martedì 17 luglio 2012

Mon oncle - Mio zio

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1958, Jacques Tati.

Da wiki: "Mio zio (Mon oncle) è film del 1958 scritto, diretto e interpretato da Jacques Tati.
Terzo film di Tati, primo a colori, è stato girato tra il 10 settembre 1956 e il 25 febbraio 1957.
Uscito nel 1958, ha vinto l'Oscar al miglior film straniero e il Premio Speciale della Giuria all'11º Festival di Cannes. Nel 1958 il National Board of Review of Motion Pictures l'ha inserito nella lista dei migliori film stranieri dell'anno."

Il personaggio di Hulot nasce "ufficialmente" con "Le vacanze di Monsieur Hulot" (1953) ma altro non è che un alter-ego in tutto e per tutto dello stesso Jacques Tati e tutti i presupposti erano già più che presenti in "Giorno di festa" (1947). Non è passatista ma guarda con ironico disincanto alla modernità, facendo ridere sui suoi eccessi. Non è un conservatore ma ricorda a tutti come il progresso ha senso solo se non è fine a sé stesso e mantiene la qualità della vita al centro dell'attenzione.

Travolti da una serie di gag irresistibili e dal solito "parlato" indistinguibile di Hulot, onomatopeico e gestuale, questo "Mio zio" ancora più che i precedenti sottolinea il contrasto moderno vs antico con un ossimoro endogeno: è proprio il film stesso ad essere di una modernità, per i tempi, superlativa. L'apogeo in questo senso è la casa ipertecnologica della sorella di Hulot, dove la donna perennemente intenta a pulire e mettere in ordine vive col marito e il figlio. interamente costruita in studio ed ora esposta a curiosi in un museo del cinema, è pura fantascienza, tecnologie spaziali applicate alla quotidianità, anticipatrice della moderna domotica. Il giardino che la circonda è ordinato come quelli zen. Tutto può e deve migliorare all'insegna dell'automazione.

Però... in quella casa dal mobilio essenziale e dalle linee tese e rette non batte il cuore. Ci sono troppe regole cui attenersi e la ricerca di ordine e prevedibilità opprime. E' un mondo così, il traffico è tutto ordinato, ovunque ci sono frecce per aiutare pedoni ed auto a percorrere "la retta via" e il minimo sgrarro rischia di creare il caos. Dove si esprimono le unicità delle persone? La città antica, con le case pittoresche e il mercato, i vecchi negozi, cani e gatti per strada, finisce con un piccolo muro rotto, il confine che porta al quartiere moderno, che comincia con palazzoni dormitorio prima di arrivare alle villette lussuose, è labile, perché? Perché le persone sono le stesse, fanno solo finta di vivere in mondi diversi.


Che bella e vitale la città vecchia. La casa di Hulot inquadrata fissa da fuori ce lo mostra percorrere una gimkana per raggiungere il suo appartamento, un rifiuto totale del percorso più breve. Hulot ha letto il giornale appeso dall'ortolano che serve per incartare. Intanto il pesce che ha nella borsa guarda con la bocca spalancata un cane sotto il bancone che ringhia per la minaccia, una cosa da scompisciarsi! Arrivato in casa capisce che l'uccello in gabbia canta quando colpito dal riflesso del sole, una soddisfazione neanche avesse scoperto il bosone. Solo qualche esempio tra molti...

L'ambiente ti influenza, ma se sei un Uomo Libero come Hulot ti subisce. Nulla si salva dalla sua presenza. La fabbrica di plastiche del cognato farà le spese della sua presenza, e non andrà certo lì per fare una rivoluzione. Persino la casa tecnologica mostrerà un lato "umano" grazie a lui e questa sarà una delle scene che produrrà il massimo stupore, quando Hulot vi si introdurrà di notte per fare una certa cosa. La casa assumerà le sembianza di una persona, le 2 finestre oblò diventeranno 2 occhi e le pupille saranno le teste degli abitanti che cercano di seguire cosa succede sotto. Non potevo credere a tanta fantasia simbolica, l'ho rivista più volte, da lacrimare.

In fondo, come alcune scene esprimono eloquentemente, nei rifiuti piace mangiare sia ai cani randagi che a quelli col cappottino. Gli animali non sono facilmente imbrogliabili. Il bambino, del quale quasi non ho parlato eppure il titolo è una sua esclamazione, rappresenta il trait d'union tra moderno e antico, o potremmo dire che è, nelle sue preferenze, indicatore di quali siano le vie giuste da percorrere in entrambi i sensi. Sarebbe bello che tra i vari acronimi e paroloni in voga, come pil, spread, future, bond, ecc..., ne spuntasse uno che misurasse l'indice di vivibilità per l'infanzia di un paese, il quale sarebbe anche misura della Felicità Percepita per tutta la popolazione. L'agenzia di rating di questo indice dovrebbe essere intitolata a questo genio francese, immortale.
Ogni personaggio meriterebbe citazione, ogni scena ti sbalordisce, dovrei citarle una ad una, ma sarebbe troppo lungo. E quali parole poi potrebbero descrivere il senso di Libertà Assoluta che trasmette questo personaggio? Non esistono. Il metalinguaggio scritto, quale che sia, sminuirebbe la rappresentazione.


Come gli altri suoi film è Olimpo degli Olimpi, Capolavoro di intelligenza, ironia, gioia e bellezza.
Io ADORO Jacques Tati. Solo a nominarlo comincio a sorridere. Oggi frame a profusione, oltre le regole che mi sono dato, ne vale la pena.
Robydick


































5 commenti:

  1. Capolavoro. The Next is Mine
    .Hai visto l'eccezionale qualità del colore, dell'illuminazione e della fotografia,già si evince dai frame che hai postato ed estrapolati dall'ottimo dvd della copia restaurata, inserito in quel cofanetto dedicatogli uscito dalla SanPaolo nel 2004. Pare un film girato ieri, non nel 1958.

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  2. la classe non è acqua e Tati è davvero aldilà.

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  3. Davvero. È senza tempo questo film. Playtime poi ne sarà apoteosi

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  4. come te ADORO TATI! un genio troppo avanti rispetto ai suoi tempi e per questo forse non adeguatamente compreso!

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