lunedì 12 dicembre 2011

Comme un boomerang - Il figlio del gangster

12
1976, José Giovanni.

Dopo "Due uomini contro la città" (Deux hommes dans la ville) ('74) sempre con Delon e un'immenso Jean Gabin,  e “Lo Zingaro" ('75) precedentemente da me affrontato, Alain Delon  collabora per la terza volta consecutiva con Josè Giovanni, nel duplice ruolo di attore e produttore.

Purtroppo il film quando uscì non incontrò il responso sperato, ciò nonostante rimane invece un bel film, con un finale bellissimo e memorabile. Delon venne molto preso dalla realizzazione e produzione di questo film sempre in collaborazione con il fido socio Raymond Danon, il cui tema gli era particolarmente caro e congeniale, soprattutto perché questa fu la prima volta che egli investì tanto scrivendo anche i dialoghi in prima persona.


La storia: Il giovane Eddy Batkin, 17 anni, ha assunto troppo alcool e sostanze stupefacenti in una festa in cui circolavano massicciamente. In un raptus allucinatorio dovuto alle droghe, per la paranoia spara e uccide un poliziotto sopraggiunto a fare un controllo. Suo padre Jacques (A. Delon), grosso industriale adduce le attenuanti dello stato d'incapacità d'intendere e volere a causa dello stato del ragazzo, sotto effetto di stupefacenti al momento del fatto, e della sua giovane età come imputato oltre che della sua assoluta mancanza di precedenti,ovviamente  con l'aiuto dell'avvocato di famiglia (Charles Vanel, tra i protagonisti di “Vite vendute” (Le Salaire de la Peur) ('51 ) di Henri Georges-Clouzot, vera e propria leggenda del cinema e del teatro francese, uno degli attori più anziani in attività -fino alla soglia dei cent'anni- ancora negli anni novanta). Delon e Vanel  riescono perciò e sinceramente, quasi a conquistare la fiducia della vedova del poliziotto, ma la stampa nel frattempo è già venuta in possesso di informazioni che rivelano il passato di Batkin, il quale una volta era un gangster che è anche stato in carcere. Il giudice matura dunque la ferma intenzione di addebitare al figlio il passato del padre...



“Comme un boomerang” (nel ben più bello e rappresentativo suo titolo originale) diventa quindi anche anche la storia di un uomo che sacrifica la sua carriera e la sua raggiunta tranquillità e tutte le sue certezze economiche e di posizione per riuscire a salvare il figlio... questo aspetto del film è un grande successo. Perchè è realizzato benissimo e con grande partecipazione  da Delon.

Quando il suo personaggio di gangster iniziò un po' a “stancarsi”, Delon come co-produttore e co-sceneggiatore ebbe l'intelligenza di saperlo far evolvere, come già si è ben potuto vedere dall'appena precedente “Lo Zingaro". Il suo impegno sincero nel film e il suo personaggio di un padre che accoglie anche le critiche del figlio e che colpisce sia per la sua sentita interpretazione -lui solitamente così volutamente “algido” e glaciale-, che per il suo impegno a rinnovare la sua vita come anche il suo rapporto con il figlio... Ciò nonostante, José Giovanni ammise che la sua fretta di scrivere "Comme un boomerang" non servì al meglio il film. Commettendo un poco l'errore di non prendersi il tempo di approfondire i personaggi. Come invece è solitamente sempre stato per le pagine e le sceneggiature di Giovanni. In sostanza, il film rimane comunque un'opera Noir eccezionale o poco meno, ma è un po' difficile identificarsi con il personaggio interpretato da Delon. La sua posizione sociale iniziale è un po' troppo immersa nel lusso




Il soggetto è naturalmente bellissimo e tratta di una vicenda, una storia, che potrà essere sempre eterna, ma anche di grande attualità in quanto, tratta nel nostro tempo, dell'emancipazione nelle realizzate fortune personali, di molti personaggi dalla grande agiatezza economica che nella violenza e nella sopraffazione hanno passato la maggior parte della loro esistenza, e che grazie al crimine, hanno raggiunto una posizione e una enorme fortuna e rispettabilità sociale, la quale è ovviamente solo apparente. Il film spera di far comprendere o almeno mostrare come una spada di Damocle incomba su tutti coloro, ma anche che una tale tragedia può capitare un domani a tutti, quando le famiglie si addormentano, “anestetizzate” nelle loro routinarietà soprattutto lavorative, alimentando le loro indisponibilità con i figli, spesso i più fragili e sprovveduti, per non dire impreparati.

