sabato 10 ottobre 2009

District 9

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2009, Neill Blomkamp.

Un'invasione atipica di alieni, un'astronave in sospeso nel cielo, sempre lì da 20-30 anni, sopra Johannesburg, come se fosse guasta. Gli alieni sono scesi a terra ma non si sono impadroniti di nulla, tantomeno si sono integrati coi terrestri, che invece li hanno col tempo relegati in uno slam fuori dalla città denominato District 9 dove i Gamberoni, come li chiamano i terrestri, vivono in condizioni animalesche. La Multi National United (MNU), azienda privata che si occupa di armi, genetica, che so altro, con un vero e proprio esercito militare autorizzato, li studia da anni e vuole impadronirsi delle loro tecnologie, delle loro armi che però, hanno scoperto, funzionare solo se impugnate dagli stessi alieni.

I rapporti fra alieni e terrestri peggiorano, allora viene deciso un trasferimento degli alieni in una zona più distante dalla città. Se ne occupa MNU ed affida a Wikus van der Merwe, semplice impiegato, il comando delle operazioni di sgombero coatto. Durante le stesse però lo stesso Wikus si contamina con un fluido che, a poco a poco, comincia a trasformarlo in un alieno a lui stesso. Diventa la forma vivente del segreto che la MNU cerca da tempo e ... .

Non amo il genere, ma devo proprio dirlo: dalla fantascienza o emergono delle porcherie o, come in questo caso, dei film notevolissimi e, a volte, dei veri e propri capolavori (penso a Odissea 2001, Blade Runner, il primo Matrix, per fare qualche esempio).
Metafora fin troppo evidente dei problemi del razzismo trasportata in una situazione estrema. La trama è sviluppata come un'inchiesta giornalistica, con tanto di immagini di repertorio, tutto simulato benissimo.

Eccellente. Non lascia indifferenti.

10 commenti:

  1. Al principio mi pareva una rigida metafora ammiccante dal pulpito e lo guardavo con sufficienza, perché se mondo marcio dev'essere lo preferisco fuor di metafora, tipo gli 'alieni' senza guscio di crostaceo dei Dardenne o i 'robot' fustigatori di Haneke. Nel senso: il genere scelto non dev'essere involucro, ma corpo e sostanza. Poi invece il film ci prende gusto al suo essere comunque cinema e, citando spesso e volentieri maestri del (fanta)male sanguigno, trova il giusto equilibrio, supera l'apparente stallo e decolla. Proprio come l'astronave che, benché 'solita', ha qualcosa di maestoso ed epico: forse il tramonto, forse Johannesburg, forse quella sua pachidermica staticità. Infine soddisfa. Nulla è nuovo, ma ben riproprosto, ludico quanto basta e sufficientemente kattivo laddove serve.

    ;)

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  2. Ecco nel post di BadGuy tutto quello che pensavo, molto più confusamente, anch'io.
    Te l'ho già detto, vero, che ne ho nostalgia?

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  3. eh Grazia, che ti posso dire di Bad? niente...

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  4. in italia questo film non è piaciuto quasi a nessuno. gli amici a cui l'ho consigliato quasi non mi rivolgevano più la parola :D
    mi fa piacere che anche te ne parli bene. allora non sono l'unico!

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  5. hai ragione.
    faccio un'ipotesi: forse in italia si vuole che la fantascienza sia soprattutto fantasmagorica, di effetti speciali e disimpegnata. da questo punto di vista questo film, che è anche relativamente low-budget, può deludere quel tipo di spettatore.

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  6. Bello, al cinema fece la sua porca figura. Ha qualche debito col misconosciuto "Alien Nation", ma non pesa.

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  7. ottima dritta, me lo segno quel film

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  8. tecnicamente pregevole, soprattutto se si pensa che è un'opera di debutto. L'ambientazione sudafricana mette subito in una luce particolare l'ormai abusata immagine dell'astronavona "parcheggiata" sopra la metropoli: no, decisamente non è un film di Emmerich questo... Trovo bellissimo il lavoro sul design di tutto ciò che è militaresco, il che, unitamente alla gran regia nelle tante scene d'azione, me lo fa godere più come film sparatutto che come pellicola portatrice di un metaforico messaggio sociopolitico. Voglio dire: il richiamo alla condizione dell'attuale (per poco) Terzo Mondo è talmente scoperto che in breve ci si fa il callo, mentre la sete d'azione pura e ben girata è dura a placarsi!
    Bel discorso anche sul piano linguistico: si alternano con naturalezza gli stilemi della docufiction con quelli della candid camera e della fiction tradizionale. Efficace.
    Unico neo: il finale forse un po' troppo stiracchiatello (quel fiore di spazzatura....)

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  9. la fantascienza è un genere nato proprio per denunciare le atrocità del presente in una chiave distorta e quindi più pessimistica (George Orwell, Ray Bradbury, Philip K. Dick, Ursula K. LeGuin). Poi come ogni cosa è stata peggiorata da mani e menti meno eccelse.
    Questo film è stata una vera rivelazione proprio perché ha ritrovato quel vecchio senso di denuncia che mi ha fatto amare certe opere, nonché per l'eccellente lavorazione nonostante il budget non altissimo.

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  10. mi fa piacere trovare estimatori di questo sottostimato film! bravo giacometto

    m'ero perso anche l'ottimo commento di roberto, che di disegno se ne intende non poco. grazie

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