venerdì 25 gennaio 2013

Django Unchained (review #2)

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2012, Quentin Tarantino.

La vita, la libertà e la ricerca della vendetta.”
Questo Natale, Django spezza le sue catene.”
La "D" è silenziosa. La vendetta non lo sarà.”

Frasi di lancio originali americane del film

Dal 1966 Django è stato il personaggio più utilizzato dal cinema occidentale (più precisamente nel genere spaghetti western e nella titolazione degli stessi all'estero, soprattutto in Germania, anche con film che non avevano niente a che vedere con un personaggio di nome Django), originariamente interpretato da Franco Nero in uno dei massimi titoli del filone e della carriera di Sergio Corbucci, Quentin Tarantino ha rielaborato questo racconto classico rinnovandolo come lui soltanto riesce a fare, omaggiandolo alle radici, popolarmente e citando al contempo alcuni celebri show televisivi sulle tematiche western e della violenza schiavista come “Radici”(Roots) (1977) e “Radici II -Le Nuove generazioni”(Roots II -The New Generations) (1978) nel medesimo processo creativo tarantiniano, che ancora una volta riuscirebbe a rendere epico, piaccia o non piaccia, anche l'elenco telefonico, e traslando il tutto in un mastodontico affresco di quasi tre ore .

Invece della folgorante entrata in città del “Django” originale, trascinando dietro di sè una una bara (contenente una mitragliatrice), Django nel film come detto EPICO di Tarantino è uno schiavo nero interpretato da Jamie Foxx, incatenato dietro un gruppo di cavalli, come parte di una catena di schiavi. E' il medico “dentista” e cacciatore di taglie King Schultz (un monumentale Christoph Waltz che da solo farebbe reggere l'intero film), il quale lo libera delle sue catene in cambio di informazioni su di un gruppo di uomini i quali sta cercando per la taglia che pende sulla loro testa.

Tarantino in tutta onestà ha completamente imbastardito la leggenda di Django, e forse se non si conosce bene questa, nemmeno si apprezza come si deve la rielaborazione tarantiniana che riesce senza perdita di credibilità a innestarla su temi della schiavitù dei neri. Detto questo, Tarantino compie ancora una volta un lavoro eccellente soprattutto di scrittura, nell'elaborato e ardito lavoro di ricreare completamente uno dei personaggi più amati del Western non solo europeo. Mentre si potrà da cultori anche apprezzare l'importanza linguistica che Tarantino ha conferito nel film al tedesco, e quindi al cinema western tedesco, che per primo nacque negli anni sessanta, e al culto e l'importanza che ha il cult primigenio di Corbucci proprio in Germania. I fan del filone degli spaghetti western saranno senza dubbio elettrizzati dai cambiamenti, e si deve dire che ancora una volta quello che Tarantino ha fatto è creare un potenziale eredità moderna anche al western, il genere che egli da sempre sognava almeno una volta, di praticare da par suo..

Django Unchained” è un film così puro e unico, inconfondibile nello stile del regista al suo meglio, che basterebbero trenta secondi per riconoscerne l'autentica originalità e l'ispirazione cristallina e brillantissima, cosa se ne potrà convenere, oggi più che mai rara. Un film che guarda al futuro e alla possibile innovazione uletriore di un genere dato troppe volte per morte e sempre, immancabilmente risorgente, e guardando al contempo e alla stessa maniera a classici degli anni '60 e '70 non solo italiani ed europei ma anche americani, del western delle “posse”. Titoli come il magnifico “I Giustizieri del West”(Posse, appunto) (1975) di Kirk Douglas, e classici della Blaxploitation western come “Charlie il negro”(The Soul of nigger Charley) (1973) di Larry Spangler, “Libero di crepare” (The Legend of Nigger Charley) (1972) di Martin Goldman con Fred Williamson, “Non predicare...Spara!”(Buck and the Preacher) (1972) di e con Sidney Poitier, Harry Belafonte e molti altri che “Django” riecheggia consapevolmente, ma soprattutto, per la composizione della coppia di protagonisti, del bianco e del nero, un dimenticato eccellente titolo degli anni settanta, ispirato a veri fatti storici accaduti a cavallo della Guerra di Secessione: “Il Magliaro a cavallo” (Skin Game) (1971) di Paul Bogart, con James Garner e Louis Gossett, Jr., che Tarantino da l'aria di omaggiare apertamente a partire da alcune immagini iconiche che lo richiamano direttamente. “Django Unchained” ha in realtà l'aspetto di un film volutamente datato più da quello che è suggerito per stare dietro al film che alla sua storia, è datato e modernissimo insieme come è caratteristica per lo stile unico e consapevole, padroneggiato magistralmente, del buon Quentin, soprattutto se se ne bilancia l'immagine con il grande fascino classico che solamente il nome Django emana da titolo, e che Tarantino ha scelto di mantenere. Quando dico sembra “datato” però, voglio intendere nel modo migliore possibile, difatti questo film non “sembra”, è in tutto e per tutto fantastico. Tarantino ha trovato da “Kill Bill” in poi la sua idea fondante, la quale ri-attualizza e rifonda ad ogni suo film, cioè il tema del “vengeance movie”, soprattutto qui riallacciandolo al tema del razzismo, come nel “Django” originale era quello verso i messicani., i peones, che anche in quel film erano carne da macello come in questo i negri. Questo, per rispondere a chi sostiene che la sceneggiatura di questo film sia “senza guizzi” e inventiva, mentre in basso alla recensione è apposta la “soundtrack listing” per chiunque osservi che essa qui non brilli più di tanto. Forse chi afferma ciò non apprezza proprio le colonne sonore di Morricone, Bacalov, Ortolani, Nicolai, dei nostri western, che qui come e più che negli altri film diretti da Quentin assumono ancora più, riutilizzati nei diversi brani su sequenze magistralmente dirette, come Pulici che come ben sa non sempre apprezzo, ma che qui giustamente ha scritto, “una nuova identità, con un nuovo effetto straniante e sconcertante”, di nuova, inusitata, grandezza.

Parlare poi di sciatteria nei dialoghi e nelle situazioni, quando la cura della scrittura di essi sarà anche per l'ambientazione ottocentesca è quasi “viscontiana”, pare veramente fuori luogo. Basterebbe rileggersi in merito a certe scelte “aggravanti” secondo qualcuno, i trivia in coda alla recensione, per accorgersi se sono sfuggite, la classe e la raffinatezza, oltre che consapevolezza, così come le motivazioni, di generi e autori quasi insospettabili per QT (proprio come il buon Luchino, il “Ludwig”, e come qualcuno si ricorderà Helmut Berger), nel cinema e nelle musiche ivi inseriti, di tali “scelte”.

Tarantino stesso, ne sono convinto, avrebbe orrore solamente del termine, “figaggine”, al quale di queste affibbiategli terminologie idolatranti da parte di fans sotto i trent'anni, che ben poco possono cogliere i rimandi e le perle di riaggiornamento citazionistico del quale ogni suo film è intessuto, non gliene può fregare di meno perchè ciò che egli fa è sempre uno splendido regalo, il quale arriva però davvero e completamente a destinazione -altro che alle moltitudini di sfegatati “boatos”- solamente a veri cultori e appassionati come lui, in grado di coglierne le connessioni e i significati, non certo alla maggioranza degli spettatori meno preparati, e questo è vero. Lui non emula mai, ri -aggiorna e rende veramente qualcosa di nuovo, riuscendo a nascondere e far dimenticare le fonti originali, se non appunto a coloro che sono come lui, con le sue specifiche enciclopediche conoscenze, e questo non è un limite, dato che riuscendo come spesso riesce a fare, e in “Django Unchained” quasi sempre, a migliorare e superare gli stessi modelli, (stante anche l'ovvia evoluzione espressiva e tecnologica del cinema da quei lontani modelli), fa un cinema di estrema seduzione estetica e stilistica, che per questo arriva al gradimento di (quasi) tutti.

