mercoledì 30 gennaio 2013

Milano rovente

19
1973, Umberto Lenzi.

Qualche nota e un po' di trama da wiki:
Si tratta del primo poliziottesco diretto da Lenzi, in seguito considerato uno dei maestri del genere. Il film uscì sulla scia del successo dell'ultimo film della trilogia del milieu Il boss, diretto da Fernando Di Leo.

Salvatore Cangemi è un siciliano trapiantato a Milano, proprietario di una società di Ortofrutta, che è in realtà una copertura alla sua vera attività: la prostituzione. Si sente il padrone assoluto di Milano, fino a quando non trova la sua migliore "ragazza" affogata nel suo club. L'omicidio è stato commeso da Roger Daverty, detto il francese, che vorrebbe mettersi in società con lui per far spacciare droga dalle sue prostitute. Inizia così una guerra senza esclusione di colpi tra i due, in cui la Polizia è solo spettatrice. La situazione è in stallo fin quando il compare di Cangemi gli dice di rivolgersi ad un boss mafioso italoamericano tornato in Sicilia. Il boss accetta, ma i suoi metodi troppo "ragionati", non vanno bene a Salvatore...

Attinge a madrepatria sanguigni Umberto Lenzi per questo suo ottimo esordio nel genere poliziottesco, film certo anche d'azione ma soprattutto di cupi ambienti e forte tensione, proprio come i migliori noir e dice bene "Il barone", Milano "... è una piccola Chicago".
Il palermitano Antonio Sabàto e il parigino Philippe Leroy interpretano con naturalezza i due boss antagonisti e rappresentano le sponde di una frontiera che in quegli anni la malavita stava valicando, quella del grosso traffico di stupefacenti. Cangemi, a modo suo, è legato alla "sana" attività tradizionale, mentre Daverty ha già fatto il salto di qualità e viene persino in Italia a dettar legge. Cangemi può sopportare facilmente d'essere chiamato "terrone" dalla nordica prostituta Jasmina (Marisa Mell, incantevole come sempre), tanto lui ha il potere e se la tromba, e gli basta; in questo senso Jasmina rappresenta la definitiva scalata affrancante del povero che non solo si dimostra capace di arricchirsi in un territorio che lo discrimina, ma può anche farsene le migliori donne. Quello che non può sopportare è che un forestiero gl'imponga condizioni, questo proprio no. Daverty però è molto più avanti in astuzia, agganci a poteri più alti, e non solo lui, anche "Il barone" (Alessandro Sperli), italo-americano, ha capito come gira il fumo perché non vede altro che un paese indirizzato come la mafia americana...

Più che piacevole visione! Girato con una perfezione "scolastica" dal grande Lenzi, per trama e inquadrature. Chiaramente ispirata alla trilogia di Fernando Di Leo ("furbetta" nella locandina la rappresentazione di uno che somiglia molto a Henry Silva, protagonista de "Il boss"), è opera propedeutica del capolavoro che seguirà dopo solo un anno, "Milano odia: la polizia non può sparare".
In ogni caso c'è tutto quello che ancora oggi uno, io in particolare, si aspetta da questi film: che rimesti nel torbido delle città, che faccia vedere le stesse com'erano ai tempi, con inseguimenti, sparatorie, scazzottate e qualche cenno alla situazione politica (pochissimo in questo caso) e sociale, qualche intrigo e tanta grinta e cattiveria da parte di chi deve.
Oltre ai citati attori, ci sono Tano Cimarosa e un ottimo Antonio Casagrande nei panni di Caruso, che darà forma a un melò potente nel finale con Cangemi, del quale è migliore amico e fidato braccio destro.

Ogni tanto un bel tuffo tonificante nelle terme di questo Cinema ci vuole
Visione decisamente consigliata. Obbligatoria per gli amanti del genere.
Robydick
Giudizio breve di Remo Proietti
Me piacciono sempre questi film robbé, te metti a guardalli e dopo 'n po' te movi pure tu daa sedia a tirà cazzotti e pizze 'n faccia, te fanno immedesimà!































19 commenti:

  1. Bello, bello. Come sai di famiglia te lo dissi, conoscevo Sabàto, prima che negli anni ottanta si trasferisse negli Stati Uniti con la sua, famiglia.

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  2. vero Napoleone che ogni tanto rifarsi la bocca con questo Cinema ci vuole?
    ma poi Sabàto in iuessei ha più lavorato come attore?

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    1. Roby scusa l'off topic,pensavo che i miei prossimi film da recensire saranno quelli con Gianni Dei, ci ho anche l'amiciza su FB, è un grandissimo! In quel suo modo di recitare c'è l'essenza stessa del personaggio che si è creato, non lo si può criticare,è lui, è autentico. Stop. "Patrick vive ancora" e "Giallo a Venezia" sono già sul desktop che come dici tu, è l'anticamera della visione:)

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    2. Eh a Roma conoscevo anche lui, frequentava il palazzo dove abitavo ai Parioli. Gran marchettaro delle signorone del generone romano dei salotti buoni e dell'aristocrazia, spesso anche con vent'anni piu' di lui. E' un grande ha sempre vissuto e bene senza mai lavorare, almeno per come era rimasto che lo conoscevo. Credo si facesse mantenere anche da uno che era Direttore dei negozi Versace di Roma, ragion per cui era sempre di tutto punto vestito Versace da capo a piedi. Finocchione all'occorrenza e di convenienza li avra' irrorato bene bene il bucolo der culo.
      Oggi Roby a tal proposito frizza davvero ma a me, non so se vi e' mai capirato, al buciolo intendo.
      Devo proprio smettere di mangiare gli spaghetti alla diavola con il salamino piccante.

