sabato 7 luglio 2012

El Gringo

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2012, Eduardo Rodriguez.

Eccolo un bel filmazzo girato con estro e interpretato da un attore che dà il meglio di sè, finalmente, non solo con i calci volanti. El gringo è l'Accerchiato di Scott Adkins, stellina delle arti marziali che finora ha brillato solo con i due Undisputed, poco per farsi riconoscere al grande pubblico come star action.

Come il film di Robert Harmon con Van Damme, quell'Accerchiato odiato dai fan delle arti marziali perchè il belga cercava di sdoganarsi verso un cinema action più maturo, esperimento riuscito a metà, così questo El gringo è, o almeno dovrebbe essere, il canto di orgoglio di Adkins che cerca di alzare la testa, un po' come il suo Yuri Boyka, dall'anonimato dei caratteristi nel quale è relegato. Destino che ha travolto negli anni 80/90 i vari Michael Dudikoff, David Bradley, meteore costrette a vendersi come puttane stanche in produzioni sempre più scalcinate e miserabili fino al tramonto artistico assoluto. Ma Scott non ci sta, Scott digrigna i denti, stringe i pugni, diventa l'eroe leoniano o corbucciano perso in un western di frontiera, con la polvere, le donne fatali, le scazzottate, i brutti ceffi alle dipendenze di un potere che, sia un Vamos a matar companeros o un Keoma, cerca di fagocitare il diverso, lo straniero. E si assottigliano le differenze tra buoni e cattivi, un po' come Franco Nero/Django che rispondeva “Ho combattuto per il Sud” a chi gli chiedeva se fosse un sudista. E il personaggio di Adkins, dai toni di patetica commedia charlottiana (desidera bere senza riuscirci mai, è accompagnato da un randagio pulcioso, un cane bastardo come lui), non ha nome, ma se l'avesse potrebbe chiamarsi con un anonimo Joe, come un Eastwood di mille anni fa, ed è un poliziotto braccato dai suoi stessi compari. Lui non è un buono, anzi, nei primi minuti lo vediamo far saltare in aria un'auto con dentro un uomo ferito, ha con sè una borsa, motore della vicenda, piena di dollari, uccide senza pensarci, ma in mezzo alla merda lui ne esce quasi pulito.

El gringo è girato con virtuosismo da Eduardo Rodriguez, nessuna parentela con il Robert nazionale, ma stessa furia nella messa in scena. Chi l'avrebbe detto guardando l'opera più conosciuta di questo autore, l'episodio più brutto della già scadente serie Fear itself, The circle? E invece eccolo che riscrive l'action western con la vivacità di uno Scott Spiegel dei primi tempi, tutto sperimentalismo e inquadrature azzardate, tanto da regalarci una sparatoria concitatissima nel tempo reale, scandito da un orologio, di cinque minuti, dalle 13 e 55 alle 14, ora della partenza di un ambitissimo bus per il protagonista. Ma ogni sequenza trasuda invenzioni, passione, amore per il cinema. Tra gli attori una menzione speciale per il redivivo Christian Slater, anche lui ormai ridotto a comparsa o star per piccole produzioni, e il corpo, perfetto nel sudore erotico, di Yvette Yates. Per il resto tra carne che viene violentata da proiettili, bianco e nero che mima la morte di cose e oggetti in una fotografia caldissima e pastellosa, calci volanti di Mister Adkins il filmone è servito.

Qualcuno forse storcerà il naso nell'idea bislacca che un attore di arti marziali deve essere sempre ridotto a fare quello, ma a chi ha più spirito si potrà sentire soddisfatto davanti ad un western moderno così bello che dimentichi che è serie B.


Keoma


























12 commenti:

  1. Questo me lo sparo subito, m'intrippa gia' oltre che da quello che hai scritto dal tipo di contesto produttivo. Keoma, ci sei, mi dici una cosa a proposito di "esperimenti" un poco diversi da parte di star giovani o meno giovani, dell'action contemporaneo come anni '80-sempre comunque citato e aleggiante-, che ne pensi di "Missionary Man" che Dolph Lundgren anche si diresse, alcuni anni orsono?