Il ballo del cavallo nell'ultima scena con il tema di “My name is Trinity” è nella sua spericolata assurdità così strepitoso, geniale, unico momento che veramente riverbera una luce di così tenera, deliziosa e (impossibile) ironia sull'”happy end” dopo quasi tre ore di film in cui non è certo mancato il sangue, la drammaticità della violenza più cupa ed estrema, la cattiveria e diverse scene atroci. Chi non lo comprende dimostra di non capire nulla del cinema di Tarantino, e di non essere neppure interessato a compiere alcuno sforzo per comprenderlo. Fermandosi alla superficie, in questo caso anche la citazione del suo cinema fino alla Opera 3 e ½, cioè “Jackie Brown”, è frutto di un equivoco.

Da allora Tarantino non ha perso niente, della sua proverbiale empatia verso i personaggi, positivi come assolutamente negativi che siano, né per le sue storie che continuano a possedere una altissima qualità di scrittura -tant'è che che anche “Django Unchained” è stato candidato all'Oscar per la Miglior Sceneggiatura Originale.

La carne al fuoco” è sempre stata tanta nei film di Tarantino, anche nei suoi primi “totemizzati” film paragonati a quanto pare da “Kill Bill” in poi dall'estensore, i tempi sono i medesimi, “leonianamente” di estrema dilatazione, è perciò bizzarra questa predilezione per questo sì, quello no, forse solamente perchè in questo suo ultimo film è naturalmente maggiore la vera e propria ossessione di Quentin per il western italiano, e per titoli come I Crudeli” (1969) di Sergio Corbucci, che l'estensore delle critiche è evidente non ami particolarmente, se non, legato maggiormente al cosìddetto “cinema d'autore” (classificazione per me da sempre svuotata di ogni valore e significato, ma tant'è), che egli trovi apertamente incomprensibile/i.

Difatti, questo è dimostrato nel paragone a “scadere” con Margheriti.

Era proprio negli intenti di Tarantino far “scadere” il suo film ai livelli di uno dei modelli dichiarati dell'intera operazione quel primo western-kung fu di Dawson/Margheriti Là dove non batte il sole” (The Starnger and the Gunfighter)(1975), e il western-blax dello stesso “La Parola di un fuorilegge...è legge!”(1974), (Take a Hard ride), che paradossalmente sono più sconosciuti in Italia che negli Stati Uniti, laddove furono distribuiti dalla MgM, al cinema e nell'Home video, e per Tarantino stesso sono dei mezzi capolavori.

Ma l'estensore poi lo sa chi era Margheriti, e della riuscita e considerazione in tutti i generi praticati/a dai suoi film? Da titoli come “Apocalypse domani” (1980) per l'horror cannibalico, “Contronatura” e “Nella stretta morsa del ragno” per il thriller gotico, “Controrapina”(The Rip-Off) (1979) e “Con la rabbia agli occhi” (1976) per il cinema d'azione/noir-poliziesco, “L'Ultimo cacciatore” (1980) e vari epigoni per il “vietnam war-movie” all'italiana, filone che come la fantascienza italiana ha portato a battesimo egli stesso , ecc., ecc,. In una filmografia ricca, numerosa ed eterogenea come poche nel cinema italiano. Ma l'estensore ha questo punto, sa chi era e di cosa si tratti, quando cita Margheriti? Questo penso, che per il buon Quentin sarebbe un grande e sentito complimento, il sentirsi accostato ad esso.

Django Unchained” è di più di tutte queste critiche, è come una trilogia di film, tutta in un unico lungometraggio della durata come detto “leoniana” di poco meno di tre ore. Il primo capitolo prende in carico la storia di Django, il suo passato e il suo rapporto con Schultz. Il secondo capitolo mostra Django e il cacciatore di taglie Schultz nello svolgimento della sua “professione”, e nel tramandarla-insegnarla all'allievo Django. Mentre il terzo e ultimo capitolo racconta la storia della lotta di Django per riunirsi di nuovo con la moglie Brunhilda (Kerry Washington), una schiava con una perfetta padronanza del tedesco, con la quale è stato separato dalla schiavitù. Il tempo di durata come per i capolavori “leoniani” del passato scorre in un batter d'occhio e non se ne vorrebbe mai vedere la fine, a causa di questa ripartizione di racconti, e solamente se si sceglie di guardare l'orologio si può capire quanto tempo del film sia passato e a che punto ci troviamo. Come Kevin Costner ha detto una volta, eccellente regista di western fino al bellissimo e sottovalutato “Open Range -Terra di confine” (2004), la lunghezza del film non importa, tu come spettatore sei lì per assistere ad uno spettacolo, che differenza fa la questione della lunghezza se il film è buono.

Comunque, a mio parere il successo vero di “Django Unchained” si basa prima di tutto su di un solo uomo, l'uomo con il quale abbiamo, e senza il quale non avremmo, il coinvolgimento meraviglioso del film. L'uomo d cui sto parlando si capirà da sopra è naturalmente Christoph Waltz che interpreta Schultz. Waltz fa davvero il film, egli fornisce l'emozione, il carattere, e anche la parte di commedia del film, e la sua presenza si fa sentire attraverso tutto di esso. La prestazione di Waltz riassumibile in una sola parola ed è praticamente già scritto dappertutto, quella parola è da OSCAR. Mentre è tecnicamente in un ruolo di supporto, è senza dubbio il protagonista del film.

Vi sono come sempre per Tarantino, diverse apparizioni di “has-been” del cinema del passato, Russ Tamblyn si unisce alla figlia Ambra in un ruolo cameo, mentre il compagno di Tamblyn in tra l'altro “Twin Peaks”Michael Parks ha anch'esso un cameo. Leonardo DeCaprio, Samuel L. Jackson e Don Johnson sono tutti in ruoli di cattivi, e soprattutto il secondo è grandioso, e molto intelligentemente da parte di Tarantino, egli impersona colui che alla fine è il cattivo più cattivo del film, un nero ex-schiavo uomo di fiducia del padrone Di Caprio, il quale condivide e attua tutte le idee e I comportamenti criminali del padrone . Mentre Tarantino oramai grande obeso si getta in un piccolo inquartatissimo e gustoso cameo verso la fine del film.

Una volta che Tarantino riesce a ottenere il dramma, il trauma della storia la quale respinge tutti i collegamenti con il passato, “Django Unchained” è un film bellissimo e che non manca dei suoi momenti di intensa, vera drammaticità, (non si pensi improbabile per il cinema di Tarantino basti pensare all'ultimo “Inglorious Basterds”), ma anzi di quel tipo che da lui ci si può aspettare. Ha una grande storia, personaggi fantastici, e ovviamente, un sacco di sangue.


Afi Awards, Stati Uniti d'America Anno 2013 Ha Vinto l'AFI Award per il Film dell'Anno
Reginald Hudlin
Stacey Sher
Pilar Savone
Academy Awards, Usa Anno 2013 Nomination all' Oscar per la Migliore fotografia
Robert Richardson
Wylie Stateman
Miglior film dell'anno
Stacey Sher
Reginald Hudlin
Pilar Savone
Miglior attore non protagonista
Christoph Waltz
Miglior sceneggiatura scritta direttamente per lo schermo
Quentin Tarantino
BAFTA Awards Anno 2013 Nominato al BAFTA Award per il Regista
Quentin Tarantino
Montaggio
Fred Raskin
Sceneggiatura Originale
Quentin Tarantino
Suono
Mark Ulano
Michael Minkler
Tony Lamberti
Myhe Stateman
Miglior attore non protagonista
Christoph Waltz
Boston Society of Film Critics Awards Anno 2012 2 ° posto al Premio BSFC per il Miglior attore non protagonista
Christoph Waltz
Miglior uso della musica in un film
Broadcast Film Critics Association Awards Anno 2013 Nomination al Critics Choice Award per la Miglior sceneggiatura originale
Quentin Tarantino
Miglior Film
Golden Globes, Usa Anno 2013 Ha Vinto il Golden Globe per il Miglior attore non protagonista in un film
Christoph Waltz
Miglior Sceneggiatura - Lungometraggio
Quentin Tarantino
Nomination al Golden Globe per il Miglior Regista - Lungometraggio
Quentin Tarantino
Miglior film - Drammatico
Miglior attore non protagonista in un film
Leonardo Di Caprio
Hollywood Film Festival Anno 2012 Ha Vinto l' Hollywood Film Award per lo Sceneggiatore dell'Anno
Quentin Tarantino
Imagine Awards Anno 2013 Nomination all'Imagine Award per il più eccezionale attore in un film
Jamie Foxx
Film più eccezionale
Miglior attore non protagonista in un film
Samuel L. Jackson
Miglior attrice non protagonista in un film
Kerry Washington
Los Angeles Film Critics Association Awards Anno 2012 2 ° posto all'LAFCA Award per il Miglior attore non protagonista
Christoph Waltz
National Board of Review, USA Anno 2012 Ha Vinto l'NBR Award per il Miglior attore non protagonista
Leonardo Di Caprio
Top Films
New York Film Critics Circle Awards Anno 2012 2 ° posto al Premio del NYFCC per il Miglior attore non protagonista
Leonardo Di Caprio
Miglior attore non protagonista
Christoph Waltz
San Diego Film Critics Awards Anno 2012 Ha Vinto l'SDFCS Award per il Miglior attore non protagonista
Christoph Waltz
Nomination all' SDFCS Award per la Miglior Fotografia
Robert Richardson
Miglior Performance del Cast
Leonardo Di Caprio
Christoph Waltz
Samuel L. Jackson
Zoe Bell
Jonah Hill
James Remar
Walton Goggins
Kerry Washington
Jamie Foxx
Bruce Dern
Don Johnson
Miglior Film
Miglior sceneggiatura originale
Quentin Tarantino
Washington DC Area Film Critics Association Awards Anno 2012 Nominato al WAFCA Award per la Miglior sceneggiatura originale
Quentin Tarantino
Miglior attore non protagonista
Leonardo Di Caprio