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    3. Ma poi mi sembra anche di lui ne avessi gia' parlato in occasione di altro post, o su un altro blog, non mi ricordo piu' adesso.

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    4. IRONIC MODE OFF:Lo avevo pensato anche io.
      IRONIC MODE ON: però dopo averlo visto in Manhattan Gigolò mi ero ricreduto. (film doppiato malissimo in inglese, perché mi diceva proprio lui che l'inglese non ha mai voluto impararlo) comunque l'ho visto spesso con Mara Venier.

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    5. No, ma lungi da me dallo stigmatizzarlo, era anche un ragazzo simpatico e abbastanza alla mano, di La Spezia mi pare. Se riusciva a buttallo alacremente ner culo per la bella vita faceva bene, poi a lui credo che comunque garbasse già un pò di suo, il batacchio.

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    6. Quà mi tocca fare outing sennò mi sento fottutamente ipocrita: Il batacchio, non l'ho mai disprezzato manco io. Però come faceva lui con le finocchione dell'alta borghesia è proprio un immagine lontanissima da come intendo io l'essere nu poc poc ricchion. Ecco, tanto per restare in tema col film recensito da Roby, Tano Cimarosa è uno di quegli uomini a cui mi sarei concesso volentieri anche quando era già in età matura durante i suoi ultimi anni di vita. Per non parlare di Philippe Leroy. Aggiungo un altro paio di manzi mica da ridere: Michel Piccoli (quand'era sui 40-50), Philippe Noiret (in Nuovo Cinema Paradiso sta allo zenith del suo fascino). E il daddy con barba e completo grigio nel penultimo frame verso il basso è bonerrimo, ma chi è?

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    7. Questo blog sta diventando sempre piu' un fottuto manicomio.

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    8. Che ti devo dire Nap, a me le donne non hanno mai attratto minimamente, manco per sbaglio però ammetto di essermi sforzato di farmele piacere ^_^

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    9. mi spiace Max, il "daddy" non riesco a reperire chi è, nel film fa il commissario ma non è una figura rilevante. appena Napoleone si riprende dallo shock magari ce lo dice, lui li conosce tutti :D
      cmq i manicomi li han chiusi, non lo riapro certo io, ahah!

      ok per i film con Gianni Dei, vedi se riesci a mandarmeli ;)

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    10. No ma ci mancherebbe, che sara' mai sotto sotto lo invidio anche un po', io che sono sempre stato anche troppo eterosessuale ho avuto la vita rovinata, adorandone delle belle ragazze anche le unghie dei piedi, soprattutto dalla loro assenza.
      Certo che, Tano Cimarosa... Di perversioni ce n'e' davvero tante, non c'e' che dire...
      Credo senza troppo timore di sbagliarmi, che il "daddy" dei tempi al quale se non ho errato di capire, il caro Max avrebbe spanato vollentier di gusto il buciolo, sia Vittorio Joderi, caratterista siculo- milanese.

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    11. Joderi si è proprio lui, visto nell' "Ultima Cena del III Reich" ovvero la versione nazi di Salò di Pasolini (altro film che mi ha turbato non poco). Chiedo scusa a roby per la mia uscita in questa sede ma purtroppo i poliziotteschi nostrani anni 70 hanno sempre esercitato un fascino assurdo su di me, le figure peraltro stereotipate che appaiono in suddetti film sono cariche fino agli eccessi, oh lo stesso vale per le donne,la Mell qui erotizza molto più di quanto non facesse in Diabolik di Bava. Il primo film del genere polizottesco anni 70 che ho visto, o uno dei primi, non ricordo,e lasciamo perdere che non lo potrei recensire...è I contrabbandieri di Santa Lucia, anche li c'era Sabato. Si Roby i film di Gianni Dei che rimedio te li invio volentieri. Per "Manta, Manta" mi è sceso in tedesco (non sottotitolato), il mio dvd acquisito dalla VHS ha una qualità pessima però ancora ancora guardabile, quale dei 2 vuoi che ti invii?

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  3. No, ha investito tutto sulla carriera del figlio, Antonio Sabato, Jr. modello di famose o meno campagne internazionali per i più importanti marchi, poi divetto di serie tv,passato all'action cinematografico tolto uno o due titoli più importanti e interessanti all'inizio carriera, è finito per essere via via uno dei più prolifici attori degli straight-to-video di sci-fi, horror, fantasy, action poliziesco ecc., infima qualità o anche meno, tipo quelli della Asylum.

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    1. Sabato Jr non vale un unghia del padre tanto è vero che sono più i film nel quale non è accreditato che quelli in cui lo è, della serie, se non fosse stato figlio di cotanto padre stava a zappà la terra con rispetto parlando per chi lo fa davvero ^_^

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    2. Gli ci nì frizza ir bùolo der culo. E chissà la fava.

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  4. bella Magar! sempre presente sulla robba bbona eh? :)

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