domenica 15 luglio 2012

Detachment - Il distacco

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2011, Tony Kaye.

In una scuola pubblica superiore americana, una di quelle "difficili" nelle periferie dominate dalle gang, arriva Henry Barthes (bravissimo Adrien Brody) come supplente di letteratura. Ci sono ragazzi che ti danno del tu e ti minacciano senza mezzi termini, ma lui non ha paura e pretende anche di essere seguito. Parlerà chiaro e sarà convincente, riuscirà a conquistarsi il rispetto, ma quello in cui si trova è un mondo in cui i problemi e i disagi sociali sono la norma, e nemmeno lui ne è esente...

Con una regia asciugata da ogni manierismo, Tony Kaye ci porta dentro un contesto che la società tende a spazzare e buttare sotto il tappeto, la sua è una terapia d'urto, il tappeto lo fa a brandelli. Il frutto delle forti diseguaglianze sociali è anche e soprattutto questo, una realtà giovanile abbandonata da istituzioni e genitori, completamente "distaccata" dal mondo degli adulti, un tema che ho affrontato di recente in occasione dello splendido "Die Welle - L'Onda" (2008, Dennis Gansel). La festa annuale coi genitori non ne vedrà di presenti, ci saranno solo i professori, tanto che si chiederanno se quei ragazzi li hanno i genitori. L'incontro con un responsabile didattico dell'area sarà quasi comico quando questi dirà che intende fermamente migliorare i risultati di quella scuola perché questo servirà a migliorare la situazione sociale e quindi porterà beneficio al valore degli immobili dove, evidentemente, nutre qualche interesse. Due episodi che, come si dice, parlano da soli.

Henry è uno di loro, è come i ragazzi, per questo li capisce meglio di altri. E' in grado di subire grandi offese senza reagire, qualità indispensabile per tutti gli insegnanti dell'istituto. Non nasconde le sue sofferenze ma a quelle aggiunge una volontà di dominare la propria mente che vuole trasmettere loro, è quello il punto di partenza. Il suo è un atteggiamento che non si confina alla scuola e nasce da profondi traumi d'infanzia ai quali, con lo studio e non poco sforzo, ha reagito. Crede, sulla base della sua esperienza personale, che si possa dare un senso alla propria vita e a quella dei ragazzi, e vuole contribuire. Accoglierà ospite in casa Erica, una giovanissima prostituta conosciuta mentre faceva un pompino a un vecchio sullo stesso pulman che ospitava Henry. Questa si legherà a lui indissolubilmente, in uno strano rapporto senza sesso a metà tra il filiale e il coniugale. E Henry ci sarà sempre, anche per Meredith, allieva che da subito l'ha preso in simpatia, ragazza obesa quanto artisticamente talentuosa, emarginata dalla classe e maltrattata da un padre idiota e ignorante. Due ragazze, due casi dove Henry, pur privo di qualsiasi gratuito ottimismo, riuscirà a determinare effetti importanti.

Quali effetti? E' un mondo veramente di merda quello che si vede, dove tutti sono pervasi da solitudini che rasentano l'angoscia. Anche i docenti hanno vite private che giustificherebbero un suicidio. Henry in fondo, che altro non fa se non lavorare in una scuola che c'è d'aver paura ad entrare, andare nel centro dov'è ricoverato l'anziano padre ormai demente e litigare con infermiere negligenti, poi tornare a casa ed essere solo, oppure con Erica che la trova in casa sua a succhiare il cazzo a qualche cliente. Eppure tiene duro, mantiene il controllo, solo che in un mondo simile, di sconfitti, umiliati, soccombenti, disperati senza via d'uscita, riuscire ad essere uno che semplicemente ragiona "normalmente", cercando nello studio e nei libri qualche risposta, ti rende talmente Normale da essere un Superuomo. Capita che qualcuno ti si avvinghia, che Meredith ti pianga disperata sulla spalla dentro la scuola causandoti problemi, che Erica non voglia accettare di essere affidata ai servizi sociali. Capita che qualcuno pensi di poter avere il tuo amore anche se impossibile, o che pensi di poter essere come te senza riuscirci e al verificarsi di un ostacolo cada. Sono rischi che val la pena correre, l'alternativa è permanere in un inferno, una vita senza alcuna speranza.
E' un mondo che ti fa pensare che se mai esiste un dio questo non può che essere il più bastardo dei dominatori della specie umana, quello dei primi libri della bibbia, non può che essere lui, omofobo, pluriomicida, c'è di tutto... devo dar ragione, in questo senso, a chi legge quello schifo come oro colato. Tenetevi il pentateuco, io se proprio devo da quel libro scelgo il Cantico dei Cantici, dove dio non a caso non viene manco menzionato e l'Amore è la sola divinità.