"Django Theme Song (English Version)"

Scritta da Luis Bacalov
Eseguita da Luis Bacalov, Rocky Roberts.
Su concessione di EMI General Music Publishing SRL


"Rito Finale"
Scritta da Ennio Morricone
Condotta da Ennio Morricone e Bruno Nicolai.
Universal Music Publishing Records, S.R.L.

"The Braying Mule"
Scritta e eseguita da Ennio Morricone
(Da “Gli Avvoltoi hanno fame” [1970])
Su concessione di Universal Studios

"Main Titles Theme Song (Lo Chiamavano King)"
Scritta da Luis Bacalov.
Eseguita da Luis Bacalov, Edda Dell'Orso.
Su concessione di EMI General Music Publishing SRL

"Norme Con Ironie"
Scritta da Ennio Morricone.
Condotta da Ennio Morricone e Bruno Nicolai.
Su concessione di Universal Music Publishing Records S.R.L.

"Gavotte"
Arrangiata da Bruno Nicolai.

"Town of Silence"
Scritta da Bruno Nicolai
Eseguita da Luis Bacalov
Su concessione di EMI General Music Publishing SRL

"Town of Silence (2aVersione)"
Scritta da Luis Bacalov
Eseguita da Luis Bacalov
Su concessione di EMI General Music Publishing SRL

"Freedom"
scritta da Elayna Boynton, Kelvin Wooten, Anthony Hamilton.
Eseguita da Anthony Hamilton & Elayna Boynton
Elayna Boynton appare su concessione di Woodaworx, Inc.
Anthony Hamilton appare su concessione della RCA Records
Con arrangiamenti della Sony Music Entertainment

"La Corsa (2a Versione)"
Scritta da Luis Bacalov
Eseguita da Luis Bacalov
Su concessione della EMI General Music Publishing SRL

"I Got a Name"
Scritta da Charlie Fox e Norman Gimbel(come Norman Gimble)
eseguita da Jim Croce
Su concessione di Lastrada Entertainment/Rhino Independent
Con arrangiamenti della Warner Music Group Film & TV Licensing

"Dies Irae (Requiem)' (from "
_Battle Royale (2000)_")
Musica Composta da Masamichi Amano
Musica Eseguita dalla ''Warsaw Philharmonic Orchestra''

"I Giorni Dell'Ira"
Scritta da Riz Ortolani (come Riziero Ortolani)
Condotta da Riz Ortolani
Su concessione della Universal Music Publishing Records S.R.L.

"The Big Risk"
Scritta ed Eseguita da Ennio Morricone
Su concessione della Metro-Goldwyn-Mayer Music, Inc.

"100 Black Coffins"
Scritta da Jamie Foxx e Rick Ross
Eseguita da Rick Ross
Su concessione di The Island Def Jam Music Group

"Minacciosamente Lontano"
Scritta ed Eseguita da Ennio Morricone
Su concessione di EMI General Music Publishing SRL

"Trackers Chant"
Ispirata da Quentin Tarantino
Intonata da David Stern, James Parks, Michael Bowen, Robert Carradine (come Bobby Carradine), Zoe Bell, Jake Garber.
Scritta da Ted Neeley
eseguita da Ted Neeley, Bruce Yauger (come Bruce Landon Yauger)

"Nicaragua"
Scritta ed eseguita da Jerry Goldsmith
con la partecipazione da solista di Pat Metheny.
Su concessione della Metro-Goldwyn-Mayer Music Inc.

"Ancora Qui"
Scritta da Ennio Morricone e Elisa (come Elisa Toffoli)
Eseguita da Elisa
su concessione di Sugar SRL

"Sister Sara's Theme"
Scritta ed eseguita da Ennio Morricone
(Da “Gli Avvoltoi hanno fame”[1970])
Su concessione degli Universal Studios

"Blue Dark Waltz"
Scritta ed Eseguita da Luis Bacalov
Su Concessione di EMI General Music Publishing SRL

"Für Elise"
Scritta da Ludwig van Beethoven
Arrangiata per arpa da Ashley Toman.

"Unchained (The Payback/Untouchable)"
Eseguita da James Brown e Tupac Shakur (come 2Pac)
Mixata ed edita da Claudio Cueni
"The Payback" eseguita da James Brown
Scritta da James Brown, Fred Wesley e John Starks.
Cortesemente concessa dalla Universal Records
Su Licenza della Universal Music Enterprises
"Untouchable (Swizz Bratz Remix)"
Eseguita da Tupac Shakur (come 2Pac)
Scritta da Swiss Beatz (come Kasseem Dean), Yafeu Fula, Kravzie Bone (come Anthony Henderson), Tupac Shakur, Bruce Washington.
Cortesemente concessa da Amaru Entertainment/Interscope Records
Su licenza della Universal Music Enterprises
(Dialoghi incorporati eseguiti da Ace Speck/James Remar, Dr. King Schultz/Christoph Waltz e Django/Jamie Foxx)

"Freedom"
Scritta da Richie Havens
Eseguita da Richie Havens
Su concessione della Warner Bros. Entertainment Inc.

"Who Did That to You?"
Scritta da John Legend
Su concessione della Columbia Records
Con Arrangiamenti della Sony Music Licensing

"Ain't No Grave (Black Opium Remix)"
Arrangiamenti Tradizionali di Johnny Cash (come John R. Cash) e Claude Ely
Eseguita da Johnny Cash
Su Concessione della American Recordings, LLC
Sotto licenza della Universal Music Enterprises

"To Old to Die Young"
scritta da Dege Legg
Eseguita da Dege Legg(come Brother Dege)
Su Concessione della Golarwash Labs and Records LLC

"Un Monumento"
Scritta ed Eseguita da Ennio Morricone
Su Concessione della EMI General Music Publishing SRL

"Trinity: Titoli"
Scritta da Franco Micalizzi (come F. Micalizzi), Harold Stott (come L. Stott)
Eseguita da Annibale E I Cantori Moderni
Su Concessione della Carosello C.E.M.E.D., Italy

"Dopo La Congiura"
Scritta e Eseguita da Ennio Morricone
Su Concessione della EMI General Music Publishing SRL

"Ode to Django "
(The D Is Silent)

Prodota da RZA
Strumentazione di RZA e (Trú James) Stone Mecca
Dialoghi di RZA and Rev. William Burks
Parole di RZA Ispirate da Quentin Tarantino
Su Concessione della Wu Tang Productions
(Dialoghi Incorporati da “I Giorni dell'Ira”[1967] [aka Day of Anger] Diretto da Tonimo Valerii, “Django” [1966]" Diretto da Sergio Corbucci , e “The Bounty Killer”[1967] [aka The Ugly Ones]" Diretto da Eugenio Martin.)



