venerdì 4 marzo 2011

Autostop rosso sangue

32
1976, Pasquale Festa Campanile.

(by Napoleone Wilson)

Walter Mancini (Franco Nero) è un giornalista italiano in compagnia della moglie Eva (Corinne Clery) in vacanza negli Stati Uniti. Walter è un rumoroso scassa minchia e gli piace fottere violentemente la moglie, oltre che adoperarsi a sminuirla costantemente. Fermatisi per la notte in un campeggio, Walter per sbirciare innocentemente con la moglie una giovane coppia, inciampa nella corda che regge una tenda e si rompe un polso.


Il giorno successivo marito e moglie stanno viaggiando e ovviamente è Eva che guida la macchina perché lui è impossibilitato, quando lei vede un autostoppista (ovviamente David Hess) e ha l’improvvida decisione di prenderlo a bordo, per fare un’ennesimo dispetto al marito. David Hess non può essere un autostoppista normale, e solo riconoscendolo da “L’Ultima casa a sinistra”(Last House on the Left)(’72) di Wes Craven, nessuno lo prenderebbe mai a bordo, e difatti ben presto si rivela ancora una volta come uno dei nostri psicopatici preferiti. Il film, grazie alla collaudata ed esperta bravura di sceneggiatore da parte di Pasquale Festa Campanile(che co-sceneggiò nella sua lunga e onusta carriera, tanto per citare uno dei massimi capolavori del cinema italiano, persino “Rocco e i suoi fratelli”), restituisce molto bene la disfunzionalità che colpisce molte coppie dopo anni di matrimonio/convivenza. Quella composta da Walter e da Eva, è una di queste. Lui si ubriaca soventemente e fa verbalmente il cafone maleducato, più per reazione all’indifferenza della moglie che per altro, vorrebbe avere un po’ di conforto fisico ma lei gli fa come al solito cadere la cosa faticosamente dall’alto, con il solito argomento femminile di quando esse non hanno più argomenti, l’”amore”. Anche quando viene caricato in macchina David Hess/”Adam Konitz”, è Eva a prendere la decisione, non certo lui, decisione presa solo per contrastarlo. L’autostoppista dai capelli ricci e dalla faccia tanto da fijo ddè nà mignotta, all’inizio fa così tanto il sollevato d’aver potuto imbattersi in una “bbòna samaritana”che l’ha prelevato dal ciglio di una tale strada desolata nel deserto. Non ci metterà comunque molto a tirare fuori anche una pistola sui due e a chiedere loro di essere guidato in Messico. Riuscendo a essere già sfuggito alla cattura a seguito di una rapina violenta da lui messa a segno con altri tre complici, “Adam” ha con sé una valigia-borsone farcita con 2 milioni di dollari in contanti. I due malcapitati marito e moglie gli dovranno fornire quindi fornire un passaggio sicuro attraverso il confine. Come l’”amico di famiglia” –parole sue dal dialogo del film- “di ritorno da un fine settimana passato in piacevole gita di vacanza”.

Nel frattempo, visto che Walter/Franco Nero è un giornalista decide di fare registrare la sua vita di criminale per i posteri e per –secondo lui- un sicuro “best seller” a base di rischio, azione, sangue, e sesso. E per il sesso ci dovrà pensare ben presto giocoforza la signora Eva, Corinne Clery “culetto d’oro”, come da scherzoso “ribattezzamento”, almeno nella versione originale. Soprattutto per Eva, praticamente l’unico personaggio femminile del film, la strada verso il Messico sarà disseminata di violenza e di morte –più assistita che subita- , di stupro e poi di vendetta…
“Autostop[…]” è certo un film molto interessante e che sa staccarsi nettamente da altri anche più noti e importanti nel filone “exploitativo” del “Rape & Revenge” all’italiana, anche perchè la sua narrazione minimale scandisce molto bene la brutale violenza, il sesso, l’abbondante nudità, e la troppa “cortesia” della signora Eva/Corinne “lussurious” Clery, che sarà così determinante in positivo e nell’aspetto più positivo infine per il protagonista Walter Mancini/Franco Nero.