In questo film, Delon e Giovanni sono circondati da grandi figure del cinema francese come Charles Vanel, ma è presente anche Suzanne Flon come la Vedova Grimaldi del poliziotto ucciso, splendida. Girato in Costa Azzurra, nella splendida Nizza, oggi come negli anni '70,  la storia di questo film è sempre molto movimentata, e in particolare l'ultima mezzora è davvero emozionante, anche perché sottolineata da una partitura al solito splendida di Georges Delerue, (il quale meriterebbe almeno una pagina anche da queste parti per quello che è stato, ovvero uno dei più grandi compositori di musica da film della storia) e nella quale Delon ha deciso di fare di tutto per liberare il figlio dal carcere (dove è in attesa di giudizio dopo aver come detto accidentalmente ucciso un poliziotto).


Il padre industriale rivive il suo passato di gangster e inizia una corsa contro il tempo davvero senza fiato. Fine superba che ferma il film dopo uno struggente rallenti in uno splendido “freeze frame”, il quale sembra evocare l'immagine di un'altra fine possibile: ma se si guardano i titoli di testa, poi si saprà allora già da principio come il film finisce. Non vorrei rivelare nulla, ma se qualcuno vorrà davvero vedere, o spero ri-vedere, questo bellissimo film francese in Italia come al solito affondato nell'oblio, lo invito a fare molta attenzione durante i titoli di apertura che saranno (e si capirà solo alla fine) determinanti per comprendere come per davvero finirà il film.
Napoleone Wilson

















12 commenti:

  1. Che dire? Che mi hai fatto venire voglia di vederlo. E credo che per chi scrive una recensione non vi sia miglior risultato possibile...

    RispondiElimina
  2. Bellissimo,ma che ve lo dico a fare. E' uscito il Dvd 01 Distribution, ma non non l'ho ancora visionato, e sti' cazzi.

    RispondiElimina
  3. vorrei sottolineare un altro aspetto, che Napoleone forse ha dato per scontato dato l'anno del film: in Francia c'era la pena di morte. Batkin inizialmente farà di tutto per far scontare una pena che sia equa al figlio, lo rimprovera anche di fare stupidi tentativi d'evazione. quando però capirà che anche l'avere 17 anni non lo salverà dalla ghigliottina, perché il magistrato è dichiaratamente ostile e vendicativo, allora non avrà più dubbi, oltre che per altre ragioni che non voglio spoilerare.
    è anche un film sulla pena di morte, a maggior ragione meritevole di visione

    RispondiElimina
  4. Grazie Roby. Se si va anche solo a rivedere la biografia di Josè Giovanni che allegai alla mia precedente rece de "Lo Zingaro", bello quanto questo, si vedrà che Giovanni venne condannato a morte negli anni '50, e poi graziato dal Presidente Vincent Auriol.Potè salvarsi proprio grazie alla indefessa azione del padre, che riuscì ad attirare interesse intorno al caso, a farlo riaprire e poi a farlo scagionare del reato più grave, per cui fu condannato, dopo anche un periodo di lavori forzati, ad una pena più mite. Giovanni venne completamente riabilitato e scagionato da una sentenza dell'86. A suo padre dedicò una famosa autobiografia, e l'ultimo film che egli diresse prima della morte, "Mòn Père, quai ma sauvè la vie" (2001). Pena di morte che è il tema principale ed è anche la storia vera dell'ultimo condannato a morte mediante ghgliottina, di Francia, nel 1971, del bellissimo e già anche da me qui strari-citato, "Due Contro la città"(Deux hommes dans la ville) ('74),diretto da Giovanni e con Alain Delon e l'immenso Jean Gabin. Pena di morte che è anche nel suo libro forse di più grande successo, "Le Trou", da cui poi venne realizzato l'omonimo capolavoro di evasione carceraria "Il Buco"('60) di Jean Becker, con Philippe Leroy.
    Eh, Belushi...E' uscito dalla 01 in questa collana Oui, je suis Alain Delon, e che riedita in digitale in italiano, purtroppo con i medesimi master delle oramai precedenti rarissime edizioni in vhs della De Laurentiis-Ricordi,appunto anche "Lo Zingaro"('75), "La Gang del Parigino"('77)di Jaques Deray, stupendo, "Flic Story"('75) sempre di Deray e con la grandiosa accoppiata Alain delon -Jean-Louis Trintignant, e il bellissimo "The Medusa Touch" francese "Quel giorno il mondo tremerà"(Armaguèdon)('77)del sempre bravo Alain Jessua, con Alain delon, il bravissimo Jean Yanne, e, in un ruolo per lui sorprendente, Renato Salvatori, sempre presente in quasi tutti questi film prodotti dal binomio Raymon Danon-Alain Delon.L