Will Smith, Idris Elba, Chris Tucker, Terrence Howard, Michael Kenneth Williams, e Tyrese Gibson sono stati tutti presi in considerazione per il ruolo di Django. Tarantino in realtà ha scritto il ruolo con Smith in mente, e l'agente di Smith voleva che accettasse, ma Smith alla fine ha deciso di passare il ruolo. Tarantino ha poi offerto la parte a Jamie Foxx, che ha accettato.

Kevin Costner è stato lanciato come Ace Woody, ma è decaduto dal ruolo a causa di conflitti tra impegni.

E' il primo lungometraggio di Tarantino non a cura della montatrice Sally Menke, che morì nel 2010.

Kurt Russell sostituì Kevin Costner. Russell e Costner apparirono insieme ne “La Rapina”, e hanno interpretato lo sceriffo Wyatt Earp, in”Tombstone” e "Wyatt Earp”, rispettivamente.

Anche se il film è tecnicamente facente parte del genere western, Tarantino ha preferito far riferimento al film come una pellicola "sudista" per i film di ambientazione nel profondo sud degli Stati Uniti.

Zoe Bell è stata considerata per il ruolo di Lara Lee Candie-Fitzwilly.

Sid haig è stato considerato per il ruolo di ''Mr. Stonesipher '', tanto che la direttrice del casting e l'agente di Haig hanno informato Victoria Thomas di "It's a Block". Tarantino nello stesso programma, ha poi annullato all'ultimo minuto, due audizioni per Haig. Due mesi più tardi, il ruolo è invece andato tranquillamente a David Steen. Tarantino è moto per il suo umorismo estremamente secco, questo "scherzo" si è presumibilmente radicato per il fatto che Haig rifiutò il ruolo di Marcellus Wallace in "Pulp Fiction”17 anni prima.

Tarantino ha scritto un ruolo per Michael Kenneth Williams, ma Williams ha dovuto rifiutare a causa di conflitti di programmazione con "Boardwalk Empire”.

Mentre per le riprese in esterni a Jackson Hole, nel Wyoming, Tarantino ha affittato un cinema per mostrare film di samurai e film western, dalla sua collezione personale.

Joseph Gordon-Levitt è stato lanciato in un ruolo minore come Jano, ma ha dovuto abbandonare a causa di conflitti di programmazione con il suo debutto alla regia.

Jamie Foxx ha usato il suo cavallo, Cheetah, nel film.

Questa è la seconda volta che Jamie Foxx e Kerry Washington hanno ritratto una coppia sposata. I due avevano già interpretato il ruolo di Ray Charles e Della Bea Robinson in “Ray”.

Sacha Baron Cohen è stato scelto per il ruolo di Scotty e Kurt Russell è stato lanciato come Ace Woody, ma sono decaduti dai ruoli a causa di conflitti di programmazione.

La stesura finale del copione è datata 26 Apr, 2011.

Il titolo e l'impostazione del film è stata ispirata dallo spaghetti western del 1966 “Django”, con l'originale protagonista Franco Nero che interpreta un piccolo ruolo nel film.

Leonardo Di Caprio, che interpreta il villain Calvin Candie in questo film, era in origine la prima scelta per il ruolo di antagonista, Hans Landa nel precedente film di Tarantino “Bastardi senza gloria”. Tuttavia, Tarantino ha deciso che un attore dalla fluente lingua tedesca avrebbe dovuto interpretare il personaggio, e la parte è andata a Christoph Waltz , che interpreta il dottor King Schultz in questo film, e che segna la seconda collaborazione in un film di Waltz con Tarantino. DiCaprio però imparò comunque a parlare un po 'di tedesco.

Questo film segna la sesta collaborazione di Samuel L. Jackson con Tarantino.. Jackson aveva ruoli precedenti in “Una Vita al massimo”, “Pulp Fiction”, “Jackie Brown”, Kill Bill -Volume 2”, e “Bastardi senza gloria”, tutti scritti da Tarantino.

Tarantino ha rivelato al Comic-Con che i personaggi di Jamie Foxx e Kerry Washington sono destinati ad essere i grandi bisnonni del personaggio di John Shaft di “Shaft il detective”. Un riferimento esplicito a questa connessione si trova nel nome completo del personaggio di Kerry Washington: Broomhilda Von Shaft.

Il film è stato girato in 130 giorni. Questo è stato per Tarantino il periodo più lungo di programmazione delle riprese per un film solo .

Lady Gaga è stata considerata per il ruolo di Lara Lee Candie-Fitzwilly.

Christoph Waltz è stato ferito, mentre si formava per la sua parte.

Russ Tamblyn, il cui personaggio in questo film si chiama "Son of a Gungighter", ha recitato nel film del 1965 “Son of a Gunfighter”.La figlia di Tamblyn nella vita reale, l'attrice Amber Tamblyn interpreta un personaggio in “Django Unchained” denominato “Son of a Gunfighter's Daughter".

Questo è il primo film di Tarantino da solo (senza contare "Grindhouse” o “Grindhouse- A Prova di morte”, da lui diretto, che non è stato prodotto da Lawrence Bender .

Escludendo i film in cui il cast è accreditato in ordine alfabetico (Celebrity, Don Plume, questa è la prima volta in 16 anni che Leonardo Di Caprio non ha ottenuto l' accreditamento principale.

Calvin Candie si riferisce a Sansone come "Black Hercules." Questo era il soprannome nella vita reale di Ken Norton, il famoso attore / pugile che ha recitato in "Mandingo, e “Drum, l'ultimo Mandingo”. .

Leonardo Di Caprio , il cui ruolo nel film ha segnato la prima volta che egli ha interpretato un cattivo, era a disagio con i modi orribili e esplicitamente razzisti del suo personaggio. Tuttavia, Tarantino lo ha convinto di essere il più minaccioso possibile, dicendo che se non si fosse assunto su di sé tutta la miserabilità del carattere, la gente lo avrebbe ricordato come un fallimento per sempre.

La lotta tra Mandingo che si svolge al Candie Cleopatra Club (vedere la targa di ottone quando vi camminano davanti), utilizza il busto di Nefertiti come il simbolo del club. Ciò è stato fatto deliberatamente per mostrare la mancanza di sofisticazione di Candie e non è un errore.

WILHELM SCREAM: Quando gli uomini a cavallo si ritirano dal carro che esplode nel loro raid notturno, e si cade da cavallo.

Calvin spiega che attraverso lo studio della frenologia, si è in grado di trovare sul cranio le tre fossette di Bens, che rappresentano la sottomissione. La frenologia era una sfortunata fase della psicologia reale quando in realtà è stato creduto che i dossi su diverse posizioni del cranio rappresentassero caratteristiche diverse come la creatività, le capacità atletiche e così via.

Nella scena in cui Di Caprio si confronta con i personaggi di Christoph Waltz e Jamie Foxx si taglia in realtà la sua mano quando la sbatte sulla tavola. Leo ha continuato con la scena che Tarantino ha definito "affascinante".

Il costume blu di Django è basato sul famoso dipinto "The Blue Boy". Questo dipinto ha ispirato il film di F.W. Murnau, "The Boy in Blue". F.W. Murnau è meglio conosciuto per la creazione della tecnica di camera "Unchained”.

Franco Nero, facendo il suo cameo nel film, è visto indossare guanti bianchi. Questo può essere un riferimento al film originale di Django” dove alla fine il personaggio di Nero ha le mani fracassate dai messicani perchè accusato di essere un ladro. Tuttavia, questo non dovrebbe essere visto come se lui fosse lo stesso personaggio in entrambi i film, infatti “Django” si svolge intorno al periodo della rivoluzione messicana, 53 anni dopo gli eventi di “Django Unchained”..

I cavalli di “King Schultz” e di Django si chiamano Fritz e Tony. Questi sono i nomi dei cavalli di (rispettivamente) William S. Hart e Tom Mix, vecchie stelle del western muto

Gli uomini incappucciati organizzati da Big Daddy rappresentano un gruppo conosciuto come "Dei Regolatori" - antenati spirituali del KKK costituitisi nel 1865, durante il periodo post- Guerra civile..

James Remar ha due ruoli: uno come Butch Pooch e di altra natura come Speck Ace.

Dopo aver lasciato gli attori nel progetto, i ruoli minori che stavano per essere interpretati da Michael Kenneth Williams, Sacha Baron Cohen e Joseph Gordon-Levitt sono stati rimossi dalla pellicola.