La maggior parte del film si svolge tutta in auto, con lunghi dialoghi soprattutto tra Mancini/Nero e David Hess/”Adam”, ma anche fra lui e i suoi due prigionieri, Walter e Eva.
E’ il classico “gioco del gatto con il topo” tra tutti e tre i personaggi, ma condotto da Festa Campanile con ottimo mestiere, soprattutto nel tratteggiamento di un matrimonio amaro. In cui il più nemico per Eva la donna protagonista alla fine è proprio suo marito, come esplicato anche da una memorabile battuta di dialogo da Franco Nero, poco prima del finale nel bar della stazione di servizio, con i giovani teppisti-motociclisti. Più di “Adam” che, in quanto pazzo psicotico e criminale assassino , è più “prevedibile” (fuggito da un manicomio criminale di massima sicurezza, prima di poter dare libero sfogo alla sua ondata di criminalità) nella sua da un momento all’altro apparente imprevedibilità .
Essendo ben consapevoli che ci sono poche possibilità che sarà lui a lasciarli in vita, Walter cerca di pensare a qualche piano per prendere tempo, ma soprattutto per rovesciare ovviamente la situazione a suo favore, prima che sia troppo tardi. Eva, nel frattempo, cerca soltanto di mantenere il più possibile i nervi saldi e a non diventare pazza, intrappolata com’è nel fuoco incrociato tra i due uomini. Ridotta ad oggetto da “contendere”, viene infine violentata da Adam mentre a insostenibile sfregio, Walter è ridotto all’impotenza e legato, costretto a guardare fino alla fine, lungamente.
Questa scena è resa in modi registicamente sorprendenti per un regista come Festa Campanile più avvezzo alla commedia e al film di “costume”, che ad una sequenza come questa che invece sa rendere veramente inquietante e fastidiosa, quando Eva dalla resistenza iniziale passa a soccomberne inconfondibilmente al piacere sessuale derivante, e a un’apparente passione nel momento dell’accoppiamento, con il brutale killer. Il fortissimo colpo psicologico di questa umiliazione trasformerà profondamente Walter, ben oltre qualsiasi soglia…,in profondità e scavando un abisso tra lui e la moglie che come detto, lo trasformerà in qualcosa di ancora più pericoloso e imprevedibile rispetto al maniaco che li tiene sotto tiro.

Qualche parola di cenno doveroso sull’interpretazione, così fondamentale per il film, di Franco Nero, sempre prontamente scaltro e dalla –almeno apparentemente- stoica calma dell’eroe (“anti-eroe”), che ha già centrato nell’impersonare questa simile interpretazione del personaggio in decine di film come “Django” e “Keoma”, qui in “Autostop[…]” ottiene di svolgere invece un ruolo approfonditamente spregevole, cosa che è evidente gli sia piaciuto fare, anche troppo…Ci sono dei momenti in cui sembra andare –anche se solo di brevi secondi- sopra le righe, ma anche e soprattutto per questo, ci piace ancora di più.
Il suo personaggio poi ci viene presentato come suppostamente incline all’abuso alcoolico, rendendone quindi anche più complessa e sfaccettata la rappresentazione, e la sua giudicabilità in toto. Il suo personaggio, quello di Walter, è poi l’unico veramente eccezionale in molte scene, a cui Nero conferisce l’essenza di un uomo detestabile perché in fondo è quello che tutti siamo, speranzoso lui come noi spettatori, di riuscire a trovare un qualche modo per riscattarsi.
Il suo antagonista, interpretato dal famoso attore e cantautore David Hess, è invece essenzialmente il personaggio celeberrimo di Krug Stillo in “L’Ultima casa a sinistra”, così come era nelle intenzioni dei produttori e dello stesso Festa Campanile, qui forse solo ancora più pazzo (ma non sadico come nel film di Craven, bensì sempre però un sacco di merda totale), mentre la Clery (che non ha doppiato anche in inglese il suo personaggio, come Nero e Hess invece hanno propriamente fatto) ha la grossa parte “sexexploitation” del film, facendosi sempre vedere molto nuda o proprio full frontal, ma il suo è certo un ruolo da poter rendere più comodamente.

