martedì 19 febbraio 2013

TEATRO: “Gran Varietà - Il Peccato Erotico nella canzone napoletana e non solo...” di e con Gennaro Cannavacciuolo

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Dal comunicato stampa:
Gennaro Cannavacciuolo tratteggia uno splendido affresco, distensivo ma colto, comico ma anche  sentimentale, del periodo compreso tra gli anni 1880 e 1950, proponendo le canzoni tipiche del teatro  popolare, allora per soli adulti, basate sul doppio senso, l’allusione licenziosa, l’ironia.
Recuperando con spirito arguto il repertorio della ribalta minore, dell’avan-spettacolo, del caffè-concerto, della rivista, Gennaro Cannavacciuolo si immerge in una lunga promenade a ritroso negli anni,  attraverso i tempi e i modi espressivi di uno show a “luci rosse”, sottile monito a non scandalizzarsi più di  tanto, che trascina i grandi come i più giovani.
I testi rivisitati sono di autori come i celeberrimi Pisano-Cioffi, Gill, Ripp e di altri popolari che fecero la fortuna della canzonetta sceneggiata. Un recital arguto ed erotico che ancora oggi è in grado di divertire un  pubblico che avrà l’occasione di riscoprire gli ingenui meccanismi del ridere.
Uno spettacolo applaudito dalla critica, gioioso, interattivo con un repertorio ricco di indimenticabili chicche musicali, da Fatte da ‘a foto ad In riva al Po. Da Casta Susanna a Ciucculatina mia.

Sito internet: http://www.gennarocannavacciuolo.com
Ora al teatro Sala Fontana, via Boltraffio, 21, Milano.

Il comunicato stampa illustra benissimo quanto viene proposto, nulla da aggiungere nello specifico.
Già l'anno scorso potei apprezzare la bravura di Gennaro in occasione di “Volare – Concerto-Omaggio a Domenico Modugno”, bravissimo a cantare, a coinvolgere il pubblico, a riproporre appunto il "teatro varietà", quello dove artista e astanti interagiscono mischiando quindi sceneggiatura ed improvvisazione. Se in quella occasione si dedicò ad un autore in particolare, stavolta ha spaziato su grandi personaggi e in un arco temporale vastissimo lavorando su un tema, e il risultato finale è un grande divertimento unito alla scoperta di aspetti che sì, se talvolta evidenti, più spesso non lo sono anche in quelle che usiamo definire "canzonette".

Chiaro che senza un'interpretazione, certi particolari che ammiccano a erotismo, sesso, a figure fin pornografiche, non si posso apprezzare come meritano. E' Gennaro a dare figura a quelle metafore, ché spesso di questo si tratta, salvo casi limite talmente espliciti che s'è limitato a citare. In tempi dove la cafoneria ha raggiunto vertici persino istituzionali, quella raffinatezza, quello stile, nel parlare di argomenti diciamo scabrosi quando non addirittura, ai tempi, vietati non fa sorridere, ma fa ridere per il divertimento ed insieme spunta una 'nticchia d'invidia per l'intelligenza, l'arte paroliera che la censura de facto e de jure costringeva a sviluppare.

Non solo è bravo a cantare, ma è un fine caratterista, anche trasformista per come passa, con pochi tocchi, da personaggi maschili a femminili, da macchiette a cantanti lirici. Colpo di genio apprezzatissimo, nella seconda parte, allestire un camerino in scena dove operare, narrandole, le mutazioni.
Svago non banale garantito con Gennaro Cannavacciuolo, piacevole e istruttivo. Per chi passa o vive a Milano, ancora questa settimana fino a domenica 24 lo si può ammirare al "Sala Fontana" e lo consiglio caldamente.
Robydick






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