Molti degli attori che hanno interpretato i personaggi sono stati scritti con loro in mente, tra cui, nei ruoli più consistenti, Christoph Waltz , Leonardo Di Caprio, e Samuel L. Jackson.


Cameo

Franco Nero : Protagonista di “Django”, il film che ha ispirato questo, ha un cameo come un padrone di neri Mandingo (la sceneggiatura dà al suo personaggio il nome di Amerigo Vassepi). Dopo che Nero gli chiede di precisare il suo nome, Django, spiega, "La ''D'' è silente". Nero risponde: "Lo so".


Marchio del regista

Tarantino: [punto di vista della vittima] la morte di Lil ''Raj'' Brittle è mostrata dal suo punto di vista prima che Django lo uccida.


Spoiler

Nella scena in cui il personaggio di Leonardo DiCaprio/Calvin Candie fracassa il palmo della mano sul tavolo da pranzo, l'attore ha rotto un bicchiere sotto la mano e realmente ha cominciato a sanguinare. DiCaprio lo ha ignorato, è rimasto nel personaggio, e ha continuato con la scena. Tale ripresa è quella utilizzata nel film.

Gli uomini bianchi che giocano a poker verso la fine del film usano le orecchie mozzate degli schiavi come moneta.

Anche se è implicito che Calvin Candie mostri un comportamento incestuoso con la di lui sorella Lara, può essere contraddetto perché è un francofilo ed è una tradizione tra i francesi salutarsi con un bacio sulle guance.

Il Dr. Schultz (Christoph Waltz ) ricorda a Monsieur Candy ( Leonardo Di Caprio), che il suo schiavo d'Artagnan ( Ate Essandoah) è chiamato come l'eroe dei romanzi di Alexandre Dumas padre. Waltz e DiCaprio sono entrambi apparsi negli adattamenti di quei romanzi: Waltz ha interpretato il Cardinale Richelieu ne "I Tre moschettieri” , e Di Caprio ha interpretato re Luigi XIV e suo fratello Phillippe ne “La Maschera di ferro”.

Napoleone Wilson


38 commenti:

  1. Ammazza che recensione incredibile!!!
    Lungi da me aver colto tutti questi riferimenti, ma se amo il cinema di Tarantino è anche per il suo omaggiare generi e film ormai dimenticati dai più... e spingere chi ama davvero il cinema ad aggiornarsi e recuperarli!

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  2. Recensione monumentale, degna del film di cui parla. La consiglierei come guida pratica al cinefilo appena uscito dalla sala.

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  3. Enciclopedico Nap...
    Ecco la recensione che m'aspettavo.
    Certamente monumentale e maniacalmente accurata nel descrivere le impressioni di qualcuno che il film lo ha gradito (e moltissimo).

    Appena ho 10 minuti ribadirò -punto per punto- tutto quello che ancora una volta non condivido assolutamente.

    Ad ogni modo grazie per la considerazione, eh! =)

    L'estensore

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  4. Grazie a te per lo stimolo decisivo a scriverla. Attendo la discussione dunque.

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  5. rece magistrale, grazie mille Napoleone...
    sinceramente, sono contento che Will Smith abbia rifiutato, preferisco di gran lunga Jamie Foxx almeno per un ruolo del genere.

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  6. Anch'io preferisco di gran lunga Jamie Foxx, che e' per i film che ho visto, bravo. ("Collateral", "Any Given Sunday- Ogni maledetta domenica", questo, "Miami Vice"...Non so se mi spiego). Smith poi - tranne in "Alì" grazie a Michael Mann- non lo sopporto proprio.

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  7. Concordo con questa monumentale rece, con i commenti su Foxx, e su Waltz, che è enorme, ed io, nella mia più modesta rece, l'ho proposto per un Nobel speciale ...tutti i premi di cinema non basterebbero a rendere all'attore austriaco il giusto onore.

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  8. Premessa doverosa. Ho amato Tarantino. Questo film è a mio modesto, per niente insindacabile parere qualitativamente assai inferiore a quegli standard cui lo stesso Tarantino mi aveva (fino ad un certo momento) allegramente abituato. La cosa me lo ha fatto odiare. Ora, ridurre questa semplice ma altrettanto semplicemente fondamentale precisazione ad un discorso del tipo: “Hey, è sempre Quentin! Guarda i movimenti di macchina, senti il ritmo; se ti piace ciò che ha fatto prima deve piacerti per forza pure questo altrimenti non ci hai mai capito un cazzo”, io lo considero una banalizzazione immensa e no, non lo posso accettare. Zio Taranta ormai mi fa cagare a spruzzo (scusate il francesismo) almeno da “Death proof”, e questo “Django scatenato” (pur riconoscendone le indubbie qualità sul lato tecnico) lo odio profondamente perché -soprattutto- mi ha annoiato. E delle citazioni come se piovesse “m’importa ‘na sega”, diceva qualcuno. Ammesso e non concesso che sia opera di cui si gode appieno solo se si colgono le maledette citazioni, non è certamente stato solo questo a renderla una Delusione con la “D” grossa come la pancia del regista che l’ha partorita. Cioè, tutti bravissimi a sgolarsi e starnazzare che “il cinema di Tarantino è soprattutto intrattenimento”, e poi per apprezzare ‘sto CAPOLAVORO, questa “Opus Magna”, si è costretti ad aver saldi in mente tutti i micro e macro riferimenti e/o rimandi a pellicol(acc)e più o meno misconosciute distanti decenni? Ma l’intrattenimento, anche brillante, è qualche cosa d’altro. Dovrebbe essere come con South park, per dire: non devi avere in testa tutto lo scibile umano per apprezzarne la visione. Capire subito che in una puntata stanno sfottendo Kubrick, il vaticano o l’ultima tendenza della policy statunitense magari aiuta; ma resta uno spettacolo lo stesso. A prescindere dal tipo di background culturale occorrente per carpirne tutto il carpibile. Il citazionismo esaspera(nte)to -limite certamente mio il non sapermene beare, ribadisco- che Napoleone considera l’inestimabile “valore aggiunto”, quindi, ha avuto la sua (grossa) componente nella mia invettiva, e l’isteria di massa che a volte fa di un appassionato un tifoso ha funzionato altrettanto. Ma c’era un’altra cosa, in questo film.

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  9. Ad essere sincero ci ho pensato e ripensato. Inizialmente non l’avevo messo a fuoco chiaramente, poi finalmente ho realizzato che il motivo principale a farmelo considerare nulla più che un bel sudario sul cadavere di una carriera (quasi) folgorante, sta principalmente in questo: la Violenza. O meglio, l’incredibile trasformazione (leggi annacquamento) di tutto quel che la Violenza con la “V” maiuscola veicolava nelle opere del nostro fin dai suoi esordi. Ovvero la repentina sparizione (previa sapiente per non dire paracula edulcorazione della cattiveria) del sadismo gratuito che mi aveva fatto innamorare. Cosa ne è stato del sadismo? Della malignità lucidamente compiaciuta e straordinariamente asciutta pure nel contesto spesso ridanciano che infarciva le pellicole di Quentin tanto da costituirne un vero e proprio marchio? Lo so, lo so, c’è un tipo sbranato dai cani inferociti; un altro ancora frustato a morte (ma senza sanguinare, eh); ci sono i mandinghi che si sfondano di mazzate nel salotto buono (ma sempre fuori campo, mi raccomando), MA NON C’E’ PIU’ LA CATTIVERIA! Perlomeno, non se ne fa più mostra con lo stesso approccio di una volta. Il “Dramma”, il “phatos” che ci vedi tu, mio caro Nap, io l’ho cercato per tutta la visione (e il dramma, quando funziona, dovrebbe essere lui a trovare te, non il contrario), ma non l’ho neanche subodorato (ancora limite mio). Il fatto è che nei film di Tarantino voglio vedere la gente soffrire atrocemente; voglio che sia plausibile e non un videogame. Voglio che appaia tutto vero e sentirmi un gran bastardo anch’io perché ne godo, e poi soprattutto perché il dolore, quando rappresentato in questo modo, lungi dallo stemperare i toni risulta necessario ai fini della storia diventandone -così sì- valore aggiunto. Perciò rivoglio i lobi auricolari che saltellano sotto le rasoiate d’uno psicopatico in camicia bianca, e la benzina sopra i tagli aperti; rivoglio l’odio rancoroso ed il fucile a pompa di un Marcellus Wallace già sodomizzato in uno scantinato fatiscente; rivoglio una sposina incinta massacrata, ridotta in coma e poi stuprata il giorno del suo matrimonio, perché solo così potrà CREDIBILMENTE diventare quella dea vendicatrice con la katana che non fa una piega a calpestare bulbi oculari appena escissi a mani nude.Oppure voglio un qualche cosa di altrettanto intenso e originale, almeno. Invece cosa abbiamo? Django piagnucolante, appeso a testa in giù mezzo minuto e solo minacciato (a vuoto) di essere evirato? …Un po’ pochino, non credete?

