domenica 8 agosto 2010

Audition

5
1999, Takashi Miike.

Aoyama è vedovo da molti anni, benestante vive solo col figlio che insiste sul fatto che il padre avrebbe bisogno di una donna. Un suo amico che lavora nel cinema organizza un'audizione per cercare l'attrice protagonista di un prossimo film, alle selezioni fa partecipare anche Aoyama, scopo principale è trovargli una donna che possa piacergli.
Si presenteranno molte, in maggioranza belle, alcune bizzarre, ma lui ne aveva già una nel cuore, Asami, una bellezza plastica e diafana che sembra uscita da un fumetto, che nella lettera di presentazione aveva scritto parole non comuni.

La donna fatale non ispira molta fiducia al cineasta che indaga e scopre cose che non quadrano, ma ormai Aoyama è partito di testa, la corteggerà con successo, andranno a fare un week-end insieme e proprio al risveglio sul letto inizierà l'incubo. Con una serie di flashback a metà tra il reale e l'immaginario, un filo di rasoio su cui si percorre tutta l'ultima parte del film, il protagonista rivive gli incontri con Asami che però, rispetto all'inizio, sono molto più ricchi di informazioni; indaga sul suo trascorso, scopre cose raccapriccianti, fino ad un finale di tortura terribile (nella locandina è solo l'inizio), quando scoprirà dopo le probabili cause la follia della ragazza.

Poche tutto sommato, ma scene di una curiosamente dolce quanto dolorosissima violenza. Asami in nome di un amore che vuole esclusivo è capace di cose ... ma non anticipo. Ho letto che Marilyn Manson dopo aver visto il film ha detto che Miike sarebbe troppo duro persino per un suo video, mi pare che questo basti a farne comprendere l'entità. Si resta basiti perché la commistione di violenza (vendicativa) e bisogno d'amore avviene senza soluzione di continuità, i 2 sentimenti permangono costantemente e questa cosa aumenta l'angoscia, ci si scompone umanamente davanti a ciò.

Formidabile Miike, un altro Olimpo per lui, cosa si può dire di questa mente geniale? La storia è un crescendo, quasi assenti le musiche, silenzi, solo qualche effetto sonoro talmente discreto da far apparire tutto reale. Ho letto che questo film è stato quello che lo ha definitivamente consacrato fuori dal Giappone, non mi meraviglia, nemmeno il fatto che alcuni lo considerino una specie di diavolo mi stupisce.

In realtà il grandissimo Miike è un picconatore dei limiti umani, cineasta di frontiera.
Visione obbligatoria.

5 commenti:

  1. ma se vuoi recensirli tutti quelli di takashi,ti serviranno anni..eh..

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  2. eh lo so, ma non me ne sono rimasti molti, tanti non si trovano. mi sa che dovrò attivare qualche amico giapponese :)

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  3. Concordo in pieno!
    Finale da antologia.

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  4. vedo che i Roberti sono tutti estimatori di Miike (anche brazzz è un roby) !
    ciao :)

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  5. visto ieri, davvero un film inquietante, impossibile metterlo dentro una casella o un genere, uniico, direi, in omaggio a Miike.
    mi è piaciuto!

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