lunedì 21 gennaio 2013

Lo Imposible - The Impossible

6
2012, Juan Antonio Bayona.

Finalmente un grande, grandissimo intero film, che racconta la terribile vicenda del Terremoto e maremoto dell'Oceano Indiano del 2004 che causò centinaia di migliaia di morti (solo in Indonesia le cifre variano tra i 150 e i 400 mila), un "armageddon" che ancora oggi è impossibile quantificare con precisione per numero di vittime, feriti, orfani... Il più recente Terremoto e maremoto giapponese del 2011 ha un po' relegato alla storia questo evento, ma i numeri sono ben diversi, con "solo" 14 mila morti nel sol levante, dove però la paura più grande, per tutto il mondo, arrivò in seguito ai danni alla centrale nucleare di Fukushima.

"The Impossible" narra biograficamente la reale esperienza di una famiglia in vacanza a Khao Lak (Thailandia) all'epoca dei fatti (26 dicembre 2004), un paradiso in terra prima di trasformarsi in inferno. A parte il finale, la vicenda è intuibile nella sua essenza. Marito, moglie e i 3 figli sono in piscina quando arriva l'onda devastante e il mare ricopre la terra per chilometri prima di ritirarsi. La madre (Naomi Watts) si ritroverà nelle correnti col figlio maggiore Lucas (Tom Holland), il padre (Ewan McGregor) e gli altri due a lungo non si saprà che fine han fatto. La corrente non è solo acqua, è una massa di rottami, cadaveri umani e animali, detriti di ogni sorta, impossibile uscirne completamente indenni... e basta così, lo vedrete.

Non è quindi la "sorpresa" il punto di forza di questo film che ritengo veramente eccezionale! Se vogliamo, chi un minimo s'è informato a suo tempo ha ben chiaro cosa comportino questo genere di disastri naturali. In Italia poi qualcosa dovremmo saperne. Soccorsi affannosi, ospedali e medicine che non bastano mai, dispersi che non si sa che fine abbiano fatto, magari sono vivi ma in luoghi diversi a curarsi o semplicemente a sopravvivere senza sapere i propri cari in quali condizioni sono, se sono vivi o cosa. Inutile farla lunga, questa lista di drammi, che accomunano disastri naturali e "artificiali" come le guerre. Persino sottoposto al freddo giudizio cinefilo, la struttura fondamentale del film è quella classica del disaster-movie: presentazione dei personaggi, disastro, vicende per salvarsi, finale.

A sorprendere è la Qualità Grandiosa, a mio giudizio, di questo film, sotto qualsiasi aspetto lo si voglia analizzare. La presentazione è brevissima, poi c'è circa mezzora di catastrofe, un tempo infinito e con un dispiego di mezzi enorme - come abbiano fatto a simulare tutto per me è un mistero. Numeri da kolossal per comparse e scenografie all'ospedale dove mamma e Lucas, aiutati da indigeni, riusciranno a rifugiare, luogo dove si assisterà - inutile dirlo - a scene tra le più strazianti ma senza arrivare ad eccessi (che pure ci saranno stati nella realtà), mantenendo il film fruibile a chiunque.
(Chi scrive si lecca i baffi al solo pensiero che gente come Uwe Boll o Takashi Miike, per me tra i guru viventi della violenza dura e pura rappresentata senza compromessi, possano cimentarsi su un argomento del genere, ma quanti potrebbero guardare poi un simile film?)

Dall'ospedale in poi effetti speciali, riprese a spalla e in steadycam, tutto passa in subordine a una storia che trascina emotivamente. Sì, è un film che grava pesantemente sulla propria sensibilità e il fatto che è una storia vera, doppiamente sottolineato in apertura, rende lacrime e commozioni irrefrenabili. Forse il mio essere padre mi rende predisposto, ma occorre essere dei cuori di pietra per non provare nulla a certe scene. Solo un momento, lungo, quando la madre e Lucas rivivranno in sogno la balìa nelle acque, la mente del cinefilo "esteta" si perderà in immagini toccanti ed estremamente suggestive, per poi risvegliarsi coi protagonisti. Il cinefilo "asceta" invece si godrà Geraldine Chaplin parlare a un bambino della luce delle stelle, che ci arriva sulla terra ancora per molti anni dopo che le stelle sono già morte.