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  10. “Però si sparano che manco nel Soldato Ryan”, tuoneranno i fans. Eh sì, le sparatorie. Lì il sangue c’è a secchiate e sono immagini che fanno sempre bene al cuore ma ripeto, dove stracacchio sta il sadismo? Il sangue è così manifestamente finto che sembrava di guardarsi il trailer di “Machete”. Un pizzico di slapstick pasticciato e nulla più. Perché non c’è neppure un’ombra di realismo nelle sparatorie? È come se il buon Quentin ci tenesse a sottolineare che con lo schiavismo (eh no, con quello no) non si può scherzare (e giustamente, aggiungerei); ma se ci dedichiamo alle pistolettate allora la si può buttare in gran caciara da un attimo all’altro, e con un cambio tanto radicale quanto immotivato di registro, ché tanto è “solo” cinema/spettacolo e ti devi divertire. Ché nei filmazzi pulp in fondo la violenza serve a farti sghignazzare ed è una specie di catarsi per lo schifo di mondaccio in cui viviamo. Che è tutta goliardia e che tale deve rimanere, cazzo, ché “Django” poi fra l’altro deve uscire per natale (!). Ma io non ci sto. E non ci sto perché mi sento preso in giro. Perché è la prima volta in cui bisogna ridere della violenza in un film dello zio Quentin quando mai, e dico mai, la si è affrontata prima con il tono da cartone disney presentato qui. Non c’era in “Reservoir dogs”, non c’era in “Pulp fiction”, non c’era (pur essendo anch’essi un grosso fumettone) nei due “Kill Bill”. Non c’era addirittura neanche in “Death proof”; me lo spiegate perché deve andarmi bene adesso? Nel modo semi-comico con cui si rappresenta la violenza in “Django” io ci vedo un disinnesco della “bomba” Tarantino. Un Tarantino anestetizzato. Normalizzato. Imborghesito. Che ha fatto pace coi topoi e coi feticci che impregnavano la sua poetica ed ha definitivamente rinunciato alla provocazione estrema. “Django unchained”, da questo punto di vista -e volendo essere buoni- è un film “maturo”. Sereno, se vogliamo. Che per puro calcolo non “osa” e che proprio per questo -trattandosi di Quentin Tarantino-, risulta molto poco interessante.
    Mi si risponderà che trattasi pur sempre di opera titanica e girata con maestria; cosa peraltro abbastanza vera. Ma poi chissà perché come argomento preferito da chi ne ha decantato l’eccellenza mi ritrovo sempre e solo il gioco delle citazioni. Voglio dire, ma nel 2012, in un’epoca in cui ancora del Tarantino più verace si sprecano gli epigoni (il primo fu Guy Ritchie, ma anche il McDonagh di “7 psychopats” ci sta provando tuttora), con risultati di gran lunga non assimilabili al modello originale, è davvero così tanto chiedere al suo strabiliante genio di girare un film capace di reggersi SULLE SUE GAMBE? Invece nisba. Un grandioso sfoggio di tecnica e poi citazionismo fine a sé stesso. Che se da un lato renderà felice lo spettatore più cinefilo, mi chiedo a quanta parte del pubblico oceanico che tarantino lo ha arricchito e continua a venerarlo come una divinità mesopotamica possa effettivamente interessare. Dopotutto, siamo seri: “Django” è una super produzione da milioni destinata a milioni di spettatori, non è certo -né vuole esserlo, d’altronde- un saggio di filologia.

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  11. Ad onor di verità, parecchie cose ovviamente ho continuato ad apprezzarle; il film straripa di trovate fresche e tutto sommato ancora anticonvenzionali, soltanto che stavolta le aspettative disattese sono state troppe. Credo fermamente che “Django” rappresenti il fondo della produzione Tarantiniana, e se è così che deve continuare allora e veramente meglio che sia la sua ultima fatica, come il regista stesso avrebbe dichiarato tempo fa. È un film confuso sulla linea da tracciare, soprattutto. Non è assolutamente abbastanza per essere davvero buono, e considerando anche le sceneggiature (in confronto sia “From dusk till dawn” che “True romance” sembrano Orson Welles), ci fa una figura ancora più grama. Non è comunque oggettivamente una schifezza, ma lo diventa se paragonato -come è ovvio che si faccia- a tutti i suoi predecessori.
    Concludo con qualche altro appunto di contorno in rigoroso ordine sparso:
    - Il leit motiv di tutta la pellicola non sembra essere altro che il mostrarci quanto siano ganzi Django e il dr. Schultz: sempre in tempo, sempre simpatici, sempre (assurdamente) infallibili con le pistole.
    - Monodimensionalità perenne e pressoché totale mancanza di spessore in tutti i personaggi minori e per tutti i cattivoni trucidati nella prima parte.
    - Oscuramento costante di Foxx/Django da parte del resto del cast, in particolare da Waltz/Schultz. Proprio non mi è parso il massimo che in quasi tre ore la “spalla” tenga costantemente in ombra il protagonista designato. Tanto valeva il film si chiamasse “Dottor Schultz unchained”, a questo punto. Il titolo così com’è non è granché indovinato, ecco. Un po’ come se Arthur Conan Doyle avesse scritto “le avventure di John Watson”.
    - Dell’abuso dei ralenti e dei flashback (didascalismo) non ne posso davvero più, e la tanto decantata rivisitazione attualizzante del “cinema di genere” in una chiave che poi stenta a presentare connotati netti non mi pare poi ‘sta gran pensata. Secondo me “Django” si risolve in una roboante commediola nera che intrattiene quanto si vuole, ma che finisce con l’inficiare un inizio comunque esaltante e poteva avere un seguito (ed un finale!) ben più degno. Carne al fuoco sempre tanta, insomma. Ma stavolta in tavola si porta assai più fumo che arrosto.
    "Django Unchained", più che inciampare, si impantana sulle sue premesse e le sue promesse. Nella filmografia di Quentin è la pellicola più debole. Non è "brutto" in senso oggettivo, ma neanche una gemma inestimabile. Ha delle cose buone ma ha molti, troppi lati negativi.
    @ Napoleone: per te da “Kill bill” in poi Tarantino ha trovato la sua idea fondante. Per me l’ha via via smarrita. Ti sfido apertamente a definire i suoi film fino a “Jackie Brown” come meno riusciti di quelli successivi. Se sì, avrò la conferma che siamo su due pianeti cinematograficamente agli antipodi (del resto è questo che innesca le nostre scoppiettanti discussioni, e io ringrazio dio o chi per lui che il gusto personale abbia tante diverse declinazioni). “Autoriale” sarà anche una parola che non vuole dire niente di per sé, ma non sono d’accordo sul percorso che fai tu per affermarlo. Del resto, visti gli entusiastici commenti su quel pasticciaccio di “Cloud atlas” ne sono ormai irrimediabilmente persuaso. Lo dico senza entrare nella fattispecie -non è questo il luogo né il momento-, altrimenti tu e Roby venite a pigliarmi a casa. =)
    Sicuramente il primo premio al campionato galattico di "Trova la citazione" lo vinceresti tu (anche se io sono sicuro di aver visto Tom Savini nella scena dello sbranamento e tu neanche lo menzioni, tiè!), ma questo è quanto. Non hai smosso il mio giudizio di un millimetro.

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  12. VOI SI CHE NE MANGIATE DI CINEMA.. COME INVIDIO CHI SA SCRIVERNE COSI BENE..

