venerdì 30 ottobre 2009

I recuperanti

2

1970, Ermanno Olmi.

Appena tornato dalla seconda grande guerra, Gianni s'arrabatta a qualsiasi genere di lavoro pur di riuscire a restare, con la sua promessa sposa, nell'amata terra: l'Altopiano di Asiago, ma è durissima. Prima in una falegnameria abusiva per necessità, perché la fame non aspetta permessi, poi conosce il vecchio Du che invece è sempre pieno di "sghéi".

Du fa il recuperante, professione in crescita nell'altopiano che ha visto cruentissime battaglie durante la prima grande guerra. Recupera ogni residuo metallico, soprattutto dalle armi e dalle bombe, che si trovano sepolte nel terreno. Mestiere, ovviamente, molto pericoloso, ma anche molto redditizio per i tempi.
Gianni, prima diffidente, si aggrega al Du, formano una società. Si procura anche un rilevatore di metalli, di quelli usati per sminare i terreni, e da quel momento gli affari cominciano a volare. Poi, nel finale, un fatto drammatico farà cambiare progetti al Gianni.

Attori protagonisti, Andreino Carli nella parte di Gianni e Antonio Lunardi in quella di Du, reclutati in zona. Il film d'altronde nasce con intenti documentaristici. Olmi lascia fare ai due interpreti e se Gianni si cala molto nel ruolo di attore tanto da sembrare davvero un professionista, l'istrionico Lunardi si limita, si fa per dire, ad interpretare sé stesso com'è, un montanaro verace, cinico, rude e radicato, con un vocione imperioso ed una dolcezza infinita quando occorre. "... lo vedi quel prato, in quella valletta, che verde che è? lì sono morti 3000 soldati. capisci? quell'erba la nutrono loro ...". Davvero fantastico personaggio il Du di Lunardi, indimenticabile!
Non era ancora finita la guerra dell'anno prima per la miseria che continuava a procurare, non era ancora finita la prima guerra, per il reddito che procurava ed anche, purtroppo, un ancora significativo tributo di morti.

Scene di natura e di vita popolare perfette. Olmi è il maestro dei maestri in questo.
Assolutamente da vedere se si ama questo regista.

Segnalo questa interessantissima intervista ad Andreino Carli.

2 commenti:

  1. ma la lingua che usano è il dialetto?
    perchè io tempo fa mi avvicinai ad Olmi con L'albero degli zoccoli solo che era tutto il bergamasco stretto e senza sottotitoli! O__o

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  2. vai tranquilla, in questo film parlano in italiano salvo qualche parola in dialetto facilmente intuibile.
    l'albero degli zoccoli (capolavoro!) effettivamente è quasi incomprensibile, ma si trovano versioni coi sottotitoli che io sappia.

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