Pasquale Festa Campanile che per questo genere di storia e di film poteva apparire inizialmente un regista improbabile, racconta la vicenda molto bene, esaminado anche molti concetti di mascolinità (compresa l’evirazione), e girando benissimo la sequenza in cui la Clery diventa anche una bellissima eroina, completamente nuda imbracciando un fucile di precisione, sequenza molto ben costruita e orchestrata, laddove è lei che esce dai suoi limiti per andare allo scontro in un campo di battaglia di personaggi prettamente maschili.
Campanile offre allo spettatore molte opportunità di vedere la “Naked Prey” Eva/Clery (dal titolo anglofono per il mercato Nordamericano), in quanto la Clery ha un numero quasi impressionante di scene di nudo da “spontaneous pollution”. Ogni “messaggio” Campanile stia cercando di trasmetterci con la sua storia, è fin troppo evidente l’intento “exploitativo” di veicolarcelo “diluito” appunto nell’”umidità” provocata dallo sfruttamento scoperto e insistito della splendida Clery, che sicuramente anche a lui piaceva un sacco mostrare, e non gli si può certo dar torto.
Quindi, diciamo che è certamente anche un film d’”exploitation”, sia pure d’alto mestiere cinematografico; difatti la regia di Campanile ci tiene come spettatori abilmente e a lungo, portandoci alla prima visione sempre a chiederci che cosa possa arrivare da dietro la prossima curva della strada, e anche in una certa sequenza, con un’evidente citazione di “Duel”(’71) di Steven Spielberg.

L’ambientazione di “Autostop rosso sangue” (che com’è noto venne girato interamente in Italia, ricostruendo le strade desertiche americane in Abruzzo) è aiutata notevolmente dalla o.s.t. di Ennio Morricone, la quale potrebbe anche facilmente essere quella di uno dei tantissimi spaghetti western di cui compose le straordinarie colonne sonore. Un certo numero di pezzi di questa o.s.t. di Morricone in particolare con il banjo usato in modo veramente superlativo a creare la tessitura di notevoli brani ossessivi, raggiunge l’altissimo risultato del celeberrimo “Dueling Banjo’s “ di Arthur Smith, Steve Mandel, Eric Weissberg, dalla o.s.t. di “Un Tranquillo week-end di paura”(Deliverance)(’72)di John Boorman.
Si tratta in definitiva di un’altra colonna sonora morriconiana piuttosto eccellente, tranne per un’”orribile” canzoncina che qualche recensore inglese si divertì a ribattezzare “Campfire Song from Hell”. Si sente nel film in occasione della sequenza in cui un gruppo raccogliticcio di ragazzi e ragazze la canta vivacemente intorno al fuoco del campeggio. E’ una sequenza lunga, in pratica la prima in cui ci viene presentato il personaggio di Walter Mancini, il quale si aggira per il campeggio osservandosi intorno. Sembra musica diversa da tutta quell’altra composta da Morricone per il film, e pare in presa diretta sul set mentre si girava nel film –almeno nella colonna audio dell’edizione italiana-, è un pezzo molto ritmico tipicamente “bianco”, anche se si sente che è un po’ “d’imitazione”. Certo è un brano ricco d’energia, ed è riutilizzato nel film almeno altre tre volte, come ad esempio per un effetto ironico quando Konitz/David Hess tiene sotto la minaccia della pistola Eva e Walter.

Il film esiste in versioni con tre finali diversi, dei quali almeno noi –penso- ne preferiamo soprattutto uno. Diciamo che, senza fare spoiler c’è un finale più “buonista” e di lieto fine, uno più triste e deprimente –e basta-, e il terzo, veramente cattivo e stupendamente misogino e amorale, il quale è sicuramente il più bello se non addirittura entusiasmante e quello che meglio conchiude il personaggio di Nero/Mancini, facendoci alla fine parteggiare apertamente per lui. Il finale “buonista” fu quello scelto in Francia, fin dalla sua prima uscita archeologica in vhs, nel 1981, il secondo fu utilizzato soprattutto per alcune uscite in vhs leggermente censurate, come ad esempio la versione australiana, il terzo e migliore, bisogna rendere atto e merito alla solita magnifica Blue Underground di William Lustig, di avercelo reintegrato filologicamente come era nella sua prima fugace uscita cinema italiana, conferendo finalmente al film una chiusura talmente fiammeggiante, che si riverbera potenziandola, sull’intera opera.
Durante l’intervista contenuta nel documentario sul film del dvd americano Blue Underground/Anchor Bay intitolato “The Hitch-Hike”, David Hess sostiene che Franco Nero gli ruppe il naso davvero durante le riprese della sequenza di lotta fra i due, dopo che Nero lo butta fuori dall’auto.

