venerdì 24 settembre 2010

La frusta e il corpo

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1963, Mario Bava.

Film per amatori del gotico puro e duro senza alcuna concessione, se non siete tra questi lasciate perdere. Considerato film "minore" del grande regista italiano (che qua ha lavorato con lo pseudonimo di John M. Old).
Io ho voluto inserirlo nella mia rassegna, d'istinto, perché penso che quando vuoi conoscere un autore fino in fondo devi abbracciarne ogni aspetto e non limitarti al cosiddetto "suo meglio".

Storia che più semplice non potrebbe essere, inizio da stereotipo diremmo oggi, con un cavaliere mantellato che corre al galoppo su una spiaggia nel crepuscolo per raggiungere un castello su una rupe a picco sul mare. E' il sadico ed odiato barone Kurt che torna a casa, da dove s'era allontanato in seguito a fatti "incresciosi". Troverà la donna che amava sposata al fratello, Nevenka, la quale amava farsi frustare da Kurt, un amore sadomaso pervicace, che risorgerà con nefaste conseguenze...

Per l'epoca non proprio tutto è scontato. Come in "Black Sabbath", film di poco successivo a questo dove troveremo un amore saffico esplicito, anche qua Bava ammicca ad un amore, in questo caso quello sadomaso, non certo frequente a vedersi. Le frustate sono forti e la donna è sofferente quanto conturbante. Scene dove il confine tra il piacere ed il dolore è labile. Ho letto che in opere successive solo la censura preventiva di produttori "lungimiranti" gli ha impedito di girare scene ancora più violente e sessuali, con suo grande disappunto. Chissà cosa avrebbe fatto Bava oggi, magari con la Zentropa di Von Trier, il più audace tra i registi e produttori europei.

Anche se non non sono affatto pentito della visione, anzi!, non me la sento di consigliarlo a tutti.
Spiego meglio cosa intendo. Io mi sono spogliato di tutta la moderna saccenza e mi sono calato nell'anno di uscita, godendomelo fino in fondo, sorseggiato come un buon vino rosso d'annata. Tutti gli espedienti per provocare paura che ora definiremmo classici mi hanno, certo, non spaventato, ma affascinato e ho compreso che sono diventato, mio malgrado, un amatore di questo genere di film, chiamiamolo come volete, sicuramente Horror, poi aggiungiamo gotico, exploitation, non ha importanza; sono film che vanno a toccare tasti delle nostre paure ancestrali, e Bava è un grandissimo artista nel fare questo.

E' ufficiale: sono un fan di Bava. Deciderò alla fine cosa mettere nel mio Olimpo, qualcosa ci finirà sicuramente.
io non sono rimasto insensibile durante questa scena
quel sole in fondo, smorto, ambientazioni che non conoscono mai la luce intensa
caruccio questo rogo!


2 commenti:

  1. Bava, anche fonte di ispirazione per il grande Tarantino, se non erro!

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  2. non sbagli Adriano. e non solo Tarantino...
    molti registi hanno studiato Bava, ed è per quello che poi ci sono arrivato, è come guardare i film del Maestro per meglio capire gli allievi

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