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  13. IO DAL CANTO MIO SONO TRA COLORO CHE AMANO TARANTINO. E LO RINGRAZIO PER TUTTE LE VOLTE CHE MI HA STUPITO EMOZIONATO, FATTO RICORDARE QUALCOSA GIà VISTO (RIESUMATO O CITAZIONE CHE SIA)E LO RINGRAZIO ANCHE PER TUTTE, NESSUNA ESCLUSA, COLONNE SONORE NEI SUOI FILMS( PRIMO POSTO PERO' RIMANE PER ME QL DI JACKIE BROWN)E GLI PERDONO TUTTO, ANCHE LA SUA STRABORDANTE VOGLIA DI STUPIRE.. A TUTTI I COSTI.IO, NEL MIO PICCOLO NEL FILM DJANGO HO RIVISTO ANCHE UN PO' DI MEL BROOKS. BEH QUANDO IL "VALLETTO " DI COLORE SCEGLIE DI VESTIRSI CON QUEL ASSURDO COMPLETO BLU ELETTRICO DA DAMERINO, MI SONO RICORDATA DELLO SCERIFFO DI COLORE IN "MEZZOGIORNO E MEZZO DI FUOCO" CHE SE NE ESCE A CAVALLO, VESTITO DI GUCCI, DA CAPO A PIEDI. E A PROPOSITO, GRAZIE PER AVER SCRITTO CHE L' ATTORE JAMES REMAR FA DUE RUOLI DIVERSI NEL FILM. QND L'HO DETTO IO ALL USCITA DEL CINEMA MI HAN TUTTI RISPOSTO CHE STAVO VANEGGIANDO...PFF. CIAO PIWI

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  14. Appena ho "10 minuti" veri ti ri-rispondo. Intanto diro' solamente che non mi pare assolutamente un film che sia indietreggiato, rispetto a precedenti "standard" tarantiniani, di fronte alla cattiveria, crudelta' degli uomini, alla ferocia e alla rappresentazione della violenza, basti vedere il trattamento riservato alla moglie di Django prima del suo arrivo. Solamente che qui non siamo da un romanzo pulp di Elmore Leonard, o in uns storia da "comic strip" seppur di grande rilievo e annata, come "Kill Bill vol. I e II". Abbiamo a che fare con un tema per cui i neri venivano fatti realmente sbranare dai cani, e frustati a sangue o mutilati se fuggivano, in talune piantagioni. Mi sembra solo intelligenza da parte di Tarantino, non mostrarci in quest'occasione evisceramenti alla "Day of the Dead" in primo piano. Qui, sarebbe stato tutto assolutamente gratuito e scandalistico, se non piu' sfumato. E la cattiveria irresistibile e sorprendente non manca comunque. Basti ripensare al momento entusiasmante in cui Django fa allontanare le due serve nere per uccidere Lara Candie- Fitzwilly facendola letteralmente volare via dalla potenza del colpo sparato. O la cattiveria superiore a quella di chiunque altro perche' piu' infida, del personaggio vero piu' cattivo del film. Samuel L. Jackson, nero piu' malvagio e razzista del padrone bianco. Scelta molto intelligente, verista, e ben poco "buonista" , da parte di Tarantino. E le sparatorie, come quella stupenderrima finale, amerei precisare che piu' che a ""Salvate il soldato Ryan" , e un'aperta, elettrizzante, riadattatura- citazione, di quella finale di "Scarface" di Brian De Palma. Perche', anche quella era realistica?

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    1. Più realistica di qualsiasi pallottola sparata in "Django", questo è poco ma sicuro.
      A "Scarface" con quella scena ci avevo pensato pure io.
      Ciononostante credo che la sola, vera, similitudine col capolavoro di DePalma stia nella quantità di bamba che girerà sui set di Tarantino. XD

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    2. Guarda che per dichiarazione insistita dello stesso QT nel programma di Charlie Rose (intervista di un'ora e in tempi non "sospetti"- 1994), e inserita negli extra dell'edizione speciale in dvd a doppio disco di "Pulp Fiction", De Palma e' fin da quando QT era un ragazzo, il suo regista preferito in assoluto, idolatrato. E non capisco proprio perche' questo ostinarsi a vedere "Django" come un film poco serio e realistico, sparatoria finale a parte. Christoph Waltz non e' infallibile e intangibile come un Avengers, tant'e' che muore sparato.

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    3. La mia era una battuta. Lo so bene che Quentin lo adora, DePalma.
      Però converrai con me che i due film in questione stiano su registri completamente diversi e sono molto poco paragonabili.
      Probabilmente il finale di "Scarface" è un pelo esagerato, ok (anche se Tony montana era strafatto, il che un minimo di attenuanti dovrebbe fornirle), ma quello è comunque l'apice di un crescendo drammatico (sapientemente congegnato in fase di scrittura, aggiungerei) di cui si prepara l'esplosione lungo tutto l'arco della trama, fotogramma per fotogramma.
      In "Django", invece, quella sparatoria finisce con l'avere un effetto quasi opposto (per non dire che ne ricorda quasi una parodia) proprio perché il film intero non è certo teso a quell'episodio particolare. O meglio, forse sì, ma non ce ne accorgiamo (!). Non ne è comunque la scena madre, insomma. La sua intensità è infinitamente più blanda anche perché di sangue e piombo a quel punto ne abbiamo già visti ettolitri e tonnellate.
      Riguardo l'ultima tua osservazione, scusa ma non mi pare che Schultz sbagli un sol colpo in tutto il fumet.. ehm film (tanto per per dirne una), e il fatto che poi -finalmente- muoia non è certo sufficiente a ridimensionarne lo status di "eroe". Anzi.
      Quei balzi di metri ogni volta che qualcuno viene sparato, poi...
      L'effetto cartoon è veramente troppo, troppo... IRREALISTICO.

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    4. Anch'io consideravo "Jackie Brown" il film migliore di QT, il piu' maturo, scritto meglio e con una migliore caratterizzazione dei personaggi, oltre che mimesi ed affetto nei loro confronti, come ad esempio per i due splendidi, e positivi, "character" di Robert Forster e Pam Grier. Fino a quando egli non ha realizzato "Bastardi senza gloria", che ora considero la sua Opera migliore, certamente anche di "Django", con persino una arditissima e rischiosa reinvenzione nuova della Storia, ma invero convincente e strabiliante, e un personaggio femminile di vera protagonista, Melanie Laurent, meravigliosamente tratteggiato da QT, con grande affetto, empatia, e aderenza drammatica nelle sue motivazioji.

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  15. orpo... è tardi ora, domani vedo se riesco ad inserirmi in cotanta discussione. intanto vi ringrazio, e saluto PIWI neo apprezzata ospite.

    ora dico solo questo: stasera l'ho fatto vedere in v.o. ai miei figli e sono rimasti incantati. io alla seconda visione in una settimana non mi sono per nulla annoiato. troppo bello!

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  16. PIWI grazie dei tuoi apprezzamenti e non ti "rimpicciolire" troppo. Gia' conoscere e riconoscere in questo film James Remar, non e' cosa da tutti. E anche il collegamento con "Mezzogiorno e mezzo di fuoco" e il costume assurdo di Django/ Jamie Fox qui e di Cleavon Little nel film di Mel Brooks, assolutamente voluto e ricercato da QT, basti citare pure il momento bizzarrissimo e assurdo, lungo, dei cappucci che non funzionano perche' con i buchi per gli occhi fatti male.

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  17. anche i miei pargoli mi hanno citato il film di Mel Brooks! io proprio non ci ho pensato, però quando hanno cominciato a ridere per la scena dei cappucci me l'hanno citato, poi mi hanno chiesto se il periodo storico mostrato era lo stesso e la domanda è stata: non è che poi Django diventa sceriffo? ahah! fantastici...

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  18. a proposito di v.o., questa è veramente una notizia interessante per noi italioti!
    "Senza doppiaggio il cinema piace di più" - Repubblica.it

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    1. Ed era proprio ora che qualcuno fra gli addetti iniziasse a rendersene conto.
      Nel resto d'Europa è sempre stata prassi far uscire un film straniero in lingua originale.
      Al di là della sua funzionalità ad una corretta, più organica e maggiormente aderente fruizione da parte del pubblico di ciò che l'autore ha veramente in mente, non ci dimentichiamo che la cosa aiuta a familiarizzare con gli idiomi stranieri.
      Mica è poco, in Itaglia....