Film meraviglioso per contenuti e tecnica, che sconsiglio a chi vorrebbe farla finita con la propria vita, a meno di non impegnarsi a tener duro fino alla fine, a quell'abbraccio finale, sola breve scena che condensa tutta la speranza possibile. Messaggio semplicissimo: basta l'affetto, l'amore, anche solo la riconoscenza di una persona ad ancorarci alla vita. Almeno uno però ci vuole.

La Verità è un valore importante che emerge. Tra i vari episodi che meriterebbero trattazione specifica ce n'è uno, una lezione in classe, che voglio imprimere qua.
Henry chiede ai ragazzi il significato di due parole, Assimilazione e Ubiquità, ed emergerà un significato semplice e importante: assorbire da ogni parte. Tutto quanto ci circonda ha un senso, comprenderlo significa crescere. Poi passa ad una parola più difficile: Bipensiero. Stavolta la definizione vedrà la sola Meredith rispondere: avere 2 pensieri opposti contemporaneamente e credere che entrambi siano veri. Henry calcherà la mano: significa credere scientemente a delle bugie pur sapendo che sono tali. E farà degli esempi, concreti, come quello dell'illusione collettiva che tutto dipenda dal nostro aspetto fisico, dimostrando come il nostro vivere collettivo sia vittima del marketing e delle volontà politico-economiche. Da meditare. Io ho cominciato ad interrogarmi: ho dei Bipensieri? Per ora non ne ho trovati, ma forse mi inganno, chi lo sa.
Robydick

p.s.:
Ringrazio molto l'amico e socio di blog Napoleone che ha caldeggiato questo film.

Immagini prese dal sito ufficiale italiano del film.















15 commenti:

  1. anche per me una delle migliori visioni dell'anno!

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    1. certo Bradipo, e l'ho messo nell'Olimpo, non mi capita di frequente coi film contemporanei

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    1. per quel poco che ti conosco dolce Petrolio, facile t'ispirerà di scriverne.

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  3. Stavo terminando una rece da farti pubblicare Roby, vorrà dire che la potrai utilizzare come 2# Rewiev. Una rece l'ho scritta già per un quotidiano nazionale. Sono contento ti sia piaciuto entusiasticamente, come ti dissi, e' uno dei migliori film di questi sette mesi del 2012. Uscito a fine giugno in pochi cinema. Parlerò molto dei tanti splendidi attori. A cominciare da un superbo Brody, presenti in questo film.

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    1. certo Napoleone, pubblicheremo la #2 con piacere. come ti ho detto, volevo scriverne prima anche perché appunto ora è ancora nei cinema (a Milano almeno si trova) e non so quanto durerà ancora.

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  4. eh ne vale la pena di aspettare per un film così, io ancora devo vederlo, appena lo farò ti saprò dire ^_^

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    1. val la pena cara Arwen, è veramente un film eccezionale.

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    2. Ma secondo te Roby, gli zombi vedono questi film, che noi conosciamo e così siamo in grado di apprezzare..?

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  5. Visto da poco, è piaciuto molto anche a me, un film particolare:)

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  6. Per me una delle delusioni più grosse dell'anno: didascalico, retorico, tronfio ed assolutamente vuoto.
    Un film da festival tutto forma e niente sostanza.
    La classe di Cantet se lo mangia a colazione.

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  7. Màh, sicuramente saprai MrJamesFord come diceva l'Ispettore Callaghan in proposito, mai come in questo caso opportunamente. Comunque film "da festival" proprio no. Casomai e' l'esatto contrario, il film di Cantet che citi, ne e' un perfetto esempio. Senza nulla toglierli. Termine di paragone meno d'uopo non potevi proprio trovarlo. Piuttosto, si può ritirare fuori il vecchio "Stand and Deliver"('88) con un altro superbo Edward James Olmos.

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    1. Napoleone, a me è parso proprio il tipico film in stile Sundance ruffiano e finto alternativo.
      Quei disegnini tra una scena e l'altra da soli valgono una bella scorta di schiaffi all'ego di Kaye, che pure aveva fatto bene con American History X.

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    2. Detto questo, dato che il film di Cantet tratta tematiche praticamente identiche, mi pare che il paragone ci stia, eccome.

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  8. Quella del da festival mi pare una critica un po' modaiola. Gli schiaffi poi... è solo un film.

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