Il film è ambientato nella California del nord, ma il budget del film non permise al film di poter essere girato fuori dall’Italia. Furono scelte come location per le riprese gli Abruzzi, anche d’intorno a L’Aquila, perché il paesaggio abruzzese è forse l’unico in Italia che può sembrare l’ovest degli Stati Uniti, mentre le indicazioni stradali vennero appositamente “americanizzate”, come la stazione di servizio che venne apposta costruita . Dopo la fine del film per un po’ di tempo è capitato che soprattutto alcuni confusi turisti americani si sono imbattuti nei luoghi delle riprese, trovando queste inspiegabili indicazioni californiane scritte in inglese, molto “italianamente” lasciate lì.

Fu Franco Nero a suggerire David Hess per il ruolo di Adam, in quanto avevano da poco lavorato insieme per il film “21 ore a Monaco”(21 Hour at Munich)(1976) di William A.Graham, e dato che durante le riprese di questo bel film sul famoso sequestro degli atleti israeliani e il successivo massacro durante le Olimpiadi di Monaco’72, Hess espresse a Nero l’ansioso desiderio di poter lavorare anche lui nel cinema italiano.


Napoleone Wilson

Grandissimo Napoleone! I frame mi pare siano un'eccellente sintesi della sua rece.
Io dico solo una cosa: Olimpo.

















32 commenti:

  1. capolavorissimo!!! grande roby e grande napoleone... niente da dire in realtà. giustamente da olimpo!

    roby non è che l'ultimo frame sia pericoloso?

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  2. wé, mattinierissimo oggi Frank! :)
    sì, ci ho pensato all'ultimo frame, ma è comprensibile solo a chi a visto il film direi e... non potevo evitarlo! :P

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  3. buongiorno, si oggi prestissimo!

    comunque credo che ora che ne abbiamo parlato chi leggerà capirà pur non avendolo visto :P

    forse però cancellando i primi due commenti manteniamo il segreto.

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  4. aaa cercasi registi italiani con le palle non asserviti a rai e mediaset che ci restituiscano capolavori come questo.
    p.s. ma il regista di "ore 10: calma piatta" non ha mica visto 'sto film, per caso? ci sono diversi spunti molto simili.

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  5. gran bella recensione davvero..bisogna che lo riveda....

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  6. E be....
    Che Film !!!
    ***** cinque stelle direi.
    E poi all'epoca Corinne era una dea !!!

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  7. Frank, ma allora insisti, ahah!
    non si cancella nulla, ma se qualcuno si lamenta do la colpa a te ovviamente :D

    harmo, proviamo anche con chi l'ha visto? ;-)
    mmmm.... non saprei, ma ore 10 è un film interessante.

    ciao brazzz! :)

    magar, d'accordo con te su tutto!

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  8. L'ho visto tanto tempo fa, urge una rivista! :)
    Scusa Roby non c'entra nulla per caso hai mai recuperato un film francese di Dumont del 2009 dal titolo 'Hadewijch'? Mi incuriosisce molto. ***

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  9. ciao milena, no, non ce l'ho ma.... ma! ;-)

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  10. Grande rece, che fa venire una gran voglia di vederlo, almeno a me, sempre affascinato sia dalle storie on the road che dai personaggi estremi che dai menage coniugali irranciditi messi in scena con la dovuta spietatezza e ironia...
    Ma verrebbe anche una gran voglia di vedere quelle indicazioni stradali americane dimenticate in Abruzzo... :D

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  11. :PPPP poi ti faccio qualche altro titolo! grz! :)

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  12. il titolo è un po' trash...ma lo metto in lista, ha tutte le premesse per piacermi! :)

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  13. è un titolo che vuole colpire, e cmq rende l'idea.
    unwise, io e te a breve scriveremo la sceneggiatura di "vecchietti al tennis col femore rotto", ahah!

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  14. Autostop rosso sangue è un filmone, davvero bello. credo che il vostro sia di gran lunga l'omaggio che si poteva fare a una perla altrimenti un po' dimenticata.
    complimenti davvero, l'avete "sviscerato" in maniera ottima.

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  15. Grazie a tutti, davvero...Sagace Harmonica, come sempre, per l'accostamento con "Ore 10:Calma piatta"('89)di Philip Noyce, uno dei miei registi australiani di genere preferiti, ma lì è tratto da un racconto di molto preesisstente,di Charles Williams dal quale trasse persino Orson Welles il suo famoso e praticamente uguale a "Ore 10[...]", "The Deep/Dead Reckoning"(1970), interrotto quando finirono i soldi, e per la sopravvenuta morte del protagonista Laurence Harvey. Del film, mai uscito nè terminato in alcun modo nonostante in pratica mancasse nel girato soltanto l'esplosione finale che coinvolge il personaggio di Jeanne Moreau, ne rimane la Work Print di pubblico dominio del Munich Film Museum. Anche se si stanno moltiplicando dei "rumors" negli ultimi anni, circa il fatto che dell'altro girato assolutamente inedito sia custodito presso alcuni collezionisti privati in Francia, e di prossima pubblicazione.