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  19. Sì è vero, c'è Tom Savini certo, tra gli sgherri quando i cani sbranano il ragazzo nero. Ma ci sono anche loro a seguito, e non l'ho citati se è per questo,dati quanti sono gli "has-been", volti noti e caratteristi americani del cinema anni '70, presenti, anche solo per una brevissima apparizione.:

    Walton Goggins ... Billy Crash

    Dennis Christopher ... Leonide Moguy


    James Russo ... Dicky Speck

    Tom Wopat ... U.S. Marshall Gill Tatum

    Don Stroud ... Sceriffo Bill Sharp

    Bruce Dern ... Uomo anziano a Carrucan

    M.C. Gainey ... Big John Brittle

    Cooper Huckabee ... Lil Raj Brittle

    Doc Duhame ... Ellis Brittle

    Jonah Hill ... 2° incappucciato
    Lee Horsley ... Sceriffo Gus (Snowy Snow)

    Zoe Bell ... Cacciatore (con il nome Zoë Bell)

    Michael Bowen ... Cacciatore

    Robert Carradine ... Cacciatore

    Jake Garber ... Cacciatore

    Ted Neeley ... Cacciatore

    James Parks ... Cacciatore

    Michael Parks ... Impiegato miniere LeQuint Dickey Co.

    John Jarratt ... Impiegato miniere LeQuint Dickey Co.

    Dane Rhodes ... Tennessee Redfish

    Rex Linn ... Tennessee Harry

    Ned Bellamy ... Wilson
    E mi fermerei qui perchè ve ne sono molti altri.

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  20. Si' l'ho letto anch'io, l'articolo de La Repubblica. Eppure, e' proprio di questi giorni uno splendido articolo di Michele L'intenditore , Michele Anselmi sul Misfatto, l'insero satirico de Il Fatto di ieri, sul doppiaggio pessimo - e me l'aspettavo- di "Lincoln" di Spielberg. Era impossibile ricreare lo splendido lavoro fatto dall'inglese Daniel Day Lewis, sull'accento kentuckiano del leggendario Presidente americano, e il suo rotondo e pacato incedere nel parlare. Ma affidarne la ricreazione di cio' a Pier Francesco Favino, seppur bravo e versatile attore ma dalla ineludibile lieve inflessione laziale...
    Per non parlare del doppiaggio di Anderson Williams/ Jackie Earle Haley, il Vice Presidente di Jefferson Davies e della Confederazione degli Stati del Sud, delegato a trattare la fine della guerra con i nordisti, affidato a Sergio Rubini, uno degli attori dalla peggiore dizione e che si mangia tutte le parole, nella storia del cinema e del teatro italiani.

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  21. http://www.facebook.com/photo.php?fbid=531906576842186&set=a.531888226844021.123774.438436332855878&type=3&theater

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    1. Embè?
      E io che nel mondo di feisbuc non esisto che devo desumere?

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    2. Saranno delle solite foto di nudo.

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  22. La penultima sparatoria (quella supersplatter)è il capolavoro del capolavoro che è il film. Io forse oso troppo ma penso di preferirla a quella finale di Scarface.
    Miglior interpretazione per me è quella di Samuel l jackson.

    Riguardo al doppiaggio, mi sono riguardato ieri Dark Knight rises, beh li il doppiaggio di Bane è fantastico. Per apprezzare i film in originale bisogna intanto saper parlare la lingua del film..

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    1. Ma vedi, secondo me la questione è abbastanza spinosa.
      Se da un lato il doppiaggio (e qui da noi i pipponi su quanto siamo "i meglio del mondo" a farlo si sprecano da sempre) fa sì che una pellicola arrivi al più alto numero di gente possibile (il che è cosa buona e giusta, dopotutto), dall'altro ha spessissimo il pessimo effetto di snaturare irrimediabilmente le prove attoriali (senza necessariamente peggiorarle, eh). Magari non siamo a livello degli yankee, che girano direttamente un remake a loro uso e consumo, ma la mentalità che soggiace a certe dinamiche la trovo buzzurra uguale.
      Mi sono sempre chiesto come diamine si faccia a pretendere di apprezzare appieno la performance di un attore straniero se gli si tolgono la voce, le inflessioni e l'accento naturale. E' un po' come valutare un cibo solo dall'odore e dall'aspetto che ha.
      Poi certo, ci sono doppiatori ottimi che fanno un lavoro egregio, ma non mi pare tutto questo gran calvario seguire un film leggendo i sottotitoli. Senza contare che una marea di titoli in Itaglia nemmeno li distribuiscono.
      Personalmente non ho (tranne che per alcuni accenti) grossi problemi con le varie declinazioni dell'inglese. Col francese e lo spagnolo parlati me la cavo già peggio e di tedesco non capisco una mazza. Ma continuo a preferire i film in lingua perché (oltre alle ragioni di cui sopra) li ritengo anche un ottimo esercizio per (magari) imparare ciò che non conosco.

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    2. Ma vedi tu dici che non c'è problema a leggere i sottotitoli proprio perché non ti serve per buona parte dei film che guardi.
      Io ho visto tutto il meraviglioso telefilm LOST in inglese con i sottotitoli, e poi in italiano. Mi guardo Big bang Theory e Spartacus con i sottotitoli.
      In tutte queste ore di sottotitoli ho imparato che spesso nella traduzione vengono perse le battute, storpiati i significati. E la voce originale rende più naturale il tutto.
      Ma allo stesso tempo mi perdo la scena, la mia attenzione va al sottotitolo e non mi gusto la scena, non mi vedo Spartacus che taglia la gola ad un romano, o lo sguardo di John Locke che ha perso la fede.

      L'unica è conoscere la lingua. Se la conoscessi anch'io guarderei i film in originale.

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    3. Eppure mi pareva d'aver scritto che gli unici film che riesco a seguire bene anche senza subs sono quelli in inglese. +_+
      Dai, non ci credo che il fatto di dover leggere i subs limita talmente tanto l'attenzione per tutto il resto di quel che succede sullo schermo.
      Credo sia più che altro una questione di abitudine (e quindi di pigrizia), senza con questo volerti dare del pigro.

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    4. Si scusa avevo letto male, cioè che non capivi solo il tedesco.. è anche vero però che la maggior parte dei film sono in lingua inglese.
      Comunque, per me è così, rivolgere l'attenzione al sottotitolo mi toglie il gusto delle scene.
      Ovviamente le vedo lo stesso eh! Ma non è la stessa cosa..

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  23. Superiore forse no, ma io sono d'accordo con te,non lo diremo a Domenico che sennò ci prende per dei minus-habens sotto i trent'anni. E solo sapesse quant'anni ciò io...D'accordom anche sul gran lavoro di Filippo Timi -che come attore non mi piace neanche molto- nel doppiaggio sotto la maschera di Bane, con un indecifrabile donatogli, accento straniero. Eppure, è stao anche criticato, per il suo doppiaggio.
    Fu un bel lavoro anche quello di Adriano Giannini nel doppiaggio del Joker/Heath Ledger, dalla voce quasi uguale a quella prestata dal padre al Joker di Jack Nicholson.

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  24. Ho appena visto "The Last Stand", e anche Schwarzenegger con il suo inconfondibile accento tedesco, doppiato perde molto, soprattutto adesso che non gli presta piu' la voce Glauco Onorato.

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  25. @Domenico Marchettini....non hai pensato che forse la forza del film sta nell'essere un film tremendamamente anti-americano, dove tutti gli americani sono dipinti come rozzi bifolchi e ignoranti, e dove viene riconosciuta la superiorità culturale europea in parecchi momenti? il tutto in un film prodotto a hollywood, per me è molto più forte una scena in cui un nero prende a frustate un bianco per 30 secondi, piuttosto che le scene pulp fine a se stesse di le iene etc...ma evidentemente certe sfumature "politiche" a molti purtroppo sfuggono

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  26. Bell'intervento e anche molto centrato. Perfettamente d'accordo. Perdona l'ignoranza e non metterti a ridere ma ora non mi sovviene, e' solo un nick il tuo o sei giapponese.

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