    RispondiElimina
  5. Jacques Becker, il padre. Errore dovuto ad una certa concitazione del momento, chiedesi vènia.

    RispondiElimina
  6. La Library è quella dell'immenso catalogo italiano Titanus, che distribuì anche tutti questi film, al cinema in Italia, al tempo. comunque, niente a che legare le scarpe, se non per le grafiche più belle perchè riportanti i manifesti originari,con le edizioni delle Alain Delon collectiòn pubblicate in Francia nel corso degli anni dalla Studio Canàl, con miriadi di contenuti extra, nelle edizioni italiane del tutto assenti, trailer compresi.

    RispondiElimina
  7. Per la categoria film con Delon recentemente ho rivisto "la prima notte di quiete" un noiraccio del sempre troppo sottovalutato Zurlini. Questo mi manca ma lo recupererò.

    A Napoleone, oltre ai soliti complimenti, volevo chiedere se gli era arrivata la giacca di Ryan Gosling in Drive. Ricordo che in un commento disse di averla presa online. E' roba buona? Ne vale la pena? Sono sul punto di comprarla ma vorrei il parere di un cinefilo "di fiducia".

    RispondiElimina
  8. un salutone a Carciofo! :)

    Napoleone, ci sono almeno un paio di titoli che non ci faremo mancare nel tuo commento ;-)

    RispondiElimina
  9. Ah ah, grazie. Carciofo rosso. Be', "La Prima notte di quiete" e' un bellissimo film, altro che Noiraccio, ma e' evidente che scherzavi...,d'accordo con te poi per Zurlini, mai abbastanza rimembrato. Gia' solo i tardivi "Seduto alla sua destra" ('68), e il capolavoro "Il Deserto dei Tartari"('76), dovrebbero bastare, doveva dirigere anche "Il Giardino dei Finzione Contini"('70), il quale poi per i suoi noti problemi gli fu tolto, passandolo a De Sica che lo porto' persino all'Oscar. Per quanto riguarda la giacca del Driver prendila te la raccomando, mi e' arrivata con forte ritardo solamente a inizio novembre, pero' e' da usare preferibilmente e piu' appropriatamente alla guida senza patente, che la sbirraglia me l'ha tolta un anno fa, e possibilmente, su auto rigorosamente rubate, come facciamo noi. Tu la sai rubare un' auto?

    RispondiElimina
  10. adesso apriamo un nuovo blog: istigazioneadelinquere.blogspot.com, e affrontiamo anche questi argomenti, ahah! :DD

    RispondiElimina
  11. Grazie mille per avermi fatto accorgere del ''finale all'inizio'', ero molto giù di morale per la scena finale, ma a questo punto mi chiedo? Cosa può aver impedito a quel maledetto di ordinare di sparare ancora? Rimorso? Poco credibile. L'arrivo di qualche amico? O magari della polizia nostrana? Voglio sperare nel lieto fine, perché a dire la verità l'interpretazione di Delon l'ho sentita molto vicina a me e ha portato a commuovermi in più scene.

    RispondiElimina