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  16. vero ernest! :)

    ciao einzige! grazie, io però ho il solo merito di ospitare Napoleone.

    Napoleone, harmonica come hai ben capito è uno che ne sa, e presto ce ne darà prova proprio qua ;-)
    tra l'altro è anche grande esperto di baccalà, ma questo è un argomento un po' delicato, ahah!

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  17. ti giuro Napoleone, e tra l'altro ha anche a che fare col "rosso sangue" del titolo! :D
    cose che noi umani... ma appena arriva te lo spiega lui, ahah!

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  18. ...Màah, io ero rimasto che...Il nostro amico Harmonica, -"non sapeva soltanto suonare, ma sapeva anche sparare.."-

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  19. va be' la sintesi, ma mi pare che esageri eh! :D

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  20. Una menzione d'obbligo a John/Louis/Gianluigi Loffredo, il complice "omo" col baffo di Adam/David Hess, sicuramente nel film per volere dell'amico Franco Nero, col quale spesso ha lavorato insieme, personaggio veramente incredibile, italoamericano reduce -vero-dal Vietnam, il cui nome americano è Joshua Sinclair (l'unico attore americano del nostro cinema di genere, ad aver utilizzato un nome italiano, di solito era proprio e sempre il contrario!), sceneggiatore, attore, e collaboratore fisso in molti tra i più famosi film di Castellari come "Quel maledetto treno blindato (Inglorious Bastards)('77),"Keoma"('76)ecc., in Keoma soprattutto ha rivestito un ruolo importante come uno dei f.lli di Keoma, insieme ad Orso Maria Guerrini e Antonio Marsina, oltre ad avere scritto molti dei dialoghi contenuti nel film, e aver riscritto la sceneggiatura finale. Praticamente, lasciò il cinema, lui pare veramente laureato in medicina e specializzato in malattie tropicali, per andare a lavorare in India vari anni con Madre Teresa di Calcutta, e Sister Rosa, a Bombay. Oltre che in varie parti dell'Africa.
    Attualmente, laureatosi anche in teologia comparata, pare sia professore della stessa in un'Università americana di buon livello.
    Pare anche che sia uno scrittore di successo e sempre sceneggiatore anche per la televisione, oltre che attore e regista.In effetti, negli anni '80 scrisse insieme Francis George Farewell la trilogia "Shaka Zulu", che fu un vero best-seller, almeno negli Stati Uniti, e in vari paesi anglofoni, oltre che a esserne tratta una famosa serie tv.

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  21. sto giusto completando la rece di treno blindato. keoma l'ho scritta ieri... ma ho i miei "pensierini" da scrivere, mi aspetto 10 tons di trivia da parte tua, sono 2 film incredibilmente belli

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  22. @Napoleone-roby
    Sparare sparo si, ma tante di quelle cazzate ahahahah :oD

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  23. ahah! harmo, però non hai edotto napoleone sul mitico baccalà alla vicentina :D

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  24. -"L'importante è stare attenti alle "stecche"-...-"Come questa?"...

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  25. Dall'ennesima grande recensione mi sembra un film significativo sia per sostanza che per cifra stilistica. Devo proprio vederlo. E poi ... quell'Abruzzo pare proprio la California ...

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  26. Abruzzo magnifico Adriano, davvero.

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  27. Film Pauroso non lo conoscèvo...sul tubo c'è tutto in vèrsionè non cènsurata.
    Colonna sonora da brividi granè Morriconè.
    Straconsigliato......io Dèntro ci ho visto da Bonuèllè a Spilbèrg il tutto girato con molta pèrsonalità.

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  28. ciao "anonimo"... grazie per la conferma! ma senti, hai la "è" bloccata sulla tastiera o forse sei di origini francesi? ;-)

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  29. Ho la è rotta sul pc.
    Gran bèl blog ! Piano piano mè lo spulcio.
    Ottimo.
    A prèsto.

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  30. Va bène! quando vuoi, siam qua...
    metti almeno un nome dai, per salutarti meglio.
    ciao

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