettatore. Forse (e dico forse) non siamo davanti al capolavoro vandammiano del nuovo millennio ma poco ci manca. Perfetti nei ruoli, anche di contorno, i comprimari, dai figli dell'attore, Bianca e Christopher, in parti finalmente meno svilenti, all'inedito Joe Flanigan dal passato televisivo.

Tutto funziona in Six bullets, anche il melò che sfocia nell'espediente dei fantasmi che tormentano il protagonista, e si perdonano alcune facilonerie di sceneggiatura come l'idea bizzarra che ad essere rapita sia proprio la figlia di un personaggio pubblico e non una signora nessuno. Ma sono piccole cose che non stridono nel risultato finale, alla fine un film duro e gagliardo, un altro ruolo riuscito per Van Damme in attesa che Hollywood lo richiami dal suo esilio in Europa.

Keoma























12 commenti:

  1. d'accordissimo col recensore su tutta la linea. film davvero notevole, con gianniclaudio grande attore di genere e chi non lo riconosce come tale dovrebbe ricredersi almeno in questo caso.

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  2. Film a tratti sorprendente, un modo interessante per fare action impegnato come tematiche

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  3. mi sa che sono persino più entusiasta io di te di questo film! :)

    cazzo, ma quanto è in forma poi fisicamente il nostro mito? persino fin troppo magro. pensa ai ciccioni visti in mercenari, tanto per fare un paragone.

    quella scena iniziale è grandiosa. i fendenti di giustezza sono da professionista totale. non una caloria sprecata in mosse inutili.

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  4. sai la sola cosa che mi ha fatto ridere? hanno doppiato il motore boxer del BMW GS 1200 con un rumore da 4 cilindri con su le termignoni, manco fosse un kawa ninja, ahah! per chi s'intende un minimo di motori è 'na roba assurda, ma la fanno in molti film 'sta cosa.

    un altro dettaglio, diciamo, poco comprensibile è come cavolo abbia installato quell'apparecchio sulla telecamere nel finale, hai presente? lì deve essere intervenuto lo spirito santo in persona, ahahahah!

    ma fa niente, è un film da sballo, entusiasmante, girato da dio.

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  5. Cavolo, ma perchè non me lo mandi subito con in sott. in ita., che così faccio prima a vederlo? Quanti c. ne sta facendo, io purtroppo non sono ancora riuscito a procurarmi "The Eagle Path",ora lo ricerco fino a pochissimo tempo fa non si trovava o comunque soltanto fake. Non era ancora uscito. Ti avevo chiesto Keoma non so se l'hai visto, un parere di "Wake of Death", con JCVD. E' del 2004 lo so ma è reperibile persino in Blu-ray, e non sapevo che all'inizio l'avesse preso in mano Ringo Lam.Il dvd di "6 Bullets" postato, è tedesco.

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  6. scusa Napo, vedo solo ora la tua domanda, ma Wake of death lo recensisco per Giovedì così mi scuso per la mia mancata risposta. Discreto film comunque, ma l'apoteosi è Unthil death, almeno la prima parte, poi la seconda diventa una cosa alla The replicant con Gianni Claudio in versione Simple jack.

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  7. Roby tu riesci a mandare il fil a Napo che la mia linea fa capricci?

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  8. Oh, "The Eagle Path" non si trova, te ce l'hai...?

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  9. Eagle path ha una storia sofferta, non esce, è stato annunciato più volte, doveva arrivare in dvd in uK questo Ottobre, ma Jean Claude l'ha bloccato, dice è una merda assoluta, una cosa invedibile, tanto che lo sta rigirando e musicando ex novo con, mi sembra, i Manowar.
    Ora si chiama Soldier. Nel suo talk show Van Damme nel parlare di questo film piangeva. Lo vorrei vedere davvero, anche nella versione primitiva, il trailer era bello

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  10. Comunque anche "The Sheperd- Pattuglia di confine" non e' cosi male come molti sminuiscono. Bella la colonna sonora elettronica un po' alla "Blade Runner", con piacevoli effetti diacronici. Certo, l' ambientazione in un improbabile New Mexico ricostruito in Bulgaria, ogni tanto si vede, eccome nell'inseguimento autostradale, con il pullman di finti preti che e' un vecchio modello ZIL di fabbricazione sovietica, assai improbabile in Messico. Ma poi si vede dal manto autostradale a lastroni di cemento sbrecciato, cosi' tipico nei fatiscenti paesi come la Romania e la Bulgaria. Poi dai cavalcavia stessi, dai cartelloni della stessa segnaletica stradale, il tipo di campagna. Ma poi, per accorgersi che non puo' trattarsi del Messico, basta guardare il cielo.

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