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  3. Missionary man non era un brutto film, anzi,battute tagliate con l'accetta e atmosfera western crepuscolare di grande fascino, ma trovo Dolph sia meno stupido di come lo si ritrae... Peccato che non abbia mai trovato, Johnny Mnemonic a parte, un ruolo davvero diverso dal soldato russo implacabile. a questo proposito ti consiglio pure un bel thriller con lui, Jill Rips di Anthony Hickox, morboso e molto ben girato. Se poi vogliamo parlare di altre star come il pachidermico Steven Seagal nella sua carriera ha girato un bizzarro film sui vampiri/zombi Against the Dark e sempre di Hickox, regista anche lui sottolutatissimo, Submerged, una scifi bislacca, ma non disprezzabile

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  4. questo l'attendevo e anche con un certo timore... dopo la lettura mi sono di molto affrancato.

    comunque Dolph mi intrometto sul discorso Dolph per dire che a dispetto di quanto si crede non è per niente stupido, anzi è uno che ha un quoziente intellettivo di 160, parla svariate lingue e ha tipo un paio di lauree in chimica... della roba che non ci si crede :D

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  5. Me lo so già scaricato, mò me lo sparo, a'"El Gringo". E puro stò "Jill Ripps/Ripper" che è addirittura del 2000 e mi era colpevolmente sfuggito.Ma, in H.V. in Italia era mai uscito? E' più o meno del periodo nel quale Lundgren aveva avuto una possibilità e da protagonista, seppur per un Pilot di una serie tv poi mai realizzata, con John Woo per "Blackjack". Ho visto negli Usa "Jill Ripps"lo detiene la Sony H.E., come "Against the Dark" che ho già visto, allora, nel 2009.
    Frank anch'io l'avevo sentita di Lundgren genio accademico che sarebbe autorevolmente stato, imprestato alla botte da orbi ma appunto, ci credo fino ad un certo punto, molto relativo.
    P,S.: Keoma, ho rivisto dopo una vita (ce l'ho persino in Laser Disc!) "Hard Target/Senza Tregua"('93) di John Woo, in una ovviamente pessima vhsrip di infinitesima generazione, da una Sneak Preview della Universal con tantissimo materiale alternativo. l'ho trovato sempre e ugualmente strepitoso, sei d'accordo che non solo per Van Damme ma anche per lo stesso Woo, rimanga ancora e nonostante "Face/Off", il più alto risultato almeno "americano", per entrambi?

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    1. non saprei, però parla della sua storia accademica nei cenni biografici del sito ufficiale. nomina pure le varie università dove ha studiato e i titoli conseguiti e credo che se le avesse sparate grosse l'avrebbero subito smentito. in fondo è un personaggio conosciuto a livello mondiale e il fatto che lui sia non sia un plurilaureato non avrebbe per niente influito sulla sua carriera di attore... quindi perché mantenere vive queste leggende?

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  6. Jill ripps passò, tagliatissimo, su Italia uno. Peccato. Non mi risulta sia uscito in vhs italiano, ma era meritevolissimo... Cosa che non fu Black jack, purtroppo. Io adoro Hard target e sì mi piace di più di Face off che è comunque molto bello. Ma io sono anche uno di quelli che apprezza il vituperato Broken arrow e MI:2. Comunque per Van Damme un altro masterpiece immenso è Knock out di Tsui Hark...

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  7. D'accordissimo con te anche su "Nome in codice: Broken Arrow" e "M.I.2", ma per i "masterpiece" di JCVD, "Double Team", no..?

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  8. Si, ma Double team è sempre in bilico tra eccellenza (Mickey Rourke, messa in scena potente) e miserabile (un incredibile umorismo becero) mentre per esempio Hong Kong colpo su colpo è molto più compatto.

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  9. Anche a m'e "Hong Kong- Colpo su colpo" piace parecchio. Ma, e l''esperimento di commistione persino con il pòlar compiuto assieme a Ringo Lam per "Maximum Risk" nel '96? Cavolo, c'era pure un attore come Anglade e la splendida Natasha Henstridge. E sempre con Lam, "The Replicant" e "In Hell"?

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  10. In Hell del periodo Lam/Van Damme è il più povero forse, ma anche il più commovente, tocca punte di commozione inusuale per un action... The replicant è quello che mi piace meno... Maximum risk è potente invece ed è evidente come Van Damme sapeva scegliersi bene i registi anche se era già om fase calante di carriera. Ti consiglio Napo con JCVD il cupo action Until Death dove Gianni Claudio si fa di ogni droga possibile mentre si scopa puttane...

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  11. Lo sto scaricando "Until Death", grazie...

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