Buonismo ai termini minimi e necessari. Pur esaltando, giustamente, i comportamenti virtuosi, non si nega il "cinismo pratico" di alcuni, spesso un egoismo del bisogno: c'è chi te lo presta il telefonino e chi no, anche se entrambi non avranno modo di ricaricare le batterie. I comportamenti di grande solidarietà comunque predominano, eccezionale in tal senso Lucas, interpretato da un notevole Tom Holland, ragazzino del quale sentiremo molto parlare nel cinema, previsione facilissima.

Tutto è realizzato, non so perché o percome ma riesce, senza alcuna melensa retorica o eccesso d'indugi su primi piani prolungati o frasi ad effetto. Forse perché, nonostante il cast possa trarre in errore visti i trascorsi hollywoodiani e non solo, parliamo di un film spagnolo?
Già, questo film non è spagnolo solo per il bravo regista Juan Antonio Bayona, è interamente una produzione iberica. Naomi Watts è inglese (naturalizzata australiana), Tom Holland inglese, Ewan McGregor scozzese: vogliamo dirlo ad alta voce che questo è un film europeo? Lungi da me campanilismi, non è questo il punto, però basta col dire che solo gli americani, per capacità e mezzi, possono fare opere di un certo rilievo, basta! E pensare - chiudo subito questo discorso - che la Spagna vive una crisi economica peggiore di quella italiana, così almeno ci dicono.

Film per tutti, ripeto. Da voi in Italia uscirà a breve.
Non esitate un attimo e correte a vederlo al cinema.
Robydick




























6 commenti:

  1. per me invece è stato una grossa delusione. da bayona dopo the orphanage mi attendevo molto di più...
    qua punta sempre all'effetto drammatico, al tragico.
    mi sa che ti sei fatto condizionare troppo emotivamente.
    e io troppo poco... :)

    RispondiElimina
  2. Cannibale, i gusti son gusti, è ovvio... però amo farmi condizionare - meglio sarebbe dire coinvolgere - emotivamente da un film, se ci riesce, altrimenti che li guardo a fare i film? se mi lasciano impassibile normalmente è perché non mi piacciono

    RispondiElimina
  3. Perchè come da suo nick, e puntualmente si esprime, non può lasciarsi coinvolgere da certe emozioni.Perchè come diceva Titta Di Girolamo/Toni Servillo in un gran bel film, "Non sei neanche un uomo, sei ancora soltanto un ragazzo."

    RispondiElimina
  4. ahah! Cannibale, non te la prendere, io me ne son beccate di molto peggio da Napoleone... e poi siam diventati grandi amici.

    piuttosto, illustre socio, cosa pensi te di questo film?

    RispondiElimina
  5. Bellissimo, vibrante, sincero, onesto e profondamente toccante. Evita un facile e rischioso utilizzo pornografico del dolore,nel quale sarebbe stato appunto così facile cascare, in una storia del genere che eppure nella sua "impossibilità" è vera. Evitando anche di instradare alcunchè di concetti religiosi, messianici o comunque miracolistico/cattolici, e facendoci comunque ben vedere l'immenso e irrimediabile dolore di tutti coloro che hanno perso qualcuno: Molto bello il personaggio del casuale amico che presta il telefono e poi aiuta nelle ricerche negli ospedali il padre Ewan McGregor. Di grande riuscita emotiva, come molte altre sequenze, quella delle due telefonate a casa al fratello della moglie. Mi ha fatto quasi pensare a quella di Christopher Walken quando scoppia a piangere accanto allo psichiatra militare dell'ospedale, ne "il Cacciatore". Monumentale e profondissimamente commovente interpretazione di una madre da parte di Naomi Watts, sempre bellissima e sempre da baciare pur ferita, sanguinante,martoriata nel fisico e quasi morente.Splendida la parte con David che ritrova il padre all'ospedale. Il bambino biondo che Lucas/Tom Holland scioccato non voleva neppure salvare.
    Come dimostrato anche da "Bed Time/Mientras Duermes" per ricollegarmi a ciò che dici tu nella rece, come pensavo molto meglio e più "sentita" di quella che avrei potuto scrivere io, il livello di riuscita di fondo e di scrittura drammatica del cinema spagnolo di oggi, nei generi più popolari come meno, non è neppure paragonabile alla fuffa e muffa del cinema italiano contemporaneo.

